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Amici, amori, speranze, crisi. I ragazzi degli anni Settanta

Corriere del Veneto / di Francesca Visentin

Sfrecciano in vespa da una parte all’altra di Padova. Camice candide, tra le labbra una Chesterfield che accendono con Zippo coperti di graffi. Si spostano dall’Hesperia, a Rocco in Prato della Valle, dal Tito Livio a Ricordi, ma dal lato opposto a quello dove stazionano «i boari» con i camperos a punta e gli occhiali Lozza. Sono i ragazzi degli anni Settanta, a Padova, quelli lontani dalle ideologie, dalle rivendicazioni politiche e dai cortei, i figli della borghesia (con qualche infiltrato), in perenne movimento, animati dalla voglia di incontrarsi, confusi da una polvere di stelle che sembrava rendere tutto possibile, luminoso.

Anni folli, difficili, bellissimi di un gruppo di ragazzi, che lo scrittore e avvocato padovano Romolo Bugaro racconta nel nuovo libro Non c’è stata nessuna battaglia (Marsilio, 224 pagine, 16 euro).

Li segue fino all’età adulta, quando tutto cambia. Sogni realizzati o delusi s’intrecciano, vite condizionate dalla storia, dal destino e dai cambiamenti economici dell’Italia. Per tutti loro, nonostante la distanza, le trasformazioni, quei giorni di feste, movimento, scintillio di moto e sguardi, musica, amori, rivalità, restano scolpiti in modo indissolubile, in un punto intimo e segreto.

Romolo Bugaro li porta sulla carta, li fotografa mettendoli a fuoco pagina dopo pagina, li recupera dalla memoria e dal passato.

Da ieri a oggi, alternando ciò che è stato e il presente, rievocando atmosfere, colori, suoni, luoghi che i padovani di quella generazione conoscono bene.

Un viaggio emozionante per i tanti che si riconosceranno tra i personaggi narrati da Bugaro, da Nick The Best One e la sua relazione perfetta con la più bella del liceo, a Tod impulsivo, fremente, che rivendica visibilità e autorevolezza nel gruppo, a Gmt e il ricordo di un amore perduto, al «vecchio» Andrea che con la vespa riesce a impennare meglio di tutti. Ritratti di ragazzi che negli anni Settanta stazionavano davvero tra Racca e Ricordi. Si baciavano sui muretti sotto la Specola, guardavano il luccichio di stelle e la città brulicante di luci la notte dai Colli Euganei, smaniavano per essere invitati a tutte le feste alla Sacra Famiglia, vivevano notti senza fine che si concludevano con le prime luci dell’alba, al baracchino dei panini.

La Padova che è la cifra narrativa sempre presente nei romanzi di Romolo Bugaro, diventa in questo libro il ritorno alle origini.

Il centro di un’appartenenza che lo scrittore rivendica. «È stato molto difficile scrivere questo libro – dice Bugaro – è stato come tornare a un’altra vita, un altro mondo, le cose e la gente di allora. È un’appartenenza pronta a saltare fuori, io non me ne sono mai liberato. Anche perché tanti di quei ragazzi sono morti».

Uno sguardo profondo, analitico, quello con cui Bugaro narra i ragazzi di allora, gli uomini e le donne di oggi.

«È passato così tanto tempo – scrive Tod nel romanzo in una lettera a un amico, rievocando quegli anni – . Sembra la vita di un altro. Ma non è la vita di un altro. Sono ancora tutti lì, che ridono e fanno casino prima di tirare giù i motorini dal cavalletto e mettere gli occhiali da sole e dare gas… Eravamo un bel gruppo di ragazzi, eh? Una specie di lampo, di cometa in mezzo al cielo».

Anni mitici trascorsi come una scia di luce intensa. Esistenze oggi lontane da quelle piazze, le feste, le gelaterie, i chioschi, vissute magari all’altro capo del mondo. Ma segnate, segretamente unite da quella «polvere di stelle».

Sottolinea lo scrittore Romolo Bugaro: «L’età adulta spesso è un’apparenza. Gli adulti sono ragazzi che all’improvviso si ritrovano con trenta o quarant’anni di più».

E nel romanzo spicca forte questa sensazione di un’«età dell’oro» a cui la generazione dei cinquantenni e sessantenni di oggi resta incatenata, la nostalgia bruciante, l’appartenenza al gruppo, alla città, a quel branco lì. Sensazioni sepolte sotto metri di ragionevolezza, impegni e doveri. Ma pronte a saltare fuori, inchiodare ferocemente ai luoghi, le persone, i riti dell’adolescenza. «Restiamo lì a guardare il firmamento di luci oltre il parapetto della terrazza e le ombre grigio perla disegnate dal riflesso della luna, sapendo che fino a ieri tutto questo non esisteva e magari tornerà indietro fra chissà quanti anni, come un riverbero molto tenue, nel cielo di una notte come questa, un riverbero dal centro esatto della nostra prima vita».

Romolo Bugaro presenterà il nuovo romanzo Non c’è stata nessuna battaglia e il film «Effetto Domino», tratto dal suo precedente libro, venerdì 29 marzo (ore 21), a Vicenza, nella Basilica Palladiana. E giovedì 11 aprile (ore 18), scrittore e libro saranno a Verona, Libreria Feltrinelli.

Sabato 13 aprile (ore 18), lo scrittore sarà a Padova, al Caffè Pedrocchi.