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Città Impresa

Il sorpasso dell’Emilia in chiave 4.0

Dario Di Vico / Corriere della Sera

Gli addetti ai lavori lo sottolineano sempre con maggior frequenza:all’interno del nuovo triangolo industriale Treviso-Bologna-Milano le performance dell’Emilia sorprendono. Grazie all’ampia documentazione fornita dalla direzione studi di Intesa Sanpaolo è possibile, infatti, analizzare la reazione dei territori alla Grande Crisi, prima e poi al piccolo ciclo della ripresa 2016-18. Anche di questo si è discusso al Festival Città Impresa chiusosi ieri a Vicenza dopo una tre giorni di riflessioni e confronti.

E allora sia per addetti alla ricerca&sviluppo, per numeri di brevetti registrati, per «lunghezza» delle reti di export, per produttività, dotazione di laureati in materie scientifiche e tecnologiche, governance più aperta, le aziende emiliane battono quelle venete e in molti casi anche quelle lombarde. Ma perché è interessante sottolinearlo? Non certo per campanilismo ma perché in questa «sorpresa» c’è qualcosa di utile per le sfide che il capitalismo di territorio si trova davanti nel 2019. Sappiamo ancora poco degli effetti del piano Industria 4.0, non abbiamo una fotografia apprezzabile del grado di digitalizzazione delle imprese mentre sarebbe necessario recuperarla al più presto. Il 4.0 non si può restringere a un provvedimento di incentivazione, è un processo di crescita culturale reso indispensabile dagli scenari preoccupanti che si sono aperti. Dobbiamo infatti reagire alla crisi di domanda di alcuni mercati e allo stesso tempo conservare quel vantaggio competitivo del made in Italy che rischia di essere eroso in mancanza di investimenti. È in questo quadro che le buone pratiche emiliane — soprattutto della meccanica — sono di stringente attualità.

Maroni critico: «L’autonomia così non si fa»

Alessia Zorzan / Il Giornale di Vicenza

«In questa legislatura l’autonomia non sarà mai approvata?». «Sono convinto di no, i segnali non sono affatto positivi». A mettere una pietra quasi tombale sul cavallo di battaglia della Lega (almeno a nord) è Roberto Maroni. Tutt’altro che un nome qualunque. Tutt’altro che un detrattore. Volto storico del Carroccio, promotore da governatore del referendum gemello a quello veneto in Lombardia, ex ministro. Ad incalzarlo sul tema il giornalista Gian Antonio Stella, in un confronto organizzato al teatro Olimpico nell’ambito del festival Città Impresa. Maroni, atteso per un incontro nel pomeriggio, ha sostituito all’ultimo il ministro agli Affari Regionali Erika Stefani, assente per il grave lutto che l’ha colpita, con la scomparsa del padre. Il senso dell’introduzione di Stella, analizzando le mosse romane, è chiaro: «Autonomia, campa cavallo?». E la risposta, sofferta, è praticamente un sì, soprattutto alla luce delle ultime parole del presidente della Camera Roberto Fico, che ha ribadito la centralità del Parlamento nell’iter.

La memoria è andata al referendum del 22 ottobre 2017. Serviva?«Tecnicamente no – ha spiegato l’ex governatore – ma avendo alle spalle un voto popolare di quelle proporzioni era più difficile per il governo dire “non facciamo nulla”. Abbiamo discusso per molti mesi e l’accordo tra governo e Regioni c’è, forse è il caso di dirlo a Di Maio». «Per voi autonomisti – è la provocazione di Stella – era quasi meglio se restava il vecchio governo, perché fare la guerra ad un governo amico è complicato». «Beh, c’è anche il detto – butta lì Maroni – “dagli amici mi guardi Iddio, che dai nemici mi guardo io…”». Per poi passare al concreto: «I Cinque Stelle sono contrari. Qui dipende solo dalla Lega. Se spingerà per dare attuazione a questo accordo ce la si può fare, anche se la partita è molto complicata. La sensazione però è che il tema dell’autonomia sia stato messo un po’ da parte».

A complicare le cose c’è anche il bacino di elettori del sud. «Parlare di “spacca Italia” è solo un pretesto di chi non vuole procedere con l’autonomia, che può avere vantaggi anche per i cittadini del Sud, ma bisogna spiegarlo. Chi ha da rimetterci sono certi amministratori del Sud che spendono male e più di quanto hanno; un sistema a cui è difficile rinunciare perché porta voti». Maroni, dall’Olimpico, tende una mano al governatore Luca Zaia. «È un amico e un grande governatore che sull’autonomia ci ha messo la faccia. Gli ho detto che se c’è bisogno sono pronto a dargli una mano. L’autonomia è un concetto giusto e se a Roma vogliono, la si fa in un mese. Il contratto c’è e basta che il Parlamento lo approvi». Senza emendare il testo, è l’auspicio dei promotori. Auspicio che si schianta però con le recenti parole di Roberto Fico, presidente – pentastellato – della Camera: «Quello dell’autonomia – aveva detto – è un tema talmente importante che il Parlamento deve essere assolutamente centrale. Quando si trasferiscono potestà legislative in capo alle Camere alle Regioni è chiaro che questo passaggio deve avvenire attraverso un iter forte, importante, strutturato, sostanziale».

«Una dichiarazione che mi preoccupa – la reazione di Maroni -. Ad una prima lettura sembra che vogliano fare la legge, ma tra le righe si capisce che non la faranno mai. A Roma sono maestri in questo. Quando non vuoi approvare una legge, la porti lì, la fai passare per le commissioni, cambi e ricambi una virgola. E intanto resta ferma. Spero Zaia abbia la forza di convincere il governo a procedere. Oppure alle prossime elezioni andrà su qualcuno da solo che porta avanti le autonomie…». Anche in questo caso, tuttavia, resta la questione del Sud, dove l’autonomia ha storicamente meno appeal. Maroni ribadisce poi la sua ricetta per rimettere in moto l’Italia. «Presidente del Consiglio eletto direttamente dai cittadini, senato delle Regioni e autonomia. Queste tre cose ci cambiano la vita». Un grande male del Paese? «La burocrazia». Mentre l’Europa appare meno “matrigna”. «Noi non siamo per uscire dall’Europa, ma per un’Europa federale. Il governo europeo, così come funziona, è debole e il sistema va cambiato nelle sue regole. Ma il futuro dell’Italia è nell’Europa e nell’euro, che è partito male ma ora è fattore di competitività»

«Populismo, non ne sappiamo abbastanza»

Federico Murzio / Il Giornale di Vicenza

Del populismo sappiamo molto. Ciò che sappiamo lo abbiamo compreso tardi ma comunque prima di altri cortocircuiti della democrazia rappresentativa. Ma ciò che conosciamo lascia intuire che c’è tanto ancora da scoprire. “Cosa abbiamo capito del populismo (e cosa no)”, titolo e filo conduttore del dialogo – condotto dalla giornalista Eva Giovannini, conduttrice di Rai 2, tra il giornalista Ferruccio de Bortoli e il sociologo Ilvo Diamanti, andato in scena sabato sera al teatro Olimpico per il Festival Città impresa, è al contempo un’affermazione consolatoria per coloro che sono disorientati e una chiave di lettura della quotidianità per tutti gli altri. De Bortoli osserva che «uno dei caratteri del populismo è l’insofferenza per le autorità indipendenti». Pur senza citarlo, il riferimento è all’ultimo episodio accaduto in ordine di tempo, ossia l’istituzione della commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche. Il presidente della Repubblica ha firmato la legge sabato e ha raccomandato che la commissione non abusi degli ampi poteri di cui è dotata, ricordando ai presidenti di Camera e Senato, tra le altre cose, l’indipendenza di Bankitalia.

L’esempio della commissione d’inchiesta – che non si occuperà dell’accertamento di vicende ma di tutte le banche, anche quelle non coinvolte nella crisi e che svolgono con regolarità la propria attività – è paradigmatico del populismo. «Spesso si sente dire da chi governa o tenta di governare il Paese che il popolo è sovrano – riflette de Bortoli – ma di solito tendono a dimenticare la seconda parte dell’articolo costituzionale al quale si appellano. Ossia che “la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”». Così se per l’ex direttore del Corriere della Sera «il consenso dà la legittimazione a governare ma non dà la facoltà di fare ciò che si vuole», per Diamanti l’elemento caratterizzante del populismo «si declina nella sfiducia non solo verso gli altri, quelli al di là dei confini, ma anche verso coloro che ci governano, verso coloro che abbiamo finora giudicato competenti, siano esse persone o istituzioni nazionali e internazionali». In questa prospettiva il populismo, ricorda de Bortoli «è la tentazione di tutte le democrazie liberali di fronte ad una globalizzazione disordinata». Una colpa dei «liberali – ammette il presidente di Longanesi – che hanno concesso alle élite globalizzate di staccarsi dal territorio e quindi allontanarsi dal popolo».

Non a caso la comunicazione e il linguaggio sono organici al populismo. «I populisti offrono risposte sbagliate a domande giuste usando un linguaggio che evade i problemi – spiega de Bortoli -. Vivono sulle emozioni del momento indicando, giorno dopo giorno, un nemico diverso contro il quale scagliarsi. La ragione è semplice: il populismo ha bisogno di semplificare tutto. Purtroppo però non esistono soluzioni semplici a problemi complessi». Accanto a lui Diamanti annuisce. «Il populismo nasce da una frattura tra centro e periferia del potere – è la sua riflessione – portando a pensare che tutti possono fare tutto e cavalcando l’onda, tra l’altro, dell’illusione della democrazia diretta, ossia quella senza mediazione». Ciò offre il fianco a un pericoloso atteggiamento. «Se il populismo parte dallo stato d’animo di chi vive con disagio l’idea di avere perso il governo della propria vita, sensazione ampliata nell’era digitale, le persone sono portate a cedere parte della loro libertà in cambio di un maggiore senso di protezione». Una discriminante che fa inorridire tanti ma evidentemente non tutti.

Città Impresa, ultima giornata per il Festival dei Territori Industriali. Sale affollate per i protagonisti della seconda giornata: Tremonti, il ministro Moavero e Giavazzi

Si avvia verso la conclusione il Festival Città Impresa, che sta radunando a Vicenza in questi giorni ospiti ed esperti di primo piano per esplorare le questioni chiave dell’economia e della società contemporanee, tra cui il rapporto tra infrastrutture e crescita, la trasformazione dell’economia globale, il rischio di recessione italiana, il rebus delle autonomie regionali, il Nord dimenticato e la rivoluzione digitale dal punto di vista delle imprese.

Domani la manifestazione chiuderà con gli interventi di ospiti di primo piano. Alle 11.30 al Teatro Olimpico Gian Antonio Stella, editorialista del Corriere della Sera, e Roberto Maroni, già presidente della Lombardia e “genitore” del referendum per l’autonomia della sua Regione, si confronteranno sul tema delle autonomie regionali. Erika Stefani, ministro degli Affari regionali e delle Autonomie, a causa del lutto che ha recentemente colpito la sua famiglia, non parteciperà al dibattito.

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Al via Vicenza Città Impresa: protagonisti il premio Nobel Spence e Mario Monti

Convegni costantemente affollati e grande partecipazione di pubblico nella giornata di avvio del Festival Città Impresa, che ha avuto uno dei suoi punti cardine nella lectio magistralis di Michael Spence, premio Nobel per l’Economia 2001, evento che ha dato ufficialmente il via ai 37 incontri del weekend vicentino. L’incontro, dedicato a “La rapida transizione dell’economia globale” , è stato ospitato da Fondazione CUOA nella sua sede di Altavilla Vicentina. Read more

Al via domani a Vicenza il Festival Città Impresa. Apertura con il Premio Nobel per l’Economia Michael Spence

rischi di recessione e il Nord dimenticato saranno i temi cardine della dodicesima edizione del Festival Città Impresa, edizione primaverile del Festival dei Territori Industriali diretto daDario Di Vico, che tornerà a Vicenza da domani, venerdì 29 marzo, fino a domenica 31 marzo. In un 2019 caratterizzato da una forte incertezza economica sia sul piano nazionale che internazionale il Festival riporta sotto i riflettori l’economia reale, i territori, l’industria.
IL PROGRAMMA DEL FESTIVAL 
 
BATTISTI DI FS ITALIANE INTERVERRÀ AL CUOA ALLE 12.30 E NON AL POMERIGGIO
Il Festival si aprirà ufficialmente domani, venerdì 29 marzo, ad Altavilla Vicentina, presso la sede di Fondazione CUOA, con la lectio magistralis di Michael Spence, premio Nobel per l’Economia 2001, che in seguito dialogherà con Gregorio De Felice, chief economist Intesa Sanpaolo, su “La rapida transizione dell’economia globale”. A condurre il confronto, Nicola Saldutti, caporedattore economia del Corriere della Sera.
Gianfranco Battisti, amministratore delegato e direttore generale FS Italiane, per impegni improvvisi e improrogabili, interverrà alle 12.30 presso la Fondazione CUOA di Altavilla Vicentina sul tema “Le infrastrutture e la crescita”, e non al pomeriggio come previsto in precedenza. A condurre il confronto, che non vedrà la partecipazione di Giuseppe Bono, amministratore delegato Fincantieri, sarà Dario Di Vico, direttore del Festival Città Impresa.
Altro evento chiave sarà “L’auto e la nuova industria della mobilità”, introdotto da Giuseppe Berta, docente di Storia dell’Economia Università Bocconi, che vedrà il confronto tra Alberto Dal Poz, presidente di Federmeccanica, Giampiero Castano, già responsabile dell’Unità di gestione delle vertenze del Ministero dello Sviluppo economico, Maurizio Stirpe, vicepresidente Confindustria, e Roberto Vavassori, presidente Clepa. Molti altri gli appuntamenti di peso, come quello dedicato a “Quanto valgono le aziende tedesche in Italia”, che vedrà gli interventi di Fabrizio Guelpa, responsabile Servizio Industry & Banking Research Direzione Centrale Studi e Ricerche Intesa Sanpaolo, Massimo Calearo Ciman, presidente di Calearo Antenne, Francesco Carozza, vicepresidente del Consiglio di Sorveglianza SDF, e Ulrich Nagels, viceconsigliere delegato Camera di Commercio Italo-Germanica; oppure quello su“Impresa e mobilità sociale”, con gli interventi di Antonio Calabrò, direttore Fondazione Pirelli e vicepresidente Assolombarda, Giovanni Bonotto, direttore creativo Bonotto, e Claudia Piaserico, vicepresidente di Confindustria Vicenza e responsabile del Progetto Fabbricare Valori.
Già nella prima giornata del Festival, l’attenzione si focalizzerà sulle misure economiche introdotte dal governo gialloverde: nell’incontro “Partite Iva e flat tax: cosa sta cambiando”,Andrea Dili, presidente Confprofessioni Lazio, Anna Soru, presidente Acta, e Dario Stevanato, docente di Diritto tributario dell’Università di Trieste, faranno il punto sulle implicazioni del nuovo sistema di tassazione per professionisti e autonomi.
Un altro tema che verrà declinato in diversi modi durante il weekend vicentino sarà quello della rivoluzione digitale in ambito economico: “Da Microsoft a Google, l’Antitrust e i colossi del web” sarà infatti il tema dell’evento che vedrà come protagonista Mario Monti, presidente Università Bocconi, già presidente del Consiglio e commissario europeo alla concorrenza. Sempre nel pomeriggio di venerdì 29 marzo, si discuterà anche di “Proprietà intellettuale nella stagione del 4.0”, con gli interventi di Ercole Bonini, presidente e fondatore Studio Bonini,Michele Caon, innovation manager Gemata, Monica Calcagno, docente di Economia e gestione delle imprese all’Università Ca’ Foscari Venezia, e Paolo Santagiuliana, amministratore delegato Taplast.
Su un tema di grande attualità come “Il modello europeo “solo export” e la fine della domanda interna”, il confronto coinvolgerà Innocenzo Cipolletta, presidente Assonime,Andrea Montanino, chief economist Confindustria, Fedele De Novellis, partner REF Ricerche, e Paolo Onofri, presidente Prometeia Associazione. Il lavoro degli anni Dieci sarà poi al centro del dibattito “Se il job title non basta più: nuove skill nell’era dei lavori ibridi”, con gli interventi di Roberto Baldo, responsabile progettazione di Niuko Innovation & Knowledge,Gianluca Bordin, responsabile risorse umane hGears, e Antonio Doro, responsabile risorse umane fischer Italia. Alle 21, poi, il dibattito si sposterà sul mondo dello sport: nell’incontro “Il caso Vicenza. L’industria sposa il calcio”Paolo Bedin e Paolo Rossi, direttore generale e dirigente del Vicenza Calcio, Lino Chilese, socio L.R. Vicenza Virtus e presidente Arzignano Calcio, Maurizio Costanzi, responsabile settore giovanile Atalanta, e Sergio Gasparin, già dirigente sportivo, spiegheranno che cosa vuol dire gestire una società sportiva.
Gli ultimi incontri della giornata vedranno come protagonisti Romolo Bugaro, avvocato e autore di Non c’è stata nessuna battaglia (Marsilio Editore) e di Effetto Domino (Einaudi), che discuterà con la giornalista del Corriere della Sera Roberta Scorranese di “Uomini e soldi”, eMariacristina Gribaudi, presidente Keyline e autrice de L’Altalena Rossa (Rubbettino), che affronterà insieme al giornalista Adriano Moraglio il tema delle “Donne in fabbrica”.
Nel corso delle giornate di venerdì 29 e sabato 30 marzo, il Festival Città Impresa darà il via ad un’importante iniziativa. In Basilica Palladiana, infatti, sarà inaugurato il progetto “La Casa delle Imprese”: tutti i giovani dai 18 ai 30 anni che si registreranno all’evento avranno l’occasione di incontrare Baxi, Polidoro, Forgital Italia e AFV Acciaierie Beltrame, quattro aziende d’eccellenza del vicentino, e di svolgere dei colloqui conoscitivi e di preselezione che potrebbero aprire loro le porte di una futura posizione lavorativa.
La giornata di sabato 30 marzo si aprirà nella cornice di Palazzo Chiericati per un confronto su“Le relazioni con la Cina e i riflessi per il Nord Est”, che vedrà l’introduzione di Gregorio De Felice, chief economist di Intesa Sanpaolo, e gli interventi di Zeno D’Agostino, presidente Porto di Trieste e vicepresidente ESPO, e Vincenzo Petrone, direttore generale Fondazione Italia-Cina.
In contemporanea, si terranno due incontri sul mondo delle piccole e medie imprese: Eleonora Di Maria, docente di Economia e gestione delle imprese Università di Padova, Elena Calabria, vicepresidente nazionale CNA, Luca Cielo, direttore generale Cielo e Terra Vini, e Massimiano Tellini, head Circular Economy Intesa Sanpaolo, discuteranno di “Economia circolare: il ruolo delle PMI”, mentre Massimo Quizielvù, managing partner GlasfordItalia, Gian Paolo Fedrigo, general manager Facco, Roberto Siagri, presidente Eurotech, Gianmarco Zanchetta, partner Special Affairs e presidente Policom, e Giancarlo Dani, presidente e fondatore Dani, cercheranno di rispondere alla domanda “Quali manager per le PMI globali?”.
Un altro confronto, introdotto da Luca Vignaga, amministratore delegato MarzottoLab, e Marco Pagano, amministratore delegato Risorse, sarà dedicato al tema dell’alternanza scuola-lavoro, durante il quale verrà proiettato un documentario prodotto dagli studenti della IULM di Milano in collaborazione con sette aziende. L’evento vedrà gli interventi di Laura Dalla Vecchia, presidente Polidoro, Alberto Favero, direttore generale Baxi, Roberto Zecchino, vice president human resources & organization south Europe Robert Bosch, Roberto Valente, direttore risorse umane Gruppo Beltrame; concluderà Tiziano Treu, presidente CNEL.
Giulio Tremonti, presidente Aspen Institute Italia, sarà poi protagonista del confronto con il direttore del Festival, Dario Di Vico, su “Territori e globalismo: il nuovo conflitto città-campagna”. Si parlerà poi di “Grandi filiere e fornitori partner: il caso Leonardo” con Marco Zoff, chief procurement &supply chain officer Leonardo, Fabrizio Casadei, general manager Ecor International e amministratore delegato Il Sentiero International Campus, e Alessandro Rosso, amministratore delegato Tps Group. In particolare, sul caso Leonardo e la questione dimensionale delle PMI, ci sarà l’intervento di Sandro Trento, docente di Economia e gestione delle imprese dell’Università di Trento.
Il dibattito si sposterà poi nel pomeriggio sul tema “Agricoltura e industria: le strategie del Made in Italy”, con gli interventi di Antonio Bortoli, direttore generale Lattebusche, Gianpiero Calzolari, presidente Gruppo Granarolo, Ivano Vacondio, presidente Federalimentare, eFranco Manzato, sottosegretario al Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo. Si tornerà poi a parlare di tecnologia e connessioni con l’evento “È arrivata la rivoluzione digitale…e non l’abbiamo capita”, con gli interventi di Enzo Rullani, docente di Economia della conoscenza presso TeDIS, Venice International University, e autore di Dentro la rivoluzione digitale (Giappichelli), e Pietro Francesco De Lotto, portavoce PMI del Comitato Economico Sociale Europeo e direttore generale di Confartigianato Imprese Vicenza.
Tre gli eventi clou del pomeriggio. Si parte con “Il partito del Pil e la recessione”Carlo Bonomi, presidente Assolombarda, ne discuterà con Francesco Giavazzi, docente di Economia politica all’Università Bocconi di Milano, e Ferdinando Giugliano, editorialistaBloomberg OpinionEnzo Moavero Milanesi, ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, sarà poi protagonista di un confronto con Agostino Bonomo, presidente Confartigianato Imprese Vicenza e Veneto, Alessandro Conte, presidente di CNA Veneto, eLuciano Vescovi, presidente Confindustria Vicenza, su “Gli scenari dell’Europa dopo il voto e le sfide delle imprese”. Altro tema caldo sarà quello del dibattito “La bioeconomia fa ripartire i territori”, con un confronto tra Catia Bastioli, amministratore delegato Novamont e autrice di Bioeconomia per la rigenerazione dei territori (Edizioni Ambiente), Paolo Collini, rettore dell’Università di Trento, ed Ermete Realacci, presidente Fondazione Symbola.
Sempre nel pomeriggio di sabato 30 marzo, si terrà l’incontro curato da CUOA Business School sullo studio “2008-2017: lepri del Nord Est dieci anni dopo”, introdotto da Paolo Gubitta,docente di Organizzazione aziendale Università di Padova e direttore scientifico CEFab CUOA Business School. Sui risultati della ricerca, si confronteranno Paolo Masotti, partner Adacta Advisory, Alessandra Polin, amministratore delegato General Filter, Francesca Setiffi, ricercatrice di Sociologia dei processi culturali e comunicativi Università di Padova, e Davide Coletto, amministratore delegato e chief transformation officer 2C Solution. Nel corso dell’incontro sarà annunciato un significativo accordo di partnership tra CUOA Business School e TEC Bosch, la realtà di alta formazione manageriale e tecnologica dell’importante gruppo internazionale.
Il tema dell’occupazione torna protagonista con l’incontro “Lavoro, impresa e famiglia: nuove immagini dal Nordest”, in cui Giuseppe De Rita, presidente Censis, dialogherà con Bruno Anastasia, responsabile dell’Osservatorio di Veneto Lavoro, Gianpiero Della Zuanna, docente di Demografia all’Università di Padova, e Silvia Oliva, ricercatrice senior di Fondazione Nord Est.
“Il neoliberismo in Italia: chi l’ha visto?” sarà invece il tema dell’incontro che partirà dal libroLa verità, vi prego, sul neoliberismo (Marsilio) di Alberto Mingardi, direttore dell’Istituto Bruno Leoni, e che metterà a confronto l’autore con il manager Maurizio CastroLuigi Copiello di associazione Innoveneto e Riccardo Dal Ferro, in arte Rick DuFer, esperto di comunicazione web e divulgazione culturale e filosofica. Il tema drammatico delle infiltrazioni mafiose sarà poi esplorato nell’evento “Quando la piovra strangola l’impresa”, che vedrà le riflessioni diMarella Caramazza, direttore generale Fondazione ISTUD e autrice de Il socio occulto (Egea),Alberto Baban, presidente VeNetWork, ed Enrico Carraro, presidente Gruppo Carraro.
La seconda giornata del weekend vicentino si concluderà con il dibattito tra Ilvo Diamanti, docente dell’Università di Urbino, e Ferruccio de Bortoli, presidente Longanesi, su “Cosa abbiamo capito del populismo (e cosa no)”.
Nel giorno di chiusura del Festival, domenica 31 marzo, le misure economiche introdotte dal governo Lega-5 Stelle torneranno sotto i riflettori, con l’incontro “Il reddito di cittadinanza alla prova dei fatti”, che, dopo l’introduzione di Francesco Seghezzi, direttore della Fondazione ADAPT, vedrà confrontarsi Elena Donazzan, assessore all’istruzione, alla formazione, al lavoro e pari opportunità della Regione del Veneto, Luciano Capone, giornalista de Il Foglio, e l’economista Irene Tinagli. Conclude Claudio Cominardi, sottosegretario del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.
La riflessione sul presente e sul futuro dei territori del Nord Italia sarà al centro di ben due incontri della giornata conclusiva della kermesse vicentina: il primo, a cura di Intesa Sanpaolo, vedrà le introduzioni di Stefania Trenti, responsabile Industry Direzione Studi e Ricerche Intesa Sanpaolo, e Franco Mosconi, docente di Economia industriale Università di Parma, e chiederà a Marco Bettiol, docente di Economia e gestione delle imprese dell’Università di Padova, Fabio Storchi, presidente di Unindustria Reggio Emilia, e Federico Visentin, presidente di CUOA Business School, di rispondere alla domanda “Lombardia, Emilia e Veneto: più analogie o differenze?”. Il secondo incontro, introdotto da Aldo Bonomi, sociologo, direttore AAster e autore di Tessiture sociali. La comunità, l’impresa, il mutualismo, la solidarietà con Francesco Pugliese (Egea), sarà dedicato invece a “Milano e il Nord, un dialogo a singhiozzo” e vedrà gli interventi di Roberto Maroni, già presidente della Regione Lombardia, Francesco Giacomin, direttore Confartigianato Imprese Veneto, e Cristina Tajani, assessore a Politiche del lavoro, attività produttive, commercio e risorse umane del Comune di Milano.
“Il fenomeno Salvini, la politica in diretta Facebook” invece è il titolo del confronto che vedrà dialogare Giovanni Diamanti, cofondatore di Quorum e YouTrend, Donatella Campus, docente di Comunicazione politica dell’Università di Bologna, e Paolo Natale, docente di Metodi e tecniche della ricerca sociale dell’Università di Milano.
E sempre di politica si parlerà in uno dei confronti più attesi dell’intera manifestazione, quello dedicato a “Il rebus dell’autonomia veneta”: una dei protagonisti della tanto discussa intesa,Erika Stefani, ministro degli Affari regionali e delle Autonomie, si confronterà con Gian Antonio Stella, editorialista del Corriere della Sera sul tema che da mesi occupa pagine e pagine dei quotidiani veneti (e non solo).
La chiusura del Festival, come ormai da tradizione, sarà dedicata a uno dei protagonisti del mondo culturale. Se negli anni scorsi si sono esibiti artisti come Mario Brunello, Marco Paolini o Francesco Maino, quest’anno invece sarà ricordata una figura centrale del panorama culturale italiano, di recente scomparsa. A Palazzo Trissino, Maurizio Sacconi, già ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, e Filiberto Zovico, fondatore di ItalyPost, si confronteranno infatti su “Le idee di Cesare De Michelis”, chiudendo l’edizione primaverile del Festival Città Impresa con un omaggio alla figura eclettica del celebre editore, italianista, scrittore, bibliofilo, promotore e diffusore di cultura.

Il Nobel Spence apre il festival “Città impresa”

Giulia Armeni / Il Giornale di Vicenza

Vicenza capitale dell’economia. Si accendono i riflettori sulla 12a edizione del “Festival città impresa“, tre giorni, da domani a domenica, per analizzare e comprendere la società alla luce delle piccole e grandi rivoluzioni che la attraversano in chiave politica e finanziaria.

Ci sarà spazio per i temi caldi dell’autonomia veneta, di cui si discuterà con il ministro degli affari regionali Erika Stefani e per le questioni altrettanto attuali legate ai colossi del web, “letti” dall’ex premier e presidente della Bocconi Mario Monti nel lungo weekend economico-sociologico promosso da ItalyPost e Comune e diretto da Dario Di Vico del Corriere della Sera.

Numerosi gli ospiti – politici, docenti, imprenditori, dirigenti, giornalisti – che tra palazzo Chiericati, palazzo Trissino, Confindustria, villa Cordellina a Montecchio Maggiore, la fondazione Cuoa ad Altavilla e il teatro Olimpico saranno protagonisti dei 37 appuntamenti in programma. Un’agenda incentrata su due macro punti, “Rischi di recessione” e “Il Nord dimenticato”, che dopo il “fuori festival” di stasera alle 20.30 in villa Cordellina sarà inaugurata in pompa magna dal premio Nobel per l’economia 2001 Michael Spence, al Cuoa domani alle 11.30 per la lectio magistralis “La rapida transizione dell’economia globale”, seguita da un intervento di Gregorio De Felice, chief economist di Intesa San Paolo.

Sempre nella giornata d’apertura arriveranno in città l’amministratore delegato di Fincantieri Giuseppe Bono e l’ad di Ferrovie Gianfranco Battisti, alle 15 in Confindustria per il focus “Le infrastrutture e la crescita”, mentre alla stessa ora al Chiericati si parlerà di “Auto e nuova industria della mobilità” con Alberto Dal Poz di Federmeccanica, Maurizio Stirpe, vicepresidente di Confindustria e Roberto Vavassori del Clepa. Alle 18 all’Olimpico Mario Monti farà il punto su “Antitrust e colossi del web da Microsoft a Google”. Sul palco palladiano alle 21 ci saranno i vertici del Vicenza Calcio Paolo Bedin e Paolo Rossi, che con il direttore del Giornale di Vicenza Luca Ancetti esamineranno “Il caso Vicenza”.

Nella settimana della “Via della seta”, sabato si comincerà con “Le relazioni con la Cina e i riflessi per il Nordest” alle 10 al Chiericati, e con “L’alternanza scuola-lavoro”, ospite tra gli altri il presidente del Cnel Tiziano Treu, alle 10 a palazzo Bonin Longare. L’ex ministro Giulio Tremonti sarà all’Olimpico alle 11.30 per l’approfondimento su “Territori e globalismo”, mentre alle 15 al Chiericati si studieranno le “Strategie del made in Italy” per agricoltura e industria.

Di “Partito del Pil e recessione” si discuterà alle 15 in Confindustria con Carlo Bonomi di Assolombarda, di “Scenari dell’Europa dopo il voto” alle 16.15 a palazzo Trissino, dov’è atteso il ministro degli esteri Enzo Moavero Milanesi, che dialogherà con il presidente di Confindustria Vicenza Luciano Vescovi, Agostino Bonomo di Confartigianato e Alessandro Conte di Cna Veneto. Tra i relatori del sabato anche Ermete Realacci (16.30 al Chiericati), Ferruccio De Bortoli e Ilvo Diamanti (21 all’Olimpico). Reddito di cittadinanza, alle 10 a palazzo Trissino ma anche autonomia veneta, alle 11.30 all’Olimpico con Erika Stefani, nella giornata di domenica, che a palazzo Trissino vedrà l’arrivo anche del governatore della Lombardia Roberto Maroni, alle 15 e dell’ex ministro Maurizio Sacconi, alle 17. Per tutti gli eventi serve la registrazione online.

Quattro maxi-gruppi berici a caccia di giovani talenti

Il Giornale di Vicenza

C’è una novità di rilievo per giovani universitari e studenti delle scuole superiori che si stanno per diplomare, che anticipa il “Festival Città Impresa”: il prossimo week end «sarà inaugurato – fanno sapere gli organizzatori di ItalyPost – il progetto “La Casa delle Imprese”: tutti i giovani dai 18 ai 30 anni che si registreranno all’evento avranno l’occasione di incontrare quattro aziende d’eccellenza del Vicentino e di svolgere dei colloqui conoscitivi e di preselezione che potrebbero aprire loro le porte di una futura posizione lavorativa». Il progetto è in collaborazione con Federmeccanica e la sezione Meccanica di Confindustria Vicenza, e riguarda quattro aziende leader: Baxi, Polidoro, Forgital e Afv Acciaierie Beltrame. E in ballo ci potrebbero essere anche future assunzioni.

I CANDIDATI E GLI INCONTRI. Le quattro aziende «sono interessate a candidati con indirizzi di studio tecnici, come ingegneri energetici, elettronici, gestionali, ma anche a profili di indirizzo umanistico, come laureati in economia, marketing o risorse umane». Gli incontri si svolgeranno in sala Zavatteri della Basilica Palladiana. Venerdì 29 orario 10-13 per Afv Acciaierie Beltrame dalle 15 alle 18 per Forgital. Sabato 30 dalle 10 alle 13 per Baxi e in orario 15-18 per Polidoro. Attenzione: «Per iscriversi ai colloqui è necessario registrarsi sul sito https://www.festivalcittaimpresa.it/category/la-casa-delle-imprese/», scegliere l’azienda e seguire le indicazioni per compilare la domanda.

LE 4 AZIENDE. Baxi, di Bassano, ha origini nel 1925. Dal 1999 fa parte del gruppo inglese Baxi group, leader in Europa nel settore riscaldamento, e nel 2009 con De Dietrich Remeha crea Bdr Thermea. Oggi Baxi progetta e produce nel più grande stabilimento europeo del settore quasi 10 milioni di caldaie l’anno. Polidoro, di Schio, è un gruppo leader mondiale nella produzione di bruciatori a gas e nella realizzazione di soluzioni innovative per la combustione. Da oltre 70 anni realizza bruciatori per caldaie, scaldabagni, per il professional cooking, per il laundry, con prodotti ad alto rendimento. Ha impianti produttivi all’estero, Cina e Turchia, e nuovi stabilimenti in apertura in Usa e Italia. Il gruppo Forgital, di Velo D’Astico, fondato nel 1873 dalla famiglia Spezzapria, è leader a livello internazionale nella produzione di anelli laminati senza saldatura per aeronautico-aerospaziale, oil&gas, meccanica generale, movimento terra ed energie rinnovabili. Opera in tutto il mondo attraverso 9 siti operativi e con 1250 dipendenti circa; il fatturato 2018 è di oltre 400 milioni. Attivo dal 1896 nel settore siderurgico, Afv Gruppo Beltrame di Vicenza produce laminati mercantili e profili speciali per edilizia, cantieristica navale, macchine movimentazione terra, automotive. Di proprietà della famiglia Beltrame è affiancato da un management internazionale e comprende 3 acciaierie a forno elettrico e 10 laminatoi in 6 stabilimenti in Italia, Francia, Svizzera e Romania (2000 dipendenti).

Rischi di recessione e il Nord dimenticato al centro del Città Impresa, a Vicenza dal 29 al 31 marzo

I rischi di recessione e il Nord dimenticato saranno i temi cardine della dodicesima edizione del Festival Città Impresa, edizione primaverile del Festival dei Territori Industriali diretto da Dario Di Vico, che tornerà a Vicenza dal 29 al 31 marzo. In un 2019 caratterizzato da una forte incertezza economica sia sul piano nazionale che internazionale il Festival riporta sotto i riflettori l’economia reale, i territori, l’industria. Read more

Bergamo Città Impresa, chiude la seconda edizione. Tutto esaurito al Kilometro Rosso per Cottarelli, Reichlin e Giavazzi

Domenica da tutto esaurito al Kilometro Rosso, il parco scientifico tecnologico alle porte di Bergamo, per gli eventi conclusivi della seconda edizione autunnale del Festival Città Impresa. In un momento di scelte cruciali per l’Italia, ad ascoltare il direttore dell’Osservatorio sui Conti Pubblici, Carlo Cottarelli, e il presidente di Ubi Banca, Andrea Moltrasio, parlare di “Il budget dell’Italia e la pagella di Bruxelles: tasse, spending review e investimenti” e il dialogo fra due economisti di primo piano come Lucrezia Reichlin e Francesco Giavazzi, rispettivamente docenti alla London School of Economics e alla Bocconi, sul futuro dell’Euro sono arrivati decine di studenti, una platea di imprenditori e molte persone comuni. Read more

De Bortoli: «Uscire dall’euro sarebbe una follia»

Corriere di Bergamo / di Donatella Tiraboschi

Se in vita loro hanno visto pochissime banconote da 500 euro (ma ci sarà tempo), di certo non hanno la più pallida idea di cosa e come fossero le lire. I ragazzi che lo ascoltano non erano ancora nati, quando in circolazione c’erano le 100 mila lire con il volto del Caravaggio sulla filigrana. E quando nel 1992, nel famoso mercoledì nero del 16 settembre, il bigliettone con la cesta di frutta si trovò di colpo svalutato del 30% sul dollaro, con gli italiani che poco prima si erano trovati alleggeriti del 6 per mille sui conti correnti. Read more

Bergamo Città Impresa parte dalle infrastrutture: «Necessità immensa»

Corriere di Bergamo / di Gisella Laterza

Prende il via Festival Città Impresa, una kermesse che pone al centro l’economia e i territori in un’ottica nazionale e locale. Sono 31 gli incontri fino a domenica, dopo l’appuntamento inaugurale di ieri, una tavola rotonda che si è tenuta all’aeroporto di Orio al Serio sulla logistica e le infrastrutture. «Questi temi — esordisce il direttore del festival Dario Di Vico, inviato ed editorialista del Corriere della Sera — hanno scalato le posizioni nell’agenda politica e sono in primo piano». Read more

Bergamo Città Impresa, infrastrutture e crescita al centro del convegno di preapertura del festival

Giovedì 25 ottobre, alle ore 18, nel terminal partenze dell’Aeroporto di Milano Bergamo, l’anteprima della seconda edizione del Festival, con un confronto con Dario Di Vico, Emilio Bellingardi, Paolo Emilio Signorini e Paolo Uggè su “Logistica e infrastrutture: il vocabolario della crescita”. A chiudere l’incontro l’assessore regionale alle Infrastrutture, Claudia Maria Terzi.

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Bergamo apre le porte al Festival Città Impresa

Corriere della Sera / di Donatella Tiraboschi

Incrociare manifatture e nuovi saperi, grazie alla contaminazione dei servizi in un territorio e in una città industrialmente vitali e ricettivi: questo il biglietto da visita con cui si presenta il secondo «Bergamo Città-Impresa», edizione autunnale del Festival dei Territori Industriali in programma dal 26 al 28 ottobre nel capoluogo orobico, che si candida a diventare la capitale dell’istruzione tecnica post diploma. Read more

Le imprese e le sfide per l’Italia e l’Europa al centro della seconda edizione di Bergamo Città Impresa (26-28 ottobre)

Le imprese, l’Italia, l’Europa e le sfide che le attendono alla fine di questo 2018 e in un 2019 cruciale: sarà all’insegna di questi temi la seconda edizione del Bergamo Città Impresa, edizione autunnale del Festival dei Territori Industriali diretto da Dario Di Vico, che, dopo l’appuntamento primaverile di Vicenza e quello speciale di Piacenza, torna nella città orobica dal 26 al 28 ottobre. Read more

Piacenza è già forte ma forse non lo sa “Serve più coraggio”

La Libertà / di Patrizia Soffientini

La platea ai Teatini, fatta di autorità, studenti e imprenditori, mormora con simpatia quando il sociologo Aldo Bonomi, direttore del Consorzio Aster, lancia la formula per Piacenza «tenere insieme la coppa e Amazon». Bella suggestione. Il piacere più tradizionale a braccetto con la contemporaneità dei flussi di merci di cui siamo l’ambito crocevia. Read more

Il festival dei territori industriali oggi a Piacenza: il coraggio di osare

La Libertà / di Giangiacomo Schiavi

Piacenza è sulle traiettorie dell’innovazione, delle nuove reti e dei flussi che dal Nord Est passano per Milano e arrivano a Bologna, dicono gli economisti. Però le Ferrovie sono rimaste indietro e i ponti con la Lombardia sono pericolanti. Una verità e un paradosso fotografano con la nuda essenzialità dei fatti lo stato di una città che appare adagiata su se stessa: vede passare i treni dello sviluppo, ma rischia di perderli. Read more

L’Italia che cresce visita le aziende Groppalli e Mcm, scuole di eccellenza

La Libertà / di Gianmaria Vianova

Elisabetta Trovato viene da Catania, studia Direzione aziendale: «Sto lavorando ad una tesi sui distretti industriali e assieme al mio relatore abbiamo pensato che questa fosse una occasione da cogliere». Lei è una dei 57 ragazzi che stanno partecipando alla Academy del Festival Città Impresa di Piacenza. L’iniziativa promossa da ItalyPost e Comune di Piacenza, curata da Goodnet, ha portato nella giornata di ieri studenti e dottorandi all’interno di due eccellenze del panorama industriale piacentino: la Groppalli di Gragnano e la MCM di Vigolzone. Nel primo pomeriggio è la Groppalli Srl ad inaugurare il tour. Read more

Città impresa: a Piacenza festival da Champion

Libertà / di Paola Romanini

L’idillio è sbocciato in primavera, quando il sindaco di Piacenza, Patrizia Barbieri, ha partecipato al Festival Città Impresa di Vicenza per delineare la vocazione logistica di Piacenza. Il primo cittadino è rimasto entusiasta dall’evento, occasione di dibattito sui grandi temi dell’economia con attenzione all’imprenditoria che è la spina dorsale dello sviluppo del Paese, e si è proposta di ospitarlo a Piacenza. Read more

Le incognite sulla ripresa: a Piacenza edizione speciale del Festival Città Impresa

Il nuovo triangolo industriale, dicono gli esperti, è quello che raggruppa l’area che va da Varese a Bologna e, da lì, a Pordenone. Così il Festival Città Impresa, che già vanta una edizione primaverile a Vicenza e una autunnale a Bergamo, completa il suo raggio d’azione insediandosi a Piacenza, città snodo tra Milano e Bologna per discutere le incognite sulla ripresa.

Prima edizione venerdì 14 settembre: tra gli ospiti, Di Vico, Vacchi, Bonomi, Baban, Saldutti, de Bortoli, Mazzucchelli, Massini e le imprese champion Read more

Conferenza Stampa / Il 14 settembre a Piacenza una nuova edizione del Città Impresa – Festival dei Territori Industriali

Le incognite sulla ripresa, il nuovo triangolo industriale e la vocazione del territorio tra logistica e industria: sono questi i temi cardine di Piacenza Città Impresa, la prima edizione del Festival dei Territori Industriali che si svolgerà venerdì 14 settembre a Piacenza.

Protagonisti ed eventi del Festival Città Impresa saranno presentati nel corso di una

CONFERENZA STAMPA
Martedì 4 settembre 2018, ore 12.00
Municipio, Sala del Consiglio comunale
Piazza Cavalli 2, Piacenza

Intervengono
Patrizia Barbieri, Sindaco di Piacenza
Alfredo Parietti, presidente Camera di Commercio Piacenza
Alberto Rota, Presidente Confindustria Piacenza
Filiberto Zovico, promotore Festival Città Impresa

La conferenza stampa sarà trasmessa in diretta Facebook sulla pagina ufficiale del Festival Città Impresa.


Per maggiori informazioni

Festival CIttà Impresa – Ufficio Stampa nazionale e internazionale
Goodnet Territori in Rete
comunicazione@goodnet.it
T. 049 8761884

“Competence center” del Triveneto «Abbiamo 60 domande di imprese»

Giornale di Vicenza / di Piero Erle

«Saranno strutture tecnologiche create con le imprese e per le imprese.Certo, avremo un problema a selezionare tra tante domande, ma la risposta che sta arrivando da Università eccellenti e imprese ci dice che la strada è giusta». Così Stefano Firpo, direttore generale per la politica industriale del Ministero per lo Sviluppo economico, ha presentato a palazzo Leoni Montanari per il festival “Città impresa” lo sprint finale che l’Italia sta vivendo per far nascere i “Competence center”. Il 30 aprile infatti scade il bando nazionale lanciato a fine gennaio dal Ministero per i candidati ad aggiudicarsi i 40 milioni di co-finanziamenti stanziati dallo Stato: 7,5 milioni massimo per pagare il 50% dell’avvio del centro, 200 mila euro a sostegno del 50% di spese per ciascun progetto. E dato che il bando è per un partenariato pubblico-privato occorrerà aver messo assieme una squadra di strutture di ricerca ma anche di imprese “big” che mettano in campo risorse, fatturati, brevetti già registrati. Questa squadra poi, rimarca Firpo, dovrà essere a servizio «di una platea di utenti che sono le imprese Pmi. E dovrà presto essere in grado di sostenersi aggiudicandosi i bandi dell’Ue, che valgono circa 100 miliardi».

LA SCELTA DEL TRIVENETO. All’incontro erano rappresentati più candidati di prima fila: Politecnici di Milano (Marco Taisch) e di Torino (Paolo Fino), Università di Bologna (Fabio Fava) e di Padova, col prorettore Fabrizio Dughiero che segue dall’inizio la candidatura del Triveneto a vedersi finanziato un “Competence center” da Roma. «Noi abbiamo unito – spiega Dughiero – nove università del Triveneto, più due istituzioni di ricerca come l’Infn a Padova (fisica nucleare) e la trentina fondazione Bruno Kessler. Inoltre abbiamo appena chiuso il nostro bando e abbiamo ricevuto 60 domande di imprese che vogliono fare squadra con noi. Può sembrare complicato tenere tutti assieme ma non si tratta di creare nuove strutture: ci sono già, e di eccellenza. Casomai dobbiamo avere un po’ di personale per gestire le strutture esistenti e organizzarle in modo da renderle adatte a farvi lavorare dentro anche le Pmi». La candidatura triveneta ha scelto di puntare sulle tecnologie “Smact”: social network, mobile (piattaforme, app), advanced analytics (big data), cloud e internet of things. Un modo per dare risposte sia al manifatturiero sia servizi-retail e grande distribuzione.

TRE “HUB”. Il “Competence center” ideato dal Triveneto mira a tre “hub” di laboratori, uno per regione, che garantiscano alle piccole imprese, come vuole lo Stato, sia orientamento che formazione e ricerca industriale. Ci saranno il “demonstration lab”, il “training lab” e il “co-design lab” ma «l’obiettivo – avverte Dughiero – è non frammentare le attività ma accompagnare le Pmi in un percorso continuativo: un’azienda arriva al competence center, si rende conto di quelle che sono le tecnologie che possono esserle utili, decide di voler fare formazione per i suoi manager e operatori, e poi la parte più importante è il co-design e transformation. Qui infatti sta la novità: spesso l’università fa un progetto sperimentale e lo elabora ma poi si limita a “indicare la via” alle imprese. Col competence center vogliamo che chi ha elaborato il progetto (e sarà una squadra multi-disciplinare, non più divisa tra singoli dipartimenti) sia anche la guida che aiuta l’azienda nella fase di trasformazione-applicazione che fa individuare i partner, i prodotti possibili: dal processo al prodotto finale». Il competence center triveneto avrà probabilmente quindi un “hub” in Fiera a Padova, uno al Prom-lab di Rovereto e il terzo all’Amaf Friuli V.G.: «Sono i punti dove metteremo le live-demo». E le critiche giunte da Confartigianato Veneto per un “non coinvolgimento”? «Se avessero letto il bando ministeriale – risponde Dughiero – si sarebbero resi conto che è la direttiva a imporre che all’inizio si portino a bordo partner di un certo valore. Poi i servizi del centro saranno a disposizione delle Pmi», nella logica del “suono il campanello” e spiego cosa mi serve.

Diamanti: «Il populismo? Si incrocia con la democrazia»

Il Mattino di Padova / di Roberta Paolini

Il populismo come cifra del presente, l’attitudine alla crescita e poi alla normalizzazione di un movimento che diventa politica e si impone come distributore di utopie, che annienta i corpi intermedi e si insinua come estremismo del senso comune in una modernità distrutta dai bit nella sua realtà concreta e ricomposta in una realtà altra, digitale, illusoriamente libera, individualistica e tremendamente sola. Una realtà vissuta come eu-topica e nostalgica ma che rivela la sua base atopica, il suo spaesamento.

Ilvo Diamanti ne ha scritto a quattro mani con il sociologo Marc Lazard, il più attento analista francese dei fatti politici italiani, l’hanno chiamata Popolocrazia, intitolando il loro ultimo libro. Un titolo che in netta antitesi con il termine più nobile “democrazia” e indica, al contrario, un potere immediato. Il passaggio da democrazia rappresentativa a democrazia diretta è la popolocrazia.

Sabato al Teatro Olimpico di Vicenza il direttore de il Mattino di Padova, la tribuna di Treviso, la Nuova di Venezia e Mestre e del Corriere delle Alpi, Paolo Possamai ne ha discusso insieme al politologo e sociologo italiano Diamanti e la storica Karoline Roerig all’interno de Il Festival Città Impresa. Ne sono emersi alcuni tratti distintivi che partendo dalle analisi puntuali di Diamanti disegnano i contorni e le destinazioni del successo di partiti come il Movimento 5 Stelle e la Lega. «Il populismo viene usato spesso come concetto indefinito – dice Diamanti – lo utilizziamo con la sua valenza prescrittiva e non descrittiva.

Nel pronunciare la parola si dà un giudizio, ciò che non ci piace è populista. Dimenticando che la base semantica è il suo riferimento al popolo, al demos». È quel sentimento di antipolitica che in Italia, come ricorda Possamai, «diede origine negli anni Quaranta al Fronte dell’Uomo qualunque, che raccoglieva il consenso di quelli che non si sentivano rappresentati». Tre sono le colonne che supportano il populismo: «La critica delle élite, la domanda di confini, se non esiste un altro, uno straniero, che definisca non esiste il populismo», ma gli altri sono anche l’establishment, nella sua forma compiuta e globalizzata: l’Unione Europea. «Infine – dice Diamanti – la critica alla democrazia rappresentativa».

L’utopia digitale spinge infatti a credere che sia possibile ricreare l’Agorà, «il mito di poter ricostruire la piazza e dare vita ad una democrazia immediata, privata di corpi intermedi, una democrazia diretta». Questa sfiducia nel presente ribadisce Diamanti alimenta i movimenti e i partiti populisti, è il loro carburante, perché dà voce a coloro «che si sentono periferie rispetto al potere». «Eppure in Francia ha vinto un campione dell’establishment come Emmanuel Macron», fa notare Possamai. La risposta di Diamanti e Roering destabilizza: sia Macron che Angela Merkel, emanazioni del potere costituito, hanno mutuato le categorie populiste per contrastare l’avanzata dei movimenti alternativi al sistema. Ed hanno vinto per questo. Di più, hanno personificato la loro offerta politica:«Il populismo è il partito dei capi, dei leader in cui ci si può identificare» dice Diamanti. E così En Marche!, il partito di Macron ripropone proprio le iniziali del nome del presidente francese EM. Mentre la Cancelliera diventa la garanzia per la Germania con la sua Grosse Koalition.Ma se il populismo contagia l’establishment, a sua volta partiti come il Movimento 5 Stelle ammorbidiscono i toni e si “normalizzano”. «È la controdemocrazia cristiana – spiega Diamanti – il partito di massa che opera in Italia con una trasversalità politica assoluta, assorbendo voti a destra e a sinistra, il populismo non è più deprecabile è incrociato con la democrazia».

Cassese: «Per riformare la burocrazia servono dieci anni: nessun politico lo fa»

Corriere del Veneto / di Gian Maria Collicelli

«C’è un malato, con una malattia che tende a non curare». Nella metafora sanitaria del giudice emerito della Corte costituzionale, Sabino Cassese, si coglie alla perfezione lo stallo in cui versa il sistema amministrativo del Paese. Dove il «malato» è la pubblica amministrazione, la «malattia» è la burocrazia – almeno nella sua parte più negativa e impattante – e l’empasse è generata dalla politica. «Per riformare la pubblica amministrazione servono almeno una decina d’anni – è il pensiero di Cassese – con costi nell’immediato e risultati solo nel medio-lungo periodo. E questo di certo non incentiva i governi a impegnarsi in una riforma seria e profonda del sistema, quando invece il tema dovrebbe essere il primo punto di un qualsiasi programma di governo del Paese». Insomma, per il giurista il dito contro la burocrazia in realtà andrebbe esteso anche al mondo politico: «In presenza di governi deboli servirebbero amministrazioni forti, ma ciò non avviene».

Cassese, già ministro per la Funzione pubblica nel Governo guidato da Azeglio Ciampi negli anni 1993-1994, ha tenuto ieri una lectio magistralisdal palco del teatro Olimpico sul tema «Stato e imprese, dove hanno origine le strozzature burocratiche», nell’ambito del programma del Festival città impresa. Una lezione sul mondo della pubblica amministrazione e su quello che il moderatore della mattinata, il direttore del Corriere del Veneto Alessandro Russello, ha definito «un mostro», ovvero la burocrazia.

Ma non c’è da aspettarsi solo un atto d’accusa contro quel «mostro». Il ragionamento di Cassese è più ampio, parte da alcuni esempi in cui carte, norme, sentenze o passaggi obbligati rallentano le opere e le iniziative pubbliche e arriva a un punto chiave: «Se la burocrazia è un ostacolo – ha detto ieri il giurista- c’è qualcosa che blocca a sua volta la burocrazia e la pubblica amministrazione in generale».

Cassese individua diverse cause che influiscono nelle strozzature burocratiche. Parte dal mondo politico («Ogni Parlamento cerca di disegnare leggi che superino la burocrazia creando però norme sempre più complesse che complicano le cose»), coinvolge la magistratura («Quando i giudici arrivano ad essere decisori di ultima istanza su opere e progetti») e mira anche all’interno della stessa funzione pubblica: «La differenza di stipendi porta i bravi tecnici, da molti anni, a passare dal pubblico al privato. Con il risultato che la pubblica amministrazione esternalizza sempre più decisioni, progetti e pure idee progettuali, aumentando costi e tempi». Non aiutano nemmeno le nomine politiche influiscono: «Ogni governo nomina i propri funzionari e siccome in media gli esecutivi durano poco – ha affermato ieri Cassese – il ricambio è continuo e le competenze non emergono».

Il risultato è un paradosso, ben spiegato dal giudice emerito: «Il governo addita la burocrazia e la burocrazia è scontenta del governo e dello Stato». Un vulnus, dunque. Tuttavia la ricetta per uscirne c’è: «Servono competenze e non improvvisazione – ha chiuso l’insigne giurista – si deve cambiare organizzazione e paradigma di ragionamento tenendo a mente la variabile tempo, ma tutto questo deve entrare nell’agenda politica. Non se ne parla nei programmi di governo eppure dovrebbe essere uno dei primi punti all’ordine del giorno».

La ripresa dell’economia tra valori e innovazione

Giornale di Vicenza / Di Matteo Carollo

Analizzare la ripresa economica e le ambizioni dell’industria italiana;riflettere sui grandi flussi commerciali che attraversano il nord Italia; chiedersi in che modo i territori possono essere attrattivi. Sono solo alcuni degli obiettivi che si prefigge l’undicesima edizione del Festival città impresa, al via oggi con una serie di incontri in città. Quest’anno l’iniziativa, diretta dal giornalista del Corriere della sera Dario Di Vico, punterà i riflettori proprio sul tema della ripresa dell’economia, in particolare nel triangolo compreso tra Veneto, Emilia e Lombardia. Una delle finalità principali sarà quella di riportare l’attenzione sull’economia reale e sul contributo dell’industria al benessere del territorio.

Proprio per riflettere sullo stretto rapporto che lega le imprese al luogo nel quale operano e alle persone che vivono in quella stessa area, Confindustria Vicenza, nell’ambito del festival, ha organizzato l’incontro “Fabbricare valori: l’impresa e il cambio di paradigma”, in programma domani dalle 11 alle 12.45 nella sede di palazzo Bonin Longare. Il dibattito tra esperti, che sarà introdotto dal presidente di Confindustria Vicenza Luciano Vescovi, avrà al centro il nuovo progetto degli industriali berici: “Fabbricare valori: persona, impresa, territorio”. L’evento, che prenderà le mosse dalla presentazione del libro di Mauro Magatti “Cambio di paradigma. Uscire dalla crisi pensando al futuro”, vedrà la partecipazione di Roberto Antonietti, professore di economia dell’innovazione all’Università di Padova, Giovanni Bonotto, direttore creativo Bonotto e componente dell’advisory board Fabbricare valori, Gabriele Lendaro, responsabile per la sostenibilità di Fabbrica italiana sintetici. L’incontro sarà moderato da Riccardo Bonacina, presidente e direttore editoriale di Vita. Sempre domani, alle 10 a palazzo Leoni Montanari, è previsto il convegno “Il 4.0 a misura dei piccoli”, organizzato da Cna Vicenza: i relatori analizzeranno i rapporti delle imprese con le nuove tecnologie digitali, i risultati raccolti da chi ha scelto di innovare e le difficoltà per le aziende.

La giornata di oggi sarà aperta, alle 10 alle Gallerie d’Italia di palazzo Leoni Montanari, dall’amministratore delegato di Fincantieri Giuseppe Bono, il quale proporrà alcuni spunti di riflessione sulla ripresa economica nei distretti italiani. Seguirà, alle 11.30 al teatro Olimpico, la lectio magistralis del giurista Sabino Cassese sul rapporto tra burocrazia e imprese. A dialogare sul tema saranno il presidente di Confindustria Vicenza Luciano Vescovi, il presidente nazionale di Cna Daniele Vaccarino e Giovanni Costa, amministratore di Intesa San Paolo. Nel pomeriggio, alle 15 sempre all’Olimpico, interverrà il presidente di Federmeccanica Alberto Dal Poz per riflettere sulla parola chiave “impegno” e proporre un decalogo formulato dall’associazione. Esperti a confronto, sempre nel pomeriggio, su manager e aziende di famiglia, mentre saranno toccati anche gli argomenti del budget dell’Italia e della pagella di Bruxelles, tra tasse, spending review e investimenti. Un focus sarà proposto sulle relazioni tra le imprese e il mondo della scuola.

Palazzo Trissino, ospiterà, invece, dalle 16.30, il dibattito tra il sindaco di Piacenza Patrizia Barbieri, quello di Bergamo Giorgio Gori e di Vicenza Achille Variati. Nell’incontro, moderato dal direttore del Giornale di Vicenza Luca Ancetti, i primi cittadini discuteranno su come sia possibile rendere attrattivi i territori. Torna al festival anche il tema della “grande regione dell’A4”, attorno al quale ruoterà l’analisi dei grandi flussi che attraversano il nord Italia. Tra i relatori, che affronteranno l’argomento dalle 16.30 a palazzo Chiericati, anche l’amministratore delegato di Atlantia Giovanni Castellucci e quello di Italo Flavio Cattaneo, per una riflessione sulle infrastrutture del Paese. Tra i temi discussi nel corso della giornata sarà protagonista anche quello dell’innovazione digitale. In particolare, alle 18, a palazzo Bonin Longare, è in programma l’incontro “Verso la smart factory: i big data modificano le organizzazioni”, mentre alla stessa ora a palazzo Trissino, i tecnici si chiederanno se il digitale contribuirà a trasformare le piccole e medie imprese. Le sfide del made in Italy saranno infine al centro dell’appuntamento serale previsto alle 21 al teatro Olimpico, con la partecipazione del presidente esecutivo di Eataly Andrea Guerra. Gli eventi del festival, alcuni dei quali già sold out, sono gratuiti; in ogni caso è consigliata la registrazione.

I cambiamenti nella pubblica amministrazione, una storia senza fine

Di Giovanni Costa, amministratore Intesa Sanpaolo, Università di Padova

I rapporti tra Pubbliche amministrazioni e imprese non sono ma stati tranquilli. E continuano a essere percepiti come negativi anche in presenza di innegabili miglioramenti. Che evidentemente non sono considerati sufficienti.

Quello che impedisce un allineamento tra le procedure amministrative e i bisogni delle imprese è anzitutto il gap tecnologico e i diversi criteri di valutazione della performance. E’ da tempo partita una trasformazione digitale che investe le relazioni sociali, economiche e politiche, private e pubbliche, che annulla le tradizionali dimensioni spazio-temporali e dà vita a una nuova geometria con la quale si sta disegnando un futuro capace di suscitare angosce occupazionali ed entusiasmi progettuali. Un futuro fatto di intelligenza artificiale, macchine che apprendono, robot che cooperano con l’uomo potenziandone le capacità. E noi siamo ancora alle prese con i tempi della giustizia, la durata del procedimento amministrativo, l’opacità delle procedure e i conflitti di competenze.

E’ possibile che l’ondata tecnologica rimuova i problemi alla radice rendendo superflua la ricerca di soluzioni che nascerebbero già morte. Ma non sottovalutiamo l’inerzia istituzionale e la sua capacità di arrestare, ritardare, distorcere l’impatto trasformatore. Il processo va gestito e non subìto.

Alla ricerca del tempo perso

Quello del tempo è il punto di maggiore crucialità: i tempi della giustizia, soprattutto quella civile; il tempo dei procedimenti, i tempi di lavoro e così via. La Legge 241/1990 e la successiva n.15/2005 hanno notevolmente innovato in tema di tempi e di responsabilità del procedimento anche se non si sono dimostrate risolutive. Spesso, alla ricerca di giustificazioni, i responsabili imputano la lunghezza dei tempi alle carenze di organico. Raramente è così. Il più delle volte dovrebbero essere rivisti radicalmente servizi-prodotti-processi.

E’ incredibile quali economie si possano ottenere ripensando l’organizzazione e lo stesso prodotto-servizio in funzione del tempo. Si pensi, per fare un esempio, al cambio delle gomme in un’automobile. Per cambiare una sola ruota, un automobilista impiega alcune decine di minuti, un meccanico qualche minuto e un team di Formula 1 circa due secondi per tutte quattro le ruote e il pieno di benzina. Non è solo una questione di risorse impiegate: circa 20 uomini. Il risultato deriva soprattutto del fatto che l’auto, la ruota, gli attrezzi sono stati progettati in funzione della velocità del pit stop. Non facciamoci deviare dall’esempio, magari pensando all’incidente di Raikonnen all’ultimo Gran Premio al Bahrain.

Mentre molti Comuni stanno cercando di accelerare il rilascio della carta d’identità elettronica, l’introduzione del Sistema pubblico di identità digitale (Spid) che si ottiene comodamente da casa in pochi minuti potrebbe assolvere molte funzioni del documento di identità tradizionale, cartaceo o elettronico che sia. In attesa che la biometria con il riconoscimento facciale e l’uso di altri parametri corporei superi in molti casi la necessità di strumenti di mediazione certificatoria tra l’individuo e la sua identità.

Invece di razionalizzare il processo di produzione si cambia radicalmente il “prodotto”. Amazon evade un ordine in meno di 24 ore perché ha ridisegnato l’interfaccia azienda-clienti-fornitori, i magazzini, la logistica in funzione del fatto che il tempo di consegna entra nel valore del prodotto. Alcune banche oggi consentono il bonifico a esecuzione istantanea in luogo degli svariati giorni prima necessari perché hanno (finalmente) metabolizzato la rivoluzione della moneta digitale e ridisegnato il servizio incorporando il valore del tempo.

Di questo ha consapevolezza il management pubblico che quando è messo nelle condizioni di decidere ottiene risultati notevoli (si pensi a certi servizi dell’Inps o all’Unico precompilato dell’Agenzia delle Entrate). Il fatto è che spesso è il legislatore che entra più o meno consapevolmente in dettagli organizzativi, in modalità di controllo, in ricerca di garanzie che non rispondono a una logica di efficienza e di efficacia. E’ difficile eseguire in maniera efficace ed efficiente in un processo tortuoso e irrazionale nel quale la variabile tempo non entra mai come un valore individuale e collettivo, privato e pubblico da perseguire. E’ necessario che il legislatore si limiti a definire obiettivi e pochi e semplici criteri di esecuzione e lasci alla struttura direzionale di occuparsi dell’organizzazione.

Ruoli politici e ruoli direzionali

Questo pone il problema dei ruoli direzionali nelle pubbliche amministrazioni che non è mai stato affrontato con un approccio corretto. I vari tentativi di privatizzare il rapporto di pubblico impiego raramente hanno superato la soglia della enunciazione di principio e pienamente metabolizzato l’idea che un conto è l’esercizio di poteri sovrani e un conto è l’erogazione di servizi alle persone e alle imprese.

Usando un approccio organizzativo, potrebbe essere utile riprendere sia la separazione tra direzione politica e direzione amministrativa sancita dal D.Lgs 29/1993 sia l’ipotesi federalista. In astratto, il Federalismo è un modello che si attaglia non solo alle questioni fiscali o ai rapporti tra Stato e Regioni ma anche alle problematiche organizzative generali perché afferma l’esigenza di affrontare e risolvere i problemi là dove nascono, mobilitando e responsabilizzando le risorse e gli attori a diretto contatto con i problemi. Afferma anche l’esigenza di mantenere a livello centrale la costruzione del senso complessivo dell’azione pubblica. Il potere centrale è l’altra faccia dell’autonomia e deve essere abbastanza forte e concentrato da consentire di affrontare la complessità dei problemi, ma non così concentrato da inibire l’iniziativa, la responsabilità e le competenze di tutti gli attori.

La concentrazione di potere riguarda anche i ruoli direzionali, che invece vengono sistematicamente depotenziati come nel caso della creazione di autorità esterne alla linea gerarchica di valutazione del personale che non mi pare vada nel senso di un recupero e una valorizzazione del potere e del ruolo direzionale. Ancora una volta il cambiamento e la ricerca di prestazioni migliori, vengono interpretate come un processo giudiziario (trial) presidiato da autorità terze e non come un processo organizzativo (process) presidiato dal management. E anche la recente riforma Madia sembra preoccuparsi più di come poter licenziare i furbetti assentisti (finalità peraltro lodevole) che di come far lavorare su un diverso concetto di servizio il personale presente. E’ molto improbabile che questo processo organizzativo venga messo in moto da meccanismi di valutazione esterni al ruolo direzionale che viene invece così delegittimato e depotenziato.

Operare ristrutturazioni, spostare persone con le loro famiglie, aumentare la produttività, cambiare il modo di lavorare sono tutte operazioni difficili che richiedono un grande impegno per mediare, risolvere conflitti, inventare soluzioni. Nessuno affronta queste difficoltà se non è proprio costretto, e se non dispone di tempi adeguati.

Riforma continua

Questo pone il problema delle riforme a ripetizione che non diventano mai vero cambiamento, e che sono una maggiori fonti di incertezza per le imprese. In Italia si fanno tante, tantissime riforme e poco, pochissimo cambiamento organizzativo. Per questa ragione, parlare di cambiamento organizzativo nelle amministrazioni pubbliche è un po’ imbarazzante. E’ da quando è stato istituito il Dipartimento della Funzione pubblica nel 1979 all’interno della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che nel nostro Paese vengono avviati programmi di riforma regolarmente lasciati incompiuti.

Fare riforme non significa necessariamente cambiare. Il virus della riforma continua senza cambiamento sembra essersi stabilmente inserito nel Dna della cultura politica e amministrativa. Sono quasi quarant’anni che le nostre pubbliche amministrazioni sono sottoposte all’accanimento riformatore1 attraverso una successione ininterrotta di riforme interrotte che non sono quasi mai arrivate alla fase della gestione. E’ come se un paziente entrasse e uscisse a ripetizione dalla sala operatoria cambiando ogni volta chirurgo, diagnosi e terapia. Nell’accanimento riformatore, come in quello terapeutico, c’è una sostanziale mancanza di rispetto per il soggetto su cui si interviene e soprattutto non c’è apprendimento, non c’è memoria, non c’è cambiamento. Scriveva vent’anni or sono Sabino Cassese tratteggiando questo modo italiano di fare riforme:

“Mentre in altri paesi le riforme fanno parte della gestione quotidiana della stato, in Italia esse hanno un’enfasi particolare, sono un capitolo a parte, costituiscono un fatto eccezionale… esse non sono preparate da diagnosi imparziali… qui le riforme sono precedute da dibattiti politici, accompagnate da articoli di giornale e interviste, con approssimazione, superficialità, senza fare un’accurata diagnosi del problema da affrontare…” Il tutto è accompagnato da una ritualità legislativa: “Se si fa una riforma si deve fare una legge”2

Oltre alle riforme senza cambiamento c’è l’altro tema ricorrente che giustamente sta a cuore alle imprese dell’alleggerimento del carico fiscale e contributivo, premessa e conseguenza di un taglio della spesa pubblica assorbita dalla macchina burocratica. Anche qui l’intervento di autorità esterne alla linea direzionale, i commissari alla spending review, si è dimostrato inutile e velleitario.

Come dimostrato dalla lunga serie di insuccessi, senza investire del problema una dirigenza legittimata nel suo ruolo e non commissariata da un’autorità esterna non si raggiungeranno risultati apprezzabili. Parafrasando Stafford Beer, un celebre cibernetico inglese che si è a lungo occupato anche di problemi aziendali e amministrativi, possiamo concludere che quando la razionalizzazione della spesa non è fatta da chi decide ma per chi decide si da al cambiamento il bacio della morte.

Le PMI alla prova di industria 4.0

Di Eleonora Di Maria, docente di Gestione d’impresa, coordinatrice laboratorio manifattura digitale, Università di Padova

Qual è il livello di adozione delle tecnologie industria 4.0 nelle PMI italiane? Quali percorsi di investimento e quali risultati raggiunti? Quali le sfide per le imprese manifatturiere alla prova del cambiamento in corso? A queste domande prova a rispondere il Laboratorio Manifattura Digitale (LMD) avviato dal 2016 presso il Dipartimento di Scienze Economiche dell’Università di Padova. I risultati mostrano un quadro non scontato, in cui ad un piccolo gruppo di imprese dinamiche si contrappongono ancora troppe imprese lontane da un comprensione vera delle opportunità offerte dal 4.0.

Tra maggio e dicembre del 2017 abbiamo intervistato 1.020 imprese specializzate nei settori del made in Italy (mobili, tessile, abbigliamento, orafo, occhialeria, articoli sportivi, automobili, apparecchiature elettriche e di illuminazione, gomma-plastica) e localizzate nelle regioni del Nord Italia (Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Emilia Romagna, Piemonte e Lombardia) con un fatturato di almeno 1 Ml di Euro (o inferiore in settori ad elevata presenza distrettuale), partendo da un universo di 7.293 imprese. Le imprese che adottano almeno una delle tecnologie industria 4.0 – robotica, manifattura additiva, laser cutting, big data/cloud, IoT, scanner 3D o realtà aumentata – sono il 18,6%.

Rispetto ai primi dati raccolti dal LMD (rapporto ottobre 2016) si conferma come solo un’impresa su cinque circa abbia investito in questa direzione. Da sottolineare però come questo percorso non riguardi affatto solo le grandi imprese: oltre il 40% delle imprese sono di piccola dimensione, con un altro 20% circa di micro dimensioni. Emerge inoltre una forte varietà settoriale, a segno della selezione delle tecnologie più in linea con le specificità di prodotto e processo delle imprese adottanti rispetto al settore di appartenenza. Non si tratta di investimenti scatenanti da incentivi, ma riflettono un orientamento innovativo delle imprese che hanno investito in media in anni precedenti al Piano industria 4.0 (dal 2008 al 2014). Vi è inoltre una relazione positiva tra investimenti nelle soluzioni ICT (web, ERP, ecc.) e tecnologie industria 4.0, a sottolineare quanto il percorso di digitalizzazione è importante per favorire successivi investimenti (dal punto di vista delle competenze e dell’apprendimento dell’impresa).

Gli adottanti inoltre scelgono tecnologie differenti rispetto alle proprie attività della catena del valore (robotica per la produzione, manifattura attività per lo sviluppo prodotto, big data/cloud per gestione della produzione, marketing e post vendita). Non si tratta di acquistare solo tecnologie 4.0. Le imprese sviluppano progetti 4.0 perché nel 72,5% degli adottanti è stato necessario personalizzare l’hardware, il software o l’integrazione con i gestionali esistenti. I principali partner in tale processo sono soprattutto i fornitori di impianti e macchinari (oltre il 64%) ovvero di tecnologie 4.0 (39%). Nella personalizzazione delle diverse tecnologie vi è un ruolo diverso dei partner (in cui entra in gioco anche l’università o i centri di ricerca). Emerge quindi la rilevanza del processo di accompagnamento per ottenere un pieno sfruttamento del 4.0.

Si conferma come i principali motivi dell’investimento sono legati al mercato, con oltre il 75% delle imprese che dichiara una rilevanza alta o molto alta per la motivazione legata al miglioramento del servizio al cliente (il 65% per esigenze di efficienza interna). I risultati conseguiti mostrano un’effettiva capacità di beneficiare degli investimenti fatti, con un 60% di imprese che ha ottenuto (rilevanza alta o molto alta) un aumento dell’efficienza o un miglioramento della produttiva (54%) o miglioramento del servizio al cliente (53%). Anche l’impatto sul fronte occupazione è positivo, con oltre il 61% di imprese che ha mantenuto stabile l’occupazione a seguito degli investimenti in 4.0, mentre il 34,2% l’ha aumentata. Lo stesso lavoro in fabbrica è stato impattato dall’investimento tecnologico, con impatti soprattutto sul fronte della creazione di nuova conoscenza per migliorare prodotti o processi (oltre il 47%) ed un aumento sul fronte della formazione per lo sviluppo delle competenze dei lavoratori (35%). Infine, le imprese adottanti hanno ottenuto benefici di performance – sul fronte dell’EBIDTA/vendite o della crescita del fatturato – superiori alle imprese non adottanti. Le performance non migliorano all’aumentare del numero delle tecnologie adottate, ma le differenze tra adottanti e non adottanti emergono solo con una o due tecnologie. Non paga tanto la quantità, quanto la qualità dell’investimento. Le difficoltà riscontrate riguardano sia la mancanza di capitale umano (reperibilità di figure professionali adeguate così come di competenze interne), di banda larga e di risorse finanziarie ed organizzative.

Quali sono le ragioni invece dei non adottanti? Nella stragrande maggioranza viene confermato come i motivi siano soprattutto di natura strategico-culturale piuttosto che economico-finanziaria. Infatti circa il 66% delle imprese dichiara che le tecnologie industria 4.0 non sono rilevanti per il loro business. A seguire l’essere un’impresa piccola o impresa artigiana. Solo il 10% circa dichiara che sono in fase di valutazione. In sostanza non vengono colte le reali potenzialità che queste tecnologie possono offrire per ripensare il proprio rapporto con il mercato e rafforzare la propria competitività, anche a livello internazionale.

In sintesi vi sono due gruppi distinti di imprese che mostrano un approccio alle tecnologie molto diverso, in cui le prime sono proattive e hanno colto con anticipo le potenzialità della quarta rivoluzione industriale. I risultati positivi conseguiti dagli adottanti dovrebbero costituire uno stimolo per chi non ha ancora intrapreso questa strada, a patto che si accresca la loro consapevolezza. Vedremo se gli sforzi che da più fronti stanno andando nella direzione di una trasformazione in chiave digitale della manifattura sapranno traghettare le PMI italiane verso una piena adozione, valorizzando ed aggiornando il sistema di competenze e di saper fare italiano.

Né sfruttati né bamboccioni

Di Lorenzo Rocco, docente di politica economica, Università di Padova

Come mai, si chiede Cancelllato, in un’epoca potenzialmente così favorevole ai giovani, in cui il veloce progresso tecnologico riduce il valore dell’esperienza accumulata nel tempo, le prospettive dei giovani italiani sono invece così magre? Il saggio cerca di rispondere a questa domanda e lo fa con una ampiezza di analisi e una ricchezza di dati davvero notevoli.

Si analizzano vari aspetti, quali la demografia sfavorevole, il sistema dell’istruzione superiore e universitaria che non produce competenze immediatamente spendibili, ma anche la poca domanda di competenze espressa dal sistema delle imprese. Si discutono gli squilibri del welfare, tutto orientato alle pensioni e poco alle famiglie e incapace di fornire protezione durante i sempre più frequenti periodi di transizione da un’occupazione a un’altra. Si evidenzia che gli squilibri di finanza pubblica alla fine ricadranno sui giovani, data la difficoltà nel ridurre i privilegi difesi della retorica dei diritti acquisiti. Si accenna al fatto che le ampie coorti di anziani hanno un peso politico sufficiente a bloccare riforme che mirano a un riequilibrio dei trasferimenti a favore dei giovani.

Che fare allora? Le politiche suggerite nel saggio includono la necessità di un maggiore investimento in istruzione e in formazione continua, che coinvolga buon parte della forza lavoro; la necessità di un forte intervento dello stato come venture capitalist, per supportare la nascita di molte e nuove start-up; e un ripensamento del welfare in un’ottica di flex-security.

Queste sono certamente politiche necessarie nel nostro paese, condivisibili e urgenti e in parte anche già attuate. Mi permetto di suggerirne una ulteriore, o piuttosto un approccio diverso ai problemi.

In un mondo così complesso, imprevedibile e veloce nel cambiamento, è difficile riuscire a individuare, in tempo, una singola strategia di successo valida per la maggior parte delle persone. Tra l’altro, non siamo nemmeno certi che questa strategia esista e non sappiamo per quanto tempo sarà valida. E’ possibile che esistano molte strategie diverse, adatte a piccoli gruppi di soggetti diversi e non necessariamente alla maggioranza delle persone. Al tempo stesso, quelle che a priori potevano apparire come alternative promettenti, alla fine potrebbero rivelarsi vicoli ciechi. Se questo è il contesto, forse l’approccio più promettente non è quello che si basa solo sulla programmazione, magari dal centro, per quanto comunque necessaria, ma quello che procede anche per prova-ed-errore. E’ un approccio in cui si sperimenta, si testa e si esplorano molte vie, accettando il rischio di fallire. Non si mettono tutte le uova in un paniere, magari quello della politica industriale, ma si diversifica il portafoglio degli interventi, includendo e supportando gli interventi che originano dal basso. I fallimenti saranno molti, ma i fallimenti mostrano quali strade sono vicoli ciechi.

Non pare plausibile che un approccio centralistico e top-down, dove lo stato indica la direzione per tutti, sia l’approccio corretto. Al contrario, un approccio decentrato, che sperimenti contemporaneamente molte soluzioni diverse coinvolgendo individui e soggetti, privati e pubblici, potrebbe essere preferibile. Tale approccio decentrato è però possibile solo a patto di aumentare la libertà d’azione degli individui, riducendo regole, autorizzazioni e controlli preventivi, a favore di valutazioni e verifiche ex-post. Si deve dare fiducia alle persone e non presumere che agiscano naturalmente in violazione alla legge. Serve rafforzare la propensione naturale dei giovani a rischiare, prevedendo meccanismi di assicurazione. Serve un sistema potente di venture capital, che attinga al grande serbatoio di risparmio del paese, magari partecipato dall’INPS e finanziato dai contributi pensionistici, in modo da rendere generazioni diverse interessate al successo delle nuove intraprese. Serve che il settore pubblico diventi esso stesso uno sperimentatore, che istituisca zone speciali, geografiche o tematiche, in cui testare nuove regole, nuove istituzioni, una nuova fiscalità (in fondo, la sanità regionalizzata va già in questa direzione). Serve aumentare la varietà dell’istruzione consentendo alle scuole di perseguire progetti e modalità educative differenziati e serve spingere le imprese a offrire loro stesse quel tipo di istruzione di cui lamentano la mancanza.

Così facendo si potrà esplorare velocemente un mondo ampio e sconosciuto cogliendo tutte le opportunità che offre.

La digitalizzazione guidata dai Data

Di Enrico Aramini, fondatore e amministratore delegato HTC High Tech Consultant

Sto incontrando molte aziende che sono alla ricerca di digitalizzare la loro produzione. Per lo più si stanno concentrando su temi specifici. Dagli Iper ammortamenti di investimenti in macchinari alla raccolta dei dati di produzione, dall’aggiunta di funzionalità a sistemi MES esistenti all’evoluzione del sistema Lean Production basato sulla carta all’integrare il processo di Controllo della Qualità in produzione, dall’accorciare la catena distributiva o di fornitura al monitoraggio della manutenzione.

In produzione alcune dispongono di applicazioni dal sapore vintage altri hanno collegato il gestionale direttamente con le linee produttive. Molte aziende stanno lavorando sulle varie aree con risultati a macchia di leopardo. Ma eccellere in ciascuna area è sufficiente?

L’esperienza mi suggerisce di essere scettico. Basta guardare le aziende che hanno raggiunto l’obiettivo di profitto. Mostrano sempre un equilibrio tra tutti i reparti aziendali, un obiettivo condiviso. E’ questo che rende l’azienda profittevole e il fattore comune non è un leader geniale. Quello da una spinta inziale forte ma poi cambiano marcia. E’ l’organizzazione fatta di processi e persone che sono guidati e regolati dalla lettura rigorosa dei dati. Raccoglierli, derivarne una visione di insieme reale e guidare il cambiamento organizzativo sono le pietre miliari del raggiungimento del profitto.

Limitandoci alla produzione per un momento, chiediamoci: oggi possiamo raccogliere molti dati, ma lo facciamo? Per lo scopo di migliorare o di iperammortare? I dati raccolti vengono analizzati regolarmente? Quand’è l’ultima volta che abbiamo cambiato un processo sulla base di dati raccolti direttamente dal campo? Chi ci aiuta nel processo di digitalizzazione della produzione? Se affidiamo la raccolta dei dati o il gestionale di fabbrica ad una società di automazione o specializzata in schedulatori a capacità finita è chiaro che l’approccio è parziale e così sarà la nostra capacità di digitalizzare.

Chiude il Festival Città Impresa, tre giorni da tutto esaurito. Vicenza non vede il rallentamento dell’economia

È stata una tre giorni di tutto esaurito quella dell’undicesima edizione del Festival Città Impresa. Al centro della manifestazione la ripresa: se ci sono dei primi segnali di rallentamento, come ipotizzano le stime di Bankitalia, da Vicenza emerge che non è così. Grandi imprenditori come i presidenti di Brembo, Alberto Bombassei, e di Danieli, Gianpietro Benedetti, ma anche i piccoli imprenditori champion o manager di primo piano come Andrea Guerra di Eataly, hanno espresso fiducia sull’andamento della ripresa del Paese e sulla forza di industria e manifatturiero. “L’avanzo commerciale del manifatturiero italiano è destinato quest’anno a raggiungere la cifra record di 90 miliardi di euro. Molte aziende hanno adottato strategie vincenti basate sulla qualità, l’innovazione dei prodotti e la digitalizzazione dei processi”, ha spiegato Gregorio De Felice, chief economist di Intesa Sanpaolo. Anche un osservatore dei flussi dei traffici come l’ad di Aspi e Atlantia, Giovanni Castellucci, impegnato in un’operazione complicata per la conquista della spagnola Abertis, ha mostrato fiducia, aprendo alla possibilità di una quarta corsia in alcuni tratti della A4, lungo quel corridoio industriale che va da Milano a Padova ed è motore di sviluppo del Paese. “Nella tratta di nostra competenza, la Milano-Brescia, abbiamo già fatto investimenti. Per quanto riguarda la Brescia-Padova faremo le verifiche e se necessario faremo investimenti per la quarta corsia. Risorse ce ne sono”.

Sono stati oltre 30 gli eventi che hanno visto migliaia di persone fra studenti, imprenditori, professionisti, docenti e sindacalisti, confrontarsi sui temi che l’Italia si trova ad affrontare in un momento di ripresa dell’economia e sui nodi da superare per rendere il Paese più competitivo a livello internazionale, con grandi exploit di pubblico per gli incontri al Teatro Olimpico, come quello su ‘I social network e la vecchia tivù’ col direttore di Tg La7 Enrico Mentana o sul ‘Populismo al Potere’ con il sociologo Ilvo Diamanti e Karoline Rörig, studiosa di storia e responsabile dell’Ufficio per il dialogo italo-tedesco di Bonn.

Grande interesse per ‘Impegno’, il programma di “vero rinnovamento culturale” che Federmeccanica ha presentato in anteprima alla giornata inaugurale del Festival Città Impresa. “Nel giugno del 2017 – ha sottolineato il presidente Alberto Dal Poz – quando sono stato chiamato alla guida di Federmeccanica, ho assunto un impegno preciso: dar voce a tutte le imprese metalmeccaniche. L’Impegno che abbiamo presentato rappresenta la vision che intendiamo portare avanti tanto al nostro interno e nel sistema federale, quanto nei confronti delle organizzazioni sindacali e dei diversi attori istituzionali ed economici con i quali Federmeccanica si confronta”.

Spazio, poi, ai temi del lavoro, con il presidente dell’Istat, Giorgio Alleva, dell’industria 4.0, della formazione, della parità di genere e di quei settori non manifatturieri dell’economia che pure rappresentano eccellenze del made in Italy, come il turismo e la cultura, con interventi di primo piano come quello del presidente della Biennale di Venezia, Paolo Baratta. Il Festival è stato anche l’occasione per confronti fra amministratori locali, come i sindaci di Piacenza, Bergamo e Vicenza, Patrizia BarbieriGiorgio Gori Achille Variati, e per fare il punto sulla situazione politica dopo il voto del 4 marzo, in un incontro con il direttore del Corriere della Sera, Luciano Fontana, il deputato del M5S Emilio Carelli e all’ex presidente della Lombardia, Roberto Maroni. Nel pomeriggio della giornata conclusiva spazio alla cultura, prima con un incontro fra scrittori per ragionare sul Nordest e poi con il drammaturgo Stefano Massini, che ha portato sul palco del Teatro Olimpico il suo reading “Prevedere l’economia, interpretare i sogni. Da Lehman a Freud”.

Festival Città Impresa: venerdì al via a Vicenza con Bono, Castellucci, Cattaneo, Cottarelli e Guerra

Ripresa dei distretti, la locomotiva composta da Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna che sta trainando la ripresa italiana, i conti pubblici, il lavoro e le nuove imprese “champions”. Saranno questi alcuni dei temi dell’undicesimo Festival Città Impresa, edizione primaverile del Festival dei Territori Industriali diretto da Dario Di Vico, che tornerà a Vicenza dal 13 al 15 aprile. La manifestazione, in un momento in cui le attenzioni dei media sono concentrate sulle vicende parlamentari post-voto e sui difficili equilibri in chiave governativa, riporta sotto i riflettori l’economia reale, i territori e l’industria. Da venerdì a domenica il Festival animerà Vicenza, lungo l’asse di corso Andrea Palladio – dal Teatro Olimpico, sede dei grandi dibattiti, a Palazzo Chiericati, da Palazzo Trissino alle Gallerie d’Italia – Palazzo Leoni Montanari, dal Palladio Museum alla sede di Confindustria Vicenza -, con confronti e tavole rotonde, in una serie di incontri che fanno già segnare diversi tutto esaurito. Fra gli ospiti principali l’amministratore delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono, quelli di Atlantia e Italo, Giovanni Castellucci Flavio Cattaneo, il giurista Sabino Cassese, il presidente di Cna Daniele Vaccarino, l’ex commissario alla revisione della spesa, Carlo Cottarelli, i chief economist di Intesa Sanpaolo e Confindustria, Gregorio De Felice e Andrea Montanino, il presidente di Federmeccanica Alberto Dal Poz, i sindaci di Piacenza, Bergamo e Vicenza, Patrizia Barbieri, Giorgio Gori e Achille Variati, il presidente esecutivo di Eataly Andrea Guerra, grandi imprenditori come Alberto Bombassei Gianpietro Benedetti ma anche tanti piccoli e medi imprenditori “champion”. Assieme a loro docenti universitari e sindacalisti di primo piano, i protagonisti dell’informazione, come il direttore del Corriere della SeraLuciano Fontana e quello del Tg La7 Enrico Mentana, e quelli della cultura come il presidente de La Biennale di Venezia, Paolo Baratta, e il drammaturgo Stefano Massini, che chiuderà il Festival.


Informazioni utili

I LUOGHI DEL FESTIVAL. Da venerdì 13 a domenica 15 aprile 2018, l’undicesima edizione del Festival Città Impresa animerà l’intero centro storico di Vicenza lungo l’asse di Corso Andrea Palladio: dal Teatro Olimpico, sede dei grandi dibattiti, a Palazzo Chiericati, da Palazzo Trissino alle Gallerie d’Italia – Palazzo Leoni Montanari al Palladio Museum alla sede di Confindustria Vicenza. Dalle 9 alle 19, i giornalisti e i fotografi potranno accedere alla Sala Stampa (My Pr Lab, Contrà Canova 25, Vicenza), a pochi metri dal Teatro Olimpico.

CITTÀ IMPRESA SULLA RETE. Punto di riferimento per aggiornamenti in progress sul Festival Città Impresa è il sito internetwww.festivalcittaimpresa.it, dove è possibile consultare il calendario degli eventi per data, luogo, relatore e sezione, registrarsi agli appuntamenti in programma e creare così il proprio calendario personalizzato. È anche attiva la comunità di Facebook (alla pagina ufficiale https://www.facebook.com/festivalcittaimpresa) e di Twitter, disponibile al profilo @citta_impresa; hashtag ufficiale della manifestazione #cittaimpresa.

COME PARTECIPARE AGLI EVENTI. Tutti gli eventi sono a ingresso libero. I posti in sala sono limitati: per avere garanzia di accesso, è necessario registrarsi all’evento sul sito www.festivalcittaimpresa.it. Per procedere alla registrazione, scegliere l’appuntamento di proprio interesse all’interno della sezione “Programma” e seguire le indicazioni. In ogni caso, per i registrati online l’accesso in sala è garantito solo presentandosi almeno 10 minuti prima dell’inizio dell’evento; eventuali posti non utilizzati saranno messi a disposizione di chi effettua la registrazione in loco.

Per informazioni e accrediti
Città Impresa – Ufficio stampa
MY PR Lab
Filippo Nani, t. 3351019390, filippo.nani@myprlab.it 
Lisa Scudeler, ‭t. 3386910347‬‬, lisa.scudeler@myprlab.it

Finanziare le imprese? Perché no? Purché siano innovative!

Di Ercole Bonini, presidente Studio Bonini

Un’azienda per innovare deve affrontare degli investimenti. Con il processo di innovazione si avvia l’iter per modificare e migliorare le prestazioni dei propri prodotti, o crearne di nuovi, ma non solo, si devono prevedere investimenti per la protezione della proprietà industriale e per le attività commerciali per promuovere l’innovazione. Read more

Veneto-Lombardia-Emilia: ecco il triangolo della ripresa

Corriere del Veneto / di Gian Maria Collicelli

L’obiettivo è «riportare sotto i riflettori l’economia reale, i territori, l’industria». E per farlo si punta a richiamare a Vicenza, sede della tre giorni dedicata all’evento, nomi di spicco del panorama nazionale, fra i quali il direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana, il presidente dell’Istat (Istituto nazionale di statistica) Giovanni Alleva, l’amministratore delegato di Fincantieri Giuseppe Bono; ma anche il giurista Sabino Cassese e l’ex commissario alla revisione della spesa pubblica Carlo Cottarelli. Insomma, alcuni dei volti del gotha dell’economia e della società italiane. Read more

Dal 13 al 15 Aprile torna a Vicenza Città Impresa. La ripresa dei distretti e il triangolo industriale al centro dell’11^ edizione del Festival

Saranno la ripresa dei distretti e il nuovo triangolo dello sviluppo Veneto/Emilia/Lombardia i temi cardine dell’undicesima edizione del Festival Città Impresa, edizione primaverile del Festival dei Territori Industriali diretto da Dario Di Vico,che tornerà a Vicenza dal 13 al 15 aprile. In un momento in cui tutte le attenzioni dei media sono appuntate sulle vicende parlamentari post-voto e sui difficili equilibri in chiave governativa il Festival riporta sotto i riflettori l’economia reale, i territori, l’industria. Perché chiunque governerà dovrà fare i conti con le sfide che la stessa economia reale ha davanti.  Read more

Produttività, istruzione, e concorrenza: così si vincono le sfide del futuro

Corriere di Bergamo.

Python? E che cos’è? Chi ha capelli grigi in testa (o non ne ha affatto) lancia sguardi interrogativi, mentre in apertura del Festival Città Impresa, l’economista, bergamasco nel mondo, Francesco Giavazzi, indica come fondamentale precetto del futuro la conoscenza di questo linguaggio, utilizzato in moltissime tipologie di applicazioni. Read more

Al via a Bergamo il festival dei territori industriali, apertura con il Presidente Tajani

Si aprirà con una intervista a Francesco Giavazzi la manifestazione che guarda al futuro dei territori e dell’impresa. Confermata la presenza del Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni sabato 11 alle ore 10 al Kilometro Rosso. Grande attesa per l’intervento del presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani venerdì 10 alle ore 18.15 in Camera di Commercio.

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Chiude la decima edizione del Festival Città Impresa: un successo per Vicenza, sold out per tutti gli eventi in programma

Si è chiusa questo pomeriggio, nella città di Palladio, la decima edizione del Festival Città Impresa che da venerdì 31 marzo ha animato il centro di Vicenza, trasformandola in una piccola capitale italiana del dibattito economico-politico, come testimoniato dai riscontri che ci sono stati in questi giorni sulla stampa nazionale e locale. Read more

Festival Città Impresa, In città il gotha di economia e politica

Il Giornale di Vicenza.

Tre giorni di eventi, da stamani al 2 aprile, con i protagonisti della politica e dell’economia nazionale e internazionale. Solo oggi, per dire, l’elenco degli ospiti prevede, tra gli altri, il presidente del parlamento europeo Antonio Tajani. Domani invece, per parlare di Tav, sarà in città il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio. Si alza il sipario su “Festival Città Impresa”, la manifestazione promossa dall’amministrazione comunale e da VeneziePost che compie dieci anni e punta a mettere a fuoco i temi centrali dello sviluppo di imprese e territori. I numeri dell’evento dicono: 130 relatori previsti e 30 eventi a tutto campo.

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Città Impresa compie dieci anni e guarda a ovest. “Nuove idee per un nuovo sviluppo”

Il Giornale di Vicenza.

Dieci anni a raccontare la “metropoli Nordest”, a registrare anno dopo anno le tendenze di un territorio fondamentale per la crescita del paese, ad analizzare le sue caratteristiche, le sue trasformazioni, le sue gioie e i suoi dolori, i successi ma anche i limiti, in un periodo storico tra i più travagliati degli ultimi cinquant’anni. Read more

Il Festival Città Impresa: c’è più ripresa di quella che si vede

Corriere della Sera / di Francesca Basso. 

C’è più ripresa di quello che si vede. Sono i numeri a dirlo. I dati sui distretti industriali raccontano di una crescita doppia di quella dell’Italia: per quest’anno e per il 2018 è prevista una performance superiore al 2%, trainata dai mercati esteri e sostenuta dalla domanda interna. Tra i distretti migliori figurano quelli del Nord Est. Parte da qui la decima edizione del «Festival CittàImpresa» Read more