rassegna stampa

De Bortoli: «Uscire dall’euro sarebbe una follia»

Corriere di Bergamo / di Donatella Tiraboschi

Se in vita loro hanno visto pochissime banconote da 500 euro (ma ci sarà tempo), di certo non hanno la più pallida idea di cosa e come fossero le lire. I ragazzi che lo ascoltano non erano ancora nati, quando in circolazione c’erano le 100 mila lire con il volto del Caravaggio sulla filigrana. E quando nel 1992, nel famoso mercoledì nero del 16 settembre, il bigliettone con la cesta di frutta si trovò di colpo svalutato del 30% sul dollaro, con gli italiani che poco prima si erano trovati alleggeriti del 6 per mille sui conti correnti. Read more

28 ottobre 2018
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Bergamo Città Impresa parte dalle infrastrutture: «Necessità immensa»

Corriere di Bergamo / di Gisella Laterza

Prende il via Festival Città Impresa, una kermesse che pone al centro l’economia e i territori in un’ottica nazionale e locale. Sono 31 gli incontri fino a domenica, dopo l’appuntamento inaugurale di ieri, una tavola rotonda che si è tenuta all’aeroporto di Orio al Serio sulla logistica e le infrastrutture. «Questi temi — esordisce il direttore del festival Dario Di Vico, inviato ed editorialista del Corriere della Sera — hanno scalato le posizioni nell’agenda politica e sono in primo piano». Read more

26 ottobre 2018
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18 ottobre 2018
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Bergamo apre le porte al Festival Città Impresa

Corriere della Sera / di Donatella Tiraboschi

Incrociare manifatture e nuovi saperi, grazie alla contaminazione dei servizi in un territorio e in una città industrialmente vitali e ricettivi: questo il biglietto da visita con cui si presenta il secondo «Bergamo Città-Impresa», edizione autunnale del Festival dei Territori Industriali in programma dal 26 al 28 ottobre nel capoluogo orobico, che si candida a diventare la capitale dell’istruzione tecnica post diploma. Read more

18 ottobre 2018
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Piacenza è già forte ma forse non lo sa “Serve più coraggio”

La Libertà / di Patrizia Soffientini

La platea ai Teatini, fatta di autorità, studenti e imprenditori, mormora con simpatia quando il sociologo Aldo Bonomi, direttore del Consorzio Aster, lancia la formula per Piacenza «tenere insieme la coppa e Amazon». Bella suggestione. Il piacere più tradizionale a braccetto con la contemporaneità dei flussi di merci di cui siamo l’ambito crocevia. Read more

15 settembre 2018
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Il festival dei territori industriali oggi a Piacenza: il coraggio di osare

La Libertà / di Giangiacomo Schiavi

Piacenza è sulle traiettorie dell’innovazione, delle nuove reti e dei flussi che dal Nord Est passano per Milano e arrivano a Bologna, dicono gli economisti. Però le Ferrovie sono rimaste indietro e i ponti con la Lombardia sono pericolanti. Una verità e un paradosso fotografano con la nuda essenzialità dei fatti lo stato di una città che appare adagiata su se stessa: vede passare i treni dello sviluppo, ma rischia di perderli. Read more

14 settembre 2018
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L’Italia che cresce visita le aziende Groppalli e Mcm, scuole di eccellenza

La Libertà / di Gianmaria Vianova

Elisabetta Trovato viene da Catania, studia Direzione aziendale: «Sto lavorando ad una tesi sui distretti industriali e assieme al mio relatore abbiamo pensato che questa fosse una occasione da cogliere». Lei è una dei 57 ragazzi che stanno partecipando alla Academy del Festival Città Impresa di Piacenza. L’iniziativa promossa da ItalyPost e Comune di Piacenza, curata da Goodnet, ha portato nella giornata di ieri studenti e dottorandi all’interno di due eccellenze del panorama industriale piacentino: la Groppalli di Gragnano e la MCM di Vigolzone. Nel primo pomeriggio è la Groppalli Srl ad inaugurare il tour. Read more

14 settembre 2018
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Città impresa: a Piacenza festival da Champion

Libertà / di Paola Romanini

L’idillio è sbocciato in primavera, quando il sindaco di Piacenza, Patrizia Barbieri, ha partecipato al Festival Città Impresa di Vicenza per delineare la vocazione logistica di Piacenza. Il primo cittadino è rimasto entusiasta dall’evento, occasione di dibattito sui grandi temi dell’economia con attenzione all’imprenditoria che è la spina dorsale dello sviluppo del Paese, e si è proposta di ospitarlo a Piacenza. Read more

5 settembre 2018
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“Competence center” del Triveneto «Abbiamo 60 domande di imprese»

Giornale di Vicenza / di Piero Erle

«Saranno strutture tecnologiche create con le imprese e per le imprese.Certo, avremo un problema a selezionare tra tante domande, ma la risposta che sta arrivando da Università eccellenti e imprese ci dice che la strada è giusta». Così Stefano Firpo, direttore generale per la politica industriale del Ministero per lo Sviluppo economico, ha presentato a palazzo Leoni Montanari per il festival “Città impresa” lo sprint finale che l’Italia sta vivendo per far nascere i “Competence center”. Il 30 aprile infatti scade il bando nazionale lanciato a fine gennaio dal Ministero per i candidati ad aggiudicarsi i 40 milioni di co-finanziamenti stanziati dallo Stato: 7,5 milioni massimo per pagare il 50% dell’avvio del centro, 200 mila euro a sostegno del 50% di spese per ciascun progetto. E dato che il bando è per un partenariato pubblico-privato occorrerà aver messo assieme una squadra di strutture di ricerca ma anche di imprese “big” che mettano in campo risorse, fatturati, brevetti già registrati. Questa squadra poi, rimarca Firpo, dovrà essere a servizio «di una platea di utenti che sono le imprese Pmi. E dovrà presto essere in grado di sostenersi aggiudicandosi i bandi dell’Ue, che valgono circa 100 miliardi».

LA SCELTA DEL TRIVENETO. All’incontro erano rappresentati più candidati di prima fila: Politecnici di Milano (Marco Taisch) e di Torino (Paolo Fino), Università di Bologna (Fabio Fava) e di Padova, col prorettore Fabrizio Dughiero che segue dall’inizio la candidatura del Triveneto a vedersi finanziato un “Competence center” da Roma. «Noi abbiamo unito – spiega Dughiero – nove università del Triveneto, più due istituzioni di ricerca come l’Infn a Padova (fisica nucleare) e la trentina fondazione Bruno Kessler. Inoltre abbiamo appena chiuso il nostro bando e abbiamo ricevuto 60 domande di imprese che vogliono fare squadra con noi. Può sembrare complicato tenere tutti assieme ma non si tratta di creare nuove strutture: ci sono già, e di eccellenza. Casomai dobbiamo avere un po’ di personale per gestire le strutture esistenti e organizzarle in modo da renderle adatte a farvi lavorare dentro anche le Pmi». La candidatura triveneta ha scelto di puntare sulle tecnologie “Smact”: social network, mobile (piattaforme, app), advanced analytics (big data), cloud e internet of things. Un modo per dare risposte sia al manifatturiero sia servizi-retail e grande distribuzione.

TRE “HUB”. Il “Competence center” ideato dal Triveneto mira a tre “hub” di laboratori, uno per regione, che garantiscano alle piccole imprese, come vuole lo Stato, sia orientamento che formazione e ricerca industriale. Ci saranno il “demonstration lab”, il “training lab” e il “co-design lab” ma «l’obiettivo – avverte Dughiero – è non frammentare le attività ma accompagnare le Pmi in un percorso continuativo: un’azienda arriva al competence center, si rende conto di quelle che sono le tecnologie che possono esserle utili, decide di voler fare formazione per i suoi manager e operatori, e poi la parte più importante è il co-design e transformation. Qui infatti sta la novità: spesso l’università fa un progetto sperimentale e lo elabora ma poi si limita a “indicare la via” alle imprese. Col competence center vogliamo che chi ha elaborato il progetto (e sarà una squadra multi-disciplinare, non più divisa tra singoli dipartimenti) sia anche la guida che aiuta l’azienda nella fase di trasformazione-applicazione che fa individuare i partner, i prodotti possibili: dal processo al prodotto finale». Il competence center triveneto avrà probabilmente quindi un “hub” in Fiera a Padova, uno al Prom-lab di Rovereto e il terzo all’Amaf Friuli V.G.: «Sono i punti dove metteremo le live-demo». E le critiche giunte da Confartigianato Veneto per un “non coinvolgimento”? «Se avessero letto il bando ministeriale – risponde Dughiero – si sarebbero resi conto che è la direttiva a imporre che all’inizio si portino a bordo partner di un certo valore. Poi i servizi del centro saranno a disposizione delle Pmi», nella logica del “suono il campanello” e spiego cosa mi serve.

19 aprile 2018
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Diamanti: «Il populismo? Si incrocia con la democrazia»

Il Mattino di Padova / di Roberta Paolini

Il populismo come cifra del presente, l’attitudine alla crescita e poi alla normalizzazione di un movimento che diventa politica e si impone come distributore di utopie, che annienta i corpi intermedi e si insinua come estremismo del senso comune in una modernità distrutta dai bit nella sua realtà concreta e ricomposta in una realtà altra, digitale, illusoriamente libera, individualistica e tremendamente sola. Una realtà vissuta come eu-topica e nostalgica ma che rivela la sua base atopica, il suo spaesamento.

Ilvo Diamanti ne ha scritto a quattro mani con il sociologo Marc Lazard, il più attento analista francese dei fatti politici italiani, l’hanno chiamata Popolocrazia, intitolando il loro ultimo libro. Un titolo che in netta antitesi con il termine più nobile “democrazia” e indica, al contrario, un potere immediato. Il passaggio da democrazia rappresentativa a democrazia diretta è la popolocrazia.

Sabato al Teatro Olimpico di Vicenza il direttore de il Mattino di Padova, la tribuna di Treviso, la Nuova di Venezia e Mestre e del Corriere delle Alpi, Paolo Possamai ne ha discusso insieme al politologo e sociologo italiano Diamanti e la storica Karoline Roerig all’interno de Il Festival Città Impresa. Ne sono emersi alcuni tratti distintivi che partendo dalle analisi puntuali di Diamanti disegnano i contorni e le destinazioni del successo di partiti come il Movimento 5 Stelle e la Lega. «Il populismo viene usato spesso come concetto indefinito – dice Diamanti – lo utilizziamo con la sua valenza prescrittiva e non descrittiva.

Nel pronunciare la parola si dà un giudizio, ciò che non ci piace è populista. Dimenticando che la base semantica è il suo riferimento al popolo, al demos». È quel sentimento di antipolitica che in Italia, come ricorda Possamai, «diede origine negli anni Quaranta al Fronte dell’Uomo qualunque, che raccoglieva il consenso di quelli che non si sentivano rappresentati». Tre sono le colonne che supportano il populismo: «La critica delle élite, la domanda di confini, se non esiste un altro, uno straniero, che definisca non esiste il populismo», ma gli altri sono anche l’establishment, nella sua forma compiuta e globalizzata: l’Unione Europea. «Infine – dice Diamanti – la critica alla democrazia rappresentativa».

L’utopia digitale spinge infatti a credere che sia possibile ricreare l’Agorà, «il mito di poter ricostruire la piazza e dare vita ad una democrazia immediata, privata di corpi intermedi, una democrazia diretta». Questa sfiducia nel presente ribadisce Diamanti alimenta i movimenti e i partiti populisti, è il loro carburante, perché dà voce a coloro «che si sentono periferie rispetto al potere». «Eppure in Francia ha vinto un campione dell’establishment come Emmanuel Macron», fa notare Possamai. La risposta di Diamanti e Roering destabilizza: sia Macron che Angela Merkel, emanazioni del potere costituito, hanno mutuato le categorie populiste per contrastare l’avanzata dei movimenti alternativi al sistema. Ed hanno vinto per questo. Di più, hanno personificato la loro offerta politica:«Il populismo è il partito dei capi, dei leader in cui ci si può identificare» dice Diamanti. E così En Marche!, il partito di Macron ripropone proprio le iniziali del nome del presidente francese EM. Mentre la Cancelliera diventa la garanzia per la Germania con la sua Grosse Koalition.Ma se il populismo contagia l’establishment, a sua volta partiti come il Movimento 5 Stelle ammorbidiscono i toni e si “normalizzano”. «È la controdemocrazia cristiana – spiega Diamanti – il partito di massa che opera in Italia con una trasversalità politica assoluta, assorbendo voti a destra e a sinistra, il populismo non è più deprecabile è incrociato con la democrazia».

19 aprile 2018
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Cassese: «Per riformare la burocrazia servono dieci anni: nessun politico lo fa»

Corriere del Veneto / di Gian Maria Collicelli

«C’è un malato, con una malattia che tende a non curare». Nella metafora sanitaria del giudice emerito della Corte costituzionale, Sabino Cassese, si coglie alla perfezione lo stallo in cui versa il sistema amministrativo del Paese. Dove il «malato» è la pubblica amministrazione, la «malattia» è la burocrazia – almeno nella sua parte più negativa e impattante – e l’empasse è generata dalla politica. «Per riformare la pubblica amministrazione servono almeno una decina d’anni – è il pensiero di Cassese – con costi nell’immediato e risultati solo nel medio-lungo periodo. E questo di certo non incentiva i governi a impegnarsi in una riforma seria e profonda del sistema, quando invece il tema dovrebbe essere il primo punto di un qualsiasi programma di governo del Paese». Insomma, per il giurista il dito contro la burocrazia in realtà andrebbe esteso anche al mondo politico: «In presenza di governi deboli servirebbero amministrazioni forti, ma ciò non avviene».

Cassese, già ministro per la Funzione pubblica nel Governo guidato da Azeglio Ciampi negli anni 1993-1994, ha tenuto ieri una lectio magistralisdal palco del teatro Olimpico sul tema «Stato e imprese, dove hanno origine le strozzature burocratiche», nell’ambito del programma del Festival città impresa. Una lezione sul mondo della pubblica amministrazione e su quello che il moderatore della mattinata, il direttore del Corriere del Veneto Alessandro Russello, ha definito «un mostro», ovvero la burocrazia.

Ma non c’è da aspettarsi solo un atto d’accusa contro quel «mostro». Il ragionamento di Cassese è più ampio, parte da alcuni esempi in cui carte, norme, sentenze o passaggi obbligati rallentano le opere e le iniziative pubbliche e arriva a un punto chiave: «Se la burocrazia è un ostacolo – ha detto ieri il giurista- c’è qualcosa che blocca a sua volta la burocrazia e la pubblica amministrazione in generale».

Cassese individua diverse cause che influiscono nelle strozzature burocratiche. Parte dal mondo politico («Ogni Parlamento cerca di disegnare leggi che superino la burocrazia creando però norme sempre più complesse che complicano le cose»), coinvolge la magistratura («Quando i giudici arrivano ad essere decisori di ultima istanza su opere e progetti») e mira anche all’interno della stessa funzione pubblica: «La differenza di stipendi porta i bravi tecnici, da molti anni, a passare dal pubblico al privato. Con il risultato che la pubblica amministrazione esternalizza sempre più decisioni, progetti e pure idee progettuali, aumentando costi e tempi». Non aiutano nemmeno le nomine politiche influiscono: «Ogni governo nomina i propri funzionari e siccome in media gli esecutivi durano poco – ha affermato ieri Cassese – il ricambio è continuo e le competenze non emergono».

Il risultato è un paradosso, ben spiegato dal giudice emerito: «Il governo addita la burocrazia e la burocrazia è scontenta del governo e dello Stato». Un vulnus, dunque. Tuttavia la ricetta per uscirne c’è: «Servono competenze e non improvvisazione – ha chiuso l’insigne giurista – si deve cambiare organizzazione e paradigma di ragionamento tenendo a mente la variabile tempo, ma tutto questo deve entrare nell’agenda politica. Non se ne parla nei programmi di governo eppure dovrebbe essere uno dei primi punti all’ordine del giorno».

19 aprile 2018
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La ripresa dell’economia tra valori e innovazione

Giornale di Vicenza / Di Matteo Carollo

Analizzare la ripresa economica e le ambizioni dell’industria italiana;riflettere sui grandi flussi commerciali che attraversano il nord Italia; chiedersi in che modo i territori possono essere attrattivi. Sono solo alcuni degli obiettivi che si prefigge l’undicesima edizione del Festival città impresa, al via oggi con una serie di incontri in città. Quest’anno l’iniziativa, diretta dal giornalista del Corriere della sera Dario Di Vico, punterà i riflettori proprio sul tema della ripresa dell’economia, in particolare nel triangolo compreso tra Veneto, Emilia e Lombardia. Una delle finalità principali sarà quella di riportare l’attenzione sull’economia reale e sul contributo dell’industria al benessere del territorio.

Proprio per riflettere sullo stretto rapporto che lega le imprese al luogo nel quale operano e alle persone che vivono in quella stessa area, Confindustria Vicenza, nell’ambito del festival, ha organizzato l’incontro “Fabbricare valori: l’impresa e il cambio di paradigma”, in programma domani dalle 11 alle 12.45 nella sede di palazzo Bonin Longare. Il dibattito tra esperti, che sarà introdotto dal presidente di Confindustria Vicenza Luciano Vescovi, avrà al centro il nuovo progetto degli industriali berici: “Fabbricare valori: persona, impresa, territorio”. L’evento, che prenderà le mosse dalla presentazione del libro di Mauro Magatti “Cambio di paradigma. Uscire dalla crisi pensando al futuro”, vedrà la partecipazione di Roberto Antonietti, professore di economia dell’innovazione all’Università di Padova, Giovanni Bonotto, direttore creativo Bonotto e componente dell’advisory board Fabbricare valori, Gabriele Lendaro, responsabile per la sostenibilità di Fabbrica italiana sintetici. L’incontro sarà moderato da Riccardo Bonacina, presidente e direttore editoriale di Vita. Sempre domani, alle 10 a palazzo Leoni Montanari, è previsto il convegno “Il 4.0 a misura dei piccoli”, organizzato da Cna Vicenza: i relatori analizzeranno i rapporti delle imprese con le nuove tecnologie digitali, i risultati raccolti da chi ha scelto di innovare e le difficoltà per le aziende.

La giornata di oggi sarà aperta, alle 10 alle Gallerie d’Italia di palazzo Leoni Montanari, dall’amministratore delegato di Fincantieri Giuseppe Bono, il quale proporrà alcuni spunti di riflessione sulla ripresa economica nei distretti italiani. Seguirà, alle 11.30 al teatro Olimpico, la lectio magistralis del giurista Sabino Cassese sul rapporto tra burocrazia e imprese. A dialogare sul tema saranno il presidente di Confindustria Vicenza Luciano Vescovi, il presidente nazionale di Cna Daniele Vaccarino e Giovanni Costa, amministratore di Intesa San Paolo. Nel pomeriggio, alle 15 sempre all’Olimpico, interverrà il presidente di Federmeccanica Alberto Dal Poz per riflettere sulla parola chiave “impegno” e proporre un decalogo formulato dall’associazione. Esperti a confronto, sempre nel pomeriggio, su manager e aziende di famiglia, mentre saranno toccati anche gli argomenti del budget dell’Italia e della pagella di Bruxelles, tra tasse, spending review e investimenti. Un focus sarà proposto sulle relazioni tra le imprese e il mondo della scuola.

Palazzo Trissino, ospiterà, invece, dalle 16.30, il dibattito tra il sindaco di Piacenza Patrizia Barbieri, quello di Bergamo Giorgio Gori e di Vicenza Achille Variati. Nell’incontro, moderato dal direttore del Giornale di Vicenza Luca Ancetti, i primi cittadini discuteranno su come sia possibile rendere attrattivi i territori. Torna al festival anche il tema della “grande regione dell’A4”, attorno al quale ruoterà l’analisi dei grandi flussi che attraversano il nord Italia. Tra i relatori, che affronteranno l’argomento dalle 16.30 a palazzo Chiericati, anche l’amministratore delegato di Atlantia Giovanni Castellucci e quello di Italo Flavio Cattaneo, per una riflessione sulle infrastrutture del Paese. Tra i temi discussi nel corso della giornata sarà protagonista anche quello dell’innovazione digitale. In particolare, alle 18, a palazzo Bonin Longare, è in programma l’incontro “Verso la smart factory: i big data modificano le organizzazioni”, mentre alla stessa ora a palazzo Trissino, i tecnici si chiederanno se il digitale contribuirà a trasformare le piccole e medie imprese. Le sfide del made in Italy saranno infine al centro dell’appuntamento serale previsto alle 21 al teatro Olimpico, con la partecipazione del presidente esecutivo di Eataly Andrea Guerra. Gli eventi del festival, alcuni dei quali già sold out, sono gratuiti; in ogni caso è consigliata la registrazione.

19 aprile 2018
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“Città Impresa” torna ai distretti

Il Mattino di Padova / di Nicola Brillo

Il nuovo triangolo dello sviluppo economico italiano Veneto-Emilia-Lombardia e i loro distretti (in ripresa) sono i protagonisti dell’undicesima edizione del Festival Città Impresa. La manifestazione si terrà dal 13 al 15 aprile a Vicenza. Read more

11 aprile 2018
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La ripresa del Nordest tra burocrazia e lavoro

Giornale di Vicenza / di Matteo Carollo

La ripresa del Nordest, con i riflettori puntati sull’economia reale. Sarà questo il tema dell’undicesimo Festival Città Impresa, in programma in città da venerdì a domenica. In particolare, attraverso più di 30 incontri sarà fatto il punto sul nuovo triangolo dello sviluppo Veneto-Emilia-Lombardia. Read more

10 aprile 2018
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Veneto-Lombardia-Emilia: ecco il triangolo della ripresa

Corriere del Veneto / di Gian Maria Collicelli

L’obiettivo è «riportare sotto i riflettori l’economia reale, i territori, l’industria». E per farlo si punta a richiamare a Vicenza, sede della tre giorni dedicata all’evento, nomi di spicco del panorama nazionale, fra i quali il direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana, il presidente dell’Istat (Istituto nazionale di statistica) Giovanni Alleva, l’amministratore delegato di Fincantieri Giuseppe Bono; ma anche il giurista Sabino Cassese e l’ex commissario alla revisione della spesa pubblica Carlo Cottarelli. Insomma, alcuni dei volti del gotha dell’economia e della società italiane. Read more

10 aprile 2018
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Gentiloni: «Questi luoghi d’eccellenza un modello per l’Italia»

L’Eco di Bergamo / di Franco Cattaneo.

«Fiducia», un patrimonio da non sprecare, è la parola chiave dell’intervento di Paolo Gentiloni nella cornice favorevole del Kilometro Rosso: «Le nostre imprese, le città, Bergamo, i nostri sistemi territoriali hanno le carte in regola per competere e avere fiducia nel futuro. Read more

12 novembre 2017
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12 novembre 2017
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12 novembre 2017
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Produttività, istruzione, e concorrenza: così si vincono le sfide del futuro

Corriere di Bergamo.

Python? E che cos’è? Chi ha capelli grigi in testa (o non ne ha affatto) lancia sguardi interrogativi, mentre in apertura del Festival Città Impresa, l’economista, bergamasco nel mondo, Francesco Giavazzi, indica come fondamentale precetto del futuro la conoscenza di questo linguaggio, utilizzato in moltissime tipologie di applicazioni. Read more

11 novembre 2017
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Festival Città Impresa, In città il gotha di economia e politica

Il Giornale di Vicenza.

Tre giorni di eventi, da stamani al 2 aprile, con i protagonisti della politica e dell’economia nazionale e internazionale. Solo oggi, per dire, l’elenco degli ospiti prevede, tra gli altri, il presidente del parlamento europeo Antonio Tajani. Domani invece, per parlare di Tav, sarà in città il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio. Si alza il sipario su “Festival Città Impresa”, la manifestazione promossa dall’amministrazione comunale e da VeneziePost che compie dieci anni e punta a mettere a fuoco i temi centrali dello sviluppo di imprese e territori. I numeri dell’evento dicono: 130 relatori previsti e 30 eventi a tutto campo.

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31 marzo 2017
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La città mette in mostra i suoi gioielli più belli

Il Giornale di Vicenza.

Da venerdì 31 marzo a domenica 2 aprile, la decima edizione del Festival Città Impresa animerà l’intero centro storico di Vicenza lungo l’asse di Corso Palladio: dal Teatro Olimpico, sede dei grandi dibattiti, a Palazzo Chiericati, da Palazzo Trissino alle Gallerie d’Italia – Palazzo Leoni Montanari al Palladio Museum. Read more

30 marzo 2017
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30 marzo 2017
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Il Festival Città Impresa: c’è più ripresa di quella che si vede

Corriere della Sera / di Francesca Basso. 

C’è più ripresa di quello che si vede. Sono i numeri a dirlo. I dati sui distretti industriali raccontano di una crescita doppia di quella dell’Italia: per quest’anno e per il 2018 è prevista una performance superiore al 2%, trainata dai mercati esteri e sostenuta dalla domanda interna. Tra i distretti migliori figurano quelli del Nord Est. Parte da qui la decima edizione del «Festival CittàImpresa» Read more

22 marzo 2017
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