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L’era dei trentenni artigiani del tessile tra nuove tecnologie e scarti riciclati

C’è il glamour, il design, la creatività. Ma c’è, soprattutto, l’artigianalità, il “saper fare”, la qualità. Il tutto, in chiave socialmente responsabile. A farsi portavoce e promotori di questo nuovo modo di concepire e costruire l’industria del fashion – una delle più redditizie ma anche delle più inquinanti al mondo – sono i giovani. Quattro ragazzi, protagonisti ieri a Festival Città Impresa con le loro storie di imprenditorialità raccontate nel corso della tavola rotonda organizzata da Cna Veneto Ovest a palazzo Thiene. “Moda, l’artigianalità sostenibile fa il filo ai giovani”, questo il fil rouge scelto da Cna per illuminare un vivaio imprenditoriale fertilissimo, «con l’obiettivo di fornire spunti a tanti altri giovani», auspica la presidente di Cna Veneto Ovest Cinzia Fabris. E di stimoli ne sono arrivati tanti, come ha evidenziato il professor Marco Bettiol, docente di Economia e gestione delle imprese all’università di Padova. «Le esperienze di questi imprenditori coraggiosi ci confermano che il modello che si sta sempre più delineando è quello di un recupero della tradizione – in questo caso tessile – del territorio veneto ma più in generale del made in Italy, unita ad una solida formazione e ad un utilizzo sapiente delle nuove tecnologie in chiave sostenibile». In questo senso si colloca una realtà come “Rifò” di Niccolò Cipriani, trentenne (come gli altri relatori, ndr) di Prato: «Ci rifacciamo all’arte pratese dei cenciaioli, riciclando la materia tessile per dare valore al singolo capo e al contempo ridurre il peso degli scarti della moda», spiega Cipriani. Scarti diversi – polvere di marmo, della sua Verona – sono quelli che Alice Zantedeschi ha deciso di introdurre nei suoi abiti brevettando un esclusivo film per rendere impermeabili gli indumenti della linea “Fili Pari”. Si è inserita nel tessuto artigianale vicentino e veneto anche Serena Novello, research and development designer di “Provinciastudio”: «Attraverso il design ridò valore a rimanenze di magazzino e pezzame – illustra – impreziosendo i capi con creazioni in vetro di Murano».C’è ricerca, recupero, valorizzazione e (tanta) passione anche nel lavoro di Giulia Bortoli, fondatrice di Studioè. Consulente di maglieria originaria di Schio, Giulia è una delle specialiste della maglia più apprezzate a Milano, dove collabora con numerosi marchi, haute couture compresa.