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Gentiloni: «Questi luoghi d’eccellenza un modello per l’Italia»

L’Eco di Bergamo / di Franco Cattaneo.

«Fiducia», un patrimonio da non sprecare, è la parola chiave dell’intervento di Paolo Gentiloni nella cornice favorevole del Kilometro Rosso: «Le nostre imprese, le città, Bergamo, i nostri sistemi territoriali hanno le carte in regola per competere e avere fiducia nel futuro.

Credo davvero che questa operosa stabilità, questa sicurezza tranquilla, questo gioco di squadra che si vede in questi luoghi d’eccellenza sia assolutamente cruciale. Un esempio per l’Italia, un messaggio che porterà tutti a crescere insieme. Abbiamo fiducia e lavoriamo in questa direzione».

Una storia di successo

Il paradigma di Bergamo global (export cresciuto del 45% da 2009 a oggi, più del doppio della media Ue), una storia di difficile contrasto alla crisi e di successo, agli occhi del presidente del Consiglio è coerente con la prospettiva di una società inclusiva che ha tratteggiato con uno stile tutto suo: valorizzazione del capitale umano, relazioni capitale-lavoro, legame imprese-territorio. Una cultura d’impresa da diffondere. Lo ha fatto, Gentiloni, ieri mattina con un discorso di 20 minuti, tutto giocato sul registro positivo senza nascondersi le zone d’ombra, rendendo omaggio al patron della Brembo, Alberto Bombassei, e alla presenza dell’establishment, del ministro Maurizio Martina, di diversi parlamentari, del sindaco Giorgio Gori e del presidente della Provincia Matteo Rossi. Se si è fuori dalla crisi, chiarisce più volte il capo del governo, il merito in prima istanza va alla «capacità di resilienza e di innovazione del mondo del lavoro e delle imprese» e questa «rivendicazione di orgoglio, protagonista della ripresa, alimenta il capitale di fiducia di cui abbiamo bisogno».

L’Italia, dunque, s’è rimessa in marcia: il deficit pubblico rispetto al Pil in questi anni è sceso dal 5,3% al 2%, mentre le proiezioni per l’eurozona promettono una crescita stabile e continua: «Dobbiamo avere la consapevolezza che l’energia creativa che vediamo qui, attorno a noi, può finalmente dispiegarsi in un ambiente notevolmente più favorevole: dipende da noi». Ecco perché il «ritorno alla crescita non va sprecato», e qui c’è lo snodo politico richiamato in modo esplicito: «Abbiamo presentato una legge di Bilancio snella e mirata su alcuni obiettivi. Può essere migliorata, ma non può trasformarsi in una nuvola di segnali di fumo rivolta a questa o a quella categoria». Dinanzi a questa spinta negativa e mentre i gruppi parlamentari hanno presentato quasi 4 mila emendamenti, Gentiloni avverte che la «nuvola» non aiuterebbe il percorso che serve oggi e bisogna opporre qualcosa di virtuoso: lo spiega con il motto della Brembo («Frenare per correre») e lo traduce poi da romano («Diamoci una calmata»).

Insomma, la ripresa «non va dilapidata, ma accudita e rassicurata», perché la sfida è la quarta rivoluzione industriale. E Impresa 4.0, il nuovo nome di Industria 4.0, è fatta per sostenere la promozione del capitale umano: politiche attive, alternanza scuola-lavoro, proroghe per i superammortamenti, crediti d’imposta per la formazione, investimenti sugli istituti tecnici, un fondo per il capitale immateriale. «Il futuro fatto di evoluzione digitale e di robotica ­– precisa il premier – non è un destino negativo che divide la società in due, se si arriva a questo traguardo mantenendo la coesione che è stata alla base del miracolo dell’industria italiana». Ecco, quindi, il versante social affidato alla risorsa del capitale umano «per evitare che si accentui la divaricazione fra una sorta di élite digitale, cosmopolita e senza terra, e lavoratori sottopagati e sottoqualificati ma con forti radici territoriali». «Occorre – insiste – ricucire strappi e lacerazioni, non certo aprirne di nuovi». Una preoccupazione che gli offre lo spunto per un sorvolo dialogante dopo il referendum per l’autonomia di Lombardia e Veneto: «Questo vale anche per la sacrosanta spinta verso una maggiore autonomia che si respira in diversi territori. Rivendicazione di efficienza e non di egoismo: deve essere un protagonismo nella solidarietà, non di separazione». La rilevanza del territorio, il soft power che nasce e si sviluppa lungo la concretezza della mappa dei Comuni: «Il legame con il territorio è parte essenziale del messaggio della coesione. L’Italia dei piccoli borghi ha accettato la sfida dell’innovazione e del futuro, proiettando l’immagine dell’Italia nel mondo».

Il quadro geopolitico

Un mondo segnato dall’imprevedibilità del quadro geopolitico che l’ex ministro degli Esteri conosce meglio di altri per averla affrontata: «Non voglio certo negare la presenza di incognite che ci vengono dall’Africa o negare i rischi posti dal riaffiorare del sovranismo, delle piccole patrie, delle nostalgie per imperi piccoli o grandi dei secoli passati». Ma, conclude fra gli applausi ritornando concettualmente al punto di partenza, «a tutto questo possiamo rispondere dando il nostro contributo, che è un antidoto a queste crisi: fare comunità e aumentare la coesione».