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“Competence center” del Triveneto «Abbiamo 60 domande di imprese»

Giornale di Vicenza / di Piero Erle

«Saranno strutture tecnologiche create con le imprese e per le imprese.Certo, avremo un problema a selezionare tra tante domande, ma la risposta che sta arrivando da Università eccellenti e imprese ci dice che la strada è giusta». Così Stefano Firpo, direttore generale per la politica industriale del Ministero per lo Sviluppo economico, ha presentato a palazzo Leoni Montanari per il festival “Città impresa” lo sprint finale che l’Italia sta vivendo per far nascere i “Competence center”. Il 30 aprile infatti scade il bando nazionale lanciato a fine gennaio dal Ministero per i candidati ad aggiudicarsi i 40 milioni di co-finanziamenti stanziati dallo Stato: 7,5 milioni massimo per pagare il 50% dell’avvio del centro, 200 mila euro a sostegno del 50% di spese per ciascun progetto. E dato che il bando è per un partenariato pubblico-privato occorrerà aver messo assieme una squadra di strutture di ricerca ma anche di imprese “big” che mettano in campo risorse, fatturati, brevetti già registrati. Questa squadra poi, rimarca Firpo, dovrà essere a servizio «di una platea di utenti che sono le imprese Pmi. E dovrà presto essere in grado di sostenersi aggiudicandosi i bandi dell’Ue, che valgono circa 100 miliardi».

LA SCELTA DEL TRIVENETO. All’incontro erano rappresentati più candidati di prima fila: Politecnici di Milano (Marco Taisch) e di Torino (Paolo Fino), Università di Bologna (Fabio Fava) e di Padova, col prorettore Fabrizio Dughiero che segue dall’inizio la candidatura del Triveneto a vedersi finanziato un “Competence center” da Roma. «Noi abbiamo unito – spiega Dughiero – nove università del Triveneto, più due istituzioni di ricerca come l’Infn a Padova (fisica nucleare) e la trentina fondazione Bruno Kessler. Inoltre abbiamo appena chiuso il nostro bando e abbiamo ricevuto 60 domande di imprese che vogliono fare squadra con noi. Può sembrare complicato tenere tutti assieme ma non si tratta di creare nuove strutture: ci sono già, e di eccellenza. Casomai dobbiamo avere un po’ di personale per gestire le strutture esistenti e organizzarle in modo da renderle adatte a farvi lavorare dentro anche le Pmi». La candidatura triveneta ha scelto di puntare sulle tecnologie “Smact”: social network, mobile (piattaforme, app), advanced analytics (big data), cloud e internet of things. Un modo per dare risposte sia al manifatturiero sia servizi-retail e grande distribuzione.

TRE “HUB”. Il “Competence center” ideato dal Triveneto mira a tre “hub” di laboratori, uno per regione, che garantiscano alle piccole imprese, come vuole lo Stato, sia orientamento che formazione e ricerca industriale. Ci saranno il “demonstration lab”, il “training lab” e il “co-design lab” ma «l’obiettivo – avverte Dughiero – è non frammentare le attività ma accompagnare le Pmi in un percorso continuativo: un’azienda arriva al competence center, si rende conto di quelle che sono le tecnologie che possono esserle utili, decide di voler fare formazione per i suoi manager e operatori, e poi la parte più importante è il co-design e transformation. Qui infatti sta la novità: spesso l’università fa un progetto sperimentale e lo elabora ma poi si limita a “indicare la via” alle imprese. Col competence center vogliamo che chi ha elaborato il progetto (e sarà una squadra multi-disciplinare, non più divisa tra singoli dipartimenti) sia anche la guida che aiuta l’azienda nella fase di trasformazione-applicazione che fa individuare i partner, i prodotti possibili: dal processo al prodotto finale». Il competence center triveneto avrà probabilmente quindi un “hub” in Fiera a Padova, uno al Prom-lab di Rovereto e il terzo all’Amaf Friuli V.G.: «Sono i punti dove metteremo le live-demo». E le critiche giunte da Confartigianato Veneto per un “non coinvolgimento”? «Se avessero letto il bando ministeriale – risponde Dughiero – si sarebbero resi conto che è la direttiva a imporre che all’inizio si portino a bordo partner di un certo valore. Poi i servizi del centro saranno a disposizione delle Pmi», nella logica del “suono il campanello” e spiego cosa mi serve.