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Saper innovare oltre la crisi Ricette da aziende Champions

Corriere della Sera / di Donatella Tiraboschi

Come succede in ambito calcistico, così anche in quello industriale, le realtà che giocano in Champions, la speciale classifica realizzata da Italy Post per l’Economia del Corriere della Sera, sono di un’altra categoria. Lo sono per i ricavi in crescita ottenuti durante lo tsunami della crisi, per il rating finanziario, per innovazione ed investimenti, ma anche e soprattutto per quell’«X factor» industriale e produttivo che consente loro di distinguersi. Di mostrare e di dimostrare che, oltre la resilienza e la voglia di fare c’è anche quella di crescere e di farlo con e in tutti i livelli aziendali. Certo, i numeri contano, ma riflettono altri fattori, come emerso durante l’incontro al Kilometro Rosso per il Festival Città Impresa.

Nel caso di Marlegno, azienda di Bolgare, leader nella costruzione di case in legno, l’ad Angelo Luigi Marchetti si rifà al calcio rivelando di aver giocato in attacco, in un settore, l’edilizia, che ha pagato il più alto dazio alla crisi. «Abbiamo puntato sulle competenze, rivedendo un pò tutto con un atto di umiltà, abbiamo aperto il cda a consiglieri indipendenti e chiamato in squadra a giocare con noi dei manager competenti». I risultati non sono mancati (organico raddoppiato da 35 a 70 dipendenti e ricavi più che raddoppiati dal 2010 al 2018) con una nuova consapevolezza: «Quella di una conoscenza condivisa dove gli errori fanno da piattaforma ad una ripartenza».

E non è un caso che anche Giorgio Ferraris, Ad di Fine Foods di Zingonia, realtà che produce e confeziona per conto terzi, leader nel settore farmaceutico in cui Bergamo è forte, metta l’accento proprio sul concetto di squadra. «Quello che non mi fa dormire di notte — ha confessato — è trovare una risposta alla questione del vantaggio competitivo. L’elemento di successo è quello dell’organico, della squadra appunto in un’azienda dove entrano le persone che, anche ai livelli più bassi della linea, sanno di poter contare e di essere ascoltate. E dall’ascolto delle maestranze arrivano soluzioni per una migliore vivibilità interna, fatta di rispetto e produttività». E il grafico dei fatturati di Fine Foods, che sembra un Everest in ascesa, è lì a dimostrarlo. E l’asticella si alzerà ancora: l’obiettivo è quotarsi nel segmento Mta di Borsa Italiana, dopo essere approdati all’Aim.

«Due elementi su cui abbiamo puntato sono stati il contesto famigliare e mettere le persone nella condizione di lavorare in un ambiente luminoso e bello», ha rivelato Giampaolo Negrisoli, presidente di Flamma Group. L’azienda di Chignolo d’Isola, che produce principi attivi e intermedi per la farmaceutica, potrebbe essere il Manchester United, per crescita di fatturato; da 13 a 105 milioni in otto anni, con 100 addetti alla ricerca su 600 dipendenti. «Possiamo contare su formazioni universitarie eccellenti — ha proseguito Negrisoli —. I talenti si trovano, ma non riusciamo a fare contaminazione».

Già, il talento. I ragazzi in platea drizzano le orecchie. Federico Visentin, Ad e presidente di Mevis, che nel vincentino produce componenti metallici per l’automotive, mette l’accento sul fattore attitudinale nella scelta della professione. «Se poi capita di fare un errore, come diceva mio padre, si possono considerare i soldi persi come una voce del capitolo ricerca e sviluppo».

Il mondo produttivo: «Ridateci l’alternanza scuola lavoro»

Corriere della sera / di D.T.

Si capisce che il cuore dell’industria italiana batte al cardiopalmo per l’Ilva. Anche nell’ultima giornata del Festival Città Impresa, pur tra diversi argomenti che sullo sfondo lo inorgogliscono «perché non dimentichiamolo mai, ma siamo il secondo Paese industriale d’Europa», il patron di Brembo, Alberto Bombassei definito scherzosamente, ma non troppo «padre nobile dell’industria italiana» dal direttore del Festival Dario Di Vico, editorialista del Corriere della Sera, gira il coltello nella piaga siderurgica di Taranto. «Quelle che si piangono oggi sono lacrime di coccodrillo — ha commentato il patron della Brembo e presidente del Kilometro Rosso — il Governo ha cambiato delle regole già fissate per compiacere i 5 Stelle».

E ancora più tuonante è stato il giudizio del numero uno di Confindustria Brescia (e da molti indicato come il successore di Boccia), Giuseppe Pasini: «Il caso dell’Ilva è quello di un partner mondiale che viene ad investire nel nostro Paese senza trovare coinvolgimento. È drammatico. Se 11 mila operai restano a casa, quel che rimane non lo puoi sostituire con dei parchi giochi. Con 5 mila dipendenti in meno e una produttività ridotta, Arcelor Mittal non avrà più la capacità di essere competitiva sul mercato». Taranto è lontano mille km rispetto a Bergamo, a Brescia e Milano che, sulla linea autostradale di 100 km che le unisce, come ha sottolineato il vice presidente di Assolombarda, Antonio Calabrò, si innestano nel cuore di una regione, come la Lombardia, che è la prima «per Pil, per export e valore aggiunto manifatturiero. E anche se occorre riconoscere che da sola Milano non ce la farebbe mai a competere, va evidenziato come sia determinante il suo ruolo che riesce a coagulare competenze e territori diversi».

Rifacendosi ai recenti avvenimenti per la determinazione della futura governance della Camera di Commercio, il presidente di Confindustria Bergamo Stefano Scaglia ha posto l’accento sulla «volitività di una scelta che riflette una unitarietà di direzione, nell’ottica di una convergenza di iniziative».

Perentorio l’invito del mondo industriale rivolto al viceministro dell’Economia e le Finanze, Antonio Misiani, che seduto in platea ha preso appunti per tutto il tempo: «Ridateci l’alternanza scuola-lavoro. La rivogliamo».

Mister microchip: «Il computer mai come il corpo» Faggin, padre dello Z80 per i cellulari

Corriere della Sera / di Donatella Tiraboschi

Non tutti i ragazzi che affollano la platea dell’auditorium Italcementi sanno che il distinto signore di fronte a loro è il papà dell’estensione (tecnologica) del loro avambraccio: Federico Faggin. L’italiano, oggi 78enne, che, fresco di diploma di perito radiotecnico e con una immensa curiosità, partito alla volta degli Stati Uniti, ha inventato la pelle e il cuore del telefonino. E che comincia il suo intervento nell’incontro del Festival Città Impresa così:«Quell’oggetto che avete in tasca, contiene un pezzettino di silicio con una potenza e una capacità che 45 anni fa era contenuta in macchinari che occupavano gli spazi di 8 auditorium come questo». È stato lui il capo progetto e designer dell’Intel 4004, il primo microchip al mondo, e fondatore, nel 1974, di Zilog, la società che ha prodotto il mitico Z80, uno dei processori più importanti della storia. «Che ancora oggi è in produzione», afferma con malcelato orgoglio.

«Davanti a un genio come lui provo una certa soggezione psicologica», ha ammesso Salvatore Majorana direttore del Km Rosso. Da Vicenza alla Silicon Valley, la storia di Federico Faggin è così affascinante da sembrare un romanzo industriale e, nello stesso tempo, un inno alla creatività dell’uomo che nessun computer potrà mai superare. Tema, anzi teoria, appassionante che Faggin — inventore ed imprenditore, con appuntata sul petto la medaglia nazionale per la tecnologia e l’innovazione di cui l’ha insignito il presidente degli Usa, Barack Obama — affronta con un’ampiezza di vedute da sconfinare, ad un certo punto, nel filosofico. «Intuizione, creativa e ingegno non sono provincia dell’intelligenza artificiale e nessuna macchina potrà diventare più intelligente dell’uomo e sostituirlo». Il motivo è molto semplice. «Perché il computer non ha una coscienza che è la capacità di avere esperienze anche superiori a quelle ordinarie — spiega Faggin —. Il corpo umano è una struttura quantistica e non una macchina classica come il computer, che non potrà mai riprodurre quello che fa il nostro corpo. Grazie allo sviluppo della propria coscienza l’uomo è incommensurabilmente superiore a qualsiasi macchina perché ha una comprensione della realtà che l’Intelligenza artificiale non potrà mai avere in quanto priva di coscienza». Folle e pericolosissima: Faggin bolla con questi due aggettivi l’idea che l’intelligenza artificiale possa superarci nel giro di pochi anni, promettendo di poter scaricare le nostre esperienze in un computer. «L’etica non appartiene al computer ma all’uomo, la macchina è un amplificatore della nostra capacità meccanica. Dare alle macchine il nostro potere — ha concluso — significa darlo agli stessi che prendono infomazioni su di noi per farci dei soldi.Uè svegliamoci». Applausi.

Chiude il Festival 4.0: quattro giorni da tutto esaurito sull’impatto della rivoluzione digitale

Si è chiusa stamattina al Kilometro Rosso di Bergamo l’edizione autunnale del Festival Città Impresa: quattro giorni da tutto esaurito, con sale affollate da centinaia di professionisti, imprenditori e cittadini interessati ad approfondire il tema a cui stata dedicata questa edizione: la rivoluzione dei modelli produttivi che le imprese stanno affrontando in chiave 4.0.

98 relatori, 30 appuntamenti, oltre 150 giovani studenti e ricercatori da tutta Italia: sono solo alcuni dei numeri che hanno caratterizzato la manifestazione di quest’anno e che dimostrano come, per la sua terza edizione bergamasca, il Festival sia divenuto un appuntamento di primo piano per discutere e riflettere sulle sfide che deve affrontare l’economia e la società del nostro Paese. Read more

Festival 4.0, Gentiloni chiude la terza giornata. Tra i grandi ospiti di oggi Colao, Bentivogli e Carrozza

Convegni costantemente affollati e grande partecipazione di pubblico nella terza e penultima giornata del Festival Città Impresa di Bergamo, che ha avuto uno dei suoi punti cardine nel dibattito di stasera in Piazza delle Idee al Kilometro Rosso, dal titolo “Cosa chiede all’Italia il capitalismo delle piattaforme e delle reti”. A discutere del tema, infatti, sono stati grandi ospiti come Paolo Gentiloni, commissario europeo agli Affari economici e monetari, Vittorio Colao, special advisor General Atlantic, e Roberto Nicastro, vicepresidente UBI Banca. A condurre l’incontro Daniele Manca, vicedirettore Corriere della Sera.
Ma la giornata di oggi ha visto alternarsi molti altri dibattiti con grandi ospiti sui temi della rivoluzione digitale e sulle innumerevoli trasformazioni in atto nel mondo dell’economia e dell’impresa.
Proprio di questo si è parlato nel primo incontro di stamattina, “Il Made in Italy dell’automazione: oltre la “sartoria””, condotto da Stefano Firpo, direttore generale Mediocredito Italiano. Dopo l’introduzione di Alfredo Mariotti, direttore generale Ucimu, sono seguiti gli interventi di Luciano Sottile, direttore machine division Goglio, e Giovanni Zacco, innovation manager BLM group.
Un tema affine, quello del “Lavoro manuale nelle fabbriche 4.0”, è stato affrontato alle 10, in Sala Aria del Kilometro Rosso, da Marco Bentivogli, segretario generale della Federazione Italiana Metalmeccanici e coautore di Fabbrica Futuro (Egea).
“Storici modelli di business alla prova del digitale” è stato poi il tema dell’incontro che si è tenuto alle 10 in Aula Mario Negri del Kilometro Rosso: dopo l’introduzione di Severino Meregalli, docente Management Information Systems Unit SDA Bocconi e autore di High Impact Technologies Radar (Egea), si sono confrontati sul tema Enrico Borgarello, direttore Global product Innovation Italcementi, Marco Cecchella, chief information officer UBI Banca e direttore generale UBI Sistemi e Servizi, e Olivo Foglieni, presidente Gruppo Industriale Fecs. A condurre l’evento Giulia Cimpanelli, giornalista Corriere Innovazione.
In un mondo ormai sempre più dominato dall’automazione, è legittimo chiedersi: l’intelligenza delle macchine andrà a sostituire le capacità umane? O sarà un’arma per estenderle e completarle? Questi interrogativi sono stati affrontati nell’incontro introdotto da Maria Chiara Carrozza, direttore scientifico Fondazione Don Gnocchi e docente di Bioingegneria Industriale Scuola Superiore Sant’Anna, dal titolo “Robot intelligenti: a che punto siamo arrivati?”. Il confronto, condotto da Massimiliano Del Barba, giornalista Corriere della Sera, ha visto gli interventi di veri e propri esperti di tecnologia: Arash Ajoudani, responsabile laboratorio Human-Robot Interfaces and Physical Interaction IIT Genova, Ennio Chiatante, head of Digital Transformation Projects Comau, e Salvatore Majorana, direttore Parco Scientifico Tecnologico Kilometro Rosso.
Poi la discussione si è spostata sulle trasformazioni che sta vivendo il settore tessile dal punto di vista tecnologico. Sabato alle 15 si è tenuto infatti l’incontro “Il tessile non sta fermo. La cura digitale”, che ha visto gli interventi dei rappresentanti di importanti aziende del settore: Stefano Albini, presidente Albini, Alessandro Barberis Canonico, amministratore delegato Vitale Barberis Canonico, Lorenzo Minelli, responsabile ricerca e sviluppo Itema Group, e Luca Vignaga, amministratore delegato MarzottoLab.
Dopo il settore tessile, si è parlato delle trasformazioni che stanno investendo un altro settore industriale: alle 15, in Sala Mario Negri del Kilometro Rosso, si è tenuto infatti un incontro sulla “Siderurgia italiana nella stagione digitale”, che ha visto i contributi di Alessandro Ardesi, amministratore delegato Danieli Automation, Roberto De Miranda, membro del comitato esecutivo ORI Martin S.p.A, e Antonio Marcegaglia, presidente Gruppo Marcegaglia. A introdurre e condurre l’incontro è stato Lucio Dall’Angelo, direttore generale Siderweb.
Nel pomeriggio si è parlato anche di competenze e tecnologia, nell’incontro dedicato ai “Segreti delle imprese Champion”. Il confronto, condotto da Raffaella Polato, inviato speciale L’Economia del Corriere della Sera, ha portato in primo piano le iniziative messe in campo da alcune di quelle aziende “champion” al centro dell’indagine condotta da ItalyPost e L’Economia del Corriere della Sera sulle imprese che hanno battuto la crisi e che continuano a combattere il rischio di recessione. A prendere la parola sono stati Giorgio Ferraris, amministratore delegato Fine Foods, Angelo Luigi Marchetti, amministratore delegato Marlegno, Giampaolo Negrisoli, presidente Flamma Group, e Federico Visentin, presidente e amministratore delegato Mevis.
Un altro caso aziendale interessante da analizzare è stato “Il caso Amazon, organizzazione del lavoro e delle persone”. Dopo l’introduzione di Salvatore Iorio, responsabile risorse umane Amazon Italia Logistica, hanno discusso della gestione dei dipendenti della multinazionale Pietro Ichino, professore di Diritto del Lavoro Università degli Studi di Milano, e Nicola Pelà, Heidrick & Struggles Londra. A coordinare l’incontro Francesco Seghezzi, direttore Fondazione ADAPT.
E’ tornato poi sotto i riflettori il tema del futuro dell’automotive: Roberto Di Stefano, head of EMEA e-Mobility FCA Group, e Roberto Vavassori, direttore business development & marketing Brembo, introdotti e coordinati da Paolo Bricco, giornalista Sole 24 Ore, hanno discusso della “Difficile transizione verso l’auto elettrica”.
Domenica chiusura con Bombassei, Giavazzi, Massiah, Misiani e gli industriali di Bergamo, Brescia e Milano 
Questa terza edizione autunnale del Festival Città Impresa di Bergamo sarà caratterizzata dalla partecipazione delle organizzazioni confindustriali di Bergamo, Brescia e Milano-Monza-Brianza, i cui vertici interverranno in uno degli ultimi eventi della manifestazione, domani, domenica 10 novembre, alle 10. Il titolo dell’incontro è “Milano-Bergamo-Brescia. Quei 100 chilometri che fanno la differenza”: dopo l’intervento di saluto di Alberto Bombassei, presidente Brembo, Antonio Calabrò, vicepresidente Assolombarda, Giuseppe Pasini, presidente Associazione Industriale Bresciana, e Stefano Scaglia, presidente Confindustria Bergamo si confronteranno sul futuro di quell’asse di 100 chilometri che lega uno dei territori manifatturieri più evoluti del Paese. A condurre l’evento sarà Dario Di Vico, direttore Festival Città Impresa.
Il Festival 4.0 sarà chiuso dal dibattito su “Le politiche per la crescita e i vincoli italiani”, in programma per le ore 11.30. A confrontarsi sul tema saranno tre ospiti di spicco: Francesco Giavazzi, docente di Economia politica Università Bocconi di Milano, Victor Massiah, consigliere delegato di UBI Banca, e Antonio Misiani, viceministro dell’Economia e delle finanze. A condurre l’evento sarà Luciano Fontana, direttore Corriere della Sera.
INFORMAZIONI UTILI
 
I LUOGHI DEL FESTIVAL. Da giovedì 7 a domenica 10 novembre 2019, la terza edizione autunnale del Festival Città Impresa si svolgerà per la gran parte al Kilometro Rosso, l’incubatore simbolo della rivoluzione industriale del 4.0, ma anche in altre realtà della città di Bergamo dove verranno realizzati alcuni importanti eventi, come l’Aeroporto di Bergamo e la sede di UBI Banca.
CITTÀ IMPRESA SULLA RETE. Punto di riferimento per aggiornamenti in progress sul Festival Città Impresa è il sito internetwww.festivalcittaimpresa.it, dove è possibile consultare il calendario degli eventi per data, relatore e sezione, registrarsi agli appuntamenti in programma e creare così il proprio calendario personalizzato. È anche attiva la comunità di Facebook (alla pagina ufficiale https://www.facebook.com/festivalcittaimpresa) e di Twitter, disponibile al profilo @citta_impresa; hashtag ufficiale della manifestazione #cittaimpresa.
COME PARTECIPARE AGLI EVENTI. Tutti gli eventi sono a ingresso libero. I posti in sala sono limitati: per avere garanzia di accesso, è necessario registrarsi all’evento sul sito www.festivalcittaimpresa.it. Per procedere alla registrazione, scegliere l’appuntamento di proprio interesse all’interno della sezione “Programma” e seguire le indicazioni. In ogni caso, per i registrati online l’accesso in sala è garantito solo presentandosi almeno 10 minuti prima dell’inizio dell’evento; eventuali posti non utilizzati saranno messi a disposizione di chi effettua la registrazione in loco.

Città Impresa, oggi a Bergamo Calenda, Faggin e Dal Poz. Domani c’è Gentiloni

Grande partecipazione di pubblico per il Festival Città Impresa, che sta radunando a Bergamo in questi giorni ospiti ed esperti di primo piano per esplorare temi di grande attualità, dalle politiche industriali 4.0 italiane ed europee, ai competence center e i digital hub, dall’automazione nell’era dei big data al rapporto tra uomo e computer. E proprio il confronto tra umano e digitale è stato il tema che ha aperto ufficialmente il Festival 4.0 dopo i primi eventi di preapertura: Federico Faggin, mitico inventore di quanto sta alla base degli sviluppi odierni del digitale, ovvero del microchip e del touch screen, in dialogo con Salvatore Majorana, direttore Parco Scientifico Tecnologico Kilometro Rosso, ha discusso dell’ ”Intelligenza dell’uomo e del computer”, in un incontro coordinato da Martina Pennisi, giornalista Corriere della Sera.

Il Festival 4.0 tratta anche di temi chiave per l’organizzazione del lavoro, come la formazione e le competenze che oggi vengono richieste alla luce delle trasformazioni imposte dalla rivoluzione digitale. Oggi pomeriggio, in un incontro curato da Niuko, si è discusso infatti delle “Skill che mancano all’industria 4.0” attraverso gli interventi di Federico Clemente, Itema Group HR Director, Luigi De Bernardini, amministratore delegato Autoware, Giorgio Donadoni, amministratore delega to Co.Mac., Francesca Rossetto, Pm Operations & Lean Organisations Niuko, e Fabio Villa, Persico Group HR Director. Ha coordinato l’evento Filiberto Zovico, fondatore ItalyPost.

Nel corso della giornata di oggi si sono analizzate anche le trasformazioni che stanno interessando i diversi settori economici. Nel pomeriggio si è discusso dell’”Innovazione del pharma e la medicina che cambia”: dopo l’introduzione di Marco Fortis, direttore e vicepresidente Fondazione Edison, hanno preso la parola Massimo Scaccabarozzi, presidente Farmindustria, e Monica Poggio, amministratore delegato Bayer Italia. A condurre l’evento è stato Marcello Zacchè, giornalista Il Giornale.

Ma uno degli incontri più attesi della giornata si è tenuto in Sala Bombassei del Kilometro Rosso. “Le politiche industriali 4.0 tra Roma e Bruxelles” è stato il tema dell’evento, che ha visto gli interventi del direttore generale Commissione Europea, Roberto Viola, di Elio Catania, delegato Crescita digitale imprese Confindustria, e Stefano Firpo, direttore generale Mediocredito Italiano. A coordinare il dibattito è stato Sandro Trento, docente di Economia e gestione delle imprese Università di Trento e direttore generale Fondazione ERGO.

Anche i nuovi sviluppi della ricerca nei campi del digitale e dell’innovazione da parte degli Atenei e delle imprese sono stati al centro del dibattito del Festival 4.0, con tutte le loro potenzialità ma anche con le loro numerose difficoltà di realizzazione. Oggi pomeriggio, infatti, in un incontro condotto da Rita Querzè, giornalista Corriere della Sera, si è parlato di “Competence Center e Digital Hub. Una corsa a ostacoli”.  Dopo l’introduzione di Sergio Terzi, direttore Osservatorio Industria 4.0, a discutere di questi temi sono stati Andrea Bianchi, direttore Politiche industriali Confindustria, Paolo Candotti, presidente Digital Innovation Hub Pordenone, e Gianluigi Viscardi, presidente Digital Innovation Hub Lombardia.

“Come si rifà da capo a piedi una fabbrica” è stato invece il tema dell’incontro che ha visto protagonisti vertici di aziende che hanno sposato il digitale. Dopo l’introduzione di Davide Castiglioni, chief manufacturing officer Brembo, sono seguiti gli interventi di Ernesto Ferrario, amministratore delegato Electrolux, Annalisa Magone, amministratore delegato TorinoNordOvest, e Eugenio Sidoli, presidente Philip Morris Italia. Ha coordinato il dibattito Fabio Savelli, giornalista Corriere della Sera.

Un altro evento molto atteso nella giornata di oggi ha visto la presenza di tre ospiti di spicco come Carlo Calenda, europarlamentare e già ministro dello sviluppo economico, Alberto Dal Poz, presidente Federmeccanica, e Andrea Pontremoli, amministratore delegato Dallara, che si sono confrontati, condotti da Raffaella Polato, inviato speciale L’Economia del Corriere della Sera, sulle “Fabbriche dell’auto tra automazione e big data”.

Stasera, dalle 21, nella sede di Banca UBI a Bergamo, dopo i saluti di Andrea Bolla, amministratore delegato Vivigas Energia, sarà poi un altro grande ospite a riflettere sulle trasformazioni legate al digitale: Nando Pagnoncelli, amministratore delegato Ipsos Italia, introdurrà un incontro dal titolo “Il trionfo della tecnologia divide gli italiani”, che vedrà anche gli interventi di Giuseppe Remuzzi, direttore Istituto di ricerche farmacologiche “Mario Negri”, e Giorgio Scita, direttore unità di ricerca Meccanismi di migrazione delle cellule tumorali IFOM e docente di Patologia Generale, Università di Milano. A condurre l’evento sarà Stefania Chiale, giornalista Corriere della Sera.

Il programma di domani

Al Kilometro Rosso il commissario europeo Gentiloni. Tra igrandi ospiti Carrozza, Colao e Bentivogli

La rivoluzione digitale sta portando innumerevoli trasformazioni industriali e dei mercati. Basti pensare a quanto il 4.0 possa incidere sulle produzioni manifatturiere. Proprio di questo si parlerà nel primo incontro di domani, sabato 9 novembre“Il Made in Italy dell’automazione: oltre la “sartoria””, condotto da Stefano Firpo, direttore generale Mediocredito Italiano. Dopo l’introduzione di Alfredo Mariotti, direttore generale Ucimu, seguiranno gli interventi di Luciano Sottile, direttore machine division Goglio, e Giovanni Zacco, innovation manager BLM group.

Un tema affine, quello del “Lavoro manuale nelle fabbriche 4.0”, sarà affrontato alle 10, in Sala Aria del Kilometro Rosso, da Marco Bentivogli, segretario generale della Federazione Italiana Metalmeccanici e coautore di Fabbrica Futuro (Egea), e Alberto Vacchi, presidente e amministratore delegato IMA. A condurre l’incontro, Rita Querzè, giornalista Corriere della Sera.

“Storici modelli di business alla prova del digitale” sarà poi il tema dell’incontro che si terrà alle 10 in Aula Mario Negri del Kilometro Rosso: dopo l’introduzione di Severino Meregalli, docente Management Information Systems Unit SDA Bocconi e autore di High Impact Technologies Radar (Egea), si confronteranno sul tema Enrico Borgarello, direttore Global product Innovation Italcementi, Marco Cecchella, chief information officer UBI Banca e direttore generale UBI Sistemi e Servizi, e Olivo Foglieni, presidente Gruppo Industriale Fecs. A condurre l’evento sarà Giulia Cimpanelli, giornalista Corriere Innovazione.

In un mondo ormai sempre più dominato dall’automazione, è legittimo chiedersi: l’intelligenza delle macchine andrà a sostituire le capacità umane? O sarà un’arma per estenderle e completarle? Questi interrogativi verranno affrontati nell’incontro che si terrà domani alle 11.30. Il panel, introdotto da Maria Chiara Carrozza, direttore scientifico Fondazione Don Gnocchi e docente di Bioingegneria Industriale Scuola Superiore Sant’Anna, proverà infatti a rispondere alla domanda “Robot intelligenti: a che punto siamo arrivati?”. Il confronto, condotto da Massimiliano Del Barba, giornalista Corriere della Sera, vedrà gli interventi di veri e propri esperti di tecnologia: Arash Ajoudani, responsabile laboratorio Human-Robot Interfaces and Physical Interaction IIT Genova, Ennio Chiatante, head of Digital Transformation Projects Comau, e Salvatore Majorana, direttore Parco Scientifico Tecnologico Kilometro Rosso.

Poi la discussione si sposterà sulle trasformazioni che sta vivendo il settore tessile dal punto di vista tecnologico. Sabato alle 15 si terrà infatti l’incontro “Il tessile non sta fermo. La cura digitale”, condotto da Maria Silvia Sacchi, giornalista Corriere della Sera, che vedrà gli interventi dei rappresentanti di importanti aziende del settore: Stefano Albini, presidente Albini, Alessandro Barberis Canonico, amministratore delegato Vitale Barberis Canonico, Lorenzo Minelli, responsabile ricerca e sviluppo Itema Group, e Luca Vignaga, amministratore delegato MarzottoLab.

Dopo il settore tessile, si parlerà delle trasformazioni che stanno investendo un altro settore industriale: alle 15, in Sala Mario Negri del Kilometro Rosso, si terrà infatti un incontro sulla “Siderurgia italiana nella stagione digitale”, che vedrà i contributi di Alessandro Ardesi, amministratore delegato Danieli Automation, Roberto De Miranda, membro del comitato esecutivo ORI Martin S.p.A, e Antonio Marcegaglia, presidente Gruppo Marcegaglia. A introdurre e condurre l’incontro sarà Lucio Dall’Angelo, direttore generale Siderweb.

Sempre alle 15 si parlerà di competenze e tecnologia, nell’incontro dedicato ai “Segreti delle imprese Champion”. Il confronto, condotto da Raffaella Polato, inviato speciale L’Economia del Corriere della Sera, porterà in primo piano le iniziative messe in campo da alcune di quelle aziende “champion” al centro dell’indagine condotta da ItalyPost e L’Economia del Corriere della Sera sulle imprese che hanno battuto la crisi e che continuano a combattere il rischio di recessione. A prendere la parola saranno Giorgio Ferraris, amministratore delegato Fine Foods, Angelo Luigi Marchetti, amministratore delegato Marlegno, Giampaolo Negrisoli, presidente Flamma Group, e Federico Visentin, presidente e amministratore delegato Mevis.

Un altro caso aziendale interessante da analizzare sarà “Il caso Amazon, organizzazione del lavoro e delle persone”, nel pomeriggio di sabato 9 novembre al Kilometro Rosso. Dopo l’introduzione di Salvatore Iorio, responsabile risorse umane Amazon Italia Logistica, discuteranno della gestione dei dipendenti della multinazionale Pietro Ichino, professore di Diritto del Lavoro Università degli Studi di Milano, e Nicola Pelà, Heidrick & Struggles Londra. Coordina l’incontro Francesco Seghezzi, direttore Fondazione ADAPT.

Alle 16.30 tornerà sotto i riflettori il tema del futuro dell’automotive: Roberto Di Stefano, head of EMEA e-Mobility FCA Group, e Roberto Vavassori, direttore business development & marketing Brembo, introdotti e coordinati da Paolo Bricco, giornalista Sole 24 Ore, discuteranno della “Difficile transizione verso l’auto elettrica”.

La giornata di domani si concluderà con uno dei dibattiti più attesi del Festival 4.0: alle 18, in Piazza delle Idee del Kilometro Rosso, è in programma l’incontro dal titolo “Cosa chiede all’Italia il capitalismo delle piattaforme e delle reti”, che vedrà confrontarsi Vittorio Colao, special advisor General Atlantic, e Roberto Nicastro, vicepresidente UBI Banca, i quali poi lasceranno le conclusioni del dibattito al commissario europeo agli Affari economici e monetari, Paolo Gentiloni. A condurre l’incontro sarà Daniele Manca, vicedirettore Corriere della Sera.

Domenica chiusura con Bombassei, Giavazzi, Massiah, Misiani e gli industriali di Bergamo, Brescia e Milano 

Questa terza edizione autunnale del Festival Città Impresa di Bergamo sarà caratterizzata dalla partecipazione delle organizzazioni confindustriali di Bergamo, Brescia e Milano-Monza-Brianza, i cui vertici interverranno in uno degli ultimi eventi della manifestazione, domenica 10 novembre alle 10. Il titolo dell’incontro è “Milano-Bergamo-Brescia. Quei 100 chilometri che fanno la differenza”: dopo l’intervento di saluto di Alberto Bombassei, presidente Brembo, Antonio Calabrò, vicepresidente Assolombarda, Giuseppe Pasini, presidente Associazione Industriale Bresciana, e Stefano Scaglia, presidente Confindustria Bergamo si confronteranno sul futuro di quell’asse di 100 chilometri che lega uno dei territori manifatturieri più evoluti del Paese. A condurre l’evento sarà Dario Di Vico, direttore Festival Città Impresa.

Il Festival 4.0 sarà chiuso dal dibattito su “Le politiche per la crescita e i vincoli italiani”, in programma per le ore 11.30. A confrontarsi sul tema saranno tre ospiti di spicco: Francesco Giavazzi, docente di Economia politica Università Bocconi di Milano, Victor Massiah, consigliere delegato di UBI Banca, e Antonio Misiani, viceministro dell’Economia e delle finanze. A condurre l’evento sarà Luciano Fontana, direttore Corriere della Sera.

Informazioni utili

CITTÀ IMPRESA SULLA RETE. Punto di riferimento per aggiornamenti in progress sul Festival Città Impresa è il sito internet, www.festivalcittaimpresa.it, dove è possibile consultare il calendario degli eventi per data, relatore e sezione, registrarsi agli appuntamenti in programma e creare così il proprio calendario personalizzato. È anche attiva la comunità di Facebook (alla pagina ufficiale https://www.facebook.com/festivalcittaimpresa) e di Twitter, disponibile al profilo @citta_impresa; hashtag ufficiale della manifestazione #cittaimpresa.

COME PARTECIPARE AGLI EVENTI. Tutti gli eventi sono a ingresso libero. I posti in sala sono limitati: per avere garanzia di accesso, è necessario registrarsi all’evento sul sito www.festivalcittaimpresa.it. Per procedere alla registrazione, scegliere l’appuntamento di proprio interesse all’interno della sezione “Programma” e seguire le indicazioni. In ogni caso, per i registrati online l’accesso in sala è garantito solo presentandosi almeno 10 minuti prima dell’inizio dell’evento; eventuali posti non utilizzati saranno messi a disposizione di chi effettua la registrazione in loco.

Festival 4.0: l’apertura col ministro De Micheli e l’archistar Stefano Boeri

Festival Città Impresa al Kilometro Rosso Pmi champions, la più alta concentrazione

Corriere di Bergamo / di Donatella Tiraboschi

È Filiberto Zovico, fondatore di ItalyPost — il portale che cura in esclusiva per il Corriere della Sera ricerche sulle imprese — a squarciare, con un’osservazione intrigante, il velo sulla Bergamo dell’imprenditoria. «Non riscontriamo in nessun altro territorio italiano la concentrazione di Pmi champions che il territorio bergamasco può vantare». L’interrogativo, (perché qui e non altrove?), resta a mezz’aria mentre al tavolo dei relatori, intervenuti per la presentazione della terza edizione del Festival 4.0 (edizione speciale del Festival Città Impresa) ognuno, dal sindaco Giorgio Gori al presidente della Camera di commercio Paolo Malvestiti, da Luca Gotti direttore della Macroarea di Ubi alla vice presidente di Confindustria Bg, Giovanna Ricuperati, al direttore di Sacbo, Emilio Bellingardi, prova a dare una risposta. «Sarà l’aria?» incalza Zovico. Forse sì, l’aria del lavoro, della voglia di fare e di non fermarsi mai. Elementi di cornice a un quadro orobico, industriale e manifatturiero di sostanza che, tra i primi in Italia, ha saputo cogliere e vincere le sfide dell’industria 4.0. Tema questo, riportato in auge dalle politiche del nuovo governo, dalle mille sfaccettature che sarà il focus della tappa autunnale del Festival diretto da Dario di Vico al via dal 7 al 10 novembre prossimo.

In programma, ma sarebbe forse più corretto dire di scena, perché il panel degli incontri è così variegato da accontentare più platee, al Kilometro Rosso. Il cuore per eccellenza dell’Innovazione con la I maiuscola, sarà infatti la principale sede degli incontri, ma il Festival non disdegnerà anche qualche puntata in città. Due appuntamenti sono calendarizzati, infatti, nella sede di Ubi: l’archistar Stefano Boeri, il sindaco Gori e la presidente di Ubi Banca Letizia Moratti, affronteranno i tempi della città del futuro, il 7 novembre. Il secondo incontro, invece, il giorno dopo, aiuterà a riflettere sulla percezione che hanno i cittadini delle trasformazioni tecnologiche; ne discuteranno Nando Pagnoncelli, ad di Ipsos Italia, e Giuseppe Remuzzi, direttore Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri. Altra puntata in esterna, al Point di Dalmine dove è stata programmata per l’8 novembre, una non-stop di incontri con l’obiettivo di fare il punto sul «Sistema Bergamo» a supporto dell’innovazione. Sul «registro» del Festival metteranno la loro firma, di pensiero ed opinione, alcuni tra i principali protagonisti della vita del Paese.

A cominciare dal ministro Paola De Micheli che interverrà nell’incontro di vernissage, il 7 novembre all’aeroporto di Orio, per discutere di futuro intermodale. La kermesse, che si innerverà su diversi temi, dall’industria alla finanza, dalla tecnologia alla robotica, vedrà alternarsi poi fino a domenica 10 novembre una lunga carrellata di ospiti: Paolo Gentiloni, Carlo Calenda, Stefano Patuanelli, Vittorio Colao, Federico Faggin, Alberto Dal Poz, Maria Chiara Carrozza, Marco Bentivogli, Francesco Giavazzi, Victor Massiah, solo per citarne alcuni. Per i giovani, pieni di belle speranze, sarà possibile conoscere Comac, Itema e Persico, tre aziende d’eccellenza del territorio bergamasco, partecipare a visite guidate e svolgere colloqui conoscitivi e di preselezione che potrebbero aprire loro le porte di una futura posizione lavorativa. Tutti gli eventi sono ad ingresso libero: info e registrazione sul sito www.festivalcittaimpresa.it

Festival Città Impresa. La rivoluzione digitale al centro.

L’Eco di Bergamo / di C.k.

Un appuntamento per analizzare le trasformazioni della rivoluzione digitale nel comparto manifatturiero, in cui Bergamo, perno dell’asse Milano-Brescia, locomotiva del contesto nazionale, occupa un ruolo fondamentale. Ma anche per capire come il sistema sta reagendo alle difficoltà che stanno investendo il contesto comunitario, dopo il rallentamento degli ordinativi e vista la forte integrazione del panorama locale con la filiera internazionale, e quali soluzioni adottare.

Torna a Bergamo, dal 7 al 10 novembre, il «Festival Città Impresa», rassegna giunta alla terza edizione e promossa da ItalyPost in collaborazione con il Comune e la Camera di Commercio di Bergamo, con la partecipazione di Assolombarda, Confindustria Bergamo (ma anche gli industriali bresciani, milanesi e brianzoli), Federmeccanica e l’Associazione Industriale Brescia. Il Km Rosso sarà il punto di riferimento della manifestazione, che apre all’aeroporto con una discussione sui temi dell’intermodalità con il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Paola De Micheli, e in città (sala Funi di Ubi Banca) dove si parla della città del futuro con il sindaco Gori, la presidente di Ubi Banca (partner dell’evento con Brembo, Vivigas Energia, Fine Foods e QCom) Letizia Moratti e l’archistar Stefano Boeri. Venerdì alle 16,30, al Km Rosso, il direttore generale della Commissione europea Roberto Viola e il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli discuteranno di integrazione delle politiche 4.0 nel contesto nazionale e comunitario.

Il Point di Dalmine ospita venerdì 7 la seconda edizione del «Pid Innovation Day», dove si farà il punto sul «sistema Bergamo» a supporto dell’innovazione.

In parallelo l’iniziativa «La casa delle imprese», promossa da Federmeccanica e Italypost, che darà l’opportunità a 150 tra laureati e dottorandi di visitare aziende del territorio (Comac, Itema e Persico) e di svolgere colloqui. «Il Comune accompagnerà tutti gli attori del territorio nel processo di innovazione tecnologica – commenta il sindaco Gori -, con la certezza che investendo in digitalizzazione si crea sviluppo e occupazione».

Al Kilometro Rosso di Bergamo il Festival del 4.0. Torna il Città Impresa dal 7 al 10 novembre

Sarà la rivoluzione digitale che sta investendo il mondo delle imprese il focus dell’appuntamento nazionale dedicato al 4.0, edizione speciale di Città Impresa, il Festival diretto da Dario Di Vico che torna dal 7 al 10 novembre al Kilometro Rosso di Bergamo, in città, in aeroporto e al Point di Dalmine.

Ospite d’eccezione del Festival sarà il commissario europeo agli Affari economici e monetari Paolo Gentiloni, che interverrà a conclusione della giornata di sabato 9 novembre.

A promuovere il Festival, come ogni anno, sono ItalyPost, il Comune e la Camera di Commercio di Bergamo, con il sostegno di UBI Banca, Brembo e la partnership di Vivigas Energia, Fine Foods e QCom.

Questa edizione vede inoltre la partecipazione delle organizzazioni confindustriali di Bergamo, Brescia e Milano-Monza-Brianza.

Il Festival sarà così anche l’occasione per comprendere se, dopo la fase del governo gialloverde che sembrava aver interrotto un percorso virtuoso di investimenti tecnologici, il nuovo governo intende o meno sostenere un percorso per il quale non è sufficiente una politica di sgravi fiscali, ma richiede investimenti importanti, ad esempio in formazione, e nuove politiche orientate a far crescere la competitività delle imprese.

In questo senso saranno significativi eventi come quello di preapertura, che si svolgerà all’aeroporto per discutere con il Ministro Paola De Micheli i grandi temi dell’intermodalità, o quello del Ministro Stefano Patuanelli al Kilometro Rosso per affrontare i grandi nodi dell’economia e dello sviluppo.

Il Festival vedrà anche un evento speciale al Point di Dalmine, che si terrà nella giornata del venerdì 8 novembre, con Paolo Malvestiti, presidente della Camera di Commercio, Cristiano Arrigoni, direttore di Bergamo Sviluppo, e numerosi altri qualificati ospiti riuniti per fare il punto sul sistema “Bergamo” a supporto dell’innovazione.

In città si terranno invece due importanti eventi dedicati a temi che hanno grande impatto sulla vita quotidiana dei cittadini. Il primo, che vedrà tra i suoi protagonisti l’archistar Stefano Boeri, il Sindaco Giorgio Gori e la Presidente di Ubi Banca Letizia Moratti, sarà dedicato ai temi della città del futuro con particolare attenzione ai temi della sostenibilità, dell’innovazione e della coesione sociale; il secondo, invece, aiuterà a riflettere sulla percezione che hanno i cittadini delle trasformazioni tecnologiche. A discutere di questo sono stati chiamati Nando Pagnoncelli, amministratore delegato Ipsos Italia, e Giuseppe Remuzzi, direttore Istituto di ricerche farmacologiche “Mario Negri”.

Dal venerdì pomeriggio il Festival avrà il suo cuore pulsante al Kilometro Rosso, ideale luogo d’incontro di quell’asse di 100 chilometri che lega uno dei territori manifatturieri più evoluti del Paese, quello che parte da Milano per arrivare a Brescia. Nel corso della tre giorni, saranno molti gli imprenditori ad intervenire: dal Presidente di Federmeccanica Alberto Dal Poz ad Alberto BombasseiAlberto Vacchi, fino a imprenditori e manager “champion” come Andrea Pontremoli di Dallara, Giorgio Ferraris di Fine Foods e Giampaolo Negrisoli di Flamma Group.

Ad animare le discussioni saranno chiamate anche figure come quelle di Carlo Calenda, Vittorio Colao, Victor Massiah e Maria Chiara Carrozza. Il Festival sarà aperto da un dialogo che vedrà protagonisti Salvatore MajoranaFederico Faggin, mitico inventore di quanto sta alla base degli sviluppi odierni del digitale, ovvero del microchip e del touch screen.

Il Festival Città Impresa, dopo la brillante riuscita del progetto nell’edizione primaverile di Vicenza, ripropone l’iniziativa “La Casa delle Imprese”, portata avanti in collaborazione con Federmeccanica e Confindustria Bergamo: i giovani interessati avranno l’occasione di incontrare Comac, Itema e Persico, tre aziende d’eccellenza del territorio bergamasco, partecipare a visite guidate nella giornata di giovedì 7 novembre, e, nel pomeriggio di venerdì 8, svolgere dei colloqui conoscitivi e di preselezione che potrebbero aprire loro le porte di una futura posizione lavorativa.

Le dichiarazioni dei promotori e partner

Giorgio Gori, sindaco di Bergamo: «Il Festival Città Impresa, seppure approdato a Bergamo di recente, è già entrato a pieno titolo nel novero degli appuntamenti più interessanti della nostra città: a dimostrarlo sono la presenza quest’anno di ben due Ministri della Repubblica e del neo Commissario Europeo agli Affari Economici. Bergamo sarà, la prossima settimana, capitale dell’economia del nostro Paese: a tenere banco saranno la sfida digitale dell’industria 4.0 e la rivoluzione tecnologica delle imprese del nostro Paese e la nostra città, con il suo tessuto imprenditoriale che ne fanno uno dei distretti produttivi più importanti d’Europa, è lo scenario ideale per affrontare tutte le diramazioni di questo tema».

Paolo Malvestiti, presidente Camera di Commercio di Bergamo: «Dalle tecnologie 4.0 dipenderà la nostra capacità di generare valore aggiunto e mantenere l’attuale livello di reddito, ma raggiungere questo obiettivo è possibile solo se le svariate azioni si integrano e fortificano a vicenda. Nella mattinata di apertura dell’8 novembre prossimo, presso il Point di Dalmine, con la tavola rotonda “Il sistema Bergamo a supporto dell’innovazione” avremo infatti modo di mettere in comune le esperienze che negli ultimi anni abbiamo maturato come Punto Impresa Digitale insieme a tutti gli attori che promuovono l’innovazione digitale: il DIH di Confindustria, il DIH di Imprese&Territorio, l’Università di Bergamo, il Kilometro Rosso e il Consorzio Intellimech».

Giovanna Ricuperati, vice presidente Confindustria Bergamo con delega alle strategie di territorio, ufficio studi e comunicazione: «Abbiamo voluto portare anche quest’anno il nostro contributo, in sinergia con le altre associazioni del sistema Confindustria, perché Città Impresa è un’occasione importante di dibattito e di approfondimento, grazie al quale ribadire, anche con esempi concreti, la centralità del manifatturiero per lo sviluppo del nostro territorio e individuare progressi e criticità su temi chiave, dai nodi infrastrutturali alle skill per l’industria 4.0, con un’attenzione particolare alle nuove competenze richieste».

Salvatore Majorana, direttore Parco Scientifico Tecnologico Kilometro Rosso: «Trovare un momento per fare analisi di sistema è doveroso per chi, come Kilometro Rosso, ha la missione di creare impatto positivo sul territorio. Per noi il Festival è una straordinaria occasione di confronto su ciò che sta trasformando l’impresa e ciò che ancora dovrà succedere. Poter avere speaker di primissimo livello a confronto è un modo di concentrare valore a Bergamo, accendendo i riflettori sul sistema Italia e sull’innovazione come motore di cambiamento».

Alberto Dal Poz, presidente Federmeccanica: «Federmeccanica partecipa attivamente, anche per questa edizione autunnale, al Festival Città Impresa e lo fa insieme alla sezione meccatronici di Confindustria Bergamo e alle aziende metalmeccaniche del territorio, con l’obiettivo congiunto di promuovere una nuova cultura fondata sulla centralità della persona e sull’impresa manifatturiera come bene di interesse comune imprescindibile per lo sviluppo del nostro Paese. Tra i temi per noi fondamentali riveste un’importanza cruciale e strategica il rapporto tra scuola e lavoro. Ed è proprio in quest’ottica che prosegue il nostro impegno con il progetto la “Casa delle Imprese”: un’azione concreta per creare occasioni di incontro e reali opportunità occupazionali in sinergia con le aziende del Territorio. Con questa iniziativa intendiamo coniugare la diffusione di una positiva cultura di Impresa con un approccio molto pragmatico, affrontando i problemi delle nostre imprese che non riescono a trovare i profili professionali necessari e dei giovani che hanno difficoltà a trovare lavoro».

Luca Gotti, responsabile UBI Banca della Macro Area Territoriale Bergamo e Lombardia Ovest: «Il dibattito culturale proposto dal Festival 4.0 coinvolge gli attori dell’economia territoriale e della società in una delle prime provincie in Europa per attività manifatturiera, un territorio in cui UBI Banca è storicamente radicata. È importante che una realtà finanziaria come la nostra sia tra i promotori di questa iniziativa in quanto direttamente coinvolta in molte delle tematiche trattate. Competitività sui mercati globali, innovazione e trasformazione dei processi produttivi e organizzativi insieme alla sostenibilità degli investimenti rappresentano le sfide in cui UBI Banca è quotidianamente impegnata e per questo siamo felici di poter contribuire alle riflessioni in programma».

Emilio Bellingardi, direttore generale Sacbo: «La scelta di fare dell’aeroporto di Bergamo uno dei luoghi del festival testimonia l’attenzione che il mondo delle imprese e della politica rivolge al tema della mobilità, considerata in un’ottica estensiva del concetto point-to-point ovvero strutturata e destinata a svilupparsi in chiave intermodale. Una visione che coinvolge in modo particolare il terzo aeroporto d’Italia per movimento passeggeri, dove, accanto agli adeguamenti infrastrutturali, si lavora alla connessione diretta con il treno, destinato a diventare terminale dell’aerostazione».

Andrea Bolla, amministratore delegato di VIVIgas energia e VIVIesco: «Abbiamo un forte legame con il territorio lombardo dove attualmente siamo presenti con 17 store, di cui 3 nell’area di Bergamo, oltre agli 11 store sparsi sul territorio nazionale. Crediamo da sempre nell’innovazione che per noi vuol dire adottare un approccio diversificato e neutrale nei confronti della transizione energetica accompagnando il cliente verso le soluzioni più adatte alle sue esigenze, fornendo gas, che è un idrocarburo pulito, ed energia elettrica, oltre a varie soluzioni di efficienza energetica, sia per i clienti domestici sia per le imprese. Supportiamo il Festival 4.0 per tre buoni motivi: la riconosciuta importanza della centralità del territorio per lo sviluppo dell’economia locale e come driver per la crescita del Paese, la spinta all’innovazione e infine, la necessità di sostenere i grandi cambiamenti in atto nel nostro settore. Cosi come è avvenuto con il programma industria 4.0, altrettanto, dovrebbe avvenire per un programma di efficienza 4.0 al fine di catalizzare le migliori energie del nostro paese e indirizzarle verso un percorso di sempre maggiore sostenibilità energetica».

Giorgio Ferraris, amministratore delegato Fine Foods: «Fine Foods ha avuto un 2018 e un primo semestre 2019 molto al di sopra delle aspettative. Il supporto degli stakeholders continua a essere forte, per cui siamo molto ottimisti sia per il resto dell’anno in corso che per il futuro. Abbiamo supportato la considerevole crescita organica degli ultimi 18 mesi (+18% annuale) con investimenti nelle attrezzature 4.0, ma anche nella scelta e formazione delle persone che dovranno farsi trovare preparate all’appuntamento con le tecnologie innovative e il Festival sarà un’occasione per condividere il nostro percorso».

Massimo Gaudina, capo della Rappresentanza a Milano della Commissione europea: «L’Unione europea sostiene la scienza e la ricerca che offrono soluzioni concrete alle sfide delle nostre società. Incoraggia le start-up e le PMI a fare innovazione. Favorisce l’innovazione dei processi industriali, capaci di generare un effetto positivo su tutto il tessuto imprenditoriale. Nel prossimo bilancio 2021-2027, la Commissione UE propone più fondi per la ricerca e il digitale (100 e 9 miliardi rispettivamente). Inoltre, attraverso il nuovo European Innovation Council, verranno potenziate su scala europea le imprese innovative».

Informazioni utili

I LUOGHI DEL FESTIVAL. Da giovedì 7 a domenica 10 novembre 2019, la terza edizione autunnale del Festival Città Impresa si svolgerà per la gran parte al Kilometro Rosso, l’incubatore simbolo della rivoluzione industriale del 4.0, ma anche in altre realtà della città di Bergamo dove verranno realizzati alcuni importanti eventi, come l’Aeroporto di Bergamo e la sede di UBI Banca.

CITTÀ IMPRESA SULLA RETE. Punto di riferimento per aggiornamenti in progress sul Festival Città Impresa è il sito internet, www.festivalcittaimpresa.it, dove è possibile consultare il calendario degli eventi per data, relatore e sezione, registrarsi agli appuntamenti in programma e creare così il proprio calendario personalizzato. È anche attiva la comunità di Facebook (alla pagina ufficiale https://www.facebook.com/festivalcittaimpresa) e di Twitter, disponibile al profilo @citta_impresa; hashtag ufficiale della manifestazione #cittaimpresa.

COME PARTECIPARE AGLI EVENTI. Tutti gli eventi sono a ingresso libero. I posti in sala sono limitati: per avere garanzia di accesso, è necessario registrarsi all’evento sul sito www.festivalcittaimpresa.it. Per procedere alla registrazione, scegliere l’appuntamento di proprio interesse all’interno della sezione “Programma” e seguire le indicazioni. In ogni caso, per i registrati online l’accesso in sala è garantito solo presentandosi almeno 10 minuti prima dell’inizio dell’evento; eventuali posti non utilizzati saranno messi a disposizione di chi effettua la registrazione in loco.

Ditte tedesche in Veneto Un giro da 13 miliardi

Il Giornale di Vicenza / di Piero Erle

Cara Germania, quanto conti per il Veneto. È stata un’indagine di banca Intesa presentata a Vicenza per l’incontro “Quanto valgono le aziende tedesche in Italia e nel Nordest” – evento del Festival Città Impresa – a chiarire a suon di numeri quanto i rapporti con Berlino valgano per noi. «Spesso – spiega Fabrizio Guelpa della direzione Studi e ricerche di Intesa San Paolo, che ha curato l’indagine – si guarda alle relazioni di import-export: la Germania compra moltissime componenti dall’Italia, ad esempio per l’automotive e voi vicentini avete il distretto della concia di Arzignano che è un grande esportatore di componenti in pelle per le macchine di lusso. Quello però che abbiamo fatto vedere con questo studio è che c’è anche una presenza diretta della Germania nel nostro Paese». E i numeri sono notevolissimi. I tedeschi sono il 3° investitore assoluto in Italia, dopo Usa e Francia: «Parliamo – sottolinea Guelpa – di 1900 aziende, 168 mila persone occupate e 72 miliardi di fatturato, cifre di grande rilievo».

IL PESO DEL VENETO. È la Lombardia a fare la parte del leone, ma il Veneto gode di un record tutto suo: il Veneto infatti genera il 18% (13 mld) del fatturato sviluppato dai tedeschi in Italia, ed è la cifra record perché per gli Usa viceversa noi “contiamo” solo per il 3,2% e per la Francia per il 2,8%. Anzi, la Germania genera una percentuale maggiore di quanto non accada per la stessa Italia: il 18% – certifica lo studio di Intesa – «è superiore al dato italiano e delle multinazionali degli altri Paesi». La presenza tedesca poi ha qui dei veri campioni come Volkswagen e Porsche (vedi box) ma conta moltissimo anche in altri settori industriali e non solo nell’auto: «Le imprese tedesche – sottolinea Guelpa – incidono per il 9% del fatturato globale del settore chimico, e per il 6% di quello farmaceutico. In sostanza, alcuni nostri settori industriali sono fortemente tedeschi, anche perché sono intervenuti a sostenere aziende che altrimenti non ci sarebbero di più».

PRODUTTIVITÀ. Come detto, le imprese tedesche in Germania danno lavoro qui in Italia a 168 mila persone (grazie soprattutto alla distribuzione, ad esempio col colosso Lidl), con risultati validissimi visto che (vedi grafico) il valore aggiunto per addetto è di 464 mila euro contro i 48 mila di media del totale delle imprese italiane. «Per i tedeschi – ribadisce Guelpa – c’è grossa presenza manifatturiera, ad esempio nella meccanica, perché poi riescono a fare valere le loro capacità commerciali e vendere in giro per il mondo quello che producono qui. Più vendono, poi, più creano altra occupazione mettendo assieme profitti e crescita, ed è un vantaggio anche per il fisco italiano che incassa a sua volta le imposte sulla produzione fatta qui». Spesso acquistano aziende anche mantenendo in sella il management italiano: «Qui comprano competenze, conoscono bene il valore di addetti e manager». Lo studio di Intesa infine fotografa i fatturati oggi di aziende esistenti, ma la tendenza che si intravede è a una crescita di presenza tedesca tramite nuove acquisizioni. Il legame è sempre più stretto.

Il sorpasso dell’Emilia in chiave 4.0

Dario Di Vico / Corriere della Sera

Gli addetti ai lavori lo sottolineano sempre con maggior frequenza:all’interno del nuovo triangolo industriale Treviso-Bologna-Milano le performance dell’Emilia sorprendono. Grazie all’ampia documentazione fornita dalla direzione studi di Intesa Sanpaolo è possibile, infatti, analizzare la reazione dei territori alla Grande Crisi, prima e poi al piccolo ciclo della ripresa 2016-18. Anche di questo si è discusso al Festival Città Impresa chiusosi ieri a Vicenza dopo una tre giorni di riflessioni e confronti.

E allora sia per addetti alla ricerca&sviluppo, per numeri di brevetti registrati, per «lunghezza» delle reti di export, per produttività, dotazione di laureati in materie scientifiche e tecnologiche, governance più aperta, le aziende emiliane battono quelle venete e in molti casi anche quelle lombarde. Ma perché è interessante sottolinearlo? Non certo per campanilismo ma perché in questa «sorpresa» c’è qualcosa di utile per le sfide che il capitalismo di territorio si trova davanti nel 2019. Sappiamo ancora poco degli effetti del piano Industria 4.0, non abbiamo una fotografia apprezzabile del grado di digitalizzazione delle imprese mentre sarebbe necessario recuperarla al più presto. Il 4.0 non si può restringere a un provvedimento di incentivazione, è un processo di crescita culturale reso indispensabile dagli scenari preoccupanti che si sono aperti. Dobbiamo infatti reagire alla crisi di domanda di alcuni mercati e allo stesso tempo conservare quel vantaggio competitivo del made in Italy che rischia di essere eroso in mancanza di investimenti. È in questo quadro che le buone pratiche emiliane — soprattutto della meccanica — sono di stringente attualità.

Maroni critico: «L’autonomia così non si fa»

Alessia Zorzan / Il Giornale di Vicenza

«In questa legislatura l’autonomia non sarà mai approvata?». «Sono convinto di no, i segnali non sono affatto positivi». A mettere una pietra quasi tombale sul cavallo di battaglia della Lega (almeno a nord) è Roberto Maroni. Tutt’altro che un nome qualunque. Tutt’altro che un detrattore. Volto storico del Carroccio, promotore da governatore del referendum gemello a quello veneto in Lombardia, ex ministro. Ad incalzarlo sul tema il giornalista Gian Antonio Stella, in un confronto organizzato al teatro Olimpico nell’ambito del festival Città Impresa. Maroni, atteso per un incontro nel pomeriggio, ha sostituito all’ultimo il ministro agli Affari Regionali Erika Stefani, assente per il grave lutto che l’ha colpita, con la scomparsa del padre. Il senso dell’introduzione di Stella, analizzando le mosse romane, è chiaro: «Autonomia, campa cavallo?». E la risposta, sofferta, è praticamente un sì, soprattutto alla luce delle ultime parole del presidente della Camera Roberto Fico, che ha ribadito la centralità del Parlamento nell’iter.

La memoria è andata al referendum del 22 ottobre 2017. Serviva?«Tecnicamente no – ha spiegato l’ex governatore – ma avendo alle spalle un voto popolare di quelle proporzioni era più difficile per il governo dire “non facciamo nulla”. Abbiamo discusso per molti mesi e l’accordo tra governo e Regioni c’è, forse è il caso di dirlo a Di Maio». «Per voi autonomisti – è la provocazione di Stella – era quasi meglio se restava il vecchio governo, perché fare la guerra ad un governo amico è complicato». «Beh, c’è anche il detto – butta lì Maroni – “dagli amici mi guardi Iddio, che dai nemici mi guardo io…”». Per poi passare al concreto: «I Cinque Stelle sono contrari. Qui dipende solo dalla Lega. Se spingerà per dare attuazione a questo accordo ce la si può fare, anche se la partita è molto complicata. La sensazione però è che il tema dell’autonomia sia stato messo un po’ da parte».

A complicare le cose c’è anche il bacino di elettori del sud. «Parlare di “spacca Italia” è solo un pretesto di chi non vuole procedere con l’autonomia, che può avere vantaggi anche per i cittadini del Sud, ma bisogna spiegarlo. Chi ha da rimetterci sono certi amministratori del Sud che spendono male e più di quanto hanno; un sistema a cui è difficile rinunciare perché porta voti». Maroni, dall’Olimpico, tende una mano al governatore Luca Zaia. «È un amico e un grande governatore che sull’autonomia ci ha messo la faccia. Gli ho detto che se c’è bisogno sono pronto a dargli una mano. L’autonomia è un concetto giusto e se a Roma vogliono, la si fa in un mese. Il contratto c’è e basta che il Parlamento lo approvi». Senza emendare il testo, è l’auspicio dei promotori. Auspicio che si schianta però con le recenti parole di Roberto Fico, presidente – pentastellato – della Camera: «Quello dell’autonomia – aveva detto – è un tema talmente importante che il Parlamento deve essere assolutamente centrale. Quando si trasferiscono potestà legislative in capo alle Camere alle Regioni è chiaro che questo passaggio deve avvenire attraverso un iter forte, importante, strutturato, sostanziale».

«Una dichiarazione che mi preoccupa – la reazione di Maroni -. Ad una prima lettura sembra che vogliano fare la legge, ma tra le righe si capisce che non la faranno mai. A Roma sono maestri in questo. Quando non vuoi approvare una legge, la porti lì, la fai passare per le commissioni, cambi e ricambi una virgola. E intanto resta ferma. Spero Zaia abbia la forza di convincere il governo a procedere. Oppure alle prossime elezioni andrà su qualcuno da solo che porta avanti le autonomie…». Anche in questo caso, tuttavia, resta la questione del Sud, dove l’autonomia ha storicamente meno appeal. Maroni ribadisce poi la sua ricetta per rimettere in moto l’Italia. «Presidente del Consiglio eletto direttamente dai cittadini, senato delle Regioni e autonomia. Queste tre cose ci cambiano la vita». Un grande male del Paese? «La burocrazia». Mentre l’Europa appare meno “matrigna”. «Noi non siamo per uscire dall’Europa, ma per un’Europa federale. Il governo europeo, così come funziona, è debole e il sistema va cambiato nelle sue regole. Ma il futuro dell’Italia è nell’Europa e nell’euro, che è partito male ma ora è fattore di competitività»

«Populismo, non ne sappiamo abbastanza»

Federico Murzio / Il Giornale di Vicenza

Del populismo sappiamo molto. Ciò che sappiamo lo abbiamo compreso tardi ma comunque prima di altri cortocircuiti della democrazia rappresentativa. Ma ciò che conosciamo lascia intuire che c’è tanto ancora da scoprire. “Cosa abbiamo capito del populismo (e cosa no)”, titolo e filo conduttore del dialogo – condotto dalla giornalista Eva Giovannini, conduttrice di Rai 2, tra il giornalista Ferruccio de Bortoli e il sociologo Ilvo Diamanti, andato in scena sabato sera al teatro Olimpico per il Festival Città impresa, è al contempo un’affermazione consolatoria per coloro che sono disorientati e una chiave di lettura della quotidianità per tutti gli altri. De Bortoli osserva che «uno dei caratteri del populismo è l’insofferenza per le autorità indipendenti». Pur senza citarlo, il riferimento è all’ultimo episodio accaduto in ordine di tempo, ossia l’istituzione della commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche. Il presidente della Repubblica ha firmato la legge sabato e ha raccomandato che la commissione non abusi degli ampi poteri di cui è dotata, ricordando ai presidenti di Camera e Senato, tra le altre cose, l’indipendenza di Bankitalia.

L’esempio della commissione d’inchiesta – che non si occuperà dell’accertamento di vicende ma di tutte le banche, anche quelle non coinvolte nella crisi e che svolgono con regolarità la propria attività – è paradigmatico del populismo. «Spesso si sente dire da chi governa o tenta di governare il Paese che il popolo è sovrano – riflette de Bortoli – ma di solito tendono a dimenticare la seconda parte dell’articolo costituzionale al quale si appellano. Ossia che “la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”». Così se per l’ex direttore del Corriere della Sera «il consenso dà la legittimazione a governare ma non dà la facoltà di fare ciò che si vuole», per Diamanti l’elemento caratterizzante del populismo «si declina nella sfiducia non solo verso gli altri, quelli al di là dei confini, ma anche verso coloro che ci governano, verso coloro che abbiamo finora giudicato competenti, siano esse persone o istituzioni nazionali e internazionali». In questa prospettiva il populismo, ricorda de Bortoli «è la tentazione di tutte le democrazie liberali di fronte ad una globalizzazione disordinata». Una colpa dei «liberali – ammette il presidente di Longanesi – che hanno concesso alle élite globalizzate di staccarsi dal territorio e quindi allontanarsi dal popolo».

Non a caso la comunicazione e il linguaggio sono organici al populismo. «I populisti offrono risposte sbagliate a domande giuste usando un linguaggio che evade i problemi – spiega de Bortoli -. Vivono sulle emozioni del momento indicando, giorno dopo giorno, un nemico diverso contro il quale scagliarsi. La ragione è semplice: il populismo ha bisogno di semplificare tutto. Purtroppo però non esistono soluzioni semplici a problemi complessi». Accanto a lui Diamanti annuisce. «Il populismo nasce da una frattura tra centro e periferia del potere – è la sua riflessione – portando a pensare che tutti possono fare tutto e cavalcando l’onda, tra l’altro, dell’illusione della democrazia diretta, ossia quella senza mediazione». Ciò offre il fianco a un pericoloso atteggiamento. «Se il populismo parte dallo stato d’animo di chi vive con disagio l’idea di avere perso il governo della propria vita, sensazione ampliata nell’era digitale, le persone sono portate a cedere parte della loro libertà in cambio di un maggiore senso di protezione». Una discriminante che fa inorridire tanti ma evidentemente non tutti.

Chiude il Vicenza Città Impresa, tre giorni di dibattiti affollati sul futuro dell’economia e del Nord dimenticato

Si è chiusa oggi pomeriggio a Vicenza l’edizione primaverile del Città Impresa – Festival dei Territori Industriali: una tre giorni da tutto esaurito, con sale affollate da centinaia di giovani giunti da ogni parte d’Italia e da imprenditori e professionisti interessati ad approfondire i temi chiave dell’economia, della finanza, delle nuove tecnologie e del mondo del lavoro.

145 relatori, 37 appuntamenti, oltre 200 giovani studenti e ricercatori da tutta Italia: sono solo alcuni dei numeri che hanno caratterizzato la manifestazione di quest’anno e che dimostrano come, in questi dodici anni di lavoro corale, il Festival sia divenuto un luogo di dibattito, informazione e riflessione sulle sfide che deve affrontare l’economia e la società del nostro Paese. Read more

Moavero lancia la sfida «Europa da ripensare»

Il Giornale di Vicenza / di Alessia Zorzan

Un’Europa da cui non si può prescindere, ma che necessita «di un tagliando». Il ministro degli Affari esteri Enzo Moavero Milanesi lancia da Vicenza l’idea di una riforma dell’Europa per avvicinarla al mondo reale. Il palco è quello del Festival Città Impresa dove il titolare della Farnesina si è trovato a discutere su limiti e aspettative sovranazionali con Luciano Vescovi, presidente di Confindustria Vicenza, Agostino Bonomo di Confartigianato Veneto e Alessandro Conte di Cna Veneto. Dibattito moderato dalla giornalista Alessandra Sardoni.

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Moavero Milanesi: «L’Europa? Opportunità anche per Vicenza»

Corriere del Veneto / di Andrea Alba

Un’Europa che nei prossimi anni «presenterà opportunità gigantesche, dalle liberalizzazioni dei servizi alle energie, al mercato infrastrutturale». Opportunità per le imprese vicentine e venete, «del resto l’industria del Nord dagli anni ‘50 fruisce del mercato comune europeo». È un messaggio di fiducia quello che il ministro degli Affari Esteri, Enzo Moavero Milanesi, ha lanciato ieri a Vicenza da Palazzo Trissino agli imprenditori della provincia.

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Cesare De Michelis, l’editore-politico visionario attualissimo nella «sconfitta»

Corriere del veneto / *Maurizio Sacconi

Il festival Città Impresa di Vicenza si conclude oggi pomeriggio con un evento dedicato alle idee di Cesare De Michelis per Venezia, per le Venezie. Il grande editore ha amato la sua terra di adozione dedicandovi, in simbiosi con il fratello Gianni, lunghi anni di impegno civile e politico. In particolare, fu vicepresidente del Consorzio Expo 2000 e poi, dopo la mancata assegnazione, presidente della associazione «Venezia 2000» che tentò di riproporre i progetti che molte delle migliori intelligenze nazionali avevano elaborato.

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