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La scommessa delle “academy” «La formazione attira i giovani»

La difficoltà di reperire personale preoccupa il mondo produttivo Bisin: «Un gap tra competenze che escono e che non entrano»

Ci sono persone alla ricerca di un impiego e ci sono aziende a corto di personale. Eppure, non sempre queste due necessità riescono a venirsi incontro. Sembra un paradosso, e in effetti lo è. Da una parte la disoccupazione e dall’altra le imprese che non riescono a sopperire alla carenza di organico. Senza dimenticare l’inserimento in azienda (non sempre facile) dei giovani, la valorizzazione delle donne al pari degli uomini nel mondo del lavoro (su cui c’è ancora tanto da fare) e la pericolosa perdita di competenze all’interno delle imprese. Sono questi alcuni dei temi trattati nell’incontro organizzato ieri sera, dalle 18 a palazzo Trissino, in sala degli Stucchi, dal titolo “Trovare, crescere e trattenere le persone. Le competenze e il loro valore nell’impresa e nelle filiere”, organizzato all’interno del festival Città Impresa.Gli ospiti dell’evento, condotto da Rita Querzè, giornalista de Il Corriere della Sera, non hanno mancato di offrire spunti e riflessioni sull’attualissimo tema della ricerca e valorizzazione del personale nell’ambito lavorativo. Un tema che Nerio Dalla Vecchia, vice presidente di Confartigianato Imprese Vicenza, non ha mancato di definire come «il tema dei temi. Ne parliamo ogni giorno. La criticità legata alle risorse umane non è un problema che sta arrivando, è già arrivato. Ora dobbiamo trovare una soluzione». Parole condivise da Lara Bisin, vice presidente di Confindustria Vicenza con delega al capitale umano, che ha evidenziato il «grande gap che si sta creando tra competenze che escono e non entrano nelle aziende». Competenze che spesso però non vengono sfruttate, soprattutto nel caso delle donne: «È un potenziale sprecato. Le donne hanno competenze che il Paese non fa proprie e questo non possiamo permettercelo».Problemi non da poco, che preoccupano il tessuto produttivo vicentino. «Un po’ di disallineamento occupazionale ci vuole – ha esordito provocatoriamente Paolo Gubitta, direttore dell’Osservatorio delle professioni digitali e docente all’università di Padova -. L’obiettivo non è eliminarlo, ma tenerlo basso». E le nuove generazioni? «Non è facile generalizzare – il commento di Carlo Pellegrino, imprenditore e titolare di Mec Service -, ma molti giovani non hanno subito la priorità del lavoro. Sembra strano, ma lo vediamo tutti i giorni». Concetto ribadito da Michele Conchetto, direttore risorse umane di Salvagnini: «I giovani cercano lavoro, ma con moderazione. Hanno diverse richieste, come lo smart working, la flessibilità dell’orario, la possibilità di crescita, di lavorare all’estero e di formazione». Già, la formazione. Parola cardine legata all’occupazione odierna, soprattutto giovanile. «Oggi il tema per le aziende è quello di attrarre il personale e avere un’academy, una scuola aziendale, è un elemento attrattivo per i giovani».Spesso, però, anche la formazione non basta «se manca la materia prima – le parole di Laura Dalla Vecchia, presidente di Confindustria Vicenza -. Le aziende vicentine sono pronte a fare formazione, ma abbiamodi Confartigianato Imprese Vicenza, non ha mancato di definire come «il tema dei temi. Ne parliamo ogni giorno. La criticità legata alle risorse umane non è un problema che sta arrivando, è già arrivato. Ora dobbiamo trovare una soluzione». Parole condivise da Lara Bisin, vice presidente di Confindustria Vicenza con delega al capitale umano, che ha evidenziato il «grande gap che si sta creando tra competenze che escono e non entrano nelle aziende». Competenze che spesso però non vengono sfruttate, soprattutto nel caso delle donne: «È un potenziale sprecato. Le donne hanno competenze che il Paese non fa proprie e questo non possiamo permettercelo».Problemi non da poco, che preoccupano il tessuto produttivo vicentino. «Un po’ di disallineamento occupazionale ci vuole – ha esordito provocatoriamente Paolo Gubitta, direttore dell’Osservatorio delle professioni digitali e docente all’università di Padova -. L’obiettivo non è eliminarlo, ma tenerlo basso». E le nuove generazioni? «Non è facile generalizzare – il commento di Carlo Pellegrino, imprenditore e titolare di Mec Service -, ma molti giovani non hanno subito la priorità del lavoro. Sembra strano, ma lo vediamo tutti i giorni». Concetto ribadito da Michele Conchetto, direttore risorse umane di Salvagnini: «I giovani cercano lavoro, ma con moderazione. Hanno diverse richieste, come lo smart working, la flessibilità dell’orario, la possibilità di crescita, di lavorare all’estero e di formazione». Già, la formazione. Parola cardine legata all’occupazione odierna, soprattutto giovanile. «Oggi il tema per le aziende è quello di attrarre il personale e avere un’academy, una scuola aziendale, è un elemento attrattivo per i giovani».Spesso, però, anche la formazione non basta «se manca la materia prima – le parole di Laura Dalla Vecchia, presidente di Confindustria Vicenza -. Le aziende vicentine sono pronte a fare formazione, ma abbiamo bisogno di persone. Senza, anche l’academy non serve». La numero uno degli industriali vicentini, parlando di welfare, è poi tornata sul tema delle donne nel mondo del lavoro che, spesso, hanno «il problema della gestione familiare», che può essere superato «incentivando la regolarizzazione dei contratti domestici».Sull’attuale situazione occupazionale, per Gianluca Cavion, presidente di Confartigianato Imprese Vicenza, «pesano le scelte non fatte dalle politiche precedenti. Le soluzioni? Devono arrivare da chi ci governa». Critiche anche per il reddito di cittadinanza, che «non va bene. Penalizza chi vuole lavorare. Ora ci sono i fondi Pnrr, e vanno investiti correttamente». Sui rincari energetici causati dalla guerra in Ucraina, il commento della presidente Dalla Vecchia, a conclusione dell’incontro, è lapidario: «Non possono essere scaricati sulle aziende».