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Robiglio: «Imprese alla sfida delle competenze»

Il Sole 24 Ore / 12 settembre 2020

Puntare sulle competenze. Dei lavoratori, ma anche degli imprenditori. «Bisogna mettere al centro il capitale umano, principale fattore di crescita e cambiamento. C’è bisogno di formazione, la grande sfida su cui ci misuriamo tutti». Carlo Robiglio, presidente della Piccola industria di Confindustria parla al Festival Città Impresa. Tema del dibattito: la sfida della digitalizzazione. E Robiglio esordisce concordando: tecnologie, innovazione, digitale sono fattori determinanti. Ma occorre un altro passaggio: «c’è necessità di una nuova cultura d’impresa. Serve attenzione al territorio, la percezione del ruolo sociale dell’impresa». In sintesi: «gli imprenditori devono cambiare testa, uscire dall’azienda, contaminarsi, guardare ciò che c’è all’esterno e formare se stessi, inserire manager». In questo modo possono spingere l’evoluzione della propria impresa.

E qui si torna alle competenze: «primo passo è capire cosa occorre all’impresa per crescere, poi individuare se all’interno esistono saperi adeguati, in caso contrario vanno presi dall’esterno», ha continuato Robiglio, che è anche vice presidente Confindustria.

Certo, occorre anche che dal governo arrivino misure efficaci e di supporto all’economia. «Si parla dei 209 miliardi del Recovery Found, sono molti soldi, temo che possano creare una sbornia di onnipotenza. Dobbiamo evitare che si finisca per spenderli nella logica dei bonus, che è un modo poco efficace di procedere». Le imprese hanno bisogno di competenze adeguate. Che mancano. «Formazione e innovazione sono i fattori che generano lavoro». Bisogna individuare interventi efficaci: nel dibattito è emerso che l’utilizzo del credito di imposta sulla formazione di Industria 4.0 non ha funzionato. «Ne ho parlato nei giorni scorsi al ministero dello Sviluppo, l’uso del credito di imposta ha generato un flop perché era troppo complesso, occorrono strumenti semplici».

Altro aspetto cui si è soffermato il presidente della Piccola è il passaggio generazionale: «già il termine è sbagliato, l’azienda non è un immobile, bisogna usare piuttosto il termine continuità aziendale. L’azienda non è solo dell’imprenditore, è un valore sociale, un bene del territorio». Il 20% delle pmi, ha sottolineato Robiglio, ha a capo un ultra settantenne e sono alle prese con un una nuova organizzazione. «Se non ci sono all’interno competenze adeguate, occorre mangerializzare l’impresa», ha continuato, raccontando la propria esperienza di aver deciso di assumere un direttore generale.

Occorre un «nuovo Rinascimento». L’Italia ha tutte le potenzialità per reagire. «Guardiamo all’ambiente, siamo un paese povero di materie prime e ciò ci ha spinto ad essere leader nell’economia circolare, superando in questo anche i tedeschi. Abbiamo le carte in regola per crescere e competere, come imprese e come paese».