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Benvenuti nell’industria “L.R. Vicenza”

Il Giornale di Vicenza / di Roberta Bassan

Quando è entrato per la prima volta nella palazzina degli uffici di via Schio, due passi dopo il portone rosso dello stadio comunale Romeo Menti, ha detto «giù i muri». Era lo scorso maggio. Il Tribunale aveva assegnato la proprietà del Vicenza Calcio, dichiarato fallito, all’imprenditore Renzo Rosso attraverso la holding Otb. E mentre nei mesi successivi si strutturava la squadra di calcio e si lavorava all’allargamento della compagine societaria si organizzava anche la gestione della nuova società calcistica, nata dalla fusione con il Bassano Virtus. Le pareti sono state abbattute nella palazzina a vetri dove campeggia il nuovo stemma con la “R” rossa e il corridoio si apre su uno spazio di lavoro unico. Oggi L.R. Vicenza Virtus sposa le logiche di un’industria.

I MANAGER. C’è una squadra di 13 dipendenti che fanno capo alle 5 aree dell’organigramma dal commerciale alla comunicazione, dall’area tecnica a organizzativa fino al settore finanziario: in parte presi dal Bassano Virtus, in parte dall’ex Vicenza, metà laureati, 5 donne. Una di queste è la manager Elisabetta Alzeni giunta poche settimane fa in un percorso che è solo all’inizio. Prima di arrivare a guidare l’area finanza del Vicenza è stata a capo del controllo in Cielo Venezia 1270, marketing controller per 9 anni in Diesel, ha accompagnato come Cfo Askoll Eva in Borsa. E in questi giorni il direttore generale Paolo Bedin le ha chiesto di frequentare un corso di alta formazione alla Cattolica di Milano sui fondamenti di gestione finanziaria nel settore del calcio professionistico. Il Vicenza in effetti ha una struttura organizzativa che corre rispetto al campionato di Lega Pro dove, la gran parte delle squadre, si limitano a pochi ruoli basici: un direttore sportivo, un segretario generale, un amministrativo e un addetto stampa. Il Vicenza a dire la verità si porta una consuetudine nell’area finanza fin dall’epoca della proprietà inglese Enic che, da società quotata, aveva bisogno di report mensili. E così dall’impresa di costruzioni Maltauro arrivò nel 1997 per due anni Vittorio Pozzato. E in successione Elisabetta Fongaro che poi ha fatto il salto in serie A dove ora è responsabile contabilità e amministrazione del Chievo.

L’INDUSTRIA. Ma oggi uno staff come Dio comanda è ancora più necessario. Il Vicenza è entrato a far parte di un gruppo industriale e il suo bilancio (un piccolo consolidato che avrà al suo interno la società del settore giovanile Nex Gen) farà parte del consolidato di Otb, insieme a Diesel, Maison Margiela, Marni, Paula Cademartori, Viktor & Rolf, Staff International. E, come i marchi di moda sotto il controllo della capogruppo, dovrà sempre più rispondere a logiche industriali in quanto a protocolli e policy che proprio il fatto di essere un’azienda di Otb comporta. Basti pensare in prospettiva alle politiche di licesing (attività di commercializzazione delle licenze) e merchandising (“sfruttamento” del marchio): saranno concessi solo alle aziende in grado di fornire credenziali in linea con quelle richieste dal gruppo. Accanto al fatto che oggi L.R. Vicenza è una delle poche società sportive ad adottare il modello di gestione e controllo ex decreto legislativo 231 che, in buona sostanza, comporta l’adozione di determinati comportamenti con l’obiettivo di prevenire reati penali. Così tutti i contratti di sponsorizzazione e di appalto che escono dall’ufficio legale del Vicenza avranno una verifica in Otb. E anche le assunzioni.

IL BUDGET. Va da sè, dentro un perimetro, una certa flessibilità. «Il nostro oggetto sociale è particolare – spiega il dg Paolo Bedin -: offriamo un evento sportivo ma anche un brand che porta con sè passione, fede, attaccamento, fidelizzazione, senso di appartenenza». Un piano di budget rischia però di essere influenzato nel calcio, come forse in pochissime industrie, dalle crisi delle sconfitte o dall’accelerazione delle vittorie. La vendita dei biglieri ad esempio: se il Vicenza vince si ritrova con 2 mila spettatori in più a partita oltre ai 7.800 abbonati, se perde rischia di averne appena 800. Le sponsorizzazioni: se vince acquisisce nuovi contratti fino a stagione inoltrata, se perde si blocca. «La strategia – spiega Bedin – non può essere continuamente influenzata dai risultati: il budget ad esempio deve essere flessibile, ma la perdita deve rimanere sostenibile». Perdite fuori controllo hanno portato al fallimento negli ultimi 10 anni di 50 società nel calcio professionistico, tra cui lo stesso Vicenza. Ecco che sposare logiche manageriali aiuta anche se Bedin è chiaro: «Le logiche manageriali e i budget devono essere coerenti con la storia, la tradizione e le aspettative di una piazza come Vicenza».

STRATEGIE. Rosso del resto lo ha detto: l’obiettivo non è stare in serie C. E anzi quando ha presentato la nuova compagine di 11 soci tra i maggiori imprenditori del Vicentino che ha blindato (l’aumento di capitale deliberato a gennaio prevede un lock up al 2022) ha ribadito in modo chiaro: «Questo è l’anno zero per noi, certo vogliamo salire di categoria, allestiremo una bella squadra ma senza fare follie perché così poi si fallisce. Semplicemente puntiamo alla scalata il prima possibile». Fino a dove? «In C e in B si perdono soldi e noi abbiamo previsto che all’inizio il conto economico sarà in perdita ma, nel tempo, vogliamo una società che faccia profitti». E per questo il processo di crescita anche manageriale avanza. Una società di serie B sullo stesso metro del Vicenza viaggia con un organico di 20/25 persone. E in serie A ha 30/50 unità. E poi si testano nuove forme di attrazione. Sara Vivian, a capo del marketing, mostra fiera “Casa Vicenza” dove sogna eventi 7 giorni su 7. E apre le porte della nuova area dove ogni settimana uno dei 200 sponsor ha un “pacchetto” di ospitalità per i suoi clienti compresa la visita agli spogliatoti e la possibilità di vedere l’allenamento pre-partita a bordo campo. Come allo Juventus Stadium.