Home » Archivi per Marco

Marco

Francesco Giavazzi «La ripresa? Venezia invece che alle navi pensi ad attirare smart worker»

VeneziePost / 14 settembre 2020

«È inutile affannarsi a costruire nuove banchine al Terminal di Venezia. Quattro navi da crociera al giorno non torneranno più». Forse converrebbe pensare ad attrarre smart worker, magari tedeschi, interessati a vivere lavorando da Venezia. Il punto, sulla ripresa dopo il lockdown, non è solo di quanto lenta o veloce sia, ma anche di pensare ad iniziative all’altezza dei tempi mutati. Lo ha fatto capire l’economista Francesco Giavazzi, docente alla Bocconi di Milano, intervenuto ieri a Vicenza alla tavola rotonda su ripresa veloce o lenta al Festival Città Impresa, l’iniziativa di Italypost e dell’Economia del Corriere della Sera che vive oggi la giornata di chiusura (programma degli eventi, da seguire anche in streaming, su festivalcittaimpresa.it).

Il riferimento di Giavazzi era all’idea del sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, di rilanciare il lavoro con investimenti sul versante del turismo marittimo. Ma, è l’obiezione, la forte polarizzazione della ripresa Usa vede settori in Borsa crescere del 60 per cento e altri crollare del 40, in rapporto ai problemi sul distanziamento sociale. «Se il turismo crocieristico è diminuito così tanto da far crollare il valore delle navi – fa notare Giavazzi – come si può pensare che in tempi ragionevoli la gente possa tornare a trascorrere le vacanze confinata in un’imbarcazione?».

E sarà sempre l’incidenza del virus a disegnare la curva di risalita dell’economia, dei comparti e delle professioni: «Alcuni – osserva Merler – stanno vivendo un andamento a ‘V’ anche abbastanza stretto. Per altri, invece, siamo al tratto orizzontale della ‘L’, senza indizi di rialzo».

Per questo va guardato alla trasforma-zione del mondo del lavoro e alle modifiche che lo smart working potrebbe avere introdotto nel modo di produrre e di vivere. Per Silvia Merler, responsabile della ricerca del fondo Algebris, si potrebbe partire da qui per elaborare «politiche organiche di sviluppo locale. Per invertire lo spopolamento delle periferie grazie al venir meno della necessità di trasferirsi di molti lavoratori».

E le priorità per il Recovery Fund? Scuola prima di tutto. Anche per ribaltare gli investimenti sui giovani, penalizzati dal lockdown ad esempio con il taglio dei contratti a termine. «Uno stato dovrebbe investire sui trentenni, sulla loro forza e capacità, invece che sui cinquantenni. Ma i servizi sono rivolti più agli anziani che ai giovani – ha sostenuto il capo economista di Intesa Sanpaolo, Gregorio De Felice -. Non investire su nidi e tempo pieno nelle scuole primarie ha effetti enormi sul lavoro dei giovani e delle donne».

 

Nasce il Premio Letteratura d’impresa

L’ Economia del Corriere della Sera / 13 settembre 2020

Far conoscere storie d’impresa emblematiche della capacità tutta italiana di creare «all’ombra dei campanili cose belle che piacciono al mondo» come scriveva lo storico dell’economia Carlo Maria Cipolla. Questa l’ambizione del Premio Letteratura d’impresa 2020 promosso dal Festival Città Impresa, ItalyPost e Cuoa Business School. Un’occasione per favorire la diffusione di opere che descrivano le peculiarità del nostro sistema produttivo. La scadenza per l’invio delle candidature è il 30 settembre 2020, tre categorie. La sezione editoria è destinata a romanzi, saggi, graphic novel e fumetti; la sezione multimediale per video, film e podcast e la sezione ricerca in cui rientrano tesi e studi inediti sulla cultura d’impresa. Per ogni categoria la giuria premierà un solo vincitore. Info: festivalcittaimpresa.it

 

Umbragroup, le viti made in Italy che volano nello spazio

Corriere della Sera / 13 settembre 2020

Anche un settore fortemente impattato dal Covid-19 come l’aerospaziale vede imprese non solo che resistono ma che puntano alla crescita. La Umbragroup di Foligno, 1300 dipendenti e circa il 90% della sua produzione esportata, è tra queste: «Nell’aerospaziale si comincia a vedere adesso la frenata», spiega in una pausa del Festival Città Impresa a Vicenza Antonello Marcucci, presidente e amministratore delegato alla finanza. «Noi continuiamo ad innovare. La gente tornerà a volare e l’aiuto degli Stati alle compagnie aeree farà in modo che il settore non venga totalmente atterrato».

Marcucci e l’amministratore delegato Antonio Baldaccini, 45 anni, rappresentante della seconda generazione alla guida della società, stanno guardando ad alcune start-up italiane, in particolare nella ricerca aerospaziale. Umbragroup, che produce viti a ricircoli di sfera e soluzioni ad alta tecnologia, ha visto nel primo semestre un calo dei ricavi del 20%, contro una media di settore del 30-40%, «un risultato comunque soddisfacente», commenta Marcucci, «abbiamo avuto il 14% di ebitda e creato utile mantenendo una posizione finanziaria netta positiva». Il 2019 si era chiuso con un fatturato in crescita del 9,8% a 234,5 milioni e un utile di 13,8 milioni.

Ciò che il Covid ha rallentato è stato il processo di avvicinamento alla Borsa, previsto tra il 2023 e il 2024. Dal 2019 Umbragroup ha comunque una sorta di azionariato diffuso, dato che nel fondo Ipoc3 messo in piedi da Azimut ci sono 140 piccoli investitori. Il fondo ha rilevato il 18,7% valutando il gruppo 300 milioni. Per questo motivo — rivela Marcucci — stiamo scrivendo un libro in cui riportiamo ciò che ogni manager, ogni funzione dell’azienda ha tenuto nella pandemia, per cercare di trasferire ad altri ciò che abbiamo imparato, compresi errori e improvvisazioni. E far capire che la pandemia è l’opportunità per accelerare alcune tendenze, come la digitalizzazione».

 

Quid informatica sfida i giganti del software e punta alle medie aziende

Corriere della Sera / 13 settembre 2020

Da system integrator di tecnologie e processi a produttore di software con un focus sul credito al consumo per banche e istituti finanziari. Nomi come Unicredit, Credem, Mediolanum, Compass-Mediobanca, solo per citare alcuni dei clienti che si sono affidati ai servizi di Quid informatica, radici a Firenze e sede operativa a Milano. Un’azienda che ha il suo perno nei servizi finanziari (valgono l’80% dei ricavi) ma che guarda anche alla media impresa.

E’ il percorso compiuto da Stefano Bertoli, fiorentino, 57 anni, un passato in IBM, che punta a chiudere l’anno con circa 34 milioni di ricavi e un margine operativo lordo superiore al 20%. «Per noi è stato un cambio di passo, ora puntiamo a diventare un punto di riferimento nelle soluzioni software per banche e società finanziarie nell’ambito dei prestiti personali, finalizzati all’acquisto dei beni di consumo, fino alla cessione del quinto», dice Bertoli che trent’anni fa ha fondato Quid informatica, selezionata da «L’Economia» e da «ItalyPost» tra le aziende Champions.

La svolta, impostata quattro anni fa e destinata a fare di Quid informatica un gruppo che punta su prodotti a maggior valore e che vuole diventare un player industriale al pari di grandi big dell’informatica, ha attratto nel 2019 il fondo Equinox, che ora ha il 55% a fianco di Bertoli e del management che ne posseggono il 45%. «E’ una partnership nata per affinare l’organizzazione, aggregare competenze, portando innovazione e trovare interlocutori nuovi», spiega l’imprenditore che ha chiamato come vice presidente Andrea Bovone, partner di Equinox. Nel consiglio è entrato anche Elio Catania, già senior advisor di Equinox e da fine luglio consigliere per la politica industriale del ministro Stefano Patuanelli.

Ora Bertoli disegna la nuova rotta per un’altra fase di crescita sostenuta dalle acquisizioni e dall’ampliamento dell’attività in settori vicini, come quello assicurativo e della gestione degli npl.

 

De Felice: «L’innovazione spingerà il Nordest Il Pil avrà un calo più contenuto del previsto»

Il mattino / 12 settembre 2020

L’intervista

«I segnali che arrivano dal mercato dicono che la ripresa è già in atto, ma l’Italia resta caratterizzata da un ritmo di crescita inferiore ai partner europei. Per una svolta vera occorrono riforme vere».

Gregorio De Felice, capo economista di Intesa Sanpaolo, oggi sarà tra i relatori di un convegno al Festival Città Impresa di Vicenza. Alle 18 parlerà al Teatro Comunale in un evento dal titolo: “Le incognite del dopo Covid. Ripresa lenta o veloce?».

Dottor De Felice, gli ultimi dati che arrivano dall’industria sembrano indicare che la situazione nel nostro Paese probabilmente è meno negativa di quanto si credesse. Concorda?

«Sicuramente ci sono segnali che la ripresa è in corso. A luglio la produzione industriale è cresciuta del 7, 4% su base mensile, battendo le attese degli analisti. Rispetto ai livelli di gennaio, la produzione industriale in Italia è calata del 7%, meno che in Francia e Germania».

Quindi potrebbe aver ragione il ministro Roberto Gualtieri, che da settimane dice di attendersi per l’intero 2020 un Pil in calo a una cifra percentuale?

«È una stima che condividiamo. A nostro avviso il PIL nel terzo trimestre crescerà del 10% rispetto al secondo e il quarto metterà a segno un +4,4%, portando il dato annuo a –9,5%. Un trend che si presta a una duplice lettura: da un lato l’accelerazione in corso avrà un effetto di trascinamento sul 2021, che dovrebbe chiudere con un +6,5%, dall’altro alla fine del prossimo anno saremo ancora sotto del 3,6% rispetto ai livelli del 2019».

Il Triveneto è destinato a fare meglio o peggio?

«È presto per fare analisi di dettaglio. L’area risente delle dinamiche nazionali e internazionali, ma già in passato ha mostrato una grande capacità di innovazione, che potrebbe aiutarla a rialzarsi più rapidamente».

I fondi in arrivo dal Recovery Fund potrebbero, a suo avviso, portare una scossa benefica alla crescita?

«Gli oltre 200 miliardi di euro disponibili possono essere un volano per tornare a crescere su livelli che l’Italia non conosce da decenni. Pensi che il PIL di quest’anno è pari a quello del 1993. Tuttavia, l’erogazione delle risorse – tanto quelle a fondo perduto, quanto i prestiti – sarà soggetta a una serie di controlli. In sostanza, li riceveremo a patto di impiegarli in maniera proficua, cioè per avviare le riforme strutturali da tempo attese».

A cosa si riferisce in particolare?

«L’azione di politica economica dovrebbe perseguire tre direttrici principali: il rafforzamento del capitale umano, troppo basso nonostante un elevato capitale sociale; migliorare la produttività’del lavoro, che oggi è in crescita solo nell’industria, ma va peggiorando tanto sul fronte della Pa, quanto su quello dell’edilizia; infine, intercettare i megatrend internazionali, a cominciare dalla green economy. L’Italia è all’avanguardia in campi come la bioplastica e l’economia circolare: la sfida è diffondere su vasta scala le buone pratiche per diventare leader nella crescita sostenibile».

Una sfida per il legislatore, ma anche per le aziende. Le ridotte dimensioni del nostro sistema imprenditoriale spesso sono un ostacolo all’innovazione e alla crescita della produttività?

«Pesa purtroppo l’atteggiamento culturale di alcuni imprenditori, che ancora preferiscono l’individualismo alla capacità di fare rete. Le condizioni dei mercati rendono difficile proseguire su questa strada. Sul fronte legislativo, considerato che l’emergenza Covid ha convinto l’Ue a sospendere il divieto per gli aiuti di Stato, potrebbe essere l’occasione per rafforzare gli incentivi fiscali per chi si aggrega». —

Carboniero «Smart working, per continuare servono le super-connessioni»

Il giornale di Vicenza / 12 settembre 2020

In un’epoca in cui il 4.0 consente di attivare un macchinario a distanza o fare la manutenzione di uno che si trova a migliaia di chilometri, lo smart working non andrà in soffitta alla fine dell’emergenza Covid, ma continuerà pur in modalità ridotta. Per questo, però, le aziende chiedono investimenti in infrastrutture e una modifica al piano 4.0 del Governo, utilizzando le risorse del Recovery Fund. Di “4.0 nell’epoca dello smart working” hanno parlato al festival Città Impresa ieri Antonella Candiotto, presidente di Galdi; Massimo Carboniero, presidente nazionale di Ucimu-Sistemi per produrre; Matteo Casagrande Paladini, Relazioni territoriali per il Triveneto di Intesa Sanpaolo e Corrado Peraboni, amministratore delegato di Ieg. «Il Covid – sottolinea Carboniero – ha accelerato il ricorso allo smart working, che prima era utilizzato pochissimo nel manufatturiero, mentre durante il lockdown è stato applicato dal 77% delle aziende di Ucimu, con la premessa che è stato necessario dotare i lavoratori di strumentazione e connessione adeguate e di sistemi di sicurezza per la protezione dei dati sensibili. È durato poco e continua soprattutto nelle grandi aziende, perché nelle Pmi le persone hanno tanti ruoli. Ma siamo pronti, se dovessimo rifarlo».

SICUREZZA. Chi non si è invece mai fermata è stata la Galdi, che produce macchinari per l’industria alimentare. «La prima cosa è stata garantire la sicurezza delle persone – spiega Candiotto – Noi già da due anni avevamo un sistema che prevedeva due giorni al mese di lavoro da casa e questo ha reso semplice attuarlo. Attualmente, il 50% degli impiegati e dell’ufficio tecnico continua a lavorare da casa, ma per farlo c’è bisogno di infrastrutture e parlo di fibra e di 5G». E, secondo Casagrande Paladini, anche di investimenti in formazione, soprattutto del management, perché di fronte a una sfuriata, magari ingiustificata, poi non posso offrire un caffè per rimediare. «Questo in banca lo stiamo facendo e lo offriremo anche ai nostri clienti».

COSA SERVE. Cosa chiede, allora, l’industria alla politica? Prima di tutto usare bene il recovery fund per la transizione digitale, progettando sul lungo periodo. «L’utilizzo di queste risorse – continua Carboniero – è controllato dall’Unione europea. La transizione digitale si sposa con il piano 4.0, che il Governo sarà obbligato a rivedere e a questo scopo ha già iniziato incontri con le principali associazioni. Noi chiediamo che il prossimo piano sia triennale, perché le Pmi hanno bisogno di cadenzare gli investimenti su più anni. E poi di potenziare il credito d’imposta per il rinnovamento dei macchinari e gli investimenti in formazione sia dei dipendenti delle aziende, includendo ad esempio anche il compenso dei docenti, che dei giovani». Chi necessita di investimenti in digitale sono anche le fiere, «venditrici di assembramenti», come le definisce Peraboni di Ieg, che oggi inaugurerà la prima manifestazione orafa post-Covid (vedi sopra). «Noi durante il lockdown non abbiamo avuto problemi con lo smart working, ma abbiamo avuto il fatturato azzerato. Oggi ripartiamo in sicurezza, supplendo col digitale alla mancanza di operatori ad esempio americani. Il Governo deve investire sulle fiere, che danno alle aziende un panorama internazionale e fungono da moltiplicatori».

 

 

Robiglio: «Imprese alla sfida delle competenze»

Il Sole 24 Ore / 12 settembre 2020

Puntare sulle competenze. Dei lavoratori, ma anche degli imprenditori. «Bisogna mettere al centro il capitale umano, principale fattore di crescita e cambiamento. C’è bisogno di formazione, la grande sfida su cui ci misuriamo tutti». Carlo Robiglio, presidente della Piccola industria di Confindustria parla al Festival Città Impresa. Tema del dibattito: la sfida della digitalizzazione. E Robiglio esordisce concordando: tecnologie, innovazione, digitale sono fattori determinanti. Ma occorre un altro passaggio: «c’è necessità di una nuova cultura d’impresa. Serve attenzione al territorio, la percezione del ruolo sociale dell’impresa». In sintesi: «gli imprenditori devono cambiare testa, uscire dall’azienda, contaminarsi, guardare ciò che c’è all’esterno e formare se stessi, inserire manager». In questo modo possono spingere l’evoluzione della propria impresa.

E qui si torna alle competenze: «primo passo è capire cosa occorre all’impresa per crescere, poi individuare se all’interno esistono saperi adeguati, in caso contrario vanno presi dall’esterno», ha continuato Robiglio, che è anche vice presidente Confindustria.

Certo, occorre anche che dal governo arrivino misure efficaci e di supporto all’economia. «Si parla dei 209 miliardi del Recovery Found, sono molti soldi, temo che possano creare una sbornia di onnipotenza. Dobbiamo evitare che si finisca per spenderli nella logica dei bonus, che è un modo poco efficace di procedere». Le imprese hanno bisogno di competenze adeguate. Che mancano. «Formazione e innovazione sono i fattori che generano lavoro». Bisogna individuare interventi efficaci: nel dibattito è emerso che l’utilizzo del credito di imposta sulla formazione di Industria 4.0 non ha funzionato. «Ne ho parlato nei giorni scorsi al ministero dello Sviluppo, l’uso del credito di imposta ha generato un flop perché era troppo complesso, occorrono strumenti semplici».

Altro aspetto cui si è soffermato il presidente della Piccola è il passaggio generazionale: «già il termine è sbagliato, l’azienda non è un immobile, bisogna usare piuttosto il termine continuità aziendale. L’azienda non è solo dell’imprenditore, è un valore sociale, un bene del territorio». Il 20% delle pmi, ha sottolineato Robiglio, ha a capo un ultra settantenne e sono alle prese con un una nuova organizzazione. «Se non ci sono all’interno competenze adeguate, occorre mangerializzare l’impresa», ha continuato, raccontando la propria esperienza di aver deciso di assumere un direttore generale.

Occorre un «nuovo Rinascimento». L’Italia ha tutte le potenzialità per reagire. «Guardiamo all’ambiente, siamo un paese povero di materie prime e ciò ci ha spinto ad essere leader nell’economia circolare, superando in questo anche i tedeschi. Abbiamo le carte in regola per crescere e competere, come imprese e come paese».

Manfredi: «Dobbiamo rendere i giovani protagonisti»

Il giornale di Vicenza / 12 settembre 2020

«Ci troviamo in un momento particolare, con il trauma del Covid con cui fare i conti. C’è chi vede le risorse del Recovery Fund come se fossero il Paese di Bengodi, ma se da un lato è positivo che arrivino risorse, dall’altro è anche vero che da soli i soldi non risolvono i problemi: serve una visione e un progetto condiviso e collettivo di trasformazione del paese. E uno degli ingredienti fondamentali per qualsiasi progetto di paese è il capitale umano. Che vuol dire non solo formare, ma anche includere le persone nei processi. È un’occasione che non possiamo sprecare. Nel Recovery Fund c’è molto capitale umano».Così il ministro dell’Università Gaetano Manfredi è intervenuto ieri pomeriggio al Cuoa per l’incontro di apertura del 13° Festival Città Impresa, dedicato proprio al tema del capitale umano. Protagonisti, con il ministro, anche rettori di atenei (Michele Bugliesi di Venezia, Roberto Pinton di Udine, Donata Gottardi prorettrice di Verona, Giovanni Perrone del Dipartimento ingegneria di Palermo), il presidente di Fondazione Cuoa Federico Visentin e il presidente del Cesar di Confartigianato Vicenza Carlo Pellegrino.Da tutti è arrivato una sorta di appello corale a creare maggiore sinergia tra università e impresa. Un processo nel quale tutti possono “fare di più”, anche le imprese attraverso uno sviluppo del finanziamento privato alla ricerca e all’istruzione, che oggi, ha sottolineato Bugliesi, è ancora poco diffuso.

IL CONTRIBUTO DELLE IMPRESE. «Dobbiamo portare l’università nella società – ha convenuto Manfredi -. Serve un contributo da parte delle imprese a far crescere la competenza del paese, perché se abbiamo un paese più competente si può anche fare impresa in modo migliore. Dobbiamo fare uno sforzo comune per far crescere una cultura diffusa, a vantaggio di tutti. Anche i piccoli imprenditori devono capire che hanno bisogno di competenza all’interno delle aziende, che vuol dire anche sviluppare una visione più attenta dell’andamento dei prodotti e dei mercati. È un salto di qualità per il quale l’università può dare il suo contributo». Una difficoltà, ha spiegato il presidente del Cesar Pellegrino, sta nel fatto che in molte piccole imprese fare formazione non è sentita ancora come una necessità: «Invece la formazione è fondamentale, a partire dall’imprenditore e poi dai collaboratori».Si tratta allora di avvicinare questi due mondi, ha ribadito Federico Visentin, anche nel campo della formazione continua, dove l’università può dare il suo contributo. La sfida, per il rettore Pinton, è quella di creare punti di incontro perché l’impresa possa capire quali sono le opportunità per creare validi percorsi formativi.

PUNTARE SUI GIOVANI. Pensare al capitale umano, comunque, vuol dire pensare alle nuove generazioni. «Dobbiamo rendere i giovani protagonisti – ha detto ancora il ministro Manfredi. Non dobbiamo dar loro ricette preconfezionate. Va definito un percorso, certo, ma lasciando spazi liberi all’esperienza e alla contaminazione di saperi. Anche il rapporto con l’impresa deve rientrare in questo progetto, attraverso percorsi flessibili di formazione per lasciare maggiore libertà di scelta ai ragazzi. Non significa che ognuno fa quel che vuole, ma che, all’interno di un progetto didattico, si inserisce una serie di esperienze che lo arricchiscono. Anche alle imprese del resto serve un capitale umano che non sia fatto solo di esecutori, ma di risorse che abbiano sviluppato una loro personalità». Resta da capire, in tempi di Covid, quanto spazio ci sia per questi princìpi. Manfredi resta ottimista: «L’università ha attraversato mille anni di storia e sarà capace di adattarsi ai cambiamenti».

Robiglio: «Pmi, un rimbalzo timido La risalita è ancora lunga»

Il Giornale di Vicenza / 11 settembre 2020

Non parlategli di ripresa. «No. Non fosse altro che, per scaramanzia, non mi lascio andare ad entusiasmi in una situazione peraltro di incertezza sanitaria. Parlerei di un timido rimbalzo. La realtà è che siamo rotolati giù da una montagna e la strada della risalita è ancora lunga. E la politica non è del tutto consapevole di come supportare la ripresa. Quindi, come al solito, le imprese dovranno fare in buona parte da sole». Carlo Robiglio tiene il polso della Piccola Industria di Confindustria che esprime qualcosa come oltre il 90% degli associati, spina dorsale del Paese.

Oggi alle 15 al Palladio Museum è ospite del Festival Città Impresa sul tema della sfida della digitalizzazione, una delle leve per la ripresa. Dal suo osservatorio qual è la situazione presidente Robiglio? Il covid è stata una mazzata per la piccola e media impresa che si è abbattuto in un quadro già di non totale robustezza. L’Italia era l’unica grande potenza in Europa che doveva ancora del tutto riprendersi dalla crisi del 2008 attraversando alti e bassi e senza mai arrivare ad una ripresa forte e continuativa anche a causa, va detto, di un quadro politico di incertezza. Poi è arrivata la pandemia. Le ultime analisi macroeconomiche dicono però che il peggio è ormai alle spalle. Cosa ne pensa? La risalita è ancora lunga. Dopo il tonfo di diversi punti percentuali il lieve rimbalzo dell’ultimo trimestre non mi porta certo a fare proclami entusiastici perché, rispetto allo scorso febbraio prima del lockdown, la sofferenza è ancora a doppia cifra. Mi sento di dire, quello sì, che abbiamo arginato la caduta e le nostre piccole imprese hanno reagito al totale disastro e dimostrato una capacità di resilienza e adattamento a cambiare pelle. Quali sono oggi i fabbisogni delle imprese? La liquidità innanzitutto messa a dura prova dai mancati pagamenti e dal blocco dei consumi.

L’imprenditore sta vivendo sulla sua pelle un mondo che sta cambiando e in cui è necessario investire sulle managerialità, le competenze, la trasformazione digitale, la direzione del new green deal e quindi la sostenibilità e la centralità della persona, la formazione e i sistemi di welfare Dalla moratoria sui finanziamenti alle garanzie statali, ritiene che le azioni del governo non siano state sufficienti? C’è una questione di fondo: troppo assistenzialismo e troppa poca attenzione allo sviluppo. Il governo dovrebbe varare misure con facile ricaduta sulle imprese che hanno intenzione di crescere in percorsi virtuosi di cambiamento. Non è questione, tanto per capirci, di offrire la possibilità di acquistare un computer, ma di supportare lo sviluppo di un processo. E il governo non lo sta facendo. Cosa si aspetta dalle misure del Recovery Fund? Prima ancora di parlare di Recovery Fund, su cui come Confindustria stiamo lavorando e sulle cui linee di principio insisteremo anche nella nostra assemblea del 29 settembre, serve semplificare e sburocratizzare il “moloch” della pubblica amministrazione. Uno dei grandi problemi di oggi ad esempio è la mancanza di decreti attuativi: il governo racconta cose mirabolanti di cui però poi, proprio per mancanza di semplificazione, non si vede la ricaduta positiva. I decreti attuativi per il superbonus 110% nel decreto rilancio alla fine però sono arrivati. Questo non è positivo? È la politica dei bonus ad essere ormai un modo poco efficace di procedere. Serve tanto altro. Ad esempio, nel campo formativo, il sostegno alla formazione professionale per generare le competenze che servono davvero alle nostre imprese. Dal nostro Centro studi emerge che le imprese italiane nei prossimi due mesi cercheranno 200 mila figure nell’Ict e non le troveranno.

Ci sono gap epocali su temi di buon senso che non si risolvono con il reddito di cittadinanza ma investendo sulla formazione dei giovani in modo che possano lavorare nelle imprese che li cercano. Avete criticato non poco il blocco dei licenziamenti, perché? Abbiamo sostenuto che fosse di buon senso all’inizio della pandemia, ma non si può pensare di sostenere il Paese in questo modo perché le imprese restano ingessate mentre devono pensare a nuovi percorsi di sviluppo che prevedono nuovi investimenti. Crisi e recessioni sono sempre più frequenti e spingono verso una crescita delle dimensioni aziendali. È questo il futuro della Piccola industria? La crescita ha tante sfaccettature.

Crescita è creare le precondizioni affinché l’impresa sia competitiva sui mercati internazionali. Crescita significa anche aggregazioni, reti d’impresa e soprattutto filiera, concetto verso cui noi spingiamo: decine, centinaia di piccole imprese che creano ecosistemi e lavorano per grandi imprese esportatrici. Arriva a Vicenza, provincia industrializzata ed esportatrice. Qual è stato l’impatto del covid nelle diverse aree del Paese? Il covid ha polarizzato le differenze. Vicenza è un’area molto forte, un’eccellenza nazionale ma direi quasi mondiale, che ha la fortuna di basarsi su un tessuto imprenditoriale capace di cambiare pelle in modo veloce e senza aspettare le misure del governo. In altri territori che già soffrivano tanti problemi, gli imprenditori sono eroi. Che autunno si aspetta? Sono certo della reazione degli imprenditori: saranno ancora loro a tenere in piedi l’Italia. Sono molto preoccupato per il sistema Paese che non vedo pronto a supportare le imprese.

Monito di Gentiloni sul Recovery fund: “L’Italia non lo usi per tagliare le tasse”

AGI / 11 settembre 2020

Il Commissario europeo all’Economia Paolo Gentiloni è tornato ad auspicare che i fondi del Recovery Fund non vengano utilizzati dall’Italia per “una generica riduzione delle tasse”.

“Diverso è se in alcuni interventi di riforma – ha poi aggiunto intervistato in video collegamento nell’ambito del Festival Città Impresa di Vicenza – in interventi verso il Mezzogiorno o verso il mercato del lavoro si inseriscono limitatissimi risvolti di natura fiscale, ma certamente non possiamo dire che dei 200 miliardi di euro tra prestiti e trasferimenti, l’Italia ne userà diverse decine per ridurre le tasse. Questo non sarebbe considerato il modo migliore per andare nella direzione che la Commissione auspica”.

Gentiloni ha sottolineato: “Siamo di fronte ad una tragedia che ha provocato una sciagura economica ma anche ad una straordinaria occasione. Il piano europeo di recovery è più che paragonabile al famosissimo piano Marshall degli anni ’40”. Secondo il commissario, “il piano di Green Deal ad esempio vale più o meno 10 volte il programma americano Apollo per lo sbarco sulla luna – ha proseguito – Io penso che il tessuto imprenditoriale italiano abbia tutti i numeri per reagire e mi auguro che ci sia anche dalle nuove generazioni di imprenditori una grande voglia di cogliere queste opportunità”.

Il ritorno al Patto di Stabilità

Le regole sulla sospensione del Patto di Stabilità, ha spiegato ancora Gentiloni, “dicono che si attiva in caso di grave peggioramento economico per tutta l’Ue” e che quindi, di riflesso, significa che “sarà rimossa quando quando questo grave peggioramento, che riguardi tutta l’economia europea, sarà finito”. Quindi, ha sottolineato il commissario europeo, “oggi abbiamo solo detto che il prossimo anno manterremo il sostegno di Bilancio e non abbiamo discusso le tempistiche”. Secondo Gentiloni, “il prossimo anno sarà essenziale, comunque, per riprendere le discussioni a riguardo”.

Per il futuro, ha affermato Gentiloni, “ci aspettiamo che la maggior parte degli Stati membri non raggiunga i livelli di Pil precedenti alla crisi prima della fine del 2021”. Una previsione analaga a quella formulata oggi dalla presidente della Bce, Christine Lagarde. Dopo l’allentamento del lockdown, ha spiegato, “abbiamo visto un forte rimbalzo dell’attività a giugno e luglio ma l’attività è diminuita di nuovo nelle ultime settimane. Secondo alcuni indicatori la velocità della ripresa è inferiore rispetto a giugno e luglio”, ha aggiunto.

“I dati sul Pil relativi al secondo trimestre pubblicati dall’Eurostat questa settimana confermano che siamo in una profonda contrazione economica, dell’11,8% nell’Eurozona, e confermano anche che questa contrazione è profondamente disomogenea, con un calo del Pil che va dal 4% al 18% nei diversi Paesi. Quindi il rischio di frammentazione esiste”.

Bono (Fincantieri): «Per tornare a investire bisogna semplificare la vita agli imprenditori»

L’Economia del Corriere della Sera / 11 settembre 2020

L’Italia che riparte, le imprese che tornano a investire sui territori e sulle persone, l’urgenza di semplificazione normativa. Sono questi i temi emersi durante il primo incontro del festival Città Impresa di Vicenza che ha portato sul palco tre realtà d’eccellenza del Made in Italy. Dice Giuseppe Bono, amministratore delegato di Fincantieri: “Il Paese non cresce da 30 anni. Per tornare a investire bisogna semplificare la vita agli imprenditori, la categoria va supportata e non ostacolata. Oggi un sovrintendente può bloccare un intero cantiere, per non parlare delle responsabilità dei direttori lavori in caso di incidenti”. Non è solo un problema di norme però: le aziende di oggi fanno fatica a reclutare i tecnici di domani. “In Italia se si parla di futuro abbiamo tre problemi – incalza Bono -. In primo luogo l’alta disoccupazione giovanile. Poi i giovani che non vogliono più fare impresa. E infine la mancanza di competenze: pochi ingegneri e tecnici. In Fincantieri siamo costretti a cercarli all’estero ed è un dramma. La risorsa fondamentale di un’azienda non è il denaro ma sono le persone”.

La mancanza di capitale umano tocca da vicino anche un’altro settore in cui l’Italia è un’eccellenza da 30 miliardi di euro di fatturato l’anno e 70 mila occupati: il farmaceutico. “Non ci sono medici – sottolinea Lucia Aleotti, consigliere di Menarini Group – per la produzione dei farmaci. Ad oggi con la scelta di mantenere il numero chiuso a Medicina ci ritroviamo in una situazione paradossale. In piena pandemia se decidiamo di assumere un medico siamo consapevoli di sottrarlo al Sistema sanitario nazionale. Occorre invece investire per avere personale sia per il mondo pubblico che per quello privato”. Aleotti pone la questione di lavorare con i territori e le università per promuovere sinergie efficaci. “I territori hanno consapevolezza del tessuto industriale e spesso Roma non ne coglie le necessità o non ne valorizza gli sforzi. Menarini, ad esempio, a giugno ha acquisito la società Stemline Therapeutics quotata al Nasdaq ma la notizia è passata nel silenzio della politica”, aggiunge.

Che i territori siano una risorsa per il Paese lo pensa da sempre anche Andrea Pontremoli, ad di Dallara, impegnato nel rendere l’area di Parma più attrattiva. Racconta: “Abbiamo ideato l’associazione ‘Parma io ci sto’ per rilanciare il nostro territorio. Il tutto coinvolgendo sindaci, istituti tecnici, università e aziende del settore automotive come Lamborghini e Ferrari. Non si può pensare di agire da soli. Occorre mettersi insieme”. Tra i progetti in corso le 6 lauree magistrali del neonato Consorzio Muner, dedicate alle professioni del futuro nel mondo dell’automobile. L’ambizione è rendere il parmense una moderna Silicon Valley dell’auto facendo arrivare i migliori studenti da tutto il mondo. “Nel 1500 l’Italia ha raggiunto l’apice con il Rinascimento. Allora Cina e India valevano il 60% del pil mondiale, nell’800 sono scese al 5 complice l’industrializzazione. Oggi risalgono al 38%. Perchè l’Italia con il suo saper fare non puó vivere un nuovo Rinascimento diventando mediatore tra l’Occidente e l’Oriente?”, conclude.

Il ministro Gaetano Manfredi a Vicenza visita il digital innovation hub di confartigianato, punto di snodo tra tecnologia, ricerca e tessuto produttivo

ConfartigianatoVicenza.it / 11 settembre 2020

Ospite del Festival Città Impresa, in programma fino al 13 settembre in diverse location vicentine, il Ministro dell’Università e delle Ricerca, Gaetano Manfredi, ha fatto tappa giovedì 10 settembre al DIH- Digital Innovation Hub di Confartigianato Imprese Vicenza.

Quella vicentina, è stato spiegato al Ministro, rappresenta una delle maggiori realtà provinciali del sistema Confartigianato spesso pioniera di iniziative e progetti di ampio respiro e di sperimentazione innovativa. È il caso del DIH nato nel 2016 dalla consapevolezza che le nuove frontiere della tecnologia, dell’IOT, della robotica (anche assistiva), l’e-commerce, della sicurezza informatica, ed elaborazione dati, avrebbero cambiato il modo di essere imprenditore e di fare impresa, anche nelle imprese artigiane e nelle piccole imprese.

In provincia sono 84mila le imprese delle quali 24mila artigiane (quasi il 24%) in cui lavorano 71mila persone per un valore aggiunto prodotto che si aggira sui 4miliardi di euro. Proprio in quei contesti, in cui il ben fatto, la produzione su misura e non seriale, è l’elemento distintivo le nuove tecnologie possono esprimere al meglio le loro potenzialità anche nei processi nei processi produttivi di piccola scala.

Nel tempo l’intuizione di Confartigianato Vicenza si è rilevata vincente con aziende di piccole e medie dimensioni che, avvicinandosi a queste realtà, hanno apportato innovazione di processo e prodotto, modificando il loro modo di fare business e approcciare i mercati (internazionali e nazionali).

Il DIH nel tempo è quindi diventato punto di riferimento per le aziende per il trasferimento tecnologico e per la formazione digitale dei giovani e per quella continua rivolta agli imprenditori e loro collaboratori. E con l’emergenza sanitaria avere tale punto di riferimento si è dimostrato essere una marcia in più per molte aziende grazie alle numerose attività di consulenza di accompagnamento al sapere digitale, anche attraverso webinar, e allo sviluppo dell’e-commerce che ha interessato anche il mondo dell’artigianato.

Fondamentale punto di interscambio con le imprese, il DIH è convenzionato con numerose realtà accademiche (dal Politecnico di Milano a Ca Foscari, dall’Agenzia Spaziale Italiano all’ESA) e socio fondatore del Competence Center Artes 4.0. (che ha tra i suoi partner la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, l’istituto Italiano di Tecnologia e il CNR).

“Se da un lato le collaborazioni con università e centri tecnologici di eccellenza favoriscono opportunità di crescita per il territorio (anche in termini di sostenibilità) e le imprese, dall’altro forniscono al mondo accademico l’occasione di ripensare ai percorsi di formazione rendendoli più aderenti alle concrete e mutevoli necessità del mercato del lavoro – ha illustrato al Ministro il vice presidente di Confartigianato Vicenza, Gianluca Cavion-. Il nostro obiettivo, penso condiviso, è che l’università entri fattivamente nel segmento delle piccole e micro imprese. Il nostro territorio e il nostro Paese non possono permettersi di perdere il treno della conoscenza e della ricerca universitaria portata in azienda, solo per una questione di dimensione d’impresa”.

Basta ricordare che le piccole e medie imprese rappresentano nel Veneto il 99,2% del totale imprese sotto i 50 dipendenti e il 93,5 tra gli 0 e 9 dipendenti.

Numeri che lasciano pochi dubbi sul fatto che il mondo accademico non possa più prescindere dal trovare punti di contatto con queste realtà, aziende che creano business, filiere, e contribuiscono alla bilancia delle esportazioni. Vicenza, ad esempio, è la 3ª provincia italiana per export con 18.2miliardi di euro di cui il 46,2% prodotto da settori a maggior concentrazione di pmi”.

“L’auspicio quindi – ha concluso Cavion- è che il mondo delle università, della ricerca e della formazione trovino modalità di trasferimento del loro sapere accademico alle imprese di piccole e medie dimensioni”.

Dal canto suo il Ministro ha riconosciuto “l’importante ruolo di strutture con quella vicentina nel mettere in comunicazione il mondo delle piccole imprese, così come le grandi, con quello delle università e dei centri di ricerca che possono contribuire a dare competenze e skills indispensabili per cogliere la grande opportunità di transizione tecnologica e digitale che ha cambiato, e sta cambiato, in maniera drastica il mercato”. “L’Università – ha poi aggiunto Manfredi- è una grande struttura che ha funzione e obbligo di formazione e ricerca ma che deve anche sentirsi responsabile di quanto questo abbia un impatto sulla società e nel mondo economico. Quindi i ricercatori debbono uscire dai loro laboratori e interfacciarsi con la realtà economica e con gli imprenditori. In questo senso strutture come quella vicentina possono davvero costruire questo positivo dialogo tra i due soggetti”.

“Come i ricercatori, anche gli imprenditori però – ha aggiunto il Ministro- debbono uscire dalle loro imprese, soprattutto quando si sono fatti da sé, perché non è più pensabile poter sopperire alle esigenze del mercato e dell’impresa senza fare rete o avvalersi di competenze specifiche. In un mondo globale con una competizione così forte, dove mercati e tecnologie si evolvono in maniera così rapida, nessuno può farcela da solo”.

Il messaggio finale quindi del Ministro, a conferma di quanto presentato dal DIH, è che gli imprenditori devono avere l’umiltà di mettersi in gioco e capire che solo cooperando e migliorando le competenze possono essere davvero competitivi e salvaguardare quel patrimonio imprenditoriale che hanno contribuito a creare.

Al termine della visita in Confartigianato Vicenza, il Ministro si è poi spostato al Cuoa per l’incontro sul tema “Curare il Capitale Umano” che ha visto tra gli interlocutori anche Carlo Pellegrino, presidente del CESAR, altro importante ente di formazione di Confartigianato Vicenza che propone corsi di aggiornamento e formazioni a imprenditori e ai loro collaboratori, altri importanti soggetti che contribuiscono alla crescita e sviluppo delle imprese (come sottolineato anche dal Ministro).

 

Il 4.0 all’epoca dello Smart Working

ilFRIULI.it / 11 settembre 2020

“L’emergenza sanitaria ha accelerato i processi di digitalizzazione per dare continuità all’operatività delle filiali e garantire, al contempo, la sicurezza dei colleghi. Noi lavoriamo con il supporto della multicanalità da molti anni: con l’integrazione dei canali fisici tradizionali, vale a dire le filiali, e i canali digitali più innovativi come la filiale online, la piattaforma di Internet Banking e la app Intesa Sanpaolo Mobile, abbiamo reso i nostri servizi accessibili sempre e ovunque, a privati e imprese”, ha detto Matteo Casagrande Paladini, responsabile relazioni territoriali direzione regionale Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige di Intesa Sanpaolo, al Festival Città Impresa di Vicenza.

“Durante il lockdown, abbiamo ampliato queste operatività abilitando la sottoscrizione a distanza anche delle operazioni creditizie, come le moratorie e le erogazioni di finanza. Per far fronte alle esigenze della clientela durante il periodo del Lockdown, sono state create delle task force di colleghi che, dotati di adeguata strumentazione, hanno operato in smart working servendo clienti di tutto il territorio nazionale”.

“Le persone che usufruiscono dello smart working in Filiale, nelle strutture centralie nelle task force, sono passate da 14 mila a circa 60 mila nei primi mesi del 2020, con una conseguente riorganizzazione del modo di lavorare. Intesa Sanpaolo sta proseguendo e intensificando gli investimenti in formazione e strumentazione informatica nell’ottica di un nuovo equilibrio tra lavoro da remoto e in sede. La digitalizzazione e lo sviluppo di soluzioni innovative per il sistema bancario rientra nel piano d’impresa 2018-202 che prevede lo stanziamento di 2,8 miliardi di euro per completare la trasformazione digitale del Gruppo e offrire ai clienti servizi sempre più semplici e innovativi, attraverso piattaforme multicanale evolute”.

Tra sostenibilità e risorse così ripartono i «campioni». Dal 10 al 13 settembre torna il Città Impresa

L’Economia / 7 settembre 2020

Erano pronte a crescere ancora, a tentare il salto dimensionale decisivo, magari a concludere un passaggio generazionale, oppure stavano pensando alla Borsa. La pandemia ha segnato uno «stop» obbligato anche per le imprese Champions, le mille italiane eccellenti e profittevoli individuate dall’indagine de L’Economia con ItalyPost. Da Scarpa a Davines, da Manteco a Panguaneta a Somec, solo per fare dei nomi, tutte avevano già battuto la crisi del 2009 e trainavano il Paese con la loro forza innovativa, il «saper fare» apprezzato sulle piazze globali, la loro solidità. Oggi, a pochi mesi dal lockdown e dal blocco produttivo e industriale, non ci sono dubbi che spetti ancora a loro il compito di indicare la via giusta per la ripresa. Il «come», e con quali mezzi, andrà cavalcata, sono i temi al centro della 13esima edizione del Festival Città Impresa, a Vicenza dal 10 al 13 settembre con un’edizione speciale, dal vivo e in digitale (il programma completo su: festivalcittaimpresa.it; posti in presenza limitati, prenotazioni: info@goodnet.it). Al centro della scena ci saranno proprio loro, cinquanta imprenditori «campioni», insieme ai quali capire come l’Italia può tornare a crescere.

La manifestazione sarà dunque un vero e proprio «test», che misurerà il polso della nostra industria, mettendo a confronto le imprese con gli economisti, i consulenti, gli addetti alla formazione, i giornalisti, per un totale di 120 relatori, 30 eventi e due sezioni tematiche (lean management e finanza). Perché uno scenario complesso richiede risposte complesse, che solo un dibattito articolato e punti di vista diversi possono restituire. Così, ad esempio, se per Daniele Lago, patron dell’omonima azienda veneta di mobili di design, il segno più è già tornato e ora le previsioni sono migliori che nello scenario no Covid, sarà utile capire se per l’automotive e la farmaceutica, altre bandiere del made in Italy, è così.

Diretta da Raffaella Polato, inviato speciale del Corriere della Sera, la kermesse è promossa da ItalyPost, L’Economia del Corriere e Comune di Vicenza, in collaborazione con la Commissione Ue, Intesa Sanpaolo e Lago. Tra le voci che animeranno il dibattito, i ministri Gaetano Manfredi, Giuseppe Provenzano, e il già sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti. E ancora, saranno a Vicenza il manager Vittorio Colao, Giuseppe Bono, ceo di Fincantieri, Lucia Aleotti, consigliere di Menarini, Andrea Pontremoli, ceo di Dallara, Alberto Bombassei, presidente di Brembo, gli economisti Lorenzo Bini Smaghi, Francesco Daveri, Francesco Giavazzi, Veronica De Romanis, e Luciano Fontana, direttore del Corriere. Emma Bonino, Romano Prodi e Paolo Gentiloni saranno intervistati in streaming da Dario Di Vico.

«Le aziende Champions sono già protagoniste nella fase di ripartenza – spiega Filiberto Zovico, fondatore del Festival e di ItalyPost –. Molte diventeranno “aggregatori” nei settori maggiormente in difficoltà, rafforzando le filiere e contribuendo a creare un tessuto industriale più solido, che può uscire vincente dalla crisi». Tra le strategie da mettere subito in atto, e di cui si dibatterà a Vicenza, una spinta ancora più decisa verso il digitale e il 4.0, la sostenibilità, da riconsiderare come fattore competitivo, la formazione continua e la «cura» del capitale umano, motore di ogni azienda. Non solo delle Champions.

 

Capitale umano e aziende, al Festival Vicenza Città Impresa le ricette per ripartire nel post-Covid

Corriere della Sera / 02 settembre 2020

Come ripartire nonostante il Covid-19, su quali elementi puntare per sostenere le aziende e farle espandere in un’economia che uscirà profondamente modificata dalla pandemia. È un festival orientato al futuro e insieme al cauto ottimismo, il 13esimo Festival Vicenza Città Impresa che si apre giovedì 10 nella cittadina veneta. Già dall’impianto si caratterizza per la reazione — in sicurezza — al Covid: gran parte della quattro giorni di appuntamenti, incontri, interviste e dibattiti si svolgerà «in presenza», anche se ci saranno ospiti in collegamento video e la partecipazione del pubblico sarà inevitabilmente contingentata — sulla base dell’ordine delle prenotazioni — per le norme anti-Covid.

Gli ospiti

Già confermata la presenza dei ministri dell’Università e della Ricerca, Gaetano Manfredi, e del Sud, Giuseppe Provenzano, dell’ex sottosegretario nel governo Conte Giancarlo Giorgetti (Lega), del top manager e già capo dela task-force Vittorio Colao e, in video, del commissario europeo agli affari economici Paolo Gentiloni, dell’ex premier Romano Prodi e della senatrice Emma Bonino, intervistati da Dario Di Vico.

Come ripartire

«Portiamo sul palco una cinquantina di imprenditori “Champions” a farci raccontare come stanno riprendendo dopo il Covid», spiega il fondatore del Festival, Filiberto Zovico, presidente di Italypost, «tastiamo il polso reale della piccola e media impresa, ma anche di quella grande. Il filo conduttore sono i punti sui quali basare l’uscita dalla crisi: capitale umano, digitalizzazione, sostenibilità, l’importanza strategica della proprietà intellettuale e dei brevetti» (e in questo senso va la spinta dell’Italia per conquistare una sede del Tribunale dei Brevetti). Un rovesciamento di prospettiva, dal basso, da chi ogni giorno si confronta sul mercato, come contributo all’analisi di economisti e politici, è il cuore del Festival. Sotto questo profilo, continua Zovico, «le 50 imprese Champions individuate sono quelle già uscite indenni dalla crisi del 2008 e che adesso, perché strutturate finanziariamente, nel capitale umano nei processi e nella visione, faranno da traino nella prossima fase, anche inglobando le imprese che non ce la faranno, salvando così parti importanti di tessuto produttivo e di competenze».

Nei quattro giorni

Promosso da Italypost e da L’Economia del Corriere della Sera con main partner Intesa Sanpaolo e Lago, diretto da Raffaella Polato, tra gli ospiti si segnalano Giuseppe Bono, Lorenzo Bini Smaghi, Lucia Aleotti, Andrea Pontremoli, Marco Bentivogli, Alberto Bombassei, Pietro Ichino, Antonio Calabrò, Aldo Bonomi, Maria Paola Merloni, Ermete Realacci, Francesco Daveri, Gregorio De Felice, Francesco Giavazzi, Angelo Panebianco, Veronica De Romanis, Ilvo Diamanti, Luciano Fontana, Alessandra Sardoni, oltre alle imprese Champions, come la tessile Manteco, una di quelle che sta resistendo meglio alla crisi, la Umbra Group, industria aerospaziale da oltre 300 milioni di fatturato, le quotate Sicit e Somec, l’informatica Quid, partecipata anche da un fondo d’investimento.

Faro sul territorio

Le imprese del Vicentino e del Veneto continuano ad essere uno dei motori del Pil italiano: «Dobbiamo imparare a convivere con la pandemia», ha detto ieri in conferenza stampa Agostino Bonomo di Confartigianato Veneto, «abbiamo scoperto con il lockdown quanti danni si subiscono». Di necessità di «investire sulle filiere a maggiore valore aggiunto» ha parlato Alessandro Leone, direttore di Cna Veneto Ovest, mentre Andrea Bovone, managing partner di Equinox, ha sottolineato l’importanza della finanza per accompagnare le imprese nella crescita durante i momenti di discontinuità ma anche l’importanza di saper sceglierle, in particolare in una fase di incertezza.

 

Vescovi al Città Impresa: «Non serve beneficenza, ma lavoro vero»

Il Giornale di Vicenza / Settembre 2020

Stato e mercato, avversari sul ring o compagni di squadra? Tema sul quale si sono confrontati, l’altra sera, al ridotto del teatro comunale, rappresentanti dei mondi in prima linea nella tenuta del sistema economico, sociale e politico italiano. L’occasione si è presentata con l’incontro “Stato e imprese. Davvero è possibile un ingresso a termine?” del festival Città impresa. A parlarne, Giuseppe Provenzano, ministro per il Sud e la coesione territoriale; Luciano Vescovi, presidente Confindustria Vicenza; Vittorio Colao, guida della task force che ha redatto il piano per la ripartenza del Paese; Lorenzo Bini Smaghi, presidente Société Générale, Mariacristina Gribaudi, presidente Keyline e fondazione musei civici di Venezia; e Angelo Panebianco, editorialista del Corriere della Sera. Competenza, azione e responsabilità le urgenze emerse, con lo Stato chiamato a dare risposte efficaci. Anche in vista dei 209 miliardi di euro del Recovery fund, occasione che nessuno vuol vedere sprecata.

Lo Stato, secondo Provenzano, dev’essere un alleato nelle diverse partite aperte, tra cui quella della digitalizzazione delle reti. Il nodo è se sia attrezzato a farlo e la risposta del ministro per ora è pessimista. Da qui la convinzione che «immettere una nuova generazione nei ranghi dell’amministrazione pubblica, con competenze e qualità, non è statalismo, è l’esatto opposto. L’impresa ha interesse nell’avere di fronte un’amministrazione che sappia parlare con essa. Abbiamo una cattiva burocrazia perché non è più in grado di fare il suo compito. Dobbiamo semplificare». Ma come ci si attrezza? «È essenziale la ricostituzione della fiducia tra cittadini e istituzioni e c’è il bisogno dello sforzo di tutti, pubblico e privato. L’obiettivo comune è avere un’Italia più moderna, competitiva, più giusta».

Per le Pmi parla Gribaudi che chiede «uno Stato veloce, che capisca e condivida la nostra creatività e velocità di pensiero». Vescovi sottolinea il ruolo chiave delle imprese, ricordando le performance di importanti aziende vicentine, capaci di segnare decisi incrementi di produttività grazie anche «al piano 4.0 che ha spinto all’investimento». Imprese che, precisa, «in Italia hanno generato 460 miliardi di export nel 2019 e 60 miliardi di surplus commerciale, che è l’unica garanzia che in questo momento l’Italia ha nei confronti del mondo». Un modello positivo emerso anche nell’esperienza Covid.

«Il trucco è il contesto – sottolinea il presidente di Confindustria Vicenza – durante il Covid lo Stato, gli Spisal non si sono messi a fare i burocrati, ma hanno accompagnato le aziende e gli imprenditori si sono sentiti protetti. Con loro e altri funzionari pubblici preparati e intelligenti in Veneto abbiamo costruito un progetto di distretto territoriale industriale che un’enorme potenzialità ed è a servizio del Paese. In Italia abbiamo bisogno di recuperare uno spirito civico comune. Adesso ci sono 209 miliardi? Se sono soldi buttati in stupida beneficenza non ne vogliamo neanche un euro. Vogliamo soldi che generino lavoro vero per i giovani, e qui noi non troviamo giovani. Abbiamo bisogno di scuole di formazione».

 

Festival Città Impresa 2020 a Vicenza

Secondowalfare.it / Settembre 2020

Il Festival Città Impresa – promosso da ItalyPost e L’Economia del Corriere della Sera – è un’iniziativa volta ad approfondire le questioni chiave dell’economia e della società contemporanea.

La tredicesima edizione della manifestazione si svolgerà dall’11 al 13 settembre 2020 a Vicenza. Gli eventi si terranno in presenza ma, essendo il numero di posti in sala limitato, saranno anche trasmessi sui canali digitali per permettere a tutti di seguirli. Inoltre ci sarà una sezione speciale diretta da Dario Di Vico, inviato Corriere della Sera, con interviste a personaggi chiave del dibattito politico ed economico: Romano Prodi, Emma Bonino e Paolo Gentiloni.

Il Festival, diretto da Raffaella Polato, inviato speciale del Corriere della Sera, si caratterizza inoltre per la presenza e l’intervento di 50 imprenditori Champions, le imprese selezionate dal Centro Studi ItalyPost e L’Economia del Corriere della Sera sulla base dei risultati di bilancio degli ultimi sei anni. Un programma di 30 incontri con circa 120 relatori, tra cui manager, economisti, figure istituzionali, esponenti di primo piano del mondo dell’informazione, delle associazioni di categoria economica e del sindacato.

In particolare, nel corso del Festival sarà attivato il progetto Academy di Vicenza Città Impresa-Festival delle Imprese Champions, aperto a studenti dei corsi di laurea triennale, specialistica, master, dottorato e ITS di tutte le università italiane che si propone di far conoscere loro il mondo del mercato del lavoro del nostro Paese.

Il progetto Academy permetterà a un numero selezionato di studenti di partecipare in modo agevolato al festival, attraverso l’accesso preferenziale a tutti gli eventi (convegni, workshop, seminari) in calendario e alle due sezioni tematiche “Lean management” e “Finanza” e grazie a momenti di incontro e approfondimento con i grandi nomi delle imprese champions. Per gli studenti interessati è possibile partecipare ad un bando che mette a disposizione delle borse di soggiorno per partecipare al progetto a costi molto ridotti. C’è tempo fino al 2 settembre per candidarsi.

 

Tiziano Treu e la figura ispiratrice di Rossi

Il Giornale di Vicenza

Alessandro Rossi è una figura da cui gli imprenditori di oggi possono ancora trarre ispirazione? Una domanda che merita una riflessione profonda. Una riflessione, nel 200esimo anniversario della nascita del grande industriale, che oggi alle 17 sarà proposta negli spazi del lanificio Conte di via Pasubio dal giuslavorista Tiziano Treu, per due volte ministro del Lavoro (con i governi Dini e Prodi) ma anche ministro dei Trasporti e della navigazione nell’esecutivo D’Alema. Il giuslavorista, presidente del Cnel dal 2017 dialogherà con il caporedattore del nostro Giornale Marino Smiderle.Questo è il secondo appuntamento degli ormai tradizionali “Incontri di primavera”, organizzati dal centro di cultura “Card. Elia Dalla Costa” entrato nel 37° anno di attività. La terza ed ultima proposta del mini-ciclo sarà a suon di musica: giovedì 4 aprile, alle 20.30 nella chiesa di San Francesco di via Baratto, è in programma “Dal clavicembalo al jazz”, un percorso musicale con il pianista Bruno Canino. Tutti gli incontri del centro “Dalla Costa” sono stati messi in calendario ad ingresso libero.