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Festival Città Impresa al Kilometro Rosso Pmi champions, la più alta concentrazione

Corriere di Bergamo / di Donatella Tiraboschi

È Filiberto Zovico, fondatore di ItalyPost — il portale che cura in esclusiva per il Corriere della Sera ricerche sulle imprese — a squarciare, con un’osservazione intrigante, il velo sulla Bergamo dell’imprenditoria. «Non riscontriamo in nessun altro territorio italiano la concentrazione di Pmi champions che il territorio bergamasco può vantare». L’interrogativo, (perché qui e non altrove?), resta a mezz’aria mentre al tavolo dei relatori, intervenuti per la presentazione della terza edizione del Festival 4.0 (edizione speciale del Festival Città Impresa) ognuno, dal sindaco Giorgio Gori al presidente della Camera di commercio Paolo Malvestiti, da Luca Gotti direttore della Macroarea di Ubi alla vice presidente di Confindustria Bg, Giovanna Ricuperati, al direttore di Sacbo, Emilio Bellingardi, prova a dare una risposta. «Sarà l’aria?» incalza Zovico. Forse sì, l’aria del lavoro, della voglia di fare e di non fermarsi mai. Elementi di cornice a un quadro orobico, industriale e manifatturiero di sostanza che, tra i primi in Italia, ha saputo cogliere e vincere le sfide dell’industria 4.0. Tema questo, riportato in auge dalle politiche del nuovo governo, dalle mille sfaccettature che sarà il focus della tappa autunnale del Festival diretto da Dario di Vico al via dal 7 al 10 novembre prossimo.

In programma, ma sarebbe forse più corretto dire di scena, perché il panel degli incontri è così variegato da accontentare più platee, al Kilometro Rosso. Il cuore per eccellenza dell’Innovazione con la I maiuscola, sarà infatti la principale sede degli incontri, ma il Festival non disdegnerà anche qualche puntata in città. Due appuntamenti sono calendarizzati, infatti, nella sede di Ubi: l’archistar Stefano Boeri, il sindaco Gori e la presidente di Ubi Banca Letizia Moratti, affronteranno i tempi della città del futuro, il 7 novembre. Il secondo incontro, invece, il giorno dopo, aiuterà a riflettere sulla percezione che hanno i cittadini delle trasformazioni tecnologiche; ne discuteranno Nando Pagnoncelli, ad di Ipsos Italia, e Giuseppe Remuzzi, direttore Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri. Altra puntata in esterna, al Point di Dalmine dove è stata programmata per l’8 novembre, una non-stop di incontri con l’obiettivo di fare il punto sul «Sistema Bergamo» a supporto dell’innovazione. Sul «registro» del Festival metteranno la loro firma, di pensiero ed opinione, alcuni tra i principali protagonisti della vita del Paese.

A cominciare dal ministro Paola De Micheli che interverrà nell’incontro di vernissage, il 7 novembre all’aeroporto di Orio, per discutere di futuro intermodale. La kermesse, che si innerverà su diversi temi, dall’industria alla finanza, dalla tecnologia alla robotica, vedrà alternarsi poi fino a domenica 10 novembre una lunga carrellata di ospiti: Paolo Gentiloni, Carlo Calenda, Stefano Patuanelli, Vittorio Colao, Federico Faggin, Alberto Dal Poz, Maria Chiara Carrozza, Marco Bentivogli, Francesco Giavazzi, Victor Massiah, solo per citarne alcuni. Per i giovani, pieni di belle speranze, sarà possibile conoscere Comac, Itema e Persico, tre aziende d’eccellenza del territorio bergamasco, partecipare a visite guidate e svolgere colloqui conoscitivi e di preselezione che potrebbero aprire loro le porte di una futura posizione lavorativa. Tutti gli eventi sono ad ingresso libero: info e registrazione sul sito www.festivalcittaimpresa.it

31 Ottobre 2019
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Festival Città Impresa. La rivoluzione digitale al centro.

L’Eco di Bergamo / di C.k.

Un appuntamento per analizzare le trasformazioni della rivoluzione digitale nel comparto manifatturiero, in cui Bergamo, perno dell’asse Milano-Brescia, locomotiva del contesto nazionale, occupa un ruolo fondamentale. Ma anche per capire come il sistema sta reagendo alle difficoltà che stanno investendo il contesto comunitario, dopo il rallentamento degli ordinativi e vista la forte integrazione del panorama locale con la filiera internazionale, e quali soluzioni adottare.

Torna a Bergamo, dal 7 al 10 novembre, il «Festival Città Impresa», rassegna giunta alla terza edizione e promossa da ItalyPost in collaborazione con il Comune e la Camera di Commercio di Bergamo, con la partecipazione di Assolombarda, Confindustria Bergamo (ma anche gli industriali bresciani, milanesi e brianzoli), Federmeccanica e l’Associazione Industriale Brescia. Il Km Rosso sarà il punto di riferimento della manifestazione, che apre all’aeroporto con una discussione sui temi dell’intermodalità con il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Paola De Micheli, e in città (sala Funi di Ubi Banca) dove si parla della città del futuro con il sindaco Gori, la presidente di Ubi Banca (partner dell’evento con Brembo, Vivigas Energia, Fine Foods e QCom) Letizia Moratti e l’archistar Stefano Boeri. Venerdì alle 16,30, al Km Rosso, il direttore generale della Commissione europea Roberto Viola e il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli discuteranno di integrazione delle politiche 4.0 nel contesto nazionale e comunitario.

Il Point di Dalmine ospita venerdì 7 la seconda edizione del «Pid Innovation Day», dove si farà il punto sul «sistema Bergamo» a supporto dell’innovazione.

In parallelo l’iniziativa «La casa delle imprese», promossa da Federmeccanica e Italypost, che darà l’opportunità a 150 tra laureati e dottorandi di visitare aziende del territorio (Comac, Itema e Persico) e di svolgere colloqui. «Il Comune accompagnerà tutti gli attori del territorio nel processo di innovazione tecnologica – commenta il sindaco Gori -, con la certezza che investendo in digitalizzazione si crea sviluppo e occupazione».

31 Ottobre 2019
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Ditte tedesche in Veneto Un giro da 13 miliardi

Il Giornale di Vicenza / di Piero Erle

Cara Germania, quanto conti per il Veneto. È stata un’indagine di banca Intesa presentata a Vicenza per l’incontro “Quanto valgono le aziende tedesche in Italia e nel Nordest” – evento del Festival Città Impresa – a chiarire a suon di numeri quanto i rapporti con Berlino valgano per noi. «Spesso – spiega Fabrizio Guelpa della direzione Studi e ricerche di Intesa San Paolo, che ha curato l’indagine – si guarda alle relazioni di import-export: la Germania compra moltissime componenti dall’Italia, ad esempio per l’automotive e voi vicentini avete il distretto della concia di Arzignano che è un grande esportatore di componenti in pelle per le macchine di lusso. Quello però che abbiamo fatto vedere con questo studio è che c’è anche una presenza diretta della Germania nel nostro Paese». E i numeri sono notevolissimi. I tedeschi sono il 3° investitore assoluto in Italia, dopo Usa e Francia: «Parliamo – sottolinea Guelpa – di 1900 aziende, 168 mila persone occupate e 72 miliardi di fatturato, cifre di grande rilievo».

IL PESO DEL VENETO. È la Lombardia a fare la parte del leone, ma il Veneto gode di un record tutto suo: il Veneto infatti genera il 18% (13 mld) del fatturato sviluppato dai tedeschi in Italia, ed è la cifra record perché per gli Usa viceversa noi “contiamo” solo per il 3,2% e per la Francia per il 2,8%. Anzi, la Germania genera una percentuale maggiore di quanto non accada per la stessa Italia: il 18% – certifica lo studio di Intesa – «è superiore al dato italiano e delle multinazionali degli altri Paesi». La presenza tedesca poi ha qui dei veri campioni come Volkswagen e Porsche (vedi box) ma conta moltissimo anche in altri settori industriali e non solo nell’auto: «Le imprese tedesche – sottolinea Guelpa – incidono per il 9% del fatturato globale del settore chimico, e per il 6% di quello farmaceutico. In sostanza, alcuni nostri settori industriali sono fortemente tedeschi, anche perché sono intervenuti a sostenere aziende che altrimenti non ci sarebbero di più».

PRODUTTIVITÀ. Come detto, le imprese tedesche in Germania danno lavoro qui in Italia a 168 mila persone (grazie soprattutto alla distribuzione, ad esempio col colosso Lidl), con risultati validissimi visto che (vedi grafico) il valore aggiunto per addetto è di 464 mila euro contro i 48 mila di media del totale delle imprese italiane. «Per i tedeschi – ribadisce Guelpa – c’è grossa presenza manifatturiera, ad esempio nella meccanica, perché poi riescono a fare valere le loro capacità commerciali e vendere in giro per il mondo quello che producono qui. Più vendono, poi, più creano altra occupazione mettendo assieme profitti e crescita, ed è un vantaggio anche per il fisco italiano che incassa a sua volta le imposte sulla produzione fatta qui». Spesso acquistano aziende anche mantenendo in sella il management italiano: «Qui comprano competenze, conoscono bene il valore di addetti e manager». Lo studio di Intesa infine fotografa i fatturati oggi di aziende esistenti, ma la tendenza che si intravede è a una crescita di presenza tedesca tramite nuove acquisizioni. Il legame è sempre più stretto.

2 Aprile 2019
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Il sorpasso dell’Emilia in chiave 4.0

Dario Di Vico / Corriere della Sera

Gli addetti ai lavori lo sottolineano sempre con maggior frequenza:all’interno del nuovo triangolo industriale Treviso-Bologna-Milano le performance dell’Emilia sorprendono. Grazie all’ampia documentazione fornita dalla direzione studi di Intesa Sanpaolo è possibile, infatti, analizzare la reazione dei territori alla Grande Crisi, prima e poi al piccolo ciclo della ripresa 2016-18. Anche di questo si è discusso al Festival Città Impresa chiusosi ieri a Vicenza dopo una tre giorni di riflessioni e confronti.

E allora sia per addetti alla ricerca&sviluppo, per numeri di brevetti registrati, per «lunghezza» delle reti di export, per produttività, dotazione di laureati in materie scientifiche e tecnologiche, governance più aperta, le aziende emiliane battono quelle venete e in molti casi anche quelle lombarde. Ma perché è interessante sottolinearlo? Non certo per campanilismo ma perché in questa «sorpresa» c’è qualcosa di utile per le sfide che il capitalismo di territorio si trova davanti nel 2019. Sappiamo ancora poco degli effetti del piano Industria 4.0, non abbiamo una fotografia apprezzabile del grado di digitalizzazione delle imprese mentre sarebbe necessario recuperarla al più presto. Il 4.0 non si può restringere a un provvedimento di incentivazione, è un processo di crescita culturale reso indispensabile dagli scenari preoccupanti che si sono aperti. Dobbiamo infatti reagire alla crisi di domanda di alcuni mercati e allo stesso tempo conservare quel vantaggio competitivo del made in Italy che rischia di essere eroso in mancanza di investimenti. È in questo quadro che le buone pratiche emiliane — soprattutto della meccanica — sono di stringente attualità.

1 Aprile 2019
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Maroni critico: «L’autonomia così non si fa»

Alessia Zorzan / Il Giornale di Vicenza

«In questa legislatura l’autonomia non sarà mai approvata?». «Sono convinto di no, i segnali non sono affatto positivi». A mettere una pietra quasi tombale sul cavallo di battaglia della Lega (almeno a nord) è Roberto Maroni. Tutt’altro che un nome qualunque. Tutt’altro che un detrattore. Volto storico del Carroccio, promotore da governatore del referendum gemello a quello veneto in Lombardia, ex ministro. Ad incalzarlo sul tema il giornalista Gian Antonio Stella, in un confronto organizzato al teatro Olimpico nell’ambito del festival Città Impresa. Maroni, atteso per un incontro nel pomeriggio, ha sostituito all’ultimo il ministro agli Affari Regionali Erika Stefani, assente per il grave lutto che l’ha colpita, con la scomparsa del padre. Il senso dell’introduzione di Stella, analizzando le mosse romane, è chiaro: «Autonomia, campa cavallo?». E la risposta, sofferta, è praticamente un sì, soprattutto alla luce delle ultime parole del presidente della Camera Roberto Fico, che ha ribadito la centralità del Parlamento nell’iter.

La memoria è andata al referendum del 22 ottobre 2017. Serviva?«Tecnicamente no – ha spiegato l’ex governatore – ma avendo alle spalle un voto popolare di quelle proporzioni era più difficile per il governo dire “non facciamo nulla”. Abbiamo discusso per molti mesi e l’accordo tra governo e Regioni c’è, forse è il caso di dirlo a Di Maio». «Per voi autonomisti – è la provocazione di Stella – era quasi meglio se restava il vecchio governo, perché fare la guerra ad un governo amico è complicato». «Beh, c’è anche il detto – butta lì Maroni – “dagli amici mi guardi Iddio, che dai nemici mi guardo io…”». Per poi passare al concreto: «I Cinque Stelle sono contrari. Qui dipende solo dalla Lega. Se spingerà per dare attuazione a questo accordo ce la si può fare, anche se la partita è molto complicata. La sensazione però è che il tema dell’autonomia sia stato messo un po’ da parte».

A complicare le cose c’è anche il bacino di elettori del sud. «Parlare di “spacca Italia” è solo un pretesto di chi non vuole procedere con l’autonomia, che può avere vantaggi anche per i cittadini del Sud, ma bisogna spiegarlo. Chi ha da rimetterci sono certi amministratori del Sud che spendono male e più di quanto hanno; un sistema a cui è difficile rinunciare perché porta voti». Maroni, dall’Olimpico, tende una mano al governatore Luca Zaia. «È un amico e un grande governatore che sull’autonomia ci ha messo la faccia. Gli ho detto che se c’è bisogno sono pronto a dargli una mano. L’autonomia è un concetto giusto e se a Roma vogliono, la si fa in un mese. Il contratto c’è e basta che il Parlamento lo approvi». Senza emendare il testo, è l’auspicio dei promotori. Auspicio che si schianta però con le recenti parole di Roberto Fico, presidente – pentastellato – della Camera: «Quello dell’autonomia – aveva detto – è un tema talmente importante che il Parlamento deve essere assolutamente centrale. Quando si trasferiscono potestà legislative in capo alle Camere alle Regioni è chiaro che questo passaggio deve avvenire attraverso un iter forte, importante, strutturato, sostanziale».

«Una dichiarazione che mi preoccupa – la reazione di Maroni -. Ad una prima lettura sembra che vogliano fare la legge, ma tra le righe si capisce che non la faranno mai. A Roma sono maestri in questo. Quando non vuoi approvare una legge, la porti lì, la fai passare per le commissioni, cambi e ricambi una virgola. E intanto resta ferma. Spero Zaia abbia la forza di convincere il governo a procedere. Oppure alle prossime elezioni andrà su qualcuno da solo che porta avanti le autonomie…». Anche in questo caso, tuttavia, resta la questione del Sud, dove l’autonomia ha storicamente meno appeal. Maroni ribadisce poi la sua ricetta per rimettere in moto l’Italia. «Presidente del Consiglio eletto direttamente dai cittadini, senato delle Regioni e autonomia. Queste tre cose ci cambiano la vita». Un grande male del Paese? «La burocrazia». Mentre l’Europa appare meno “matrigna”. «Noi non siamo per uscire dall’Europa, ma per un’Europa federale. Il governo europeo, così come funziona, è debole e il sistema va cambiato nelle sue regole. Ma il futuro dell’Italia è nell’Europa e nell’euro, che è partito male ma ora è fattore di competitività»

1 Aprile 2019
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«Populismo, non ne sappiamo abbastanza»
Federico Murzio / Il Giornale di Vicenza

Del populismo sappiamo molto. Ciò che sappiamo lo abbiamo compreso tardi ma comunque prima di altri cortocircuiti della democrazia rappresentativa. Ma ciò che conosciamo lascia intuire che c’è tanto ancora da scoprire. “Cosa abbiamo capito del populismo (e cosa no)”, titolo e filo conduttore del dialogo – condotto dalla giornalista Eva Giovannini, conduttrice di Rai 2, tra il giornalista Ferruccio de Bortoli e il sociologo Ilvo Diamanti, andato in scena sabato sera al teatro Olimpico per il Festival Città impresa, è al contempo un’affermazione consolatoria per coloro che sono disorientati e una chiave di lettura della quotidianità per tutti gli altri. De Bortoli osserva che «uno dei caratteri del populismo è l’insofferenza per le autorità indipendenti». Pur senza citarlo, il riferimento è all’ultimo episodio accaduto in ordine di tempo, ossia l’istituzione della commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche. Il presidente della Repubblica ha firmato la legge sabato e ha raccomandato che la commissione non abusi degli ampi poteri di cui è dotata, ricordando ai presidenti di Camera e Senato, tra le altre cose, l’indipendenza di Bankitalia.

L’esempio della commissione d’inchiesta – che non si occuperà dell’accertamento di vicende ma di tutte le banche, anche quelle non coinvolte nella crisi e che svolgono con regolarità la propria attività – è paradigmatico del populismo. «Spesso si sente dire da chi governa o tenta di governare il Paese che il popolo è sovrano – riflette de Bortoli – ma di solito tendono a dimenticare la seconda parte dell’articolo costituzionale al quale si appellano. Ossia che “la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”». Così se per l’ex direttore del Corriere della Sera «il consenso dà la legittimazione a governare ma non dà la facoltà di fare ciò che si vuole», per Diamanti l’elemento caratterizzante del populismo «si declina nella sfiducia non solo verso gli altri, quelli al di là dei confini, ma anche verso coloro che ci governano, verso coloro che abbiamo finora giudicato competenti, siano esse persone o istituzioni nazionali e internazionali». In questa prospettiva il populismo, ricorda de Bortoli «è la tentazione di tutte le democrazie liberali di fronte ad una globalizzazione disordinata». Una colpa dei «liberali – ammette il presidente di Longanesi – che hanno concesso alle élite globalizzate di staccarsi dal territorio e quindi allontanarsi dal popolo».

Non a caso la comunicazione e il linguaggio sono organici al populismo. «I populisti offrono risposte sbagliate a domande giuste usando un linguaggio che evade i problemi – spiega de Bortoli -. Vivono sulle emozioni del momento indicando, giorno dopo giorno, un nemico diverso contro il quale scagliarsi. La ragione è semplice: il populismo ha bisogno di semplificare tutto. Purtroppo però non esistono soluzioni semplici a problemi complessi». Accanto a lui Diamanti annuisce. «Il populismo nasce da una frattura tra centro e periferia del potere – è la sua riflessione – portando a pensare che tutti possono fare tutto e cavalcando l’onda, tra l’altro, dell’illusione della democrazia diretta, ossia quella senza mediazione». Ciò offre il fianco a un pericoloso atteggiamento. «Se il populismo parte dallo stato d’animo di chi vive con disagio l’idea di avere perso il governo della propria vita, sensazione ampliata nell’era digitale, le persone sono portate a cedere parte della loro libertà in cambio di un maggiore senso di protezione». Una discriminante che fa inorridire tanti ma evidentemente non tutti.

1 Aprile 2019
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Moavero lancia la sfida «Europa da ripensare»

Il Giornale di Vicenza / di Alessia Zorzan

Un’Europa da cui non si può prescindere, ma che necessita «di un tagliando». Il ministro degli Affari esteri Enzo Moavero Milanesi lancia da Vicenza l’idea di una riforma dell’Europa per avvicinarla al mondo reale. Il palco è quello del Festival Città Impresa dove il titolare della Farnesina si è trovato a discutere su limiti e aspettative sovranazionali con Luciano Vescovi, presidente di Confindustria Vicenza, Agostino Bonomo di Confartigianato Veneto e Alessandro Conte di Cna Veneto. Dibattito moderato dalla giornalista Alessandra Sardoni.

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31 Marzo 2019
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Moavero Milanesi: «L’Europa? Opportunità anche per Vicenza»

Corriere del Veneto / di Andrea Alba

Un’Europa che nei prossimi anni «presenterà opportunità gigantesche, dalle liberalizzazioni dei servizi alle energie, al mercato infrastrutturale». Opportunità per le imprese vicentine e venete, «del resto l’industria del Nord dagli anni ‘50 fruisce del mercato comune europeo». È un messaggio di fiducia quello che il ministro degli Affari Esteri, Enzo Moavero Milanesi, ha lanciato ieri a Vicenza da Palazzo Trissino agli imprenditori della provincia.

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31 Marzo 2019
Dettagli
Cesare De Michelis, l’editore-politico visionario attualissimo nella «sconfitta»

Corriere del veneto / *Maurizio Sacconi

Il festival Città Impresa di Vicenza si conclude oggi pomeriggio con un evento dedicato alle idee di Cesare De Michelis per Venezia, per le Venezie. Il grande editore ha amato la sua terra di adozione dedicandovi, in simbiosi con il fratello Gianni, lunghi anni di impegno civile e politico. In particolare, fu vicepresidente del Consorzio Expo 2000 e poi, dopo la mancata assegnazione, presidente della associazione «Venezia 2000» che tentò di riproporre i progetti che molte delle migliori intelligenze nazionali avevano elaborato.

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31 Marzo 2019
Dettagli
«La Cina? È opportunità Non le siamo subalterni»

Il Giornale di Vicenza

Un secondo “piano Marshall” ma più ad est, molto più ad est. A paragonare la “Nuova via della seta” di iniziativa cinese al programma di ricostruzione dell’Europa finanziato settant’anni fa dagli Usa è il direttore della Fondazione Italia-Cina e già ambasciatore in Giappone e Brasile Vincenzo Petrone.

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31 Marzo 2019
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Tecnologie digitali, «l’Italia acceleri»

Giornale di Vicenza / di Laura Pilastro

Le tecnologie digitali, croce e delizia dell’economia globale. Perché se «il loro potenziale è enorme e apre una serie di sfide in termini di competitività, non si può nascondere come queste contribuiscano anche all’incertezza su scala globale». È uno scenario in rapida trasformazione quello descritto da Michael Spence, premio Nobel per l’economia nel 2001, che ieri ha aperto il Festival Città Impresa.

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30 Marzo 2019
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Le Fs confermano: «Sì al Central Park»

L’Arena

Ferrovie dello Stato svilupperà a Verona un grande intervento di riqualificazione di un proprio asset, un’area che in passato gestiva lo scalo merci, per creare, con il Comune, la nuova area verde Central Park, all’ex scalo merci ferroviario di Santa Lucia, situato tra la stazione di Porta Nuova e il quartiere a sud della città. Valore dell’opera, 50 milioni.

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30 Marzo 2019
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Battisti: le Ferrovie nel progetto Alitalia solo se sarà industriale

Corriere della Sera / di Nicola Saldutti

Il piano per il salvataggio dell’Alitalia, ora che i colloqui con Delta si stanno facendo, sta entrando nella fase decisiva. E l’amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, Gianfranco Battisti, chiarisce il punto: «Con l’Alta velocità abbiamo dimostrato di saper affrontare e vincere le sfide. Vedo la partecipazione a un progetto che deve avere due caratteristiche principali: industriale, non solo finanziario. E che sia sostenibile. Se non ci fossero queste condizioni, non aderiamo».

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30 Marzo 2019
Dettagli
Tav pronta in nove anni «È leva per la crescita Nessun veto sull’opera»

Il Giornale di Vicenza / di Laura Pilastro

«Non ci sono incognite né veti. Noi stiamo andando avanti» e la Tav veneta è «una delle sei grandi opere infrastrutturali italiane cui stiamo dando impulso». Le parole di Gianfranco Battisti, amministratore delegato e direttore generale di Ferrovie dello Stato italiane sono il fischio al binario delle partenze per l’Alta velocità che attraverserà il territorio vicentino.

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30 Marzo 2019
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Battisti: Tav a Vicenza in nove anni

Corriere del Veneto / di Gianmaria Collicelli

Sette anni per portare l’alta velocità-alta capacità ferroviaria a Verona e nove per arrivare fino a Vicenza. Il tutto in un’ottica di «sviluppo dei grandi corridoi europei» e ridefinire il futuro del collegamento Milano-Venezia, una delle tratte ferroviarie più frequentate d’Italia e che Ferrovie dello Stato guarda con interesse speciale: «Ridurre i tempi di collegamento tra gli aeroporti di Milano e Venezia è uno dei nostri obiettivi principali».

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30 Marzo 2019
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De Felice (Intesa): «Nordest in ritardo per le esportazioni in Estremo Oriente»

Il Mattino di Padova / di Luigi Dell’Olio

Le imprese del Triveneto fin qui sono state molto prudenti nell’approcciare il business con la Cina. È importante che accelerino su questo fronte per non perdere le opportunità di un mercato che resta ad alto tasso di crescita (per quanto in leggero rallentamento rispetto al passato) e che guarda con grande interesse al territorio nordestino.

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29 Marzo 2019
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Aziende champion e sfide quotidiane La politica non c’è

Il Giornale di Vicenza / di Federico Murzio

Esiste un Nordest felix, un insieme di luoghi magari non omogenei ma patria di imprese di successo, performanti e sane? La risposta è affermativa e ci viviamo nel mezzo. È questa una delle chiavi di lettura de “Quei champion che continuano a crescere”, l’anteprima del Festival Città Impresa che ieri sera a villa Cordellina Lombardi ha accolto testimonianze d’eccezione e riflessioni.

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29 Marzo 2019
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Il Nobel Spence apre il festival “Città impresa”

Giulia Armeni / Il Giornale di Vicenza

Vicenza capitale dell’economia. Si accendono i riflettori sulla 12a edizione del “Festival città impresa“, tre giorni, da domani a domenica, per analizzare e comprendere la società alla luce delle piccole e grandi rivoluzioni che la attraversano in chiave politica e finanziaria.

Ci sarà spazio per i temi caldi dell’autonomia veneta, di cui si discuterà con il ministro degli affari regionali Erika Stefani e per le questioni altrettanto attuali legate ai colossi del web, “letti” dall’ex premier e presidente della Bocconi Mario Monti nel lungo weekend economico-sociologico promosso da ItalyPost e Comune e diretto da Dario Di Vico del Corriere della Sera.

Numerosi gli ospiti – politici, docenti, imprenditori, dirigenti, giornalisti – che tra palazzo Chiericati, palazzo Trissino, Confindustria, villa Cordellina a Montecchio Maggiore, la fondazione Cuoa ad Altavilla e il teatro Olimpico saranno protagonisti dei 37 appuntamenti in programma. Un’agenda incentrata su due macro punti, “Rischi di recessione” e “Il Nord dimenticato”, che dopo il “fuori festival” di stasera alle 20.30 in villa Cordellina sarà inaugurata in pompa magna dal premio Nobel per l’economia 2001 Michael Spence, al Cuoa domani alle 11.30 per la lectio magistralis “La rapida transizione dell’economia globale”, seguita da un intervento di Gregorio De Felice, chief economist di Intesa San Paolo.

Sempre nella giornata d’apertura arriveranno in città l’amministratore delegato di Fincantieri Giuseppe Bono e l’ad di Ferrovie Gianfranco Battisti, alle 15 in Confindustria per il focus “Le infrastrutture e la crescita”, mentre alla stessa ora al Chiericati si parlerà di “Auto e nuova industria della mobilità” con Alberto Dal Poz di Federmeccanica, Maurizio Stirpe, vicepresidente di Confindustria e Roberto Vavassori del Clepa. Alle 18 all’Olimpico Mario Monti farà il punto su “Antitrust e colossi del web da Microsoft a Google”. Sul palco palladiano alle 21 ci saranno i vertici del Vicenza Calcio Paolo Bedin e Paolo Rossi, che con il direttore del Giornale di Vicenza Luca Ancetti esamineranno “Il caso Vicenza”.

Nella settimana della “Via della seta”, sabato si comincerà con “Le relazioni con la Cina e i riflessi per il Nordest” alle 10 al Chiericati, e con “L’alternanza scuola-lavoro”, ospite tra gli altri il presidente del Cnel Tiziano Treu, alle 10 a palazzo Bonin Longare. L’ex ministro Giulio Tremonti sarà all’Olimpico alle 11.30 per l’approfondimento su “Territori e globalismo”, mentre alle 15 al Chiericati si studieranno le “Strategie del made in Italy” per agricoltura e industria.

Di “Partito del Pil e recessione” si discuterà alle 15 in Confindustria con Carlo Bonomi di Assolombarda, di “Scenari dell’Europa dopo il voto” alle 16.15 a palazzo Trissino, dov’è atteso il ministro degli esteri Enzo Moavero Milanesi, che dialogherà con il presidente di Confindustria Vicenza Luciano Vescovi, Agostino Bonomo di Confartigianato e Alessandro Conte di Cna Veneto. Tra i relatori del sabato anche Ermete Realacci (16.30 al Chiericati), Ferruccio De Bortoli e Ilvo Diamanti (21 all’Olimpico). Reddito di cittadinanza, alle 10 a palazzo Trissino ma anche autonomia veneta, alle 11.30 all’Olimpico con Erika Stefani, nella giornata di domenica, che a palazzo Trissino vedrà l’arrivo anche del governatore della Lombardia Roberto Maroni, alle 15 e dell’ex ministro Maurizio Sacconi, alle 17. Per tutti gli eventi serve la registrazione online.

28 Marzo 2019
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Amici, amori, speranze, crisi. I ragazzi degli anni Settanta

Corriere del Veneto / di Francesca Visentin

Sfrecciano in vespa da una parte all’altra di Padova. Camice candide, tra le labbra una Chesterfield che accendono con Zippo coperti di graffi. Si spostano dall’Hesperia, a Rocco in Prato della Valle, dal Tito Livio a Ricordi, ma dal lato opposto a quello dove stazionano «i boari» con i camperos a punta e gli occhiali Lozza. Sono i ragazzi degli anni Settanta, a Padova, quelli lontani dalle ideologie, dalle rivendicazioni politiche e dai cortei, i figli della borghesia (con qualche infiltrato), in perenne movimento, animati dalla voglia di incontrarsi, confusi da una polvere di stelle che sembrava rendere tutto possibile, luminoso.

Anni folli, difficili, bellissimi di un gruppo di ragazzi, che lo scrittore e avvocato padovano Romolo Bugaro racconta nel nuovo libro Non c’è stata nessuna battaglia (Marsilio, 224 pagine, 16 euro).

Li segue fino all’età adulta, quando tutto cambia. Sogni realizzati o delusi s’intrecciano, vite condizionate dalla storia, dal destino e dai cambiamenti economici dell’Italia. Per tutti loro, nonostante la distanza, le trasformazioni, quei giorni di feste, movimento, scintillio di moto e sguardi, musica, amori, rivalità, restano scolpiti in modo indissolubile, in un punto intimo e segreto.

Romolo Bugaro li porta sulla carta, li fotografa mettendoli a fuoco pagina dopo pagina, li recupera dalla memoria e dal passato.

Da ieri a oggi, alternando ciò che è stato e il presente, rievocando atmosfere, colori, suoni, luoghi che i padovani di quella generazione conoscono bene.

Un viaggio emozionante per i tanti che si riconosceranno tra i personaggi narrati da Bugaro, da Nick The Best One e la sua relazione perfetta con la più bella del liceo, a Tod impulsivo, fremente, che rivendica visibilità e autorevolezza nel gruppo, a Gmt e il ricordo di un amore perduto, al «vecchio» Andrea che con la vespa riesce a impennare meglio di tutti. Ritratti di ragazzi che negli anni Settanta stazionavano davvero tra Racca e Ricordi. Si baciavano sui muretti sotto la Specola, guardavano il luccichio di stelle e la città brulicante di luci la notte dai Colli Euganei, smaniavano per essere invitati a tutte le feste alla Sacra Famiglia, vivevano notti senza fine che si concludevano con le prime luci dell’alba, al baracchino dei panini.

La Padova che è la cifra narrativa sempre presente nei romanzi di Romolo Bugaro, diventa in questo libro il ritorno alle origini.

Il centro di un’appartenenza che lo scrittore rivendica. «È stato molto difficile scrivere questo libro – dice Bugaro – è stato come tornare a un’altra vita, un altro mondo, le cose e la gente di allora. È un’appartenenza pronta a saltare fuori, io non me ne sono mai liberato. Anche perché tanti di quei ragazzi sono morti».

Uno sguardo profondo, analitico, quello con cui Bugaro narra i ragazzi di allora, gli uomini e le donne di oggi.

«È passato così tanto tempo – scrive Tod nel romanzo in una lettera a un amico, rievocando quegli anni – . Sembra la vita di un altro. Ma non è la vita di un altro. Sono ancora tutti lì, che ridono e fanno casino prima di tirare giù i motorini dal cavalletto e mettere gli occhiali da sole e dare gas… Eravamo un bel gruppo di ragazzi, eh? Una specie di lampo, di cometa in mezzo al cielo».

Anni mitici trascorsi come una scia di luce intensa. Esistenze oggi lontane da quelle piazze, le feste, le gelaterie, i chioschi, vissute magari all’altro capo del mondo. Ma segnate, segretamente unite da quella «polvere di stelle».

Sottolinea lo scrittore Romolo Bugaro: «L’età adulta spesso è un’apparenza. Gli adulti sono ragazzi che all’improvviso si ritrovano con trenta o quarant’anni di più».

E nel romanzo spicca forte questa sensazione di un’«età dell’oro» a cui la generazione dei cinquantenni e sessantenni di oggi resta incatenata, la nostalgia bruciante, l’appartenenza al gruppo, alla città, a quel branco lì. Sensazioni sepolte sotto metri di ragionevolezza, impegni e doveri. Ma pronte a saltare fuori, inchiodare ferocemente ai luoghi, le persone, i riti dell’adolescenza. «Restiamo lì a guardare il firmamento di luci oltre il parapetto della terrazza e le ombre grigio perla disegnate dal riflesso della luna, sapendo che fino a ieri tutto questo non esisteva e magari tornerà indietro fra chissà quanti anni, come un riverbero molto tenue, nel cielo di una notte come questa, un riverbero dal centro esatto della nostra prima vita».

Romolo Bugaro presenterà il nuovo romanzo Non c’è stata nessuna battaglia e il film «Effetto Domino», tratto dal suo precedente libro, venerdì 29 marzo (ore 21), a Vicenza, nella Basilica Palladiana. E giovedì 11 aprile (ore 18), scrittore e libro saranno a Verona, Libreria Feltrinelli.

Sabato 13 aprile (ore 18), lo scrittore sarà a Padova, al Caffè Pedrocchi.

27 Marzo 2019
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I ragazzi mai cresciuti degli anni Settanta «Una generazione fragile con tante attese»

La Tribuna di Treviso / di Nicolò Menniti-Ippolito

Il titolo è “Non c’è stata nessuna battaglia” (Marsilio, p. 220, 16 euro), ma in realtà la battaglia c’è stata e molti l’hanno persa. Il nuovo libro di Romolo Bugaro, da domani in libreria, racconta le fragilità, le attese, le delusioni di un gruppo di quindicenni padovani degli anni Settanta, alle prese con i conflitti politici, la droga che comincia a diffondersi, i pomeriggi passati stazionando davanti a Ricordi o a Rocco. Poi c’è il resto della vita di quegli stessi ragazzi, che Bugaro offre per “lampi” – come dice lui – giusto per far capire com’è andata, alla resa dei conti, la vita di chi ha vissuto quell’intenso pomeriggio degli anni Settanta e forse non se n’è mai staccato.

Questo libro sembra tornare a temi e ambienti del suo primo romanzo “La buona e brava gente della nazione”.«Sono tornato a raccontare Padova. Questi potrebbero essere i personaggi di “La buona e brava gente” quindici anni prima: al posto dei professionisti anni Novanta arrembanti e rampanti, ci sono ragazzi degli anni Settanta, incerti davanti al loro destino».

Adolescenti nella prima parte del romanzo, poi adulti che non riescono a dimenticare la loro adolescenza. «Ci sono alcune persone che diventano adulte, ma moltissime altre, e mi ci metto in mezzo, che sono adulte solo in apparenza. Anche una parte di me è rimasta legata a quegli anni. Simone de Beauvoir dice che essere adulti è una convenzione, che siamo tutti ragazzi che giocano e improvvisamente si trovano vecchi. I protagonisti del romanzo sono colti prima che il loro destino cominci, prima che la vita prenda una direzione. La ferita insanabile è che il tempo è trascorso. La nostra vita è fatta di assenza del noi che siamo stati».

Un romanzo sulla generazione degli anni Settanta?«Gli anni Settanta sono stati magnifici e terribili. La mia è una generazione che è stata devastata dalla eroina e dall’estremismo politico. Che non sono la stessa cosa, ma hanno causato un’enorme quantità di dolore. Oggi ce ne siamo dimenticati».

Per certi versi il libro sembra ricollegarsi a “Occidente” di Camon. «Ho guardato a quel libro, è un grande esempio. Io non sono capace di inventare, ho raccontato con sincerità quella realtà. C’era il Pedrocchi dove si trovavano i neofascisti; c’era piazza dei Signori dove si ritrovava la sinistra; in mezzo, a piazza Garibaldi, c’erano quelli che come i miei protagonisti stavano in mezzo, non si occupavano di politica, pensavano alla Vespa, alle ragazze».

Tutto è raccontato con grande precisione.«Non credo nella bella pagina. A me piace la pagina sporca, con la definizione esatta delle cose, una pagina che riceve dalla realtà i dettagli. La speranza è che attraverso un’enorme precisione topografica della Padova di quegli anni, (le vie, i bar, i negozi) il dettaglio sparisca e la città diventi quella di tutti».Il libro è ricco di personaggi, inventati o reali?«Ho un ricordo vivissimo di quegli anni. Avevo in mente ognuna di quelle voci, anche se poi ogni personaggio, essendo un romanzo, racchiude più persone, più eventi. Quello a cui sono rimasto fedele al cento per cento è il clima di quegli anni, le cose che si facevano, il linguaggio, l’atteggiamento»,

In alcune pagine si descrivono tipologie di personaggi.«È una mia direzione di lavoro, che avevo già usato in “Bea vita” e in parte in “Effetto Domino”. Credo che si possano raccontare anche personaggi complessivi, o una collettivà come personaggio».

Ad un certo punto compaiono i fallimenti bancari, raccontati da un punto di vista inedito. «Mi piace dare la voce al punto di vista dei cattivi. Quello dei buoni è già stato raccontato, i cattivi sono interessanti: il loro punto di vista illumina di più». Anche da adulti questi personaggi portano il soprannome che avevano da ragazzi.«Mi piaceva l’idea di far partire il romanzo con una scena realistica, in cui però il protagonista ha un nome assurdo come “Nick the best one”. Da questa idea è nato il romanzo. Anche nell’altra parte della loro vita, questi ragazzi sono raccontati con i nomi di allora».

27 Marzo 2019
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Gli industriali del food bocciano la «legge Pernigotti»

Corriere della Sera / Dario Di Vico

La proposta di legge sovranista sui brand storici definita «Pernigotti» dal vicepremier Luigi Di Maio e caldeggiata anche da Matteo Salvini non piace agli industriali italiani del food. La bocciatura è netta. Dopo una lunga riflessione in casa confindustriale è stato il presidente di Federalimentare, Ivano Vacondio, a mettere nero su bianco la posizione degli imprenditori. «La proposta persegue obiettivi condivisibili, laddove vuole proteggere il made in Italy e preservare il patrimonio di cultura d’impresa e territoriale — sostiene Vacondio —, tuttavia è necessario procedere con estrema cautela». Il motivo è duplice: «Si tratta di norme che stabilendo una sorta di controllo del governo sull’attività di impresa fanno emergere rischi di illegittimità costituzionale e suscitano perplessità giuridiche in relazione al rispetto della disciplina del marchio d’impresa a livello internazionale e di mercato Ue». Se si vuole operare con costrutto, aggiunge Vacondio, «va trovato un punto di equilibrio che lasci impregiudicata la possibilità per le imprese di adeguarsi alle esigenze dei mercati globali». Insomma se si vuole affrontare la vexata quaestio delle delocalizzazioni Federalimentare chiede «un approccio di ampio respiro», che renda il Paese attrattivo per gli investimenti esteri e al contempo più competitive le imprese nazionali «evitando che diventino terra di conquista».

27 Marzo 2019
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Benvenuti nell’industria “L.R. Vicenza”

Il Giornale di Vicenza / di Roberta Bassan

Quando è entrato per la prima volta nella palazzina degli uffici di via Schio, due passi dopo il portone rosso dello stadio comunale Romeo Menti, ha detto «giù i muri». Era lo scorso maggio. Il Tribunale aveva assegnato la proprietà del Vicenza Calcio, dichiarato fallito, all’imprenditore Renzo Rosso attraverso la holding Otb. E mentre nei mesi successivi si strutturava la squadra di calcio e si lavorava all’allargamento della compagine societaria si organizzava anche la gestione della nuova società calcistica, nata dalla fusione con il Bassano Virtus. Le pareti sono state abbattute nella palazzina a vetri dove campeggia il nuovo stemma con la “R” rossa e il corridoio si apre su uno spazio di lavoro unico. Oggi L.R. Vicenza Virtus sposa le logiche di un’industria.

I MANAGER. C’è una squadra di 13 dipendenti che fanno capo alle 5 aree dell’organigramma dal commerciale alla comunicazione, dall’area tecnica a organizzativa fino al settore finanziario: in parte presi dal Bassano Virtus, in parte dall’ex Vicenza, metà laureati, 5 donne. Una di queste è la manager Elisabetta Alzeni giunta poche settimane fa in un percorso che è solo all’inizio. Prima di arrivare a guidare l’area finanza del Vicenza è stata a capo del controllo in Cielo Venezia 1270, marketing controller per 9 anni in Diesel, ha accompagnato come Cfo Askoll Eva in Borsa. E in questi giorni il direttore generale Paolo Bedin le ha chiesto di frequentare un corso di alta formazione alla Cattolica di Milano sui fondamenti di gestione finanziaria nel settore del calcio professionistico. Il Vicenza in effetti ha una struttura organizzativa che corre rispetto al campionato di Lega Pro dove, la gran parte delle squadre, si limitano a pochi ruoli basici: un direttore sportivo, un segretario generale, un amministrativo e un addetto stampa. Il Vicenza a dire la verità si porta una consuetudine nell’area finanza fin dall’epoca della proprietà inglese Enic che, da società quotata, aveva bisogno di report mensili. E così dall’impresa di costruzioni Maltauro arrivò nel 1997 per due anni Vittorio Pozzato. E in successione Elisabetta Fongaro che poi ha fatto il salto in serie A dove ora è responsabile contabilità e amministrazione del Chievo.

L’INDUSTRIA. Ma oggi uno staff come Dio comanda è ancora più necessario. Il Vicenza è entrato a far parte di un gruppo industriale e il suo bilancio (un piccolo consolidato che avrà al suo interno la società del settore giovanile Nex Gen) farà parte del consolidato di Otb, insieme a Diesel, Maison Margiela, Marni, Paula Cademartori, Viktor & Rolf, Staff International. E, come i marchi di moda sotto il controllo della capogruppo, dovrà sempre più rispondere a logiche industriali in quanto a protocolli e policy che proprio il fatto di essere un’azienda di Otb comporta. Basti pensare in prospettiva alle politiche di licesing (attività di commercializzazione delle licenze) e merchandising (“sfruttamento” del marchio): saranno concessi solo alle aziende in grado di fornire credenziali in linea con quelle richieste dal gruppo. Accanto al fatto che oggi L.R. Vicenza è una delle poche società sportive ad adottare il modello di gestione e controllo ex decreto legislativo 231 che, in buona sostanza, comporta l’adozione di determinati comportamenti con l’obiettivo di prevenire reati penali. Così tutti i contratti di sponsorizzazione e di appalto che escono dall’ufficio legale del Vicenza avranno una verifica in Otb. E anche le assunzioni.

IL BUDGET. Va da sè, dentro un perimetro, una certa flessibilità. «Il nostro oggetto sociale è particolare – spiega il dg Paolo Bedin -: offriamo un evento sportivo ma anche un brand che porta con sè passione, fede, attaccamento, fidelizzazione, senso di appartenenza». Un piano di budget rischia però di essere influenzato nel calcio, come forse in pochissime industrie, dalle crisi delle sconfitte o dall’accelerazione delle vittorie. La vendita dei biglieri ad esempio: se il Vicenza vince si ritrova con 2 mila spettatori in più a partita oltre ai 7.800 abbonati, se perde rischia di averne appena 800. Le sponsorizzazioni: se vince acquisisce nuovi contratti fino a stagione inoltrata, se perde si blocca. «La strategia – spiega Bedin – non può essere continuamente influenzata dai risultati: il budget ad esempio deve essere flessibile, ma la perdita deve rimanere sostenibile». Perdite fuori controllo hanno portato al fallimento negli ultimi 10 anni di 50 società nel calcio professionistico, tra cui lo stesso Vicenza. Ecco che sposare logiche manageriali aiuta anche se Bedin è chiaro: «Le logiche manageriali e i budget devono essere coerenti con la storia, la tradizione e le aspettative di una piazza come Vicenza».

STRATEGIE. Rosso del resto lo ha detto: l’obiettivo non è stare in serie C. E anzi quando ha presentato la nuova compagine di 11 soci tra i maggiori imprenditori del Vicentino che ha blindato (l’aumento di capitale deliberato a gennaio prevede un lock up al 2022) ha ribadito in modo chiaro: «Questo è l’anno zero per noi, certo vogliamo salire di categoria, allestiremo una bella squadra ma senza fare follie perché così poi si fallisce. Semplicemente puntiamo alla scalata il prima possibile». Fino a dove? «In C e in B si perdono soldi e noi abbiamo previsto che all’inizio il conto economico sarà in perdita ma, nel tempo, vogliamo una società che faccia profitti». E per questo il processo di crescita anche manageriale avanza. Una società di serie B sullo stesso metro del Vicenza viaggia con un organico di 20/25 persone. E in serie A ha 30/50 unità. E poi si testano nuove forme di attrazione. Sara Vivian, a capo del marketing, mostra fiera “Casa Vicenza” dove sogna eventi 7 giorni su 7. E apre le porte della nuova area dove ogni settimana uno dei 200 sponsor ha un “pacchetto” di ospitalità per i suoi clienti compresa la visita agli spogliatoti e la possibilità di vedere l’allenamento pre-partita a bordo campo. Come allo Juventus Stadium.

27 Marzo 2019
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Verso il Festival Città Impresa. Sarà presentato il libro di Calabrò. «Sono le imprese a generare socialità. La politica le ignora»

Il Giornale di Vicenza / di Cinzia Zuccon

Le imprese italiane costituiscono la seconda potenza manifatturiera d’Europa: “il partito del Pil”, le ha definite Dario Di Vico. Il loro ruolo, specie di questi tempi, va però ben oltre il creare profitto. È un soggetto politico attivo “L’Impresa Riformista” di cui parla nel suo libro Antonio Calabrò, direttore della Fondazione Pirelli e vicepresidente di Assolombarda. Non si tratta certo di creare un “partito delle imprese”, ma di esercitare la “policy” promuovendo proposte concrete: «La battaglia per le infrastrutture, il sostegno alla ricerca scientifica, all’innovazione, al welfare e ad un maggior ruolo dei giovani e delle donne nei processi economici: sono alcune delle battaglie politiche che possono generare lavoro, innovazione, benessere e inclusione – spiega Calabrò -. E l’impresa andrebbe ascoltata e non ostacolata».

Calabrò, tutto si declina nella responsabilità sociale e ambientale che contraddistingue sempre più aziende. Tuttavia, negli anni si è diffuso un clima anti-imprese. Perché?

Le aspettative di benessere del progresso sono state deluse, i cambiamenti costano, anche in termini di disuguaglianze. La crisi e il generale abbassamento del livello culturale hanno fatto il resto. L’economia è stata messa sul banco degli imputati e l’impresa è finita al centro senza distinguere tra banche, aziende, finanza rapace, speculazioni; il consenso giocato sulla paura poi ha alimentato polemiche contro quelli ‘di prima’: politica, imprese, sindacati, associazioni, élite.

Le imprese più grandi investono in welfare per i dipendenti, ma le piccole, la maggioranza, non hanno i mezzi. Non si rischia paradossalmente di aumentare le disuguaglianze?

Quella tra grandi e piccole aziende, tra l’altro, è una contrapposizione che per lei non esiste, ma per la politica sì.La crescita delle grandi comporta benefici anche per la catena dei fornitori, ma questo è un tema complesso che va affrontato lavorando su punti di sintesi, non di ostilità. Servono politiche che tengano insieme piccole e grandi imprese e settori diversi. Si tratta di avere un’idea del Paese e di tenere presente che le politiche del rancore che portano voti alla lunga il Paese lo rovinano. Imprese di diverse dimensioni non hanno la stessa forza, ma le organizzazioni sì e le assemblee territoriali hanno dimostrato di essere cariche di proposte e progetti. Non vengono ascoltate da un Governo ignorante che capisce poco di economia, vive di retorica e propaganda e non comprende la necessità di avviare una politica economica nuova spendendo risorse in infrastrutture, formazione, ricerca, green economy. Non è possibile ridistribuire risorse senza investire su produttività, innovazione e competitività.

Un tema che genera odio e rancore è anche quello dell’immigrazione di cui l’industria ha dimostrato di aver bisogno.

Sì, e non lo si può risolvere con un generico “porte aperte” né con un rabbioso “chiudiamo i porti”, buono per un tweet ma pessimo per le prospettive; le politiche vanno disciplinate tra grandi soggetti. Le generalizzazioni poi non aiutano a distinguere: ci sono matematici che potrebbero arrivare dal bacino del Mediterraneo e di cui avremmo un gran bisogno e aziende del Nordest che grazie anche agli immigrati sono cresciute favorendo benessere e integrazione. La politica dovrebbe tenerne conto.

Tra Milano-Veneto ed Emilia si produce quasi la metà del Pil Italiano. È il nuovo triangolo industriale: può “fare da traino ad progetto di sviluppo europeo che saldi l’Europa continentale al Mediterraneo”, le scrive. Ma come superare i limiti dell’attuale contesto?

Continuando a lavorare, a dimostrare che le idee e i progetti di uomini e donne di impresa aumentano benessere, posti di lavoro, inclusione sociale. Certo le condizioni non agevolano, ma i marinai bravi sono quelli che vanno controvento come stanno facendo le imprese. E se non siamo un Paese socialmente distrutto è proprio grazie a loro.

È necessario un cambiamento anche di Confindustria?

Penso che Confindustria abbia bisogno di riformarsi completamente per essere ancora più vicina alla imprese, deve essere meno ‘Ministero’ e più soggetto attivo; è anche vero però che le Confindustria locali hanno risposto alle esigenze di riforma meglio del centro. Riforma e rinnovamento delle strutture rappresentative delle imprese sono in corso. Molto è stato fatto, ma bisogna continuare ad innovare.

Quattro sono per lei le parole chiave per l’economia: giustizia, libertà, fiducia e gentilezza. In che rapporto stanno gentilezza e cambiamento?

Il cambiamento è la modifica di una condizione, un trauma. E la gentilezza è in grado di attutirlo.

26 Marzo 2019
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Più capitale e fatturato: Fope sale in Borsa

Il Giornale di Vicenza / di Maria Elena Bonacini

Bilancio in crescita, l’aggiunta di un terzo piano alla sede dell’azienda e due nuove “bandierine” in Australia e Nuova Zelanda, oltre alla creazione della nuova filiale inglese. Si è chiuso con importanti novità il 2018 di Fope, azienda orafa vicentina che di recente ha approvato il bilancio e nei giorni scorsi ha presentato le proprie novità a Baselworld, la fiera svizzera degli orologi e gioielli. Tra queste “Eka Anniversario”, la rielaborazione della linea con cui fu lanciata l’iconica maglia Flex’it, in occasione dei 90 anni dell’impresa vicentina. Una ricorrenza che viene celebrata con un restyling del logo e della palette di colori e con un brand book, ultime creazioni dell’imprenditrice-manager Giulia Cazzola, ricordata nell’incipit: “Giulia, this is for you”.

IL BILANCIO: NUMERI DA CRESCITA STRAORDINARIA. Ad illustrare risultati e prospettive è Diego Nardin, amministratore delegato di Fope. «Il bilancio del 2018 è decisamente positivo, sia per il fatturato, salito a 31,26 milioni con un incremento dell’11,5% rispetto ai 28 milioni del 2017, che per i ricavi, 3,35 milioni contro 2,33 (+43,77%). Positivi anche l’ebitda salito da 3,9 a 6,1 milioni (+56,4%) e l’ebitda margin del 19,5% (era del 13,9%). L’utile netto è pari a 3,35 milioni di euro, in crescita rispetto il risultato del 2017 2,33 milioni», dopo imposte pagate per circa 1,40 milioni. La posizione finanziaria netta, invece, è passata da 1,17 a 0,11 milioni, grazie al miglioramento della redditività e all’attenta gestione del capitale circolante».

Questo avrà effetti positivi anche sul titolo?

Certo, appena presentato il bilancio le azioni sono salite. E a proposito di borsa abbiamo chiuso il 2018 con patrimonio netto di 15,98 milioni, in crescita rispetto al 2017 (era 11,92 milioni), grazie all’aumento di capitale conseguente all’esercizio di 2,52 milioni di warrant presenti sul mercato e alla sottoscrizione di 252.500 nuove azioni per un totale di 886.275 euro. Agli investitori proporremo quindi un dividendo di 0,35 euro per azione. Se faccio un paragone con il momento della quotazione, nel 2016 sulla base del bilancio 2015, il solo fatturato è aumentato di 10 milioni in tre anni.

Dopo il delisting di Damiani siete l’unica azienda orafa italiana quotata in borsa.

Sì, se si escludono quelle che fanno parte di grandi gruppi internazionali. E siamo anche l’unica quotata nel Vicentino: strano, con tante belle imprese. Uno dei dati positivi è che abbiamo riscontrato l’interesse anche di investitori internazionali.

Su cosa poggia questa crescita?

Nel 2018 abbiamo continuato ad investire nei nostri mercati più forti, Stati Uniti, Regno Unito e Germania. Gli Usa da soli hanno fatto registrare un +24%, l’Europa un +11% e l’Italia un buon +9%, anche se essendo concentrato soprattutto nelle località turistiche è riconducibile a clienti stranieri. Al momento abbiamo circa 600 clienti, abbiamo lasciato quelli piccoli che non funzionavano e ne abbiamo aperti altri, sempre più di fascia alta, che è il nostro target. Abbiamo visto che i “top client” sono anche quelli che hanno portato il maggiore contributo al fatturato.

Continua anche la politica degli “shopping shop”?

Certo, continuiamo ad aprirne, perché servono a diffondere nel mondo lo stile Fope, con un’esperienza d’acquisto simile a quella del negozio di Venezia, pur in un contesto multimarca. Si crea un circolo virtuoso: l’aumento di visibilità fa crescere il fatturato e viceversa e questo va alimentato anche con la spesa sul marketing.

A proposito di stile, per i 90 anni presentate un nuovo look.

Sì, è stato un rebranding voluto e portato avanti da Giulia Cazzola, passando a due tonalità di verde chiaro ispirate alla Basilica e aggiungendo al logo, semplificato nella grafica “Vicenza” e “dal 1929” per sottolineare la nostra storia e il luogo dove produciamo i gioielli, che è un distretto di eccellenza. Le abbiamo dedicato il brandbook che sarà l’unica celebrazione del novantesimo anniversario.

Come “regalo” state ampliando lo stabilimento.

Nel 2018 abbiamo iniziato la costruzione del terzo piano, dove si sposteranno uffici e nasceranno una sala conferenze e uno showroom. Al secondo piano sarà trasferita una parte della produzione e questo porterà progressivamente anche ad un aumento del personale.

Il 2018 è stato anche l’anno di nascita della filiale di Birmingham.

Dopo quella americana abbiamo voluto investire nel Regno Unito per dare un contatto diretto con l’azienda. I nostri tre agenti hanno il 25% delle azioni di Fope Jewellery Ltd e in questo modo non ci sono stati cambiamenti per i clienti. Questo potrà agevolarci anche in caso di problemi legati alla Brexit, che comunque non penso ci saranno.

Qualche nuovo mercato?

Abbiamo aperto negozi in Australia e Nuova Zelanda, mercati molto ricchi anche se concentrati nelle città, che pensiamo potranno darci soddisfazioni.

26 Marzo 2019
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“Il seme del welfare, eredità di Rossi”

Il Giornale di Vicenza / di Karl Zilliken

Il seme del welfare piantato a Schio è diventato l’albero di Alessandro Rossi: «L’industria continui ad essere il motore dello sviluppo e non ci si chiuda nel sovranismo».

Tiziano Treu, giuslavorista e politico di lungo corso ieri pomeriggio al Lanificio Conte ha raccontato con passione l’attualità dell’imprenditore scledense. Il momento di riflessione, favorito dal dialogo con il caporedattore del nostro Giornale Marino Smiderle, è stato organizzato dal Centro di cultura “Cardinal Elia Dalla Costa” guidato da Paola Allais per celebrare, con il Comune, il 200° dalla nascita dell’imprenditore.

«Che insegnamento trarre da 150 anni fa? Alessandro Rossi era una persona che guardava avanti – spiega Treu. Aveva capito quanto importante fosse studiare l’avanguardia tra Inghilterra, Svizzera e Belgio. Aveva capito che l’industria era il futuro e ha declinato tutto sul suo territorio. Anche nel mercato globale è necessario continuare a guardare avanti ed in giro per il mondo, andando oltre i segnali di chiusura. Si polemizza contro la globalizzazione, ma la chiusura sovranista è un guaio. Bisogna imitare Rossi nel cogliere le innovazioni positive. Era convinto che l’impresa fosse un driver dello sviluppo tecnico, economico e sociale. Dire che il progresso tecnico dovesse andare di pari passo a quello sociale è un’idea molto coraggiosa e che anche oggi si coltiva poco». Rossi aveva un’idea di benessere diffuso che, in gran parte, è stata persa: «Voleva che i suoi operai avessero i frutti della sua produzione – prosegue Treu. Addirittura devolveva parte del suo stipendio ai bisognosi. Ha introdotto una paga giusta, i premi di produzione, istruzione e sanità. Una traccia che si è persa nella storia. La sua figura si misuri su questo: come lui solo Olivetti e Ferrero».

Quale visione avrebbe avuto Rossi della globalizzazione? «Dicono fosse protezionista – ironizza Treu, incalzato da Smiderle che non ha risparmiato incursioni sull’attualità. La globalizzazione va regolata senza reticolati: nei prossimi anni avremo 200 milioni di persone che premeranno sull’Europa. Teniamoci cara l’Europa, anche contro l’invasione cinese. Il memorandum andava firmato? Mattarella ha messo dei paletti, non gli vendiamo “l’anima”. Un errore è stato muoversi da soli». E come vedrebbe Rossi, uno che a fine ‘800 fece quotare la sua impresa, il tessuto Vicentino che fatica ad aprirsi? E come declinare il welfare nella dimensione berica? «Ora si sta diffondendo l’idea che l’impresa sia un bene comune. Le piccole imprese con alta innovazione possono fare grandi cose se sanno mettersi in rete e gli strumenti ci sono. A portare avanti il welfare è giusto che sia la grande impresa, anche se oggi gli accordi in questo senso sono 40 mila in Italia»

Tra gli interventi in chiusura, Alvise Rossi di Schio ha ricordato l’opera benefica di Rossi a Massaua in Eritrea «valida anche come modello per ciò che accade oggi» ed il presidente del raggruppamento di Confindustria dell’Alto Vicentino, Pietro Sottoriva, che ha denunciato: «Se non troviamo tecnici, presto le nostre imprese si fermeranno, come possiamo farlo capire agli studenti?». La ricetta di Treu non è stata “elettorale”: «Bisogna investire nel collegamento tra scuola e mondo del lavoro».

24 Marzo 2019
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Tiziano Treu e la figura ispiratrice di Rossi

Il Giornale di Vicenza

Alessandro Rossi è una figura da cui gli imprenditori di oggi possono ancora trarre ispirazione? Una domanda che merita una riflessione profonda. Una riflessione, nel 200esimo anniversario della nascita del grande industriale, che oggi alle 17 sarà proposta negli spazi del lanificio Conte di via Pasubio dal giuslavorista Tiziano Treu, per due volte ministro del Lavoro (con i governi Dini e Prodi) ma anche ministro dei Trasporti e della navigazione nell’esecutivo D’Alema. Il giuslavorista, presidente del Cnel dal 2017 dialogherà con il caporedattore del nostro Giornale Marino Smiderle.Questo è il secondo appuntamento degli ormai tradizionali “Incontri di primavera”, organizzati dal centro di cultura “Card. Elia Dalla Costa” entrato nel 37° anno di attività. La terza ed ultima proposta del mini-ciclo sarà a suon di musica: giovedì 4 aprile, alle 20.30 nella chiesa di San Francesco di via Baratto, è in programma “Dal clavicembalo al jazz”, un percorso musicale con il pianista Bruno Canino. Tutti gli incontri del centro “Dalla Costa” sono stati messi in calendario ad ingresso libero.

23 Marzo 2019
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Quattro maxi-gruppi berici a caccia di giovani talenti

Il Giornale di Vicenza

C’è una novità di rilievo per giovani universitari e studenti delle scuole superiori che si stanno per diplomare, che anticipa il “Festival Città Impresa”: il prossimo week end «sarà inaugurato – fanno sapere gli organizzatori di ItalyPost – il progetto “La Casa delle Imprese”: tutti i giovani dai 18 ai 30 anni che si registreranno all’evento avranno l’occasione di incontrare quattro aziende d’eccellenza del Vicentino e di svolgere dei colloqui conoscitivi e di preselezione che potrebbero aprire loro le porte di una futura posizione lavorativa». Il progetto è in collaborazione con Federmeccanica e la sezione Meccanica di Confindustria Vicenza, e riguarda quattro aziende leader: Baxi, Polidoro, Forgital e Afv Acciaierie Beltrame. E in ballo ci potrebbero essere anche future assunzioni.

I CANDIDATI E GLI INCONTRI. Le quattro aziende «sono interessate a candidati con indirizzi di studio tecnici, come ingegneri energetici, elettronici, gestionali, ma anche a profili di indirizzo umanistico, come laureati in economia, marketing o risorse umane». Gli incontri si svolgeranno in sala Zavatteri della Basilica Palladiana. Venerdì 29 orario 10-13 per Afv Acciaierie Beltrame dalle 15 alle 18 per Forgital. Sabato 30 dalle 10 alle 13 per Baxi e in orario 15-18 per Polidoro. Attenzione: «Per iscriversi ai colloqui è necessario registrarsi sul sito https://www.festivalcittaimpresa.it/category/la-casa-delle-imprese/», scegliere l’azienda e seguire le indicazioni per compilare la domanda.

LE 4 AZIENDE. Baxi, di Bassano, ha origini nel 1925. Dal 1999 fa parte del gruppo inglese Baxi group, leader in Europa nel settore riscaldamento, e nel 2009 con De Dietrich Remeha crea Bdr Thermea. Oggi Baxi progetta e produce nel più grande stabilimento europeo del settore quasi 10 milioni di caldaie l’anno. Polidoro, di Schio, è un gruppo leader mondiale nella produzione di bruciatori a gas e nella realizzazione di soluzioni innovative per la combustione. Da oltre 70 anni realizza bruciatori per caldaie, scaldabagni, per il professional cooking, per il laundry, con prodotti ad alto rendimento. Ha impianti produttivi all’estero, Cina e Turchia, e nuovi stabilimenti in apertura in Usa e Italia. Il gruppo Forgital, di Velo D’Astico, fondato nel 1873 dalla famiglia Spezzapria, è leader a livello internazionale nella produzione di anelli laminati senza saldatura per aeronautico-aerospaziale, oil&gas, meccanica generale, movimento terra ed energie rinnovabili. Opera in tutto il mondo attraverso 9 siti operativi e con 1250 dipendenti circa; il fatturato 2018 è di oltre 400 milioni. Attivo dal 1896 nel settore siderurgico, Afv Gruppo Beltrame di Vicenza produce laminati mercantili e profili speciali per edilizia, cantieristica navale, macchine movimentazione terra, automotive. Di proprietà della famiglia Beltrame è affiancato da un management internazionale e comprende 3 acciaierie a forno elettrico e 10 laminatoi in 6 stabilimenti in Italia, Francia, Svizzera e Romania (2000 dipendenti).

22 Marzo 2019
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Lotta alla recessione. Il festival Città Impresa interroga l’economia

Il Giornale di Vicenza / Alessia Zorzan

Un premio nobel, due ministri, due sottosegretari, rappresentanti del mondo economico, docenti universitari, giornalisti. Vicenza torna a trasformarsi in un grande laboratorio di economia e sviluppo con il 12° festival Città Impresa, edizione primaverile del Festival dei territori industriali, diretto da Dario Di Vico. Una rassegna che prende forma in un momento delicato per il Paese, alle prese con una fase di incertezza economica.

Due i temi cardine indicati per questa edizione, i rischi di recessione e il “Nord dimenticato”, ma spazio anche ad economia circolare, digitalizzazione, infrastrutture, proprietà intellettuale. Tutto approfondito in 37 appuntamenti, tra il 29 e il 31 marzo. Con due tappe di avvicinamento, il 23 marzo a Schio per parlare de “Il welfare è rinato a Schio, lo spirito di Alessandro Rossi” con Tiziano Treu, presidente del Cnel, e giovedì 28, a villa cordellina di Montecchio Maggiore, con l’incontro “Quei champions che continuano a crescere”.

L’evento è promosso da ItalyPost e Comune, con il patrocinio della Provincia, in collaborazione con Commissione Europea, main partner Intesa Sanpaolo, e con la collaborazione di Federmeccanica, Confindustria Vicenza, Confartigianato Vicenza e Cna Vicenza, curato da Goodnet Territori in Rete.

Ad inaugurare ufficialmente il calendario è atteso Michael Spence, nobel per l’economia 2001, con una lectio magistralis al Cuoa di Altavilla. Annunciati anche, tra i numerosi ospiti, Enzo Moavero Milanesi, ministro degli Affari esteri; Erika Stefani, ministro degli Affari regionali e delle Autonomie; Mario Monti, presidente della Bocconi, già presidente del Consiglio e commissario europeo alla concorrenza; Giulio Tremonti, presidente Aspen institute Italia; Maurizio Sacconi, già ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali; Maurizio Stirpe, vicepresidente Confindustria; Ilvo Diamanti, dell’università di Urbino.

Il festival sarà itinerante tra i “gioielli” della città, ossia palazzo Chiericati, Basilica, Olimpico, Intesa San Paolo, palazzo Trissino, palazzo Bonin Longare. «Il nostro territorio – ha ricordato il sindaco Francesco Rucco alla presentazione dell’evento – rimane un distretto industriale fondamentale per il nostro Paese. Ben venga questo confronto, che ci permetterà di toccare temi di grande attualità come l’economia circolare, l’autonomia, il reddito di cittadinanza». «Sarà piacevole vedere i nostri palazzo trasformarsi in aule per seminari e approfondimenti», ha aggiunto Silvio Giovine, assessore alle attività produttive.

«I festival – ha sottolineato Di Vico – sono investimenti a rendimento differito. Non possono cambiare gli indici Istat, ma possono seminare cultura». Non solo teoria e prospettive a lungo termine, comunque. «La forza di questo festival sta anche nelle sue caratteristiche di concretezza», ha aggiunto Federico Visentin, presidente del Cuoa. Testimonianza ne è, ad esempio, lo spazio promosso da Federmeccanica, dedicato a studenti e aziende, con l’allestimento in Basilica della “casa delle imprese”. Venerdì e sabato Acciaierie Valbruna, Baxi, Forgital e Polidoro incontreranno gli studenti per colloqui conoscitivi e di preselezione.

Una finestra sarà aperta anche sul binomio sport-economia, con la serata in programma venerdì 29 all’Olimpico, con “Il caso Vicenza, l’industria sposa il calcio” con Paolo Bedin, dg del Vicenza Calcio. «Lo sport – ha osservato Bedin – è un grande comparto economico. Si parlerà di sostenibilità delle società sportive e di rinnovamento strutturale, che in Italia non si vede». Parlare di economia, nel Vicentino, significa indagare la storia di grandi “campioni”, ma anche di un assetto di piccole medie imprese, sulle quali ha posto l’accento Francesco De Lotto, direttore generale Confartigianato: «La politica a tutti i livelli – ha sottolineato – deve considerare il 98,6% delle Pmi come la regola, non l’eccezione».

19 Marzo 2019
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Festival Città impresa: le nubi della recessione e il Nord dimenticato

Il Mattino di Padova

I rischi di recessione e il Nord dimenticato saranno i temi cardine della 12/a edizione del Festival Città Impresa, edizione primaverile del Festival dei Territori Industriali diretto da Dario Di Vico, che tornerà a Vicenza dal 29 al 31 marzo. In un 2019 caratterizzato da una forte incertezza economica sia sul piano nazionale che internazionale il Festival riporta sotto i riflettori l’economia reale, i territori, l’industria.

Da venerdì 29 a domenica 31 marzo, il Festival – promosso da ItalyPost e Comune di Vicenza, con il patrocinio della Provincia di Vicenza, in collaborazione con Commissione Europea, main partner Intesa Sanpaolo, e con la collaborazione di Federmeccanica e di Confindustria Vicenza, Confartigianato Vicenza e Cna Vicenza, curato da Goodnet Territori in Rete – vedrà la partecipazione dei grandi nomi del dibattito economico e sociale:fra questi spiccano Michael Spence, premio Nobel per l’Economia 2001, che inaugurerà il Festival, Enzo Moavero Milanesi, ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Erika Stefani, ministro degli Affari regionali e delle Autonomie, Mario Monti, presidente Università Bocconi, già presidente del Consiglio e commissario europeo alla concorrenza, Giulio Tremonti, presidente Aspen Institute Italia, Maurizio Sacconi, già ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, Maurizio Stirpe, vicepresidente Confindustria, Tiziano Treu, presidente CNEL, Marco Bentivogli, segretario generale FIM-CISL, Giuseppe De Rita, presidente Censis, Francesco Giavazzi, docente di Economia politica dell’Università Bocconi di Milano, Ilvo Diamanti, Università di Urbino.

 

19 Marzo 2019
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De Bortoli: «Uscire dall’euro sarebbe una follia»

Corriere di Bergamo / di Donatella Tiraboschi

Se in vita loro hanno visto pochissime banconote da 500 euro (ma ci sarà tempo), di certo non hanno la più pallida idea di cosa e come fossero le lire. I ragazzi che lo ascoltano non erano ancora nati, quando in circolazione c’erano le 100 mila lire con il volto del Caravaggio sulla filigrana. E quando nel 1992, nel famoso mercoledì nero del 16 settembre, il bigliettone con la cesta di frutta si trovò di colpo svalutato del 30% sul dollaro, con gli italiani che poco prima si erano trovati alleggeriti del 6 per mille sui conti correnti. Read more

28 Ottobre 2018
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Bergamo Città Impresa parte dalle infrastrutture: «Necessità immensa»

Corriere di Bergamo / di Gisella Laterza

Prende il via Festival Città Impresa, una kermesse che pone al centro l’economia e i territori in un’ottica nazionale e locale. Sono 31 gli incontri fino a domenica, dopo l’appuntamento inaugurale di ieri, una tavola rotonda che si è tenuta all’aeroporto di Orio al Serio sulla logistica e le infrastrutture. «Questi temi — esordisce il direttore del festival Dario Di Vico, inviato ed editorialista del Corriere della Sera — hanno scalato le posizioni nell’agenda politica e sono in primo piano». Read more

26 Ottobre 2018
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18 Ottobre 2018
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Bergamo apre le porte al Festival Città Impresa

Corriere della Sera / di Donatella Tiraboschi

Incrociare manifatture e nuovi saperi, grazie alla contaminazione dei servizi in un territorio e in una città industrialmente vitali e ricettivi: questo il biglietto da visita con cui si presenta il secondo «Bergamo Città-Impresa», edizione autunnale del Festival dei Territori Industriali in programma dal 26 al 28 ottobre nel capoluogo orobico, che si candida a diventare la capitale dell’istruzione tecnica post diploma. Read more

18 Ottobre 2018
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Piacenza è già forte ma forse non lo sa “Serve più coraggio”

La Libertà / di Patrizia Soffientini

La platea ai Teatini, fatta di autorità, studenti e imprenditori, mormora con simpatia quando il sociologo Aldo Bonomi, direttore del Consorzio Aster, lancia la formula per Piacenza «tenere insieme la coppa e Amazon». Bella suggestione. Il piacere più tradizionale a braccetto con la contemporaneità dei flussi di merci di cui siamo l’ambito crocevia. Read more

15 Settembre 2018
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Il festival dei territori industriali oggi a Piacenza: il coraggio di osare

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Piacenza è sulle traiettorie dell’innovazione, delle nuove reti e dei flussi che dal Nord Est passano per Milano e arrivano a Bologna, dicono gli economisti. Però le Ferrovie sono rimaste indietro e i ponti con la Lombardia sono pericolanti. Una verità e un paradosso fotografano con la nuda essenzialità dei fatti lo stato di una città che appare adagiata su se stessa: vede passare i treni dello sviluppo, ma rischia di perderli. Read more

14 Settembre 2018
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L’Italia che cresce visita le aziende Groppalli e Mcm, scuole di eccellenza

La Libertà / di Gianmaria Vianova

Elisabetta Trovato viene da Catania, studia Direzione aziendale: «Sto lavorando ad una tesi sui distretti industriali e assieme al mio relatore abbiamo pensato che questa fosse una occasione da cogliere». Lei è una dei 57 ragazzi che stanno partecipando alla Academy del Festival Città Impresa di Piacenza. L’iniziativa promossa da ItalyPost e Comune di Piacenza, curata da Goodnet, ha portato nella giornata di ieri studenti e dottorandi all’interno di due eccellenze del panorama industriale piacentino: la Groppalli di Gragnano e la MCM di Vigolzone. Nel primo pomeriggio è la Groppalli Srl ad inaugurare il tour. Read more

14 Settembre 2018
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Città impresa: a Piacenza festival da Champion

Libertà / di Paola Romanini

L’idillio è sbocciato in primavera, quando il sindaco di Piacenza, Patrizia Barbieri, ha partecipato al Festival Città Impresa di Vicenza per delineare la vocazione logistica di Piacenza. Il primo cittadino è rimasto entusiasta dall’evento, occasione di dibattito sui grandi temi dell’economia con attenzione all’imprenditoria che è la spina dorsale dello sviluppo del Paese, e si è proposta di ospitarlo a Piacenza. Read more

5 Settembre 2018
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“Competence center” del Triveneto «Abbiamo 60 domande di imprese»

Giornale di Vicenza / di Piero Erle

«Saranno strutture tecnologiche create con le imprese e per le imprese.Certo, avremo un problema a selezionare tra tante domande, ma la risposta che sta arrivando da Università eccellenti e imprese ci dice che la strada è giusta». Così Stefano Firpo, direttore generale per la politica industriale del Ministero per lo Sviluppo economico, ha presentato a palazzo Leoni Montanari per il festival “Città impresa” lo sprint finale che l’Italia sta vivendo per far nascere i “Competence center”. Il 30 aprile infatti scade il bando nazionale lanciato a fine gennaio dal Ministero per i candidati ad aggiudicarsi i 40 milioni di co-finanziamenti stanziati dallo Stato: 7,5 milioni massimo per pagare il 50% dell’avvio del centro, 200 mila euro a sostegno del 50% di spese per ciascun progetto. E dato che il bando è per un partenariato pubblico-privato occorrerà aver messo assieme una squadra di strutture di ricerca ma anche di imprese “big” che mettano in campo risorse, fatturati, brevetti già registrati. Questa squadra poi, rimarca Firpo, dovrà essere a servizio «di una platea di utenti che sono le imprese Pmi. E dovrà presto essere in grado di sostenersi aggiudicandosi i bandi dell’Ue, che valgono circa 100 miliardi».

LA SCELTA DEL TRIVENETO. All’incontro erano rappresentati più candidati di prima fila: Politecnici di Milano (Marco Taisch) e di Torino (Paolo Fino), Università di Bologna (Fabio Fava) e di Padova, col prorettore Fabrizio Dughiero che segue dall’inizio la candidatura del Triveneto a vedersi finanziato un “Competence center” da Roma. «Noi abbiamo unito – spiega Dughiero – nove università del Triveneto, più due istituzioni di ricerca come l’Infn a Padova (fisica nucleare) e la trentina fondazione Bruno Kessler. Inoltre abbiamo appena chiuso il nostro bando e abbiamo ricevuto 60 domande di imprese che vogliono fare squadra con noi. Può sembrare complicato tenere tutti assieme ma non si tratta di creare nuove strutture: ci sono già, e di eccellenza. Casomai dobbiamo avere un po’ di personale per gestire le strutture esistenti e organizzarle in modo da renderle adatte a farvi lavorare dentro anche le Pmi». La candidatura triveneta ha scelto di puntare sulle tecnologie “Smact”: social network, mobile (piattaforme, app), advanced analytics (big data), cloud e internet of things. Un modo per dare risposte sia al manifatturiero sia servizi-retail e grande distribuzione.

TRE “HUB”. Il “Competence center” ideato dal Triveneto mira a tre “hub” di laboratori, uno per regione, che garantiscano alle piccole imprese, come vuole lo Stato, sia orientamento che formazione e ricerca industriale. Ci saranno il “demonstration lab”, il “training lab” e il “co-design lab” ma «l’obiettivo – avverte Dughiero – è non frammentare le attività ma accompagnare le Pmi in un percorso continuativo: un’azienda arriva al competence center, si rende conto di quelle che sono le tecnologie che possono esserle utili, decide di voler fare formazione per i suoi manager e operatori, e poi la parte più importante è il co-design e transformation. Qui infatti sta la novità: spesso l’università fa un progetto sperimentale e lo elabora ma poi si limita a “indicare la via” alle imprese. Col competence center vogliamo che chi ha elaborato il progetto (e sarà una squadra multi-disciplinare, non più divisa tra singoli dipartimenti) sia anche la guida che aiuta l’azienda nella fase di trasformazione-applicazione che fa individuare i partner, i prodotti possibili: dal processo al prodotto finale». Il competence center triveneto avrà probabilmente quindi un “hub” in Fiera a Padova, uno al Prom-lab di Rovereto e il terzo all’Amaf Friuli V.G.: «Sono i punti dove metteremo le live-demo». E le critiche giunte da Confartigianato Veneto per un “non coinvolgimento”? «Se avessero letto il bando ministeriale – risponde Dughiero – si sarebbero resi conto che è la direttiva a imporre che all’inizio si portino a bordo partner di un certo valore. Poi i servizi del centro saranno a disposizione delle Pmi», nella logica del “suono il campanello” e spiego cosa mi serve.

19 Aprile 2018
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Diamanti: «Il populismo? Si incrocia con la democrazia»

Il Mattino di Padova / di Roberta Paolini

Il populismo come cifra del presente, l’attitudine alla crescita e poi alla normalizzazione di un movimento che diventa politica e si impone come distributore di utopie, che annienta i corpi intermedi e si insinua come estremismo del senso comune in una modernità distrutta dai bit nella sua realtà concreta e ricomposta in una realtà altra, digitale, illusoriamente libera, individualistica e tremendamente sola. Una realtà vissuta come eu-topica e nostalgica ma che rivela la sua base atopica, il suo spaesamento.

Ilvo Diamanti ne ha scritto a quattro mani con il sociologo Marc Lazard, il più attento analista francese dei fatti politici italiani, l’hanno chiamata Popolocrazia, intitolando il loro ultimo libro. Un titolo che in netta antitesi con il termine più nobile “democrazia” e indica, al contrario, un potere immediato. Il passaggio da democrazia rappresentativa a democrazia diretta è la popolocrazia.

Sabato al Teatro Olimpico di Vicenza il direttore de il Mattino di Padova, la tribuna di Treviso, la Nuova di Venezia e Mestre e del Corriere delle Alpi, Paolo Possamai ne ha discusso insieme al politologo e sociologo italiano Diamanti e la storica Karoline Roerig all’interno de Il Festival Città Impresa. Ne sono emersi alcuni tratti distintivi che partendo dalle analisi puntuali di Diamanti disegnano i contorni e le destinazioni del successo di partiti come il Movimento 5 Stelle e la Lega. «Il populismo viene usato spesso come concetto indefinito – dice Diamanti – lo utilizziamo con la sua valenza prescrittiva e non descrittiva.

Nel pronunciare la parola si dà un giudizio, ciò che non ci piace è populista. Dimenticando che la base semantica è il suo riferimento al popolo, al demos». È quel sentimento di antipolitica che in Italia, come ricorda Possamai, «diede origine negli anni Quaranta al Fronte dell’Uomo qualunque, che raccoglieva il consenso di quelli che non si sentivano rappresentati». Tre sono le colonne che supportano il populismo: «La critica delle élite, la domanda di confini, se non esiste un altro, uno straniero, che definisca non esiste il populismo», ma gli altri sono anche l’establishment, nella sua forma compiuta e globalizzata: l’Unione Europea. «Infine – dice Diamanti – la critica alla democrazia rappresentativa».

L’utopia digitale spinge infatti a credere che sia possibile ricreare l’Agorà, «il mito di poter ricostruire la piazza e dare vita ad una democrazia immediata, privata di corpi intermedi, una democrazia diretta». Questa sfiducia nel presente ribadisce Diamanti alimenta i movimenti e i partiti populisti, è il loro carburante, perché dà voce a coloro «che si sentono periferie rispetto al potere». «Eppure in Francia ha vinto un campione dell’establishment come Emmanuel Macron», fa notare Possamai. La risposta di Diamanti e Roering destabilizza: sia Macron che Angela Merkel, emanazioni del potere costituito, hanno mutuato le categorie populiste per contrastare l’avanzata dei movimenti alternativi al sistema. Ed hanno vinto per questo. Di più, hanno personificato la loro offerta politica:«Il populismo è il partito dei capi, dei leader in cui ci si può identificare» dice Diamanti. E così En Marche!, il partito di Macron ripropone proprio le iniziali del nome del presidente francese EM. Mentre la Cancelliera diventa la garanzia per la Germania con la sua Grosse Koalition.Ma se il populismo contagia l’establishment, a sua volta partiti come il Movimento 5 Stelle ammorbidiscono i toni e si “normalizzano”. «È la controdemocrazia cristiana – spiega Diamanti – il partito di massa che opera in Italia con una trasversalità politica assoluta, assorbendo voti a destra e a sinistra, il populismo non è più deprecabile è incrociato con la democrazia».

19 Aprile 2018
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Cassese: «Per riformare la burocrazia servono dieci anni: nessun politico lo fa»

Corriere del Veneto / di Gian Maria Collicelli

«C’è un malato, con una malattia che tende a non curare». Nella metafora sanitaria del giudice emerito della Corte costituzionale, Sabino Cassese, si coglie alla perfezione lo stallo in cui versa il sistema amministrativo del Paese. Dove il «malato» è la pubblica amministrazione, la «malattia» è la burocrazia – almeno nella sua parte più negativa e impattante – e l’empasse è generata dalla politica. «Per riformare la pubblica amministrazione servono almeno una decina d’anni – è il pensiero di Cassese – con costi nell’immediato e risultati solo nel medio-lungo periodo. E questo di certo non incentiva i governi a impegnarsi in una riforma seria e profonda del sistema, quando invece il tema dovrebbe essere il primo punto di un qualsiasi programma di governo del Paese». Insomma, per il giurista il dito contro la burocrazia in realtà andrebbe esteso anche al mondo politico: «In presenza di governi deboli servirebbero amministrazioni forti, ma ciò non avviene».

Cassese, già ministro per la Funzione pubblica nel Governo guidato da Azeglio Ciampi negli anni 1993-1994, ha tenuto ieri una lectio magistralisdal palco del teatro Olimpico sul tema «Stato e imprese, dove hanno origine le strozzature burocratiche», nell’ambito del programma del Festival città impresa. Una lezione sul mondo della pubblica amministrazione e su quello che il moderatore della mattinata, il direttore del Corriere del Veneto Alessandro Russello, ha definito «un mostro», ovvero la burocrazia.

Ma non c’è da aspettarsi solo un atto d’accusa contro quel «mostro». Il ragionamento di Cassese è più ampio, parte da alcuni esempi in cui carte, norme, sentenze o passaggi obbligati rallentano le opere e le iniziative pubbliche e arriva a un punto chiave: «Se la burocrazia è un ostacolo – ha detto ieri il giurista- c’è qualcosa che blocca a sua volta la burocrazia e la pubblica amministrazione in generale».

Cassese individua diverse cause che influiscono nelle strozzature burocratiche. Parte dal mondo politico («Ogni Parlamento cerca di disegnare leggi che superino la burocrazia creando però norme sempre più complesse che complicano le cose»), coinvolge la magistratura («Quando i giudici arrivano ad essere decisori di ultima istanza su opere e progetti») e mira anche all’interno della stessa funzione pubblica: «La differenza di stipendi porta i bravi tecnici, da molti anni, a passare dal pubblico al privato. Con il risultato che la pubblica amministrazione esternalizza sempre più decisioni, progetti e pure idee progettuali, aumentando costi e tempi». Non aiutano nemmeno le nomine politiche influiscono: «Ogni governo nomina i propri funzionari e siccome in media gli esecutivi durano poco – ha affermato ieri Cassese – il ricambio è continuo e le competenze non emergono».

Il risultato è un paradosso, ben spiegato dal giudice emerito: «Il governo addita la burocrazia e la burocrazia è scontenta del governo e dello Stato». Un vulnus, dunque. Tuttavia la ricetta per uscirne c’è: «Servono competenze e non improvvisazione – ha chiuso l’insigne giurista – si deve cambiare organizzazione e paradigma di ragionamento tenendo a mente la variabile tempo, ma tutto questo deve entrare nell’agenda politica. Non se ne parla nei programmi di governo eppure dovrebbe essere uno dei primi punti all’ordine del giorno».

19 Aprile 2018
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La ripresa dell’economia tra valori e innovazione

Giornale di Vicenza / Di Matteo Carollo

Analizzare la ripresa economica e le ambizioni dell’industria italiana;riflettere sui grandi flussi commerciali che attraversano il nord Italia; chiedersi in che modo i territori possono essere attrattivi. Sono solo alcuni degli obiettivi che si prefigge l’undicesima edizione del Festival città impresa, al via oggi con una serie di incontri in città. Quest’anno l’iniziativa, diretta dal giornalista del Corriere della sera Dario Di Vico, punterà i riflettori proprio sul tema della ripresa dell’economia, in particolare nel triangolo compreso tra Veneto, Emilia e Lombardia. Una delle finalità principali sarà quella di riportare l’attenzione sull’economia reale e sul contributo dell’industria al benessere del territorio.

Proprio per riflettere sullo stretto rapporto che lega le imprese al luogo nel quale operano e alle persone che vivono in quella stessa area, Confindustria Vicenza, nell’ambito del festival, ha organizzato l’incontro “Fabbricare valori: l’impresa e il cambio di paradigma”, in programma domani dalle 11 alle 12.45 nella sede di palazzo Bonin Longare. Il dibattito tra esperti, che sarà introdotto dal presidente di Confindustria Vicenza Luciano Vescovi, avrà al centro il nuovo progetto degli industriali berici: “Fabbricare valori: persona, impresa, territorio”. L’evento, che prenderà le mosse dalla presentazione del libro di Mauro Magatti “Cambio di paradigma. Uscire dalla crisi pensando al futuro”, vedrà la partecipazione di Roberto Antonietti, professore di economia dell’innovazione all’Università di Padova, Giovanni Bonotto, direttore creativo Bonotto e componente dell’advisory board Fabbricare valori, Gabriele Lendaro, responsabile per la sostenibilità di Fabbrica italiana sintetici. L’incontro sarà moderato da Riccardo Bonacina, presidente e direttore editoriale di Vita. Sempre domani, alle 10 a palazzo Leoni Montanari, è previsto il convegno “Il 4.0 a misura dei piccoli”, organizzato da Cna Vicenza: i relatori analizzeranno i rapporti delle imprese con le nuove tecnologie digitali, i risultati raccolti da chi ha scelto di innovare e le difficoltà per le aziende.

La giornata di oggi sarà aperta, alle 10 alle Gallerie d’Italia di palazzo Leoni Montanari, dall’amministratore delegato di Fincantieri Giuseppe Bono, il quale proporrà alcuni spunti di riflessione sulla ripresa economica nei distretti italiani. Seguirà, alle 11.30 al teatro Olimpico, la lectio magistralis del giurista Sabino Cassese sul rapporto tra burocrazia e imprese. A dialogare sul tema saranno il presidente di Confindustria Vicenza Luciano Vescovi, il presidente nazionale di Cna Daniele Vaccarino e Giovanni Costa, amministratore di Intesa San Paolo. Nel pomeriggio, alle 15 sempre all’Olimpico, interverrà il presidente di Federmeccanica Alberto Dal Poz per riflettere sulla parola chiave “impegno” e proporre un decalogo formulato dall’associazione. Esperti a confronto, sempre nel pomeriggio, su manager e aziende di famiglia, mentre saranno toccati anche gli argomenti del budget dell’Italia e della pagella di Bruxelles, tra tasse, spending review e investimenti. Un focus sarà proposto sulle relazioni tra le imprese e il mondo della scuola.

Palazzo Trissino, ospiterà, invece, dalle 16.30, il dibattito tra il sindaco di Piacenza Patrizia Barbieri, quello di Bergamo Giorgio Gori e di Vicenza Achille Variati. Nell’incontro, moderato dal direttore del Giornale di Vicenza Luca Ancetti, i primi cittadini discuteranno su come sia possibile rendere attrattivi i territori. Torna al festival anche il tema della “grande regione dell’A4”, attorno al quale ruoterà l’analisi dei grandi flussi che attraversano il nord Italia. Tra i relatori, che affronteranno l’argomento dalle 16.30 a palazzo Chiericati, anche l’amministratore delegato di Atlantia Giovanni Castellucci e quello di Italo Flavio Cattaneo, per una riflessione sulle infrastrutture del Paese. Tra i temi discussi nel corso della giornata sarà protagonista anche quello dell’innovazione digitale. In particolare, alle 18, a palazzo Bonin Longare, è in programma l’incontro “Verso la smart factory: i big data modificano le organizzazioni”, mentre alla stessa ora a palazzo Trissino, i tecnici si chiederanno se il digitale contribuirà a trasformare le piccole e medie imprese. Le sfide del made in Italy saranno infine al centro dell’appuntamento serale previsto alle 21 al teatro Olimpico, con la partecipazione del presidente esecutivo di Eataly Andrea Guerra. Gli eventi del festival, alcuni dei quali già sold out, sono gratuiti; in ogni caso è consigliata la registrazione.

19 Aprile 2018
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“Città Impresa” torna ai distretti

Il Mattino di Padova / di Nicola Brillo

Il nuovo triangolo dello sviluppo economico italiano Veneto-Emilia-Lombardia e i loro distretti (in ripresa) sono i protagonisti dell’undicesima edizione del Festival Città Impresa. La manifestazione si terrà dal 13 al 15 aprile a Vicenza. Read more

11 Aprile 2018
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La ripresa del Nordest tra burocrazia e lavoro

Giornale di Vicenza / di Matteo Carollo

La ripresa del Nordest, con i riflettori puntati sull’economia reale. Sarà questo il tema dell’undicesimo Festival Città Impresa, in programma in città da venerdì a domenica. In particolare, attraverso più di 30 incontri sarà fatto il punto sul nuovo triangolo dello sviluppo Veneto-Emilia-Lombardia. Read more

10 Aprile 2018
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Veneto-Lombardia-Emilia: ecco il triangolo della ripresa

Corriere del Veneto / di Gian Maria Collicelli

L’obiettivo è «riportare sotto i riflettori l’economia reale, i territori, l’industria». E per farlo si punta a richiamare a Vicenza, sede della tre giorni dedicata all’evento, nomi di spicco del panorama nazionale, fra i quali il direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana, il presidente dell’Istat (Istituto nazionale di statistica) Giovanni Alleva, l’amministratore delegato di Fincantieri Giuseppe Bono; ma anche il giurista Sabino Cassese e l’ex commissario alla revisione della spesa pubblica Carlo Cottarelli. Insomma, alcuni dei volti del gotha dell’economia e della società italiane. Read more

10 Aprile 2018
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Gentiloni: «Questi luoghi d’eccellenza un modello per l’Italia»

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«Fiducia», un patrimonio da non sprecare, è la parola chiave dell’intervento di Paolo Gentiloni nella cornice favorevole del Kilometro Rosso: «Le nostre imprese, le città, Bergamo, i nostri sistemi territoriali hanno le carte in regola per competere e avere fiducia nel futuro. Read more

12 Novembre 2017
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Produttività, istruzione, e concorrenza: così si vincono le sfide del futuro

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Python? E che cos’è? Chi ha capelli grigi in testa (o non ne ha affatto) lancia sguardi interrogativi, mentre in apertura del Festival Città Impresa, l’economista, bergamasco nel mondo, Francesco Giavazzi, indica come fondamentale precetto del futuro la conoscenza di questo linguaggio, utilizzato in moltissime tipologie di applicazioni. Read more

11 Novembre 2017
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Festival Città Impresa, In città il gotha di economia e politica

Il Giornale di Vicenza.

Tre giorni di eventi, da stamani al 2 aprile, con i protagonisti della politica e dell’economia nazionale e internazionale. Solo oggi, per dire, l’elenco degli ospiti prevede, tra gli altri, il presidente del parlamento europeo Antonio Tajani. Domani invece, per parlare di Tav, sarà in città il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio. Si alza il sipario su “Festival Città Impresa”, la manifestazione promossa dall’amministrazione comunale e da VeneziePost che compie dieci anni e punta a mettere a fuoco i temi centrali dello sviluppo di imprese e territori. I numeri dell’evento dicono: 130 relatori previsti e 30 eventi a tutto campo.

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31 Marzo 2017
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La città mette in mostra i suoi gioielli più belli

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Da venerdì 31 marzo a domenica 2 aprile, la decima edizione del Festival Città Impresa animerà l’intero centro storico di Vicenza lungo l’asse di Corso Palladio: dal Teatro Olimpico, sede dei grandi dibattiti, a Palazzo Chiericati, da Palazzo Trissino alle Gallerie d’Italia – Palazzo Leoni Montanari al Palladio Museum. Read more

30 Marzo 2017
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Il Festival Città Impresa: c’è più ripresa di quella che si vede

Corriere della Sera / di Francesca Basso. 

C’è più ripresa di quello che si vede. Sono i numeri a dirlo. I dati sui distretti industriali raccontano di una crescita doppia di quella dell’Italia: per quest’anno e per il 2018 è prevista una performance superiore al 2%, trainata dai mercati esteri e sostenuta dalla domanda interna. Tra i distretti migliori figurano quelli del Nord Est. Parte da qui la decima edizione del «Festival CittàImpresa» Read more

22 Marzo 2017
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