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Le PMI alla prova di industria 4.0

Di Eleonora Di Maria, docente di Gestione d’impresa, coordinatrice laboratorio manifattura digitale, Università di Padova

Qual è il livello di adozione delle tecnologie industria 4.0 nelle PMI italiane? Quali percorsi di investimento e quali risultati raggiunti? Quali le sfide per le imprese manifatturiere alla prova del cambiamento in corso? A queste domande prova a rispondere il Laboratorio Manifattura Digitale (LMD) avviato dal 2016 presso il Dipartimento di Scienze Economiche dell’Università di Padova. I risultati mostrano un quadro non scontato, in cui ad un piccolo gruppo di imprese dinamiche si contrappongono ancora troppe imprese lontane da un comprensione vera delle opportunità offerte dal 4.0.

Tra maggio e dicembre del 2017 abbiamo intervistato 1.020 imprese specializzate nei settori del made in Italy (mobili, tessile, abbigliamento, orafo, occhialeria, articoli sportivi, automobili, apparecchiature elettriche e di illuminazione, gomma-plastica) e localizzate nelle regioni del Nord Italia (Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Emilia Romagna, Piemonte e Lombardia) con un fatturato di almeno 1 Ml di Euro (o inferiore in settori ad elevata presenza distrettuale), partendo da un universo di 7.293 imprese. Le imprese che adottano almeno una delle tecnologie industria 4.0 – robotica, manifattura additiva, laser cutting, big data/cloud, IoT, scanner 3D o realtà aumentata – sono il 18,6%.

Rispetto ai primi dati raccolti dal LMD (rapporto ottobre 2016) si conferma come solo un’impresa su cinque circa abbia investito in questa direzione. Da sottolineare però come questo percorso non riguardi affatto solo le grandi imprese: oltre il 40% delle imprese sono di piccola dimensione, con un altro 20% circa di micro dimensioni. Emerge inoltre una forte varietà settoriale, a segno della selezione delle tecnologie più in linea con le specificità di prodotto e processo delle imprese adottanti rispetto al settore di appartenenza. Non si tratta di investimenti scatenanti da incentivi, ma riflettono un orientamento innovativo delle imprese che hanno investito in media in anni precedenti al Piano industria 4.0 (dal 2008 al 2014). Vi è inoltre una relazione positiva tra investimenti nelle soluzioni ICT (web, ERP, ecc.) e tecnologie industria 4.0, a sottolineare quanto il percorso di digitalizzazione è importante per favorire successivi investimenti (dal punto di vista delle competenze e dell’apprendimento dell’impresa).

Gli adottanti inoltre scelgono tecnologie differenti rispetto alle proprie attività della catena del valore (robotica per la produzione, manifattura attività per lo sviluppo prodotto, big data/cloud per gestione della produzione, marketing e post vendita). Non si tratta di acquistare solo tecnologie 4.0. Le imprese sviluppano progetti 4.0 perché nel 72,5% degli adottanti è stato necessario personalizzare l’hardware, il software o l’integrazione con i gestionali esistenti. I principali partner in tale processo sono soprattutto i fornitori di impianti e macchinari (oltre il 64%) ovvero di tecnologie 4.0 (39%). Nella personalizzazione delle diverse tecnologie vi è un ruolo diverso dei partner (in cui entra in gioco anche l’università o i centri di ricerca). Emerge quindi la rilevanza del processo di accompagnamento per ottenere un pieno sfruttamento del 4.0.

Si conferma come i principali motivi dell’investimento sono legati al mercato, con oltre il 75% delle imprese che dichiara una rilevanza alta o molto alta per la motivazione legata al miglioramento del servizio al cliente (il 65% per esigenze di efficienza interna). I risultati conseguiti mostrano un’effettiva capacità di beneficiare degli investimenti fatti, con un 60% di imprese che ha ottenuto (rilevanza alta o molto alta) un aumento dell’efficienza o un miglioramento della produttiva (54%) o miglioramento del servizio al cliente (53%). Anche l’impatto sul fronte occupazione è positivo, con oltre il 61% di imprese che ha mantenuto stabile l’occupazione a seguito degli investimenti in 4.0, mentre il 34,2% l’ha aumentata. Lo stesso lavoro in fabbrica è stato impattato dall’investimento tecnologico, con impatti soprattutto sul fronte della creazione di nuova conoscenza per migliorare prodotti o processi (oltre il 47%) ed un aumento sul fronte della formazione per lo sviluppo delle competenze dei lavoratori (35%). Infine, le imprese adottanti hanno ottenuto benefici di performance – sul fronte dell’EBIDTA/vendite o della crescita del fatturato – superiori alle imprese non adottanti. Le performance non migliorano all’aumentare del numero delle tecnologie adottate, ma le differenze tra adottanti e non adottanti emergono solo con una o due tecnologie. Non paga tanto la quantità, quanto la qualità dell’investimento. Le difficoltà riscontrate riguardano sia la mancanza di capitale umano (reperibilità di figure professionali adeguate così come di competenze interne), di banda larga e di risorse finanziarie ed organizzative.

Quali sono le ragioni invece dei non adottanti? Nella stragrande maggioranza viene confermato come i motivi siano soprattutto di natura strategico-culturale piuttosto che economico-finanziaria. Infatti circa il 66% delle imprese dichiara che le tecnologie industria 4.0 non sono rilevanti per il loro business. A seguire l’essere un’impresa piccola o impresa artigiana. Solo il 10% circa dichiara che sono in fase di valutazione. In sostanza non vengono colte le reali potenzialità che queste tecnologie possono offrire per ripensare il proprio rapporto con il mercato e rafforzare la propria competitività, anche a livello internazionale.

In sintesi vi sono due gruppi distinti di imprese che mostrano un approccio alle tecnologie molto diverso, in cui le prime sono proattive e hanno colto con anticipo le potenzialità della quarta rivoluzione industriale. I risultati positivi conseguiti dagli adottanti dovrebbero costituire uno stimolo per chi non ha ancora intrapreso questa strada, a patto che si accresca la loro consapevolezza. Vedremo se gli sforzi che da più fronti stanno andando nella direzione di una trasformazione in chiave digitale della manifattura sapranno traghettare le PMI italiane verso una piena adozione, valorizzando ed aggiornando il sistema di competenze e di saper fare italiano.