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Umbragroup, le viti made in Italy che volano nello spazio

Corriere della Sera / 13 settembre 2020

Anche un settore fortemente impattato dal Covid-19 come l’aerospaziale vede imprese non solo che resistono ma che puntano alla crescita. La Umbragroup di Foligno, 1300 dipendenti e circa il 90% della sua produzione esportata, è tra queste: «Nell’aerospaziale si comincia a vedere adesso la frenata», spiega in una pausa del Festival Città Impresa a Vicenza Antonello Marcucci, presidente e amministratore delegato alla finanza. «Noi continuiamo ad innovare. La gente tornerà a volare e l’aiuto degli Stati alle compagnie aeree farà in modo che il settore non venga totalmente atterrato».

Marcucci e l’amministratore delegato Antonio Baldaccini, 45 anni, rappresentante della seconda generazione alla guida della società, stanno guardando ad alcune start-up italiane, in particolare nella ricerca aerospaziale. Umbragroup, che produce viti a ricircoli di sfera e soluzioni ad alta tecnologia, ha visto nel primo semestre un calo dei ricavi del 20%, contro una media di settore del 30-40%, «un risultato comunque soddisfacente», commenta Marcucci, «abbiamo avuto il 14% di ebitda e creato utile mantenendo una posizione finanziaria netta positiva». Il 2019 si era chiuso con un fatturato in crescita del 9,8% a 234,5 milioni e un utile di 13,8 milioni.

Ciò che il Covid ha rallentato è stato il processo di avvicinamento alla Borsa, previsto tra il 2023 e il 2024. Dal 2019 Umbragroup ha comunque una sorta di azionariato diffuso, dato che nel fondo Ipoc3 messo in piedi da Azimut ci sono 140 piccoli investitori. Il fondo ha rilevato il 18,7% valutando il gruppo 300 milioni. Per questo motivo — rivela Marcucci — stiamo scrivendo un libro in cui riportiamo ciò che ogni manager, ogni funzione dell’azienda ha tenuto nella pandemia, per cercare di trasferire ad altri ciò che abbiamo imparato, compresi errori e improvvisazioni. E far capire che la pandemia è l’opportunità per accelerare alcune tendenze, come la digitalizzazione».