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Rileggere Trevisan dai Sillabari

Chiamava le cose col loro nome: un libro-cd ispirato a Parise dal 19 maggio, con la musica a ritmare la sua analisi sempre acuta.
Finché era in vita il suo valore è stato certamente riconosciuto, ma non abbastanza. Ammirato da molti, ma nello stesso tempo relegato ai margini anche a causa di una personalità scomoda e dirompente, che rifuggiva le asfittiche regole della società letteraria italiana. Viene quindi naturale chiedersi: e adesso? Cosa ne sarà dell’eredità artistica di Vitaliano Trevisan, scomparso nel gennaio scorso? Se si considera il piano di ristampa previsto da Einaudi di tutte le sue opere e se si guardano i numerosi eventi ed iniziative che si stanno sviluppando intorno alla sua figura in varie parti d’Italia, viene senz’altro da dire che la sua eredità è più viva che mai. Lo dimostra anche la serata in suo omaggio che si terrà sabato 7 maggio, alle 21, al Teatro Olimpico di Vicenza, nell’ambito del “Festival Città Impresa”. L’omaggio all’Olimpico L’evento, al quale parteciperanno vari ospiti, tra cui l’assessore alla Cultura del Comune di Vicenza Simona Siotto, il sociologo Aldo Bonomi, la giornalista del Corriere della Sera Giuditta Marvelli, il direttore creativo dell’azienda Bonotto, Giovanni Bonotto, l’architetto Luca Molinari, è stato fortemente voluto dall’analista urbano e fondatore di Aspro Studio (tra i progettisti del Parco della Pace a Vicenza), Claudio Bertorelli. «Nel corso dell’incontro – ci ha anticipato Bertorelli – vogliamo fare un ragionamento, a partire dal linguaggio abrasivo di Trevisan, rispetto alle contraddizioni legate alla crescita del nostro territorio e alle facce che ha assunto attraverso i suoi abitanti, le sue comunità, le sue imprese. Trevisan è stato un interprete acutissimo di quei luoghi che oggi vogliamo rigenerare, ha gettato le basi per un nuovo alfabeto che ci aiuta a leggerli e a comprenderli in profondità. Per questo la sua figura va consolidata, altrimenti verrà relegato a maschera di teatro alla veneta».E a proposito del consolidamento dell’eredità di Trevisan, nel corso della serata verrà annunciato anche il progetto di avviare un’azione concreta a tutela del patrimonio culturale che lo scrittore ci ha lasciato, attraverso la creazione di un “Archivio Trevisan”, che è ancora tutto da immaginare e costruire.Note sui Sillabari A rendere ancora più speciale questo omaggio all’Olimpico, sarà la presentazione in anteprima assoluta, da parte del curatore Claudio Donà, del libro con allegato cd, “Note sui Sillabari. Omaggio a Goffredo Parise” edito da Inschibboleth, che uscirà nelle librerie il 19 maggio. Questa pubblicazione dà finalmente la visibilità che merita ad un’originale e straordinaria esperienza artistica, nata da un’idea del compositore Stefano Bellon e realizzata insieme al musicista Marcello Tonolo, a cui Trevisan ha contribuito in modo determinante. Nel 2006 infatti lo scrittore è stato chiamato da Bellon e Tonolo per scrivere un testo ispirato ai “Sillabari” che si intrecciasse e dialogasse con la musica composta dai due musicisti. Trevisan considerava i “Sillabari” un libro strano e inafferrabile, attraversato da una tensione “che rimanda sempre altrove, oltre la storia, oltre la tecnica, oltre la pagina, oltre la scrittura”. E ciò che ha voluto rappresentare, avvalendosi anche di estratti di diari dello scrittore e scegliendo una chiave molto intima, è questa tensione, che definisce “fede senza speranza”, e nello stesso tempo il contrasto, presente secondo lui in Parise, tra voler essere ed essere. Emblematiche queste parole pronunciate da un Parise stanco, malinconico, che ha cercato a Salgareda, nella Casa delle fate sulla golena del Piave, un luogo di pace e silenzio immerso nella natura, lontano dalla frivolezza mondana di Roma o di Cortina: «In quarantasei anni ho scritto ho lavorato ma ho realizzato ben poco di me stesso. Salvo Il sillabario niente di tutto quello che ho scritto è veramente realizzato. Miglioro ma non mi realizzo». Ma ciò che deve aver colpito Trevisan, oltre a quanto appena evidenziato, è senz’altro la ricerca intrapresa da Parise, attraverso i “Sillabari”, di una lingua immediata e semplice, capace di chiamare le cose con il loro nome, essenziale e vera come la frase “l’erba è verde”. Anche Trevisan infatti, come traspare in modo evidente in questo “Note sui Sillabari”, ha costantemente ricercato una lingua esatta, limpida, asciutta, che si opponesse in modo frontale alla società della comunicazione attuale, dominata da una profusione di parole e discorsi, volutamente e inutilmente complessi, che mirano a confondere e a mistificare la realtà, allontanandoci dal suo centro. Il libro e il cd Il libro di 96 pagine, oltre a contenere il testo dello scrittore, è impreziosito da varie foto e da diversi contributi di Stefano Bellon, Claudio Donà, Marcello Tonolo, Emanuele Trevi e Vitaliano Trevisan che circoscrivono in modo esaustivo il senso e la realizzazione dell’intero progetto. Il cd invece contiene l’intero melologo, che è andato in scena cinque volte, a cui va aggiunta una prova generale, tra il 2007 e il 2009, grazie al contributo della Regione Veneto, con voce recitante di Vitaliano Trevisan e le composizioni di Tonolo e Bellon eseguite dalla formidabile orchestra jazz “Thelonious Monk Big Band”. La musica si al­terna in modo molto efficace alle parti recitate e spesso, quando fa da sottofondo alla parola, utilizza una partitura elettronica, composta da Bellon e realizzata dall’ingegnere del suono Nicola Buso. Le suggestive musiche, la luminosa bellezza del testo di Trevisan che sconfina nella poesia e la sua voce profonda, metallica, sincopata, riescono a trasportarci in quell’altrove, pieno di echi e risonanze misteriose, in cui abitano i “Sillabari” di Parise.