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Alessandra Pizzi

Lavoro, Orlando: “Giovani vanno dove salari sono più alti, in Italia tra i più bassi d’Europa”

adnkronos

“In un mercato integrato come quello europeo, i giovani vanno dove i salari sono più alti. Il nostro Paese ha i salari più bassi d’Europa. Il tema ascensore sociale, la possibilità di progressione è più forte negli altri paesi”. Ad affermarlo è il ministro del Lavoro, Andrea Orlando intervenendo al ‘Festival Città impresa’ a Vicenza. “La Narrazione delle imprese in ginocchio – sottolinea ancora il ministro-, nasconde un chiaro scuro. Molte stanno bene, e assumono. Uno dei problemi è la transizione. E l’altro è la ricerca della manodopera. La formazione si fa se ci sono le persone. Il saldo tra chi se ne va e chi rimane è sempre uguale. Non c’è ricambio né etnico né generazionale”, spiega Orlando.

A rispondere al ministro, è il sindacalista Marco Bentivogli che nel corso dell’incontro ha spiegato: “bisogna fare un quadro complessivo dei problemi strutturali del lavoro. Bassa occupazione giovanile, femminile, bassa trasformazione, non si attraggono i giovani, le persone migrano e poche competenze digitale. I problemi sono seri”. Per Bentivogli “si preferisce monetizzare piuttosto che investire nelle persone. Le aziende non credono che valga la pena investire sui giovani e sulla formazione. Questo dipende anche dalla bassa qualità della formazione che si fa in Italia”. Affrontato anche il tema della transizione energetica, sulla quale si è espresso Marco Bentivogli: “la transizione significa evoluzione, l’accompagnamento del processo. Sui lavoratori si abbatterà il risultato della mancanza di politiche adeguate. Noi fissiamo traguardi, ma non sappiamo come arrivarci”.

UE valuta un Recovery bis. Cingolani: “Siamo in un’economia di guerra”

L’intervento del Ministro al Festival Città Impresa a Vicenza

Teleborsa

La Commissione europea sta pensando al lancio di un secondo Recovery, perché “si sta facendo avanti una questione europea” ed “alcuni Paesi saranno molto più colpiti da queste scelte energetiche di altri”. E’ quanto affermato dal il Ministro della transizione ecologica Roberto Cingolani intervenendo al Festival Città Impresa a Vicenza, aggiungendo che “siamo in un’economia di guerra”.

“Il rigassificatore lo piazzeremo nel posto che ci permetterà di fare più in fretta”, ha precisato Cingolani, spiegando che a Piombino o Ravenna la scelta è “meramente tecnica” e ribadendo che “nel primo semestre del 2023 dovrà essere al lavoro”.

Il Ministro ha spiegato che negli ultimi vent’anni abbiamo quasi azzerato la produzione di gas, passando dal 21% del gag prodotto in Italia del 2001 al 3% del 2021, ma “non è servito a nulla: l’abbiamo sostituito con il gas importato”. Il titolare del MITE ha aggiunto “non solo non abbiamo decarbonizzato nulla, ma abbiamo avuto un impatto maggiore sull’ambiente per il trasporto, abbiamo finanziato altri Paesi e abbiamo indebolito le imprese“.

Cingolani ha ricordato che il momento più critico saranno i prossimi 6-8 mesi, perché in caso di stop del gas russo, “arrivare all’inverno con gli stoccaggi vuoti sarebbe un problema”. Il Ministro ha ricordato che sono state assicurate forniture per 25 miliardi di metri cubi di gas, ma “ci vorrà un po’ per far partire queste forniture. Dal 2024 in poi si raggiungerà il valore di regime“.

FESTIVAL CITTA’ IMPRESA (VI). ASSESSORE ALLO SVILUPPO ECONOMICO, “LE PMI VENETE SONO LA NOSTRA FORZA ECONOMICA. LA SFIDA E’ RACCONTARE QUESTA STORIA DI SUCCESSO PER DARE UN FUTURO ALLE NUOVE GENERAZIONI”

Regione del Veneto / Comunicato n° 1069

“Piccolo è ancora bello, anzi, direi resiliente. Il modello veneto lo ha già dimostrato non solo nel 2009, durante la crisi dei subprime, ma anche dopo l’11 settembre e durante la pandemia. In queste tre imponenti e devastanti fratture temporali il modello economico del Veneto ha dimostrato di avere la forza per reagire alle crisi. Le micro e piccole imprese venete hanno saputo giocare la loro partita e non sono collassate, anzi. Oggi, in Veneto abbiamo 430mila imprese, delle quali il 99% sono PMI, e la maggior parte di queste ha meno di 10 dipendenti. E’ grazie a loro se il Veneto è una delle regioni che trainano l’economica italiana”.

Lo dice l’assessore regionale allo Sviluppo Economico partecipando al Festival Città Impresa a Vicenza e intervenendo al dibattito “Politiche Condivise per il nuovo Triangolo Industriale”.

“Un modello economico e sociale come quello del Veneto non esiste nel mondo: infatti, oltre ad aver dimostrato di saper fare impresa oggi abbiamo un livello di disoccupazione del 5%, quando quello fisiologico è del 3% – prosegue l’Assessore -. Questo significa che abbiamo imprese che investono ed esiste un sistema di welfare che non lascia indietro nessuno. All’estero questo non esiste. La sfida oggi è raccontare tutto questo: è giusto che i nostri giovani facciano esperienze in paesi diversi, perché interagire non il mondo arricchisce il proprio bagaglio culturale e professionale, ma non mistifichiamo la realtà. Il Veneto è la terra delle opportunità”.

“Ai giovani dico sempre, andate nel mondo, ma poi tornate in Italia a fare impresa – conclude l’Assessore regionale-. Da noi non vince solamente il primo, ma tutti gli imprenditori che hanno idee, hanno visione e credono nei giovani, dando loro fiducia e creando le opportunità affinché possano esprimersi e crescere, convivendo i valori e la cultura dell’impresa veneta”.

A Vicenza si è concluso il Festival Città Impresa

TGR Veneto – RaiNews / di Giuseppe Bucca

Ospite da remoto il ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, che ha cercato di rassicurare le imprese sugli approvvigionamenti alternativi al gas russo. Le Regioni del Nord, intanto, studiano nuove sinergie

“Entro la metà del 2024 l’Italia si affrancherà dalle importazioni di gas russo. Nessun rinvio degli obiettivi di decarbonizzazione, a dispetto delle tensioni geopolitiche.” E poi il nucleare “opzione a cui difficilmente si potrà rinunciare dopo il 2050, quando saranno messi a punto i reattori di quarta generazione.” In video collegamento con il Festival città impresa a Vicenza, Roberto Cingolani, ministro della Transizione Ecologica, ribadisce le sue linee strategiche sull’energia.

Prima del suo intervento, sul palco, gli assessori allo Sviluppo Economico di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna per parlare di sinergie tra le tre regioni più industrializzate del paese.

Gli imprenditori Bombassei (Bremo) e Chiesi (Farmaceutica) li incalzano sui costi energetici e la carenza di lavoratori qualificati.

Nel servizio di Giuseppe Bucca e Paolo Colombatti, montato da Gian Paolo Gigante, le interviste ad Alberto Brembo, presidente emerito Brembo, Roberto Marcato, assessore allo Sviluppo Economico ed Energia Regione Veneto, e a Stefano Micelli, docente Economia Ca’ Foscari

Festival Città Impresa, ministro Cingolani: “Siamo in una economia di guerra”

QuotidianoPiemontese / di Valentina Dattilo

Il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani è intervento al Festival Città Impresa a Vincenza: “Siamo in un’economia di guerra” ha dichiarato.

E in merito alla dipendenza del nostro Paese dal gas russo ha aggiunto: “Abbiamo garantito 25 miliardi di metri cubi di gas, ma ci vorrà un po’ per far partire queste forniture. Dal 2024 in poi si raggiungerà il valore di regime. I punti fondamentali sono i prossimi 6-8 mesi. Dovesse esserci uno stop di fornitura russa ora, in tempi brevi, sarebbe un problema per il prossimo inverno. Se le forniture non saranno interrotte nei prossimi sei mesi, avremo un inverno tranquillo. Se si dovesse interrompere prima, arrivare all’inverno con gli stoccaggi vuoti sarebbe un problema”.

“In questa economia di guerra – ha precisato – alcuni Paesi saranno molto più colpiti da queste scelte energetiche di altri. Nel 2001 il 25% del gas era prodotto in Italia, nel 2021 siamo arrivati al 3 %. Abbiamo ridotto la produzione, ma non è servito a nulla: l’abbiamo sostituito con il gas importato. Non solo non abbiamo decarbonizzato nulla, ma abbiamo avuto un impatto maggiore sull’ambiente per il trasporto, abbiamo finanziato altri Paesi e abbiamo indebolito le imprese. Il rigassificatore lo piazzeremo nel posto che ci permetterà di fare più in fretta. Che sia nel Tirreno o nell’Adriatico – ha continuato Cingolani – si è parlato dell’area di Piombino e di quella di Ravenna”.

“Si tratta di una scelta meramente tecnica – ha concluso il ministro – alla quale stiamo già provvedendo. Nel primo semestre del 2023 dovrà essere al lavoro”. E sull’ipotesi di un secondo Recovery ha risposto: “La commissione sta discutendo perché si sta facendo avanti una questione europea”.

«È la cultura la spinta a creare prodotti a misura dei clienti»

Bonotto: «L’innovazione non deve mai prevaricare l’uomo, ed essere collegati “wi-fi” alla contemporaneità permette produzioni sia di respiro internazionale sia di “italianità”»

I luoghi, i non luoghi e i luoghi «del no». La geografia del Veneto contiene ricchezza e degrado, bellezza e abbandono. Qui la natura soffoca negli eccessi dell’urbanizzazione, lì si aprono scorci che lasciano senza fiato. Le fabbriche, poi, luoghi di lavoro e di produzione, luoghi che garantiscono ricchezza ma dove l’uomo rischia di essere secondo alla macchina. Come raccontare questo patrimonio di contraddizioni? Quale filo conduttore lega gli estremi? A dare una risposta ci ha provato, riuscendoci, lo scrittore Vitaliano Trevisan.E ci proveranno anche i protagonisti della serata omaggio all’autore in programma sabato. Un appuntamento in cui si toccheranno diversi temi della contemporaneità e che vedrà tra i protagonisti il fondatore di “Aspro Studio” Claudio Bertorelli e Giovanni Bonotto, direttore creativo della Bonotto di Colceresa e ideatore della Fabbrica Lenta. Proprio dalla sua esperienza partirà Bonotto, per rimarcare quanto sia indispensabile mettere l’uomo al centro del fare impresa. «Parlerò della lotta quotidiana tra la standardizzazione e l’innovazione umana – spiega – e della necessità che l’uomo non si faccia governare dal processo industriale ma sia lui stesso a governare la macchina».Non prevaricare l’uomo Restare umani, insomma, nonostante l’incalzare delle produzioni, del progresso, della concorrenza. «Certo, l’innovazione sta alla base del nostro futuro – sottolinea Bonotto – ma non deve mai prevaricare l’uomo». E chi può aiutare l’uomo in questa sfida al mantenimento della sua essenza? Bonotto non ha dubbi: «È la cultura l’ente supremo di questo processo. Dobbiamo essere in “wi-fi” con la cultura del contemporaneo, in modo da parlare tutti la stessa “lingua” e creare prodotti che al cliente interessino». Ma prodotti ben precisi, che al tempo stesso siano di respiro internazionale ma facciano apprezzare in tutto il mondo la loro intrinseca italianità, senza perdersi in quello che Bonotto definisce «l’alfabeto dialettale della provincia». Ed è questa proprio la sfida che il direttore creativo ha lanciato da tempo con la sua Fabbrica Lenta. Un modo di lavorare che riporta alle origini della produzione tessile, per contrastare la produzione massiva e la “dittatura” della quantità sulla qualità.I luoghi Durante la serata ci sarà spazio anche per approfondire non soltanto le sfide della contemporaneità ma anche i luoghi del contemporaneo. Quei luoghi di cui Vitaliano Trevisan è stato «cantore», come sottolinea con forza l’ispiratore dell’incontro di sabato Claudio Bertorelli: «Il suo canto non riguardava i paesaggi del bello – afferma – piuttosto raccontava i paesaggi del “no”. Che non sono i “non luoghi”, i quali non hanno sapore, ma i luoghi della fatica, per i quali aveva un interesse naturale. L’idea alla base della serata è proprio quella di condividere questo senso». Un senso che porterà i partecipanti in una sorta di viaggio spirituale e critico nel Veneto, una regione nella quale negli anni ha preso piede un sistema che «nel bene e nel male ha distribuito ricchezza». «Qui la produzione si è polverizzata in tutto il territorio, non in un’unica area o più zone ben precise – dice Bertorelli – e certo non sono mancati gli abusi» Anche in questo caso, come per la produzione industriale, è necessario ritrovare il senso. E, su questo, ancora una volta si torna al “mantra” dell’importanza della riqualificazione. «Lavorare sui paesaggi del no significa anche mettere al centro l’urgenza della riqualificazione delle aree dismesse – chiude Bertorelli – In un modo ben preciso: tutto questi paesaggi, infatti, non vanno rimossi, ma prima vanno assunti e poi riqualificati. Vitaliano è stato un grande Caronte traghettatore di questo modo di vedere».

L’umanesimo digitale. È la ricetta di Greco

«Oggi il motore sociale è la ricerca: non si fa se non è alimentata dal sapere. E questo è la sete di conoscenza che abbiamo dalla nascita»

Un figlio della cultura classica. Christian Greco, vicentino, 47 anni, egittologo di fama, direttore del Museo Egizio di Torino, è diventato molto altro in questi 8 anni di “celebrità” conquistata solo col lavoro sodo. Esce dalla commissione di concorso per la Fondazione del Mont’e Prama, una nuova realtà che rivoluzionerà la Sardegna, ed è pronto ad entrare in riunione col comitato per i Beni archeologici del ministero. Una vita così, tra una mostra da progettare, una lezione universitaria e un meeting. Greco, come nasce il suo libro per ragazzi “Tutankhamun” in uscita per De Agostini? C’è una doppia ricorrenza nel 2022: il 200° dell’interpretazione dei geroglifici e il 100° della scoperta della tomba di Tutankhamun da parte di Carter. È bello spiegare quello che i ragazzini trovano nelle prime pagine del sussidiario, la storia del faraone bambino, il periodo di Amarna. È un tentativo di avvicinarli ad una grande scoperta archeologica per imparare la biografia degli oggetti: devo dire che non ho mai faticato così tanto a scrivere, volevo essere il più semplice possibile. Ho rifatto tutto tre volte per trovare il registro giusto. Sarò il 21 maggio al Salone del libro di Torino. A Vicenza il 7 maggio dialogherà con il manager Marco De Masi sui benefici della cultura umanistica, di cui lei è un esito, rispetto alla tecnologia dominante. Ho una visione semplice. La società non può fare a mano della cultura umanistica. Oggi il motore sociale è la ricerca che non può vantare progressi se non viene alimentata dal sapere. E il sapere è la sete di conoscenza che abbiamo fin da bambini, di quell’idea di fare parte di un processo evolutivo della storia e della società. Questo è fondamentale in piena era digitale. Solo se mettiamo l’uomo e il sapere al centro, il digitale può diventare un mezzo che ci permette di raggiungere questo fine. L’umanesimo oggi è digitale: è grazie alla tecnologia che indaghiamo la materialità degli oggetti del passato, che esploriamo mondi lontani e ambienti che non conoscevamo. Ma questo ci impone domande fondamentali su testi, fonti, sull’origine delle cose. Oggi abbiamo bisogno di filosofi e antropologi perché non capiremmo la società in trasformazione. Serve un nuovo modello che colleghi sapere materiale e immateriale, con uomo e ambiente al centro. Le innovazioni digitali devono essere al nostro servizio, non risultati fini a se stessi.Umanesimo sa di passato, digitale sa di futuro. Perché questi mondi si guardano con sospetto?Perché non si conoscono. Dobbiamo sederci e incontrarci, porre delle domande e delle sfide. Spesso lavoriamo su piani diversi. Un esempio: all’Egizio arrivano tante aziende, tante società che ci propongono progetti. Ma io chiedo sempre quali sono le domande, dove vogliamo andare. Lo spirito dell'”ecumene”, la casa che tutti abitiamo, si fonda su una idea rinascimentale di scienze umane e scienze dure che devono dialogare. Nel secolo scorso abbiamo vissuto una iperspecializzazione: oggi per comprendere la complessità dobbiamo tornare alla compenetrazione. All’Egizio ci sediamo spesso insieme, l’architetto, l’economo, il curatore, il responsabile della sicurezza, quello della didattica, quello della comunicazione: solo così risolviamo i problemi. Cosa può fare la formazione, cosa può fare un museo per favorire questa logica? Dico da anni che dovremmo dare accesso gratuito ai musei perché diventino luoghi di formazione per tutti. Le collezioni, dovunque, sono aule di formazione naturali: si possono studiare all’Egizio la matematica euclidea e la geometria con esempi davanti. Dobbiamo cambiare i nostri paradigmi. La nostra mente non è settoriale. Il Pnrr ha raccolto alcune di queste sfide? Mi sembra di sì, il ministro Messa sta lavorando per aprire la formazione e la ricerca universitaria raccordandole col territorio, col mondo dell’economia, facendo diventare le università luoghi permeabili ad altri partner. Il mondo dell’impresa ha proprio bisogno di ricerca per crescere. Qual è il suo successo in 8 anni di direzione del museo?La cosa più importante è aver messo al centro la ricerca: scavi, pubblicazione dei papiri, divulgazione dei contenuti di ricerca senza che siano segreti di stato, un museo non deve essere geloso di quello che scopre, dobbiamo essere trasparenti e condividere. Ho trovato 13 dipendenti e siamo ora 50, tutti in servizio nonostante i due difficili anni della pandemia. Lavoriamo in squadra con competenze diverse, dalla finanza alla filologia, recuperando l’idea di una officina in cui tutti danno impulso al motore. La ricerca ci ha consentito di fare mostre, di svelare mummie, di riportare pubblico più volte al museo. Il pubblico delle passeggiate col direttore ogni volta mi chiede dei progressi dell’egittologia: i musei non devono essere arroganti e centellinare le informazioni, devono rendere il pubblico partecipe.A che punto è con il lavoro preparatorio della mostra annunciata in Basilica Palladiana per dicembre 2022? Ci tengo moltissimo e sto lavorando. Voglio farla e sono ottimista. Ci legheremo alla meravigliosa mostra in chiusura, su quell’idea di fabbrica che racconterà come gli artigiani egizi progettarono le tombe ipogeee nella Valle dei Re con testi cosmografici e il linguaggio dell’oltretomba.

«Le periferie ora votano a destra Il Pd ha più consensi in centro»

«Quelli delle aree periferiche sono voti ambìti perché sono zone popolose e quindi pesano Ma chi pensa di andarci solo in campagna elettorale si illude: non otterrà grandi risultati»

Ritrovare una connessione sentimentale con le periferie. Vale per tutti i partiti, ma vale soprattutto per il centrosinistra che a queste latitudini ha perso appeal. Anche di questo parlerà Giovanni Diamanti. Il cofondatore di Quorum e YouTrend, che si occupa di comunicazione politica e ha seguito campagne elettorali vincenti come quella del sindaco di Milano Beppe Sala, sarà uno degli ospiti sabato di un incontro durante “Festival Città Impresa” a cui parteciperà anche il sindaco di Bergamo Giorgio Gori: “Frattura città-periferia, come riconnettere i territori”.Un grande classico delle campagne elettori è la promessa di dare attenzione alle periferie dimenticate.Sì, quelli dell’elettorato “periferico” sono voti ambiti perché abitualmente sono zone molte popolose e quindi elettoralmente pesano. Come sono cambiati i flussi di voto in questi anni?Semplificando possiamo dire che nel passato le periferie guardavano a sinistra, oggi guardano più a destra. Questo cambiamento si è visto chiaramente negli ultimi dieci anni ed è uno scenario che si presenta simile sia alle elezioni comunali che alle elezioni politiche. Il Pd è diventato il partito delle Ztl? La tendenza è questa. I dati ci dicono che il Pd prende più voti nelle grandi città e nei centri città. È il sintomo di una politica che ha trascurato il rapporto con le periferie e i ceti popolari. Certo, è una tendenza globale, non soltanto italiana. Anche se i dati delle presidenziali francesi che ci siamo appena lasciati alle spalle dimostrano che non è ineluttabile: Jean-Luc Mélenchon ha sfondato nelle periferie. Il centrodestra, quindi, viene percepito come più vicino ai problemi delle persone?Direi di sì e il tema della sicurezza, ma anche quello dell’immigrazione, hanno avuto un peso non irrilevante. E il centrosinistra ha commesso l’errore di offrire delle ricette inseguendo il centrodestra, annacquando i priori valori.I partiti, a prescindere dallo schieramento, fanno però una certa fatica a connettersi con le realtà periferiche. Perché?Perché sono lontane dal fulcro del potere, anche amministrativo. I centri storici sono il biglietto da visita per chi viene da fuori e anche le attività culturali si concentrano spesso in centro. Invece ciascun quartiere dovrebbe essere considerato una piccola città, ciascuna con il proprio centro, i propri luoghi di aggregazione.Lei cosa consiglierebbe ad un candidato sindaco per entrare in sintonia anche con le periferie? Cosa dovrebbe proporre?Le proposte amministrative non sono il mio mestiere, ma ciò che consiglierei è di cambiare forma mentis, di prestare attenzione all’approccio e anche alla visione d’insieme: la città è un tutt’uno e ciascun quartiere deve avere pari dignità di ascolto. È la politica che deve fare il primo passo. Viviamo in un Paese dove la rabbia è diventata rancore e questo rancore diminuisce nella misura in cui diventa una priorità parlare con la cittadinanza. Ma deve essere una priorità vera: l’attenzione alle periferie deve essere permanente, se in periferia ci si va solo in campagna elettorale non si ottengono grandi risultati.

«Ripensare le aziende ma non si deve fermarle»

«Serve saper ritarare i piani e lavorare sulle strategie di lungo periodo E nonostante la complessità dare fiducia alle persone che lavorano»

«Le aziende sono come delle biciclette, se restano ferme cadono. Salvo che nessuno ci salga sopra e si appoggino da qualche parte. Ma non è questa la sfida: per definizione le aziende devono essere in movimento». Non è semplice in questo momento far girare le imprese: usciti da due anni di pandemia, tra rincari delle materie prime, difficoltà di approvvigionamento, shock dei costi energetici, crisi innescata dal conflitto in Ucraina. Luca Vignaga, amministratore delegato di Marzotto Lab, società del gruppo Marzotto che opera nel mondo delle fibre naturali, è in sella. Laurea in giurisprudenza, esperienza ultraventennale nel mondo delle risorse umane, dal 2008 in Marzotto, da 4 anni a capo della Lab, autore di diverse pubblicazioni: sabato alle 10 interverrà a Palazzo Thiene sul tema “Prodotti e processi: come realizzare business model competitivi”.Dott. Vignaga, una sfida che oggi si presenta titanica. Come si fa a parlare di modelli di business competitivi davanti a tutte queste complessità?Da una parte bisogna lavorare sul lungo periodo e dall’altro sul breve. Mi spiego meglio: bisogna dotarsi di una strategia sul lungo perché sul breve si sarebbe portati a stare immobili, ma non è questa la sfida perché le imprese sono come biciclette, per andare avanti devono essere sempre in movimento. E quindi guardare al lungo periodo significa avere un piano industriale chiaro ma non scritto sul marmo, ritarandolo all’occorrenza: proprio la pandemia ci ha insegnato come modificare l’approccio sul lungo periodo. Allo stesso tempo serve lavorare sul breve, che significa in primis sull’efficienza produttiva: recuperare i costi con questi aumenti vertiginosi oggi è diventata una cosa davvero incredibile.Come si può ripensare un’organizzazione quando saltano i suoi capisaldi?Mi viene in mente Janet Yellen, segretaria al Tesoro Usa ed ex governatrice della Federal Reserve, quando dice che stiamo andando verso un “soft sourcing”, una situazione in cui non conta più avere un mercato e una capacità produttiva in tutto il mondo. Negli ultimi 30 anni le aziende hanno cercato di incrociare quelle tre parole chiave prodotto-prezzo-servizio collocando gli stabilimenti piuttosto che la distribuzione in funzione di una migliore efficienza proprio tra prodotto-prezzo-servizio. Ora questo viene rimesso in discussione con forte incidenza sulla programmazione nel breve, quanto nel lungo periodo. Lo smart working farà parte a suo avviso dei nuovi modelli per essere competitivi? Non possiamo mai dimenticarci l’importanza delle persone e la pandemia ci ha consegnato imprese diverse. Lo smart working ne ha modificato la cultura: probabilmente nella sua ridefinizione si andrà verso un mix che prevederà alcuni giorni in presenza perché comunque le relazioni sono necessarie e altri giorni a distanza. Per essere efficienti bisogna inventarsi anche un’organizzazione diversa, che significa anche attivare processi di lean o comunque di snellimento per far emergere il valore delle aziende senza disperdere nulla. Dica la verità, oggi come si fa ad essere ottimisti?In effetti usciamo da due anni di pandemia e siamo piombati nel dramma di un conflitto che sembra un’apocalisse e impatta anche sulla situazione umorale delle persone. Ma chi è a capo di un’azienda sia grande che piccola deve fare molta attenzione. In questo momento non bisogna farsi sopravanzare dal pessimismo e neppure da un ottimismo banale, ma lanciare messaggi di fiducia sul fatto che l’azienda ha le gambe per farcela.Riorientare l’export, modello per eccellenza delle nostre imprese, è possibile?Sembra ieri quando Thomas Friedman scriveva che il mondo è piatto e quindi puoi muoverti senza problemi. Abbiamo ben capito che non lo è più: oggi le distanze sono aumentate, basti pensare alla logistica e ora all’aggravamento della distribuzione in Cina. E la geopolitica ha cambiato le prospettive. Però dall’altra parte il mondo è diventato veloce e con un clic tutto è immediato. Fino ad un certo punto però. C’è un ritorno alla sensibilità che non è solo sostenibilità ambientale, ma attenzione al territorio e a certi prodotti locali. E poi pensiamo al retail fisico: abbiamo visto che non è affatto morto.Il tessile abbigliamento è uno dei settori che non ha ancora recuperato la crisi. Come state realizzando modelli di business competitivi in Marzotto? Stiamo partendo con un progetto lean che rappresenta una novità nel tessile caratterizzato da sempre da cospicui magazzini di materia prima e di prodotto finito. E che oggi vanno ribilanciati tra magazzini short e filiere che rischiano di interrompersi. In Marzotto Lab inoltre abbiamo diversificato nel settore dei tessuti per arredo di interni, lanciando anche il nuovo brand Marzotto Interiors. E creato prodotti che vanno incontro a nuove esigenze e imparato a raccontarli non solo, come nel caso di Lanerossi, dove arriviamo direttamente al consumatore, ma anche nel B2B. Non basta la creatività, bisogna saper far innamorare.

«Un manager a una certa età deve lasciare ai più giovani»

«Regolare questo passaggio in continuità è fondamentale per le aziende Noi da anni cerchiamo di creare le condizioni per garantire questi cambiamenti»

Accenderà subito i riflettori sull’alleanza tra imprese e Paese, domani alle 10 al Cuoa di Altavilla il “Festival Città Impresa”. E Fabio Vivian, presidente della Federmanager Vicenza e amministratore delegato di Fami, multinazionale che si occupa di arredamento industriale e allestimento di veicoli commerciali, sarà tra i protagonisti del primo dibattito dedicato a rischi e opportunità di questo particolarissimo momento storico. Con lui, tra i protagonisti, Cristina Balbo, direttore regionale Veneto Ovest di Intesa Sanpaolo, Laura Dalla Vecchia presidente di Confindustria Vicenza, Daniele Lago ad di Lago, Stefano Quaglino consigliere delegato di Agsm Aim, Federico Visentin presidentedi Federmeccanica e Mevis.Qual è la sua storia di uomo d’impresa?Mi sono laureato in Economia e commercio a Venezia nell’89 e ho cominciato subito a lavorare come insegnante di matematica all’Einaudi di Bassano dove mi sono diplomato. Poi, dopo aver sostenuto l’esame di dottore commercialista, ho iniziato la mia carriera nell’ambito amministrativo finanziario e di controllo di gestione, che mi ha portato, dopo alcune esperienze lavorative, a dirigere la filiale del gruppo Fami a Rosà.Questo festival avrà un sapore particolare dopo i recenti eventi che stanno sconvolgendo il panorama internazionale.Sì, oggi gli strascichi che ha lasciato la pandemia e lo scoppio della guerra in Ucraina hanno creato varie problematiche economiche tra cui, in primis, la scarsa reperibilità di materie prime e il fortissimo aumento del prezzo delle risorse energetiche che, a loro volta, hanno alzato di molto i costi del lavoro, e tutto questo sarà argomento dell’incontro di domani e del confronto sulle prospettive attuali.Il Pnrr è davvero l’occasione per ripartire?I fondi europei che sono in arrivo rappresentano una possibilità unica per il nostro Paese. Ma non possiamo trascurare il problema di un’inflazione galoppante che può trasformarsi in una crisi prima economica e poi sociale, con forti ripercussioni anche nelle imprese. Per questo motivo è necessario approfittare velocemente di questi 209 miliardi attuando tutti quegli investimenti che l’Europa ci chiede per cambiare l’Italia.E saranno le nuove leve a dover essere al centro di questa ripresa, anche nel management.Esatto, il dirigente d’impresa è una figura che, nel momento in cui arriva ad una certa età, dovrà passare il testimone a qualcuno che sia in grado di portare avanti le sue funzioni, e regolare questo passaggio è fondamentale. Noi di Federmanager, ormai da 75 anni, ci adoperiamo in tal senso, cercando di creare tutte quelle condizioni che permettano ai giovani di garantire questa continuità. Proprio recentemente abbiamo lanciato un progetto di eventi dedicato a 20 ragazzi selezionati, che avranno la possibilità di visitare le più grandi aziende nazionali ed estere.E quale consiglio si sente di dare a questi giovani per raggiungere il successo professionale? Non esiste una formula segreta per questo, ma a mio parere sono fondamentali tre cose: lealtà, rispetto e trasparenza; questi sono i capisaldi per arrivare lontano. Inoltre, io sono un fautore della “leadership gentile” e, come dico sempre ai miei collaboratori, sono convinto che in ciò che facciamo, oltre al lavoro sodo, c’è bisogno anche di divertirsi, in modo tale da saper controbilanciare l’ansia da prestazione comune a molti manager, e tale obiettivo lo si raggiunge creando all’interno dell’azienda dei momenti di gruppo.

«Agsm Aim, il piano industriale è tutto sulle fonti rinnovabili»

«Svilupperemo progetti pilota di comunità energetiche con quartieri autosufficienti Il prezzo del gas è assolutamente sproporzionato, ma è difficile prevedere cali in bolletta»

L’energia, le materie prime e “i rischi e le opportunità” – tra investimenti privati e Pnrr – apriranno domani la prima giornata di Festival Città Impresa con un panel dedicato a “Imprese e Paese” cui prende parte anche il consigliere delegato di Agsm Aim, Stefano Quaglino. Non si può non partire dall’attualità: la minaccia russa di chiudere i rubinetti del gas ai Paesi “ostili” spaventa?È una prospettiva a cui dobbiamo essere preparati con la consapevolezza che potrà comportare conseguenze per la nostra economia, le nostre imprese e, forse, anche il nostro modo di vivere. Ciò premesso, il governo sta studiando soluzioni per fronteggiare l’emergenza che prevedono, nel breve termine, una forte spinta al riempimento degli stoccaggi. In vista del prossimo inverno sarà necessario un ritorno momentaneo alla produzione di energia da parte delle centrali a carbone e un potenziamento del flusso di gas sia dagli attuali fornitori sia da nuovi. Infine, dovrà essere ampliata la capacità di rigassificazione. È concreto il rischio “austerity” paventato anche dal premier Draghi?Il razionamento dei consumi è un’eventualità che non può essere esclusa. Il governo sta studiando una strategia che permetta di proteggere famiglie e imprese, ma dobbiamo tenere conto che l’Italia è in stato di pre-allarme fin dai primi giorni della guerra. Si stima che sia possibile un distacco delle utenze industriali con un risparmio, senza compromettere il sistema, di altri 3 miliardi di metri cubi annui. La necessità, però, in questo momento, è riempire gli stoccaggi in vista del prossimo inverno. I costi energetici e del gas sono destinati a salire o si riuscirà a invertire la tendenza? Il costo del gas degli ultimi mesi è assolutamente sproporzionato rispetto al suo corretto valore di mercato per cui nel medio termine è ragionevole aspettarsi un’inversione di tendenza. Però possono influire eventi geopolitici o di altro tipo che sono in grado di sovvertire la previsione. In bolletta imprese e cittadini devono aspettarsi nuove stangate?Fino a quando continuerà la tensione sul costo delle materie prime energetiche, è difficile immaginare una riduzione delle bollette. Al centro dell’agenda di governo c’è la diversificazione delle fonti energetiche: quali investimenti sta facendo Agsm Aim nel campo delle rinnovabili? Il 100% degli investimenti previsti nel Piano industriale di Agsm Aim al 2024 per la generazione di energia elettrica, circa 140 milioni, sarà destinato all’incremento della capacità installata da fonti rinnovabili e saranno sviluppati progetti pilota di comunità energetiche attraverso la realizzazione di quartieri interamente autosufficienti grazie all’alimentazione con fonti rinnovabili. Il nucleare, a suo avviso, è una strada percorribile? Il nucleare di nuova generazione è sicuramente una strada da esplorare ma si tratta di una decisione di politica energetica che spetta al governo e, comunque, non ci possiamo attendere risultati nel breve.

periodo.L’azienda ha possibilità di accedere a fondi del Pnrr? Sì. Il Pnrr può rappresentare un acceleratore in grado di favorire la transizione energetica attraverso lo sviluppo impiantistico, in particolare per la promozione delle rinnovabili e del biometano e il rafforzamento della smart-grid. È però necessario lavorare sulla sburocratizzazione dei processi. Il primo bilancio di Agsm Aim si è chiuso positivamente: è il segno tangibile dei vantaggi della fusione?L’integrazione ha permesso di ottimizzare la struttura del gruppo, con evidenti vantaggi in efficienza e riduzione dei costi di gestione che hanno consentito di conseguire positivi risultati di bilancio e di proporre ai nostri soci, i Comuni di Verona e Vicenza, un dividendo in significativa crescita rispetto al passato.

L’era dei trentenni artigiani del tessile tra nuove tecnologie e scarti riciclati

C’è il glamour, il design, la creatività. Ma c’è, soprattutto, l’artigianalità, il “saper fare”, la qualità. Il tutto, in chiave socialmente responsabile. A farsi portavoce e promotori di questo nuovo modo di concepire e costruire l’industria del fashion – una delle più redditizie ma anche delle più inquinanti al mondo – sono i giovani. Quattro ragazzi, protagonisti ieri a Festival Città Impresa con le loro storie di imprenditorialità raccontate nel corso della tavola rotonda organizzata da Cna Veneto Ovest a palazzo Thiene. “Moda, l’artigianalità sostenibile fa il filo ai giovani”, questo il fil rouge scelto da Cna per illuminare un vivaio imprenditoriale fertilissimo, «con l’obiettivo di fornire spunti a tanti altri giovani», auspica la presidente di Cna Veneto Ovest Cinzia Fabris. E di stimoli ne sono arrivati tanti, come ha evidenziato il professor Marco Bettiol, docente di Economia e gestione delle imprese all’università di Padova. «Le esperienze di questi imprenditori coraggiosi ci confermano che il modello che si sta sempre più delineando è quello di un recupero della tradizione – in questo caso tessile – del territorio veneto ma più in generale del made in Italy, unita ad una solida formazione e ad un utilizzo sapiente delle nuove tecnologie in chiave sostenibile». In questo senso si colloca una realtà come “Rifò” di Niccolò Cipriani, trentenne (come gli altri relatori, ndr) di Prato: «Ci rifacciamo all’arte pratese dei cenciaioli, riciclando la materia tessile per dare valore al singolo capo e al contempo ridurre il peso degli scarti della moda», spiega Cipriani. Scarti diversi – polvere di marmo, della sua Verona – sono quelli che Alice Zantedeschi ha deciso di introdurre nei suoi abiti brevettando un esclusivo film per rendere impermeabili gli indumenti della linea “Fili Pari”. Si è inserita nel tessuto artigianale vicentino e veneto anche Serena Novello, research and development designer di “Provinciastudio”: «Attraverso il design ridò valore a rimanenze di magazzino e pezzame – illustra – impreziosendo i capi con creazioni in vetro di Murano».C’è ricerca, recupero, valorizzazione e (tanta) passione anche nel lavoro di Giulia Bortoli, fondatrice di Studioè. Consulente di maglieria originaria di Schio, Giulia è una delle specialiste della maglia più apprezzate a Milano, dove collabora con numerosi marchi, haute couture compresa.

La scommessa delle “academy” «La formazione attira i giovani»

La difficoltà di reperire personale preoccupa il mondo produttivo Bisin: «Un gap tra competenze che escono e che non entrano»

Ci sono persone alla ricerca di un impiego e ci sono aziende a corto di personale. Eppure, non sempre queste due necessità riescono a venirsi incontro. Sembra un paradosso, e in effetti lo è. Da una parte la disoccupazione e dall’altra le imprese che non riescono a sopperire alla carenza di organico. Senza dimenticare l’inserimento in azienda (non sempre facile) dei giovani, la valorizzazione delle donne al pari degli uomini nel mondo del lavoro (su cui c’è ancora tanto da fare) e la pericolosa perdita di competenze all’interno delle imprese. Sono questi alcuni dei temi trattati nell’incontro organizzato ieri sera, dalle 18 a palazzo Trissino, in sala degli Stucchi, dal titolo “Trovare, crescere e trattenere le persone. Le competenze e il loro valore nell’impresa e nelle filiere”, organizzato all’interno del festival Città Impresa.Gli ospiti dell’evento, condotto da Rita Querzè, giornalista de Il Corriere della Sera, non hanno mancato di offrire spunti e riflessioni sull’attualissimo tema della ricerca e valorizzazione del personale nell’ambito lavorativo. Un tema che Nerio Dalla Vecchia, vice presidente di Confartigianato Imprese Vicenza, non ha mancato di definire come «il tema dei temi. Ne parliamo ogni giorno. La criticità legata alle risorse umane non è un problema che sta arrivando, è già arrivato. Ora dobbiamo trovare una soluzione». Parole condivise da Lara Bisin, vice presidente di Confindustria Vicenza con delega al capitale umano, che ha evidenziato il «grande gap che si sta creando tra competenze che escono e non entrano nelle aziende». Competenze che spesso però non vengono sfruttate, soprattutto nel caso delle donne: «È un potenziale sprecato. Le donne hanno competenze che il Paese non fa proprie e questo non possiamo permettercelo».Problemi non da poco, che preoccupano il tessuto produttivo vicentino. «Un po’ di disallineamento occupazionale ci vuole – ha esordito provocatoriamente Paolo Gubitta, direttore dell’Osservatorio delle professioni digitali e docente all’università di Padova -. L’obiettivo non è eliminarlo, ma tenerlo basso». E le nuove generazioni? «Non è facile generalizzare – il commento di Carlo Pellegrino, imprenditore e titolare di Mec Service -, ma molti giovani non hanno subito la priorità del lavoro. Sembra strano, ma lo vediamo tutti i giorni». Concetto ribadito da Michele Conchetto, direttore risorse umane di Salvagnini: «I giovani cercano lavoro, ma con moderazione. Hanno diverse richieste, come lo smart working, la flessibilità dell’orario, la possibilità di crescita, di lavorare all’estero e di formazione». Già, la formazione. Parola cardine legata all’occupazione odierna, soprattutto giovanile. «Oggi il tema per le aziende è quello di attrarre il personale e avere un’academy, una scuola aziendale, è un elemento attrattivo per i giovani».Spesso, però, anche la formazione non basta «se manca la materia prima – le parole di Laura Dalla Vecchia, presidente di Confindustria Vicenza -. Le aziende vicentine sono pronte a fare formazione, ma abbiamodi Confartigianato Imprese Vicenza, non ha mancato di definire come «il tema dei temi. Ne parliamo ogni giorno. La criticità legata alle risorse umane non è un problema che sta arrivando, è già arrivato. Ora dobbiamo trovare una soluzione». Parole condivise da Lara Bisin, vice presidente di Confindustria Vicenza con delega al capitale umano, che ha evidenziato il «grande gap che si sta creando tra competenze che escono e non entrano nelle aziende». Competenze che spesso però non vengono sfruttate, soprattutto nel caso delle donne: «È un potenziale sprecato. Le donne hanno competenze che il Paese non fa proprie e questo non possiamo permettercelo».Problemi non da poco, che preoccupano il tessuto produttivo vicentino. «Un po’ di disallineamento occupazionale ci vuole – ha esordito provocatoriamente Paolo Gubitta, direttore dell’Osservatorio delle professioni digitali e docente all’università di Padova -. L’obiettivo non è eliminarlo, ma tenerlo basso». E le nuove generazioni? «Non è facile generalizzare – il commento di Carlo Pellegrino, imprenditore e titolare di Mec Service -, ma molti giovani non hanno subito la priorità del lavoro. Sembra strano, ma lo vediamo tutti i giorni». Concetto ribadito da Michele Conchetto, direttore risorse umane di Salvagnini: «I giovani cercano lavoro, ma con moderazione. Hanno diverse richieste, come lo smart working, la flessibilità dell’orario, la possibilità di crescita, di lavorare all’estero e di formazione». Già, la formazione. Parola cardine legata all’occupazione odierna, soprattutto giovanile. «Oggi il tema per le aziende è quello di attrarre il personale e avere un’academy, una scuola aziendale, è un elemento attrattivo per i giovani».Spesso, però, anche la formazione non basta «se manca la materia prima – le parole di Laura Dalla Vecchia, presidente di Confindustria Vicenza -. Le aziende vicentine sono pronte a fare formazione, ma abbiamo bisogno di persone. Senza, anche l’academy non serve». La numero uno degli industriali vicentini, parlando di welfare, è poi tornata sul tema delle donne nel mondo del lavoro che, spesso, hanno «il problema della gestione familiare», che può essere superato «incentivando la regolarizzazione dei contratti domestici».Sull’attuale situazione occupazionale, per Gianluca Cavion, presidente di Confartigianato Imprese Vicenza, «pesano le scelte non fatte dalle politiche precedenti. Le soluzioni? Devono arrivare da chi ci governa». Critiche anche per il reddito di cittadinanza, che «non va bene. Penalizza chi vuole lavorare. Ora ci sono i fondi Pnrr, e vanno investiti correttamente». Sui rincari energetici causati dalla guerra in Ucraina, il commento della presidente Dalla Vecchia, a conclusione dell’incontro, è lapidario: «Non possono essere scaricati sulle aziende».

«Bonus da 200 euro Una misura populista Richieste inascoltate»

Dalla Vecchia: «Avevamo suggerito di agire sul taglio del cuneo fiscale Le imprese non vanno lasciate da sole ad affrontare questa tempesta»

«Gli imprenditori sono nel fortino a combattere giorno dopo giorno». L’immagine più icastica per spiegare lo spirito con il quale il mondo produttivo sta affrontando una tempesta dopo l’altra, la fornisce Fabio Vivian, presidente di Federmanager Vicenza, nonché amministratore delegato di Fami. E proprio da quel fortino il mondo industriale invoca una svolta che passi da misure strutturali. Da qui la critica, per voce di Laura Dalla Vecchia, al bonus di 200 euro per lavoratori e pensionati contenuto nel decreto aiuti, che ieri mattina la presidente di Confindustria Vicenza, ai microfoni dell’evento di apertura di Festival Città Impresa, ha definito «una soluzione populista». «Avevamo chiesto di intervenire con un taglio del cuneo fiscale – dice con rammarico Dalla Vecchia -, ma non ci hanno ascoltati». Una riduzione di tasse e contributi sugli stipendi che infatti non c’è nel provvedimento licenziato dal governo per sostenere famiglie e aziende alle prese con i contraccolpi della guerra in Ucraina. Contraccolpi, tra rincari energetici e aumento dei prezzi delle materie prime, che non possono essere superati in solitaria. «Dobbiamo essere accompagnati a riorganizzarci, a trasformare le produzioni di oggi, chiediamo di non essere soli nel reagire a queste tempeste», ha ribadito la presidente nell’incontro dedicato a “Energia e materie prime, investimenti privati e Pnrr: i rischi e le opportunità”, condotto dalla giornalista Raffaella Polato. Un sostegno, però, che non può essere effimero, ma deve avere radici profonde e visione del futuro. Un tema sul quale ha insistito anche il sindaco e presidente della provincia Francesco Rucco, intervenuto per i saluti istituzionali assieme a Daniele Manca, vicedirettore del Corriere della Sera e al direttore del Giornale di Vicenza, Luca Ancetti. Nel mirino il reddito di cittadinanza: «La recente operazione della guardia di finanza a Vicenza è la dimostrazione di come questo istituto debba essere abolito dal governo che deve invece dare una mano chiara alle nostre imprese, intervenendo sull’imposizione fiscale legata alle assunzioni». Più misure strutturali, dunque, ma anche meno burocrazia. Degli effetti di quello che è considerato uno dei mali italiani ha dato prova, durante il dibattito ospitato da Cuoa business school, il consigliere delegato di Agsm Aim, Stefano Quaglino, che sul tema della transizione energetica ha messo a verbale: «Siamo tutti d’accordo su cosa deve essere fatto, ma quando si passa al come, ci scontriamo con gli ostacoli della burocrazia. Noi ne abbiamo esperienza con il progetto per realizzare un impianto eolico in Toscana, il cui iter è partito nel 2015 e dopo anni di discussioni e centinaia di interlocutori coinvolti, è ancora fermo al palo».Serve prospettiva, insiste Dalla Vecchia. «Facile dire andiamo verso le rinnovabili, troviamo altri mercati. Non bisogna essere romantici in queste cose. Noi abbiamo bisogno di indicazioni a 3-5 anni, su questi tempi si muovono le attività di ricerca e sviluppo; ad esempio, non possiamo investire sull’idrogeno per poi trovarci domani con il mondo che è tutto elettrico. Per questo, invito a concentrarsi di più sulle previsioni che fanno gli imprenditori». Secondo Daniele Lago, amministratore delegato e responsabile design dell’omonima azienda, «per superare i momenti difficili ci vuole capacità di collaborare tra istituzioni pubbliche, private e aziende. La ricetta non è cambiata negli ultimi anni, a cambiare è il contesto». Una ricetta che il numero uno di Mevis, Federmeccanica e Cuoa business school, Federico Visentin, declina così: «Il governo deve mettere in campo delle politiche attive e preoccuparsi dell’impatto che l’inflazione avrà sugli stipendi, per fare in modo che tutto questo non si rifletta negativamente sulla competitività delle imprese, che devono essere aiutate a crescere in dimensioni». Nuove opportunità le offre il Pnrr. «E noi stiamo mettendo le aziende nelle condizioni di conoscerle», le parole di Ugo Resconi, direttore commerciale imprese Veneto Ovest e Trentino-Alto Adige di Intesa Sanpaolo. Anche in questo caso, è il monito di Quaglino, «Il Paese deve investire in interventi strutturali, non in piccole azioni che non risolvono nulla»

Diamanti: «Due italiani su tre sono per il presidenzialismo»

L’incarico arrivato dal giornale è questo: intervistare Ilvo Diamanti, docente di Sistema politico europeo e direttore dell’Istituto Demos&Pi, che domani sera, insieme a Pier Ferdinando Casini, senatore ed ex presidente della Camera, sarà protagonista di uno degli incontri di attualità politica della giornata di apertura del Festival Città Impresa. Con loro anche il direttore de “La Stampa” Massimo Giannini.

Scatta la telefonata. “Professor Diamanti, buongiorno, ha tempo per una chiacchierata? L’argomento sarebbe l’implosione dei partiti”. “Di chi?”. “Dei partiti”. “Partiti? Intende il participio passato, giusto?”.

Con una battuta, Diamanti, fa diventare superflua la prima domanda: che sarebbe stata se è proprio vero che i partiti, così come siamo abituati ad intenderli, sono morti e defunti.

La risposta, dunque, è sì: i partiti sono partiti, nel senso del participio passato, appunto. E se lo dice Diamanti, sociologo, politologo, abituato da decenni a decifrare e a spiegare le evoluzioni, o involuzioni, ai suoi studenti dell’università di Urbino e ai lettori di Repubblica, c’è da crederci.

Non che sia un fenomeno solo italiano. A Parigi, per dire, i partiti tradizionali sono di fatto scomparsi. E lui Diamanti, risponde al telefono proprio da lì, dove ha seguito le elezioni presidenziali.

Poco prima, Diamanti ha ricevuto la brutta notizia della scomparsa di un caro amico, uno studioso, Percy Allum, con il quale a metà degli anni Novanta ha scritto anche un libro che andava a sondare gli umori dei giovani rispetto ai partiti di allora.

Quando i colori della cartina politica italiana erano sostanzialmente due: il bianco e il rosso.

Partiamo da qui. Com’erano i partiti di quegli anni?

I partiti erano radicati nella società e la costruivano, la trasformavano. Erano partiti di lunga durata perché avevano un’identità.

Veniamo all’oggi: la nascita del governo Draghi e l’elezione del presidente della Repubblica sono due eventi che hanno reso palese la crisi dei partiti. Ma questa crisi da dove nasce?

È stata una tendenza progressiva. Vede, da Berlusconi in poi abbiamo assistito alla nascita dei partiti personali e adesso siamo arrivati direttamente alle persone, ai leader, che rimpiazzano i partiti. La democrazia rappresentativa non c’è più e i partiti non hanno più un’identità. Per questo la loro ascesa e caduta è rapidissima.

A proposito di questo: Lega e Cinque Stelle hanno un avuto un crollo rapido e pesante.

La caduta della Lega nei consensi dipende dal fatto che ha smesso di essere il partito del territorio ed è diventata un partito nazionale e personale. È la classica parabola dei partiti personali. Lo abbiamo già visto con Matteo Renzi che ha portato il Pd, all’epoca da me ribattezzato il PdR (partito di Renzi, ndr), a superare il 40 per cento e poi a perdere quei consensi altrettanto rapidamente.

E i Cinque Stelle?

Per i Cinque Stelle è un discorso diverso: sono nati come un non-partito e sono diventati un partito come gli altri, ma non lo possono riconoscere perché la loro ideologia non lo prevede e il mancato riconoscimento di questo li porta ad essere un partito non-partito, senza la struttura dei soggetti politici tradizionali.

Entrambi sono partiti populisti. Cos’è il populismo oggi?

Il populismo è un approccio che si fonda sull’individuazione di un nemico. Un tempo si votava per qualcosa, ora contro qualcosa. La nostra Repubblica adesso è fondata sulla paura. E la paura porta ad una richiesta di autorità da parte delle persone. Ci si stringe attorno non ad un partito, ma alla figura di un capo.

Un partito che va in controtendenza è quello di Giorgia Meloni, che è cresciuto molto. Perché secondo lei?

È una crescita fisiologica: è l’unico partito di opposizione. E la leader di FdI è abile ad interpretare la fetta di dissenso presente tra i cittadini. La sua ascesa non è di oggi, comincia nella stagione dell’esecutivo gialloverde, quando la Lega, dopo aver costruito una spazio di destra lo abbandona per governare con i 5Stelle. Meloni è stata brava a sfruttare questo spazio.

Il Covid ha modificato il rapporto tra cittadini e politica?

Sì, ha spinto ancora di più gli elettori verso la figura del capo. È stato così con Conte, che nel periodo della pandemia ha goduto di alti consensi, è così con Draghi. Entrambi sono premier non “eletti”. Vale per tutti gli ultimi presidenti del Consiglio. Ci troviamo in una sorta di presidenzialismo di fatto.

Sarebbe il caso di arrivare ad un presidenzialismo vero?

Più che ciò che penso io, le posso dire che, dati alla mano, due italiani su tre lo vogliono.

In un flash mi dice che cosa dovrebbero fare i partiti per provare a riappropriarsi del loro ruolo?

Tornare a due blocchi chiari: destra e sinistra. Cioè tornare alle identità.

«Modello formativo e sostenibilità: ecco le sfide del domani» Alessandro Chiesi al Festival Città Impresa

Anche Parma è stata protagonista del Festival Città Impresa, l’evento nazionale dedicato al dibattito sui temi legati allo sviluppo delle imprese e dei territori. Un momento di confronto di alto livello che ha visto come accade ormai da anni, la partecipazione di grandi nomi dell’economia e del giornalismo che si confrontano in diverse sezioni dedicate a temi strategici che le imprese «Champions» stanno affrontando. A parlare sono loro, gli imprenditori più importanti che raccontano come hanno affrontato e affronteranno queste sfide. Tra questi relatori di primissimo livello è da segnalare la presenza di Alessandro Chiesi, Chief commercial officer della Chiesi Farmaceutici e presidente di «Parma, io ci sto!».

Con Chiesi erano ospiti anche gli assessori regionali allo Sviluppo economico di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna e il tema su cui si sono concentrati sull’analisi delle politiche condivise per il nuovo triangolo industriale.

In questa chiave Alessandro Chiesi ha ribadito come un tema importantissimo, per Parma ma non solo sia quello della «attrattività». «Si è parlato di piccole imprese piuttosto che di grandi imprese – ha proseguito Chiesi – ma oggi in realtà piccolo o grande è un concetto relativo che spesso dipende dal settore. Quello che ci serve davvero è essere veloci e agili, saper arrivare prima degli altri, saper cambiare rotta, fare alleanze, avere le competenze e gli strumenti. E’ intorno a queste direttrici che la politica locale deve aiutarci a costruire l’ecosistema che ci serve. Tutto quello che ci aiuta ad essere agili è quindi da facilitare. Ad esempio il sistema formativo, che è una leva formidabile di attrazione, sia di giovani che di nuove imprese».

«Parma è fortunata, ha una Scuola Europea perché c’è l’Efsa, ma senza di questa forse i giovani stranieri non considererebbero la nostra città come meta di studio o di lavoro – ha proseguito il presidente di «Parma io ci sto!». – Riuscire a formare le competenze ma anche creare e dare respiro e visione al sogno di un piano di vita appagante per i giovani e anche per i meno giovani è un obiettivo primario. Il modello formativo che abbiamo creato a Parma vede lavorare insieme scuola e mondo dell’impresa per creare percorsi nuovi in grado di sviluppare le competenze necessarie alle aziende ma anche al sistema artigiano facendo conoscere alle nuove generazioni le realtà produttive del territorio. Altro tema è quello della sostenibilità, oggi questione ineluttabile. A Parma abbiamo creato un’alleanza con un obiettivo molto ambizioso: far sì che la città diventi carbon neutral entro il 2030. Ma dopo averlo annunciato, il Piano va fatto e credo che su questo in prima linea ci debba essere l’Amministra – zione che deve dare le linee guida. Le aziende sono assolutamente disponibili a fare la propria parte e condividere le esperienze sviluppate. Qui, la collaborazione pubblicoprivato può funzionare ed essere un modello virtuoso».

In Italia i salari più bassi d’Europa: “Ecco perché i nostri giovani vanno all’estero”

Il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, lancia l’allarme sugli stipendi che non attraggono più i giovani. “Loro vanno dove sono più alti. Dobbiamo colmare questo gap”.

“In un mercato integrato come quello europeo, i giovani vanno dove i salari sono più alti. Il nostro Paese
ha i salari più bassi d’Europa. Il tema ascensore sociale, la possibilità di progressione è più forte negli altri paesi”. Ad affermarlo è il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, al “Festival Città impresa” a Vicenza.

“La Narrazione delle imprese in ginocchio – sottolinea ancora il ministro- nasconde un chiaro scuro. Molte stanno bene, e assumono. Uno dei problemi è la transizione. E l’altro è la ricerca della manodopera. La formazione si fa se ci sono le persone. Il saldo tra chi se ne va e chi rimane è sempre uguale. Non c’è ricambio né etnico né generazionale” spiega Orlando.

A rispondere al ministro è il sindacalista Marco Bentivogli. “Bisogna fare un quadro complessivo dei problemi strutturali del lavoro. Bassa occupazione giovanile, femminile, bassa trasformazione, non si attraggono i giovani, le persone migrano e poche competenze digitale. I problemi sono seri”.

Infine ha concluso il ministro Orlando parlando della rappresentazione del marcato del lavoro collegato al tema dell’attrattività: “Manca il racconto della complessità del lavoro. E questo per i giovani conta
molto”. “Con il 12-13% di lavoro povero serve tutto. Non si può buttare nulla. Se la finanza pubblica lo consente, è importante che venga dato. E per questo dico: chi può rinnovi i contratti. Il tema dei rinnovi del contratto c’è. Stiamo ragionando su come aiutare le imprese. Il tema di come si aiutano i sindacati a rinnovare i contratti non mi sembra una sfida, ma l’apertura ad un ragionamento sociale” ha detto ancora Orlando.

Cingolani: “Siamo entrati in un’economia di guerra”

“Noi siamo in un’economia di guerra, credo ormai che questa cosa vada detta chiaramente”. Lo ha affermato il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, nel corso della quindicesima edizione del Città Impresa, il Festival delle Imprese Champion a Vicenza Per il ministro “noi siamo entrati in un’economia di guerra: andare da un’economia di mercato a un’economia di guerra il passo è lungo”. Su un secondo Recovery “la commissione sta discutendo perché si sta facendo avanti una questione europea”, ha precisato. In questa che ha definito, appunto, come “un’economia di guerra, alcuni Paesi saranno molto più colpiti di altri da determinate scelte energetiche”, ha aggiunto.

Lavoro, Orlando: “Giovani vanno dove salari sono più alti, in Italia tra i più bassi d’Europa”

“In un mercato integrato come quello europeo, i giovani vanno dove i salari sono più alti. Il nostro Paese ha i salari più bassi d’Europa. Il tema ascensore sociale, la possibilità di progressione è più forte negli altri paesi”. Ad affermarlo è il ministro del Lavoro, Andrea Orlando intervenendo al ‘Festival Città impresa’ a Vicenza. “La Narrazione delle imprese in ginocchio – sottolinea ancora il ministro-, nasconde un chiaro scuro. Molte stanno bene, e assumono. Uno dei problemi è la transizione. E l’altro è la ricerca della manodopera. La formazione si fa se ci sono le persone. Il saldo tra chi se ne va e chi rimane è sempre uguale. Non c’è ricambio né etnico né generazionale”, spiega Orlando.

A rispondere al ministro, è il sindacalista Marco Bentivogli che nel corso dell’incontro ha spiegato: “bisogna fare un quadro complessivo dei problemi strutturali del lavoro. Bassa occupazione giovanile, femminile, bassa trasformazione, non si attraggono i giovani, le persone migrano e poche competenze digitale. I problemi sono seri”. Per Bentivogli “si preferisce monetizzare piuttosto che investire nelle persone. Le aziende non credono che valga la pena investire sui giovani e sulla formazione. Questo dipende anche dalla bassa qualità della formazione che si fa in Italia”. Affrontato anche il tema della transizione energetica, sulla quale si è espresso Marco Bentivogli: “la transizione significa evoluzione, l’accompagnamento del processo. Sui lavoratori si abbatterà il risultato della mancanza di politiche adeguate. Noi fissiamo traguardi, ma non sappiamo come arrivarci”.

Infine ha concluso il ministro Orlando parlando della rappresentazione del marcato del lavoro collegato al tema dell’attrattività: “Manca il racconto della complessità del lavoro. E questo per i giovani conta molto”.

Lavoro: Orlando, problema manodopera assilla imprese

A Vicenza,”stiamo pagando curva demografica e stop immigrazione”

“Uno dei problemi che assilla le imprese italiane è la ricerca della manodopera”. È quanto ha detto oggi a Vicenza il Ministro del lavoro Andrea Orlando, intervenendo ad un dibattito al Festival Città Impresa. “Il paradosso – ha precisato il Ministro – è che a fronte di maggiori finanziamenti per la formazione ci sia una minore risposta da parte dei potenziali lavoratori. Su questo tema stiamo pagando la curva demografica e un saldo alla pari o negativo negli ultimi anni dell’emigrazione, e quindi della disponibilità di lavoratori stranieri”.

Energia, la Germania sta per ricevere migliaia di barili di petrolio russo

820.000 barili di greggio russo che erano destinati ai Paesi Bassi stanno invece per essere consegnati alla Germania.

La Germania sta per ricevere oltre 820.000 barili di greggio russo via mare per la prima volta in quasi due mesi. Il tutto accade dopo pochi giorni dalla decisione del governo tedesco di aderire al divieto europeo di importazione di petrolio russo. La destinazione originale del petrolio il questione era Rotterdam, nei Paesi Bassi, ma è improvvisamente cambiata nei giorni scorsi.

Una consegna di petrolio che risulta alquanto ambigua in un momento in cui tutta Europa preme per affrancarsi dalla Russia, e la stessa Germania aveva dichiarato pochi giorni fa che l’embargo era una soluzione praticabile.

In Italia, intanto, si corre ai ripari per coprire i ‘buchi’ dovuti ad anni di errori, nel corso dei quali si è pensato soltanto a ridurre la produzione di gas, ma senza progredire nella produzione di energie alternative e sostenibili. Questo non ha fatto altor che portare ad una dipendenza sempre più forte dai Paesi esteri, Russia in primis. “Il rigassificatore lo piazzeremo nel posto che ci permetterà di fare più in fretta“. Lo ha detto il ministro della transizione ecologica Roberto Cingolani, intervenendo ad un dibattito al Festival Città Impresa, che si chiude oggi a Vicenza. “Che sia nel Tirreno o nell’Adriatico – ha precisato il Ministro – si è parlato dell’area di Piombino e di quella di Ravenna”. “Si tratta di una scelta meramente tecnica – ha aggiunto Cingolani – alla quale stiamo già provvedendo. Nel primo semestre del 2023 dovrà essere al lavoro“.

Cuneo fiscale, Orlando: non ci sono condizioni per forte riduzione, sì a piano pluriennale

Il ministro del Lavoro orna ad affrontare il tema del taglio del costo del lavoro chiesto tra gli altri con forza da Confindustria che nei giorni scorsi ha proposto un piano da 16 miliardi.

«Le condizioni finanziarie per una riduzione massiccia del cuneo fiscale non ci sono. Penso che sarebbe utile e interessante ragionare su un patto pluriennale». Così il ministro del Lavoro Andrea Orlando torna ad affrontare il tema del taglio del costo del lavoro chiesto tra gli altri con forza da Confindustria che nei giorni scorsi ha proposto un piano da 16 miliardi da investire su di un taglio strutturale del cuneo fiscale. Il ministro Orlando non chiude del tutto la porta e apre all’ipotesi di un piano su più anni legato contestualmente alla lotta all’evasione fiscale contributiva.

Il confronto sul taglio del cuneo

Le parole del ministro Orlando arrivano da Vicenza a margine del festival CittaImpresa pochi giorni dopo la proposta del presidente di Confindustria Carlo Bonomi sul taglio del cuneo. Una proposta che vale 16 miliardi e che prevede fino a 1.223 euro di vantaggio, strutturale, per i lavoratori con un reddito di 35mila euro. «Le condizioni finanziarie per una riduzione massiccia del cuneo fiscale non ci sono. Penso che sarebbe utile e interessante ragionare su un patto pluriennale, che veda un legame tra lotta all’evasione fiscale contributiva e una progressiva diminuzione del cuneo», ha spiegato il ministro . «Penso che abbassare di 10 punti il cuneo fiscale in una sola botta – ha concluso Orlando – sia abbastanza improponibile». Confindustria nella sua proposta aveva suggerito tra l’altro di andare a trovare le risorse anche tra i 38 miliardi di extra gettito fiscale in più che lo Stato – è scritto nel Def – dichiara di incassare nel 2022.

Il pressing per introdurre il salario minimo

Il ministro durante il convegno a Vicenza è tornato anche a parlare di un tema su cui insiste da diversi giorni e cioè quello di un aumento dei salari soprattutto di fronte a un rialzo sempre più evidente dell’inflazione. «Un intervento sui salari è urgente, se non si fa qualcosa subito si rischia una crisi sociale, ma anche una caduta della domanda interna, a cominciare dai servizi», ha spiegato Orlando che ha chiarito come non servano mega-patti, quanto piuttosto un confronto tra le parti a partire dall’introduzione di un salario minimo. Un tema questo su cui nella maggioranza spinge tutto il Pd – sul punto si è espresso chiaramente il segretario Enrico Letta – che trova anche una sponda nei Cinque Stelle come ha evidenziato il suo leader Giuseppe Conte.

L’allarme sulla carenza di manodopera

Il ministro del Lavoro ha affrontato anche l’allarme lanciato dalle imprese sulla grande difficoltà a trovare la manodopera; «Uno dei problemi che assilla le imprese italiane è la ricerca della manodopera», ha ricordato a Vicenza Andrea Orlando durante il dibattito al Festival Città Impresa. «Il paradosso – ha precisato il ministro – è che a fronte di maggiori finanziamenti per la formazione ci sia una minore risposta da parte dei potenziali lavoratori. Su questo tema stiamo pagando la curva demografica e un saldo alla pari o negativo negli ultimi anni dell’emigrazione, e quindi della disponibilità di lavoratori stranieri». Orlando non da poi la colpa al reddito di cittadinanza per la mancanza di manodopera: «Il reddito di cittadinanza – ha chiarito – può essere migliorato e sta già migliorando perché nelle prossime settimane entreranno in funzione le norme che prevedono il décalage dopo la seconda rinuncia a un posto di lavoro».

Rileggere Trevisan dai Sillabari

Chiamava le cose col loro nome: un libro-cd ispirato a Parise dal 19 maggio, con la musica a ritmare la sua analisi sempre acuta.
Finché era in vita il suo valore è stato certamente riconosciuto, ma non abbastanza. Ammirato da molti, ma nello stesso tempo relegato ai margini anche a causa di una personalità scomoda e dirompente, che rifuggiva le asfittiche regole della società letteraria italiana. Viene quindi naturale chiedersi: e adesso? Cosa ne sarà dell’eredità artistica di Vitaliano Trevisan, scomparso nel gennaio scorso? Se si considera il piano di ristampa previsto da Einaudi di tutte le sue opere e se si guardano i numerosi eventi ed iniziative che si stanno sviluppando intorno alla sua figura in varie parti d’Italia, viene senz’altro da dire che la sua eredità è più viva che mai. Lo dimostra anche la serata in suo omaggio che si terrà sabato 7 maggio, alle 21, al Teatro Olimpico di Vicenza, nell’ambito del “Festival Città Impresa”. L’omaggio all’Olimpico L’evento, al quale parteciperanno vari ospiti, tra cui l’assessore alla Cultura del Comune di Vicenza Simona Siotto, il sociologo Aldo Bonomi, la giornalista del Corriere della Sera Giuditta Marvelli, il direttore creativo dell’azienda Bonotto, Giovanni Bonotto, l’architetto Luca Molinari, è stato fortemente voluto dall’analista urbano e fondatore di Aspro Studio (tra i progettisti del Parco della Pace a Vicenza), Claudio Bertorelli. «Nel corso dell’incontro – ci ha anticipato Bertorelli – vogliamo fare un ragionamento, a partire dal linguaggio abrasivo di Trevisan, rispetto alle contraddizioni legate alla crescita del nostro territorio e alle facce che ha assunto attraverso i suoi abitanti, le sue comunità, le sue imprese. Trevisan è stato un interprete acutissimo di quei luoghi che oggi vogliamo rigenerare, ha gettato le basi per un nuovo alfabeto che ci aiuta a leggerli e a comprenderli in profondità. Per questo la sua figura va consolidata, altrimenti verrà relegato a maschera di teatro alla veneta».E a proposito del consolidamento dell’eredità di Trevisan, nel corso della serata verrà annunciato anche il progetto di avviare un’azione concreta a tutela del patrimonio culturale che lo scrittore ci ha lasciato, attraverso la creazione di un “Archivio Trevisan”, che è ancora tutto da immaginare e costruire.Note sui Sillabari A rendere ancora più speciale questo omaggio all’Olimpico, sarà la presentazione in anteprima assoluta, da parte del curatore Claudio Donà, del libro con allegato cd, “Note sui Sillabari. Omaggio a Goffredo Parise” edito da Inschibboleth, che uscirà nelle librerie il 19 maggio. Questa pubblicazione dà finalmente la visibilità che merita ad un’originale e straordinaria esperienza artistica, nata da un’idea del compositore Stefano Bellon e realizzata insieme al musicista Marcello Tonolo, a cui Trevisan ha contribuito in modo determinante. Nel 2006 infatti lo scrittore è stato chiamato da Bellon e Tonolo per scrivere un testo ispirato ai “Sillabari” che si intrecciasse e dialogasse con la musica composta dai due musicisti. Trevisan considerava i “Sillabari” un libro strano e inafferrabile, attraversato da una tensione “che rimanda sempre altrove, oltre la storia, oltre la tecnica, oltre la pagina, oltre la scrittura”. E ciò che ha voluto rappresentare, avvalendosi anche di estratti di diari dello scrittore e scegliendo una chiave molto intima, è questa tensione, che definisce “fede senza speranza”, e nello stesso tempo il contrasto, presente secondo lui in Parise, tra voler essere ed essere. Emblematiche queste parole pronunciate da un Parise stanco, malinconico, che ha cercato a Salgareda, nella Casa delle fate sulla golena del Piave, un luogo di pace e silenzio immerso nella natura, lontano dalla frivolezza mondana di Roma o di Cortina: «In quarantasei anni ho scritto ho lavorato ma ho realizzato ben poco di me stesso. Salvo Il sillabario niente di tutto quello che ho scritto è veramente realizzato. Miglioro ma non mi realizzo». Ma ciò che deve aver colpito Trevisan, oltre a quanto appena evidenziato, è senz’altro la ricerca intrapresa da Parise, attraverso i “Sillabari”, di una lingua immediata e semplice, capace di chiamare le cose con il loro nome, essenziale e vera come la frase “l’erba è verde”. Anche Trevisan infatti, come traspare in modo evidente in questo “Note sui Sillabari”, ha costantemente ricercato una lingua esatta, limpida, asciutta, che si opponesse in modo frontale alla società della comunicazione attuale, dominata da una profusione di parole e discorsi, volutamente e inutilmente complessi, che mirano a confondere e a mistificare la realtà, allontanandoci dal suo centro. Il libro e il cd Il libro di 96 pagine, oltre a contenere il testo dello scrittore, è impreziosito da varie foto e da diversi contributi di Stefano Bellon, Claudio Donà, Marcello Tonolo, Emanuele Trevi e Vitaliano Trevisan che circoscrivono in modo esaustivo il senso e la realizzazione dell’intero progetto. Il cd invece contiene l’intero melologo, che è andato in scena cinque volte, a cui va aggiunta una prova generale, tra il 2007 e il 2009, grazie al contributo della Regione Veneto, con voce recitante di Vitaliano Trevisan e le composizioni di Tonolo e Bellon eseguite dalla formidabile orchestra jazz “Thelonious Monk Big Band”. La musica si al­terna in modo molto efficace alle parti recitate e spesso, quando fa da sottofondo alla parola, utilizza una partitura elettronica, composta da Bellon e realizzata dall’ingegnere del suono Nicola Buso. Le suggestive musiche, la luminosa bellezza del testo di Trevisan che sconfina nella poesia e la sua voce profonda, metallica, sincopata, riescono a trasportarci in quell’altrove, pieno di echi e risonanze misteriose, in cui abitano i “Sillabari” di Parise.

Il Festival Città Impresa accende le luci a Vicenza

Rucco: «Bellissima intuizione per il nostro tessuto socio-economico» E domenica per la prima volta riflettori su Veneto, Lombardia ed Emilia

Tre giorni per discutere di geopolitica, energia e inflazione, con imprenditori, politici, economisti, manager e professionisti. Vicenza torna protagonista dal 6 all’8 maggio del “Festival Città Impresa”, evento organizzato da Italy Post insieme a “L’Economia” del Corriere della Sera e al Comune, in collaborazione con Confindustria, Confartigianato, Cna, Apindustria, Federmanager, Cuoa e Gruppo editoriale Athesis che pubblica il Giornale di Vicenza. A presentare il festival, ieri mattina, la direttrice Raffaella Polato, la curatrice Alessandra Pozzi, ad di Post Eventi, e il sindaco Francesco Rucco, insieme ai rappresentanti dei partner dell’iniziativa. «Questo festival – sottolinea Rucco – è stato una bellissima intuizione: ci teniamo molto, perché rappresenta il tessuto socioeconomico del nostro territorio. Consente inoltre un dibattito su temi di stretta attualità, come l’ambiente e la sostenibilità, su cui Vicenza sta lavorando molto, anche in ottica Pnrr, come Comune, Provincia, ma anche con le aziende partecipate. Sono i temi del futuro, sui quali non possiamo perdere tempo e dobbiamo raccogliere ogni suggerimento».

Il festival

Rucco, ma anche alcuni assessori, saranno quindi protagonisti nei dibattiti che si snoderanno nelle tre giornate, a partire dall’incontro inaugurale di venerdì 6 alle 10 al Cuoa di Altavilla, nel quale Gregorio de Felice, a capo del centro studi di Intesa San Paolo, illustrerà la propria analisi del quadro macroeconomico, parlando delle ripercussioni del conflitto russo-ucraino sull’economia mondiale e dei possibili scenari futuri per l’economia italiana. A commentarli Laura Dalla Vecchia, presidente di Confindustria Vicenza; Federico Visentin, presidente di Federmeccanica, Mevis e Cuoa; Fabio Vivian, presidente di Federmanager; Daniele Lago, ad di Lago; Stefano Quaglino, consigliere delegato Agsm Aim e Cristina Balbo, direttore regionale Veneto Ovest e Trentino Alto Adige di Intesa Sanpaolo. L’inviato speciale del Corriere della Sera, Danilo Taino, farà poi il punto sulla situazione geopolitica con Angelo Panebianco, uno dei massimi esperti di politica internazionale. Uno sguardo oltre confine inevitabile ancor più in questo momento, come sottolinea Polato: «Quando abbiamo pensato il festival di quest’anno non c’era la minima traccia di quello che sarebbe successo in Ucraina. Immaginavamo che la crescita sarebbe continuata e avevamo già segnali economici che indicavano i rincari delle materie prime e dei costi dell’energia. Avevamo dato come titolo “Impresa-Stato alleanza necessaria”, perché trovavamo stucchevole che ogni volta di fronte a un problema qualcuno chiedesse ristori, mentre c’era chi si era rimboccato le maniche. Ci sono state categorie che hanno perso tanto e lo Stato ha fatto la sua parte, ma adesso ognuno deve fare la propria».

Territori

E insieme, secondo la direttrice Polato, bisogna trovare gli strumenti per dare un impulso alla crescita. «I peggiori scenari – conclude – dicono che il Pil italiano salirà dell’1,9-2%. Prima del Covid era lo 0,7%. Magari collaborando, confrontandosi, discutendo, possono uscire idee che vadano a spingere la ripresa, portando a casa qualche punticino in più. Il giorno della chiusura sarà dedicato per la prima volta a Lombardia, Veneto e Emilia Romagna». L’incontro di domenica alle 10 vedrà infatti allo stesso tavolo – tra gli altri – gli assessori allo sviluppo economico delle tre regioni, che ragioneranno sui temi comuni per sostenere questo grande polo manifatturiero, in seguito a una serie di incontri preliminari tra gli assessorati e imprenditori, operatori e studiosi.

Champions e categorie

Al “festival delle imprese champions” non potevano ovviamente mancare i rappresentanti di queste aziende di eccellenza, selezionate per essere state le più performanti negli ultimi sei anni. Trenta di loro saranno protagonisti dei diversi incontri, per portare le proprie storie d’eccellenza. E molti saranno gli appuntamenti organizzati dalle associazioni di categoria, tra cui i due sulla digitalizzazione e il valore delle persone nelle imprese e nelle filiere, organizzati venerdì alle 18 da Confindustria e Confartigianato, rispettivamente a Palazzo Chiericati e Palazzo Trissino. Lo stesso giorno, alle 16.30 a Palazzo Thiene, Cna Veneto Ovest proporrà un dibattito sulla moda sostenibile, seguito da un incontro di Apindustria Confimi su energia e cambiamento climatico.

Cultura

Diversi momenti saranno dedicati anche alla cultura, intesa in senso umanistico, tra cui “Impresa tra memoria, cultura e innovazione” (sabato alle 17 al Chiericati), “La competitività delle imprese? Ecco perché passa per la cultura umanistica (e digitale)”, lo stesso giorno alle 15 a Palazzo Trissino, la selezione pubblica della cinquina finalista del premio letteratura d’impresa, sabato alle 15 al Chiericati e la serata dedicata a Vitaliano Trevisan, sabato alle 21 al Teatro Olimpico. Tutti gli incontri sono a ingresso libero. Programma e prenotazioni per partecipare in presenza agli incontri, in base ai posti disponibili, si trovano su www.festivalcittaimpresa.it..

DOMANI LA CHIUSURA DEL BERGAMO CITTÀ IMPRESA. PROTAGONISTI MAZZONCINI, TESTA, BASSI, BOMBASSEI E VISENTIN

Al centro della giornata di chiusura al Kilometro Rosso i temi della sostenibilità e dell’impatto sul settore dell’automotive

Bergamo, 13 novembre 2021

Domani si chiude il Bergamo Città Impresa, Festival dei Territori Industriali che ha visto sale affollate e grandi big del dibattito economico, sociale e politico.

Promosso da ItalyPostL’Economia del Corriere della Sera, il Comune di Bergamo, la Camera di Commercio di BergamoConfindustria BergamoConfartigianato Bergamo e L’Eco di Bergamo, in collaborazione con la Commissione Europea e il Kilometro Rosso, sotto il patrocinio dell’Università degli Studi di Bergamo, con il supporto di Intesa San PaoloBrembo e Lago in veste di main partner, e con la partnership di A2A, il Festival fa il punto sullo stato dell’economia dopo il difficile 2020 e sugli elementi chiave che spingono una crescita che sia forte e robusta nonostante le numerose incognite ancora presenti.

Domenica la chiusura sull’impegnativa scalata verso la transizione ecologica 

LLa mattinata della domenica sarà caratterizzata da una coppia di appuntamenti a tema transizione ecologica. Il primo incontro, che discuterà dei nodi di questa rivoluzione ormai in atto, vedrà come protagonisti Elena Granata, docente di Urbanistica al Politecnico di Milano, Renato Mazzoncini, docente di Mobility Infrastructure and Service Politecnico di Milano, amministratore delegato e direttore generale A2A, e Chicco Testa, presidente FISE Assoambiente. La conduzione sarà affidata a Stefano Agnoli, caporedattore Corriere della Sera.

A concludere il Festival è un incontro dal titolo “Verso l’auto elettrica, la difficile traversata”. Ad aprire l’evento sarà un’intervista a Mauro Petriccione, direttore generale DG CLIMA Commissione UE curata dalla giornalista del Corriere della Sera Francesca Basso. Seguiranno gli interventi di Katia Bassi, managing director Silk Faw, Alberto Bombassei, presidente Brembo e Federico Visentin, presidente Mevis, presidente Federmeccanica e presidente CUOA Business School. La moderazione sarà di Raffaella Polato, inviata speciale del Corriere della Sera.

AL BERGAMO CITTÀ IMPRESA TUTTI I BIG. DOMANI SUL PALCO TRA GLI ALTRI GENTILONI, BONOMI E MENTANA

Nella seconda giornata attesi gli interventi in presenza di Paolo Gentiloni, Carlo Bonomi e Enrico Mentana. Presenti anche Veronica De Romanis, Lorenzo Bini Smaghi, Giorgio Gori, Guido Guidesi, Marco Bentivogli e Antonio Calabrò. Domenica chiusura con Renato Mazzoncini, Katia Bassi, Federico Visentin, Alberto Bombassei

 

Continua il Festival Bergamo Città Impresa, che ha preso avvio oggi venerdì 12 novembre e proseguirà domani e dopodomani, 13 e 14 novembre, con l’obiettivo di immaginare e costruire solide basi per una ripresa che, se da un lato è pienamente in atto, dall’altro è ancora gravata da incognite di non poco conto: dai nodi legati a materie prime e trasporti alla ripresa dell’inflazione, passando per il mismatch tra una forte domanda di lavoratori e una scarsità di personale che ormai non riguarda più solo le figure altamente specializzate. L’appuntamento è affidato alla direzione di Dario Di Vico, giornalista del Corriere della Sera.

Promosso da ItalyPost, L’Economia del Corriere della Sera, il Comune di Bergamo, la Camera di Commercio di Bergamo, Confindustria Bergamo, Confartigianato Bergamo e L’Eco di Bergamo, in collaborazione con la Commissione Europea e il Kilometro Rosso, sotto il patrocinio dell’Università degli Studi di Bergamo, con il supporto di Intesa San Paolo, Brembo e Lago in veste di main partner, e con la partnership di A2A, il Festival fa il punto sullo stato dell’economia dopo il difficile 2020 e sugli elementi chiave che spingono una crescita che sia forte e robusta nonostante le numerose incognite ancora presenti.

 

Sabato con Gentiloni, Bonomi e Mentana

Il programma del sabato, come da tradizione del Festival Città Impresa, sarà particolarmente ricco e articolato. Nel corso della mattinata si susseguiranno incontri e dibattiti i cui temi saranno: l’efficacia delle politiche di sostegno economico, la mutazione dell’industria nel post-pandemia, la globalizzazione, le diversità che caratterizzano le nuove imprese, con focus sui cambiamenti delle nuove modalità lavorative.

La giornata si aprirà con un confronto tra Veronica De Romanis, docente di European Economics Luiss Guido Carlo e Stanford University (Firenze) e Pasquale Tridico, presidente Inps. Il confronto, dal titolo “Reddito di cittadinanza, i pro e i contro” sarà moderato da Francesco Seghezzi, direttore Fondazione ADAPT.

A seguire, l’incontro a tema “I nuovi prodotti industriali del dopo pandemia”. Il tema sarà introdotto da Andrea Marinoni, partner Kearney, e vedrà poi conversare Danilo Mattellini, business developer AgmDesign, Daniele Regazzoni, docente di Progettazione industriale Università di Bergamo ed esperto di tecniche di progettazione e Monica Santini, amministratore delegato Santini e presidente Servizi Confindustria Bergamo. A moderare Filiberto Zovico, fondatore Italypost.

Continuando ad affrontare il tema dei cambiamenti accelerati dalla pandemia, durante la mattinata si svolgerà anche il dibattito “La globalizzazione si è rotta?”. Interverranno all’incontro, condotto da Nicola Saldutti, caporedattore Economia del Corriere della Sera, Lorenzo Bini Smaghi, presidente Societe Generale, già membro del comitato esecutivo BCE e Fedele De Novellis, partner Ref Ricerche.

Si proseguirà con la presentazione del libro vincitore del Premio Letteratura d’Impresa 2021 “La classe avversa” (Hacca Edizioni) di Alberto Albertini. Il libro è stato premiato in occasione dell’edizione vicentina del Festival Città Impresa, e dà ora lo spunto per riflettere sul “lato oscuro delle imprese familiari”. A introdurre l’incontro Antonio Calabrò, presidente Museimpresa. L’autore del libro converserà con Emanuela Colosio, amministratore delegato Colosio, Giorgio Ferraris, amministratore delegato Fine Foods & Pharmaceuticals NTM e Luca Vignaga, autore di “L’impresa è un romanzo” (Post Editori, 2021). A moderare l’incontro l’inviata speciale del Corriere della Sera Raffaella Polato.

Nel primo pomeriggio si parlerà del tanto discusso tema dello smart-working, grazie alla partecipazione di Michele Tiraboschi, docente di diritto del lavoro all’Università di Modena e Reggio Emilia, che introdurrà l’argomento, e di Marco Bentivogli, coordinatore di Base Italia, Davide Pelucchi, direttore relazioni industriali di Generali Italia. L’evento sarà moderato dalla giornalista del Corriere della Sera Rita Querzè.

Si proseguirà poi con un incontro dal titolo: “Generare valore per tutti: il ruolo del trasferimento tecnologico”. Interverranno Anna Amati, fondatrice e key-manager fondo Eureka!, Sergio Cavalieri, rettore eletto e docente di Impianti industriali meccanici Università di Bergamo, Salvatore Majorana, direttore Parco Scientifico Tecnologico Kilometro Rosso, Ferruccio Resta, rettore Politecnico di Milano. A coordinare l’incontro sarà Marcello Zacché, caporedattore economia Il Giornale.

Sarà poi il momento di allargare gli orizzonti all’Europa, con particolare attenzione al mondo dell’industria: l’incontro “Le scelte di Bruxelles e quelle dell’industria”, condotto da Dario Di Vico, giornalista del Corriere della Sera godrà della preziosa presenza di Paolo Gentiloni, commissario europeo per l’Economia e del presidente di Confindustria Carlo Bonomi.

Protagoniste del penultimo incontro saranno le città di Bergamo e Brescia. Gli interventi di Emilio Del Bono, sindaco di Brescia, e Giorgio Gori, sindaco di Bergamo, costituiranno il nucleo dell’incontro “Bergamo e Brescia, prove tecniche di alleanza”, introdotto da Aldo Cristadoro, amministratore delegato Intwig e Giuseppe De Luca, responsabile scientifico Fondazione Legler per la storia economica e sociale di Bergamo. Agli interventi seguirà l’intervista a Guido Guidesi, assessore allo Sviluppo economico Regione Lombardia. Modererà Dario Di Vico, giornalista del Corriere della Sera.

A concludere l’intensa giornata del sabato sarà il panel “L’informazione nella stagione della pandemia”: ospite d’eccezione è Enrico Mentana, direttore TG La7, che dialogherà con Andrea Valesini, caporedattore centrale L’Eco di Bergamo.

 

Domenica la chiusura sull’impegnativa scalata verso la transizione ecologica  

La mattinata della domenica sarà caratterizzata da una coppia di appuntamenti a tema transizione ecologica. Il primo incontro, che discuterà dei nodi di questa rivoluzione ormai in atto, vedrà come protagonisti Elena Granata, docente di Urbanistica al Politecnico di Milano, Renato Mazzoncini, docente di Mobility Infrastructure and Service Politecnico di Milano, amministratore delegato e direttore generale A2A, e Chicco Testa, presidente FISE Assoambiente. La conduzione sarà affidata a Stefano Agnoli, caporedattore Corriere della Sera.

A concludere il Festival è un incontro dal titolo “Verso l’auto elettrica, la difficile traversata”. Ad aprire l’evento sarà un’intervista a Mauro Petriccione, direttore generale DG CLIMA Commissione UE curata dalla giornalista del Corriere della Sera Francesca Basso. Seguiranno gli interventi di Katia Bassi, managing director Silk Faw, Alberto Bombassei, presidente Brembo e Federico Visentin, presidente Mevis, presidente Federmeccanica e presidente CUOA Business School. La moderazione sarà di Raffaella Polato, inviata speciale del Corriere della Sera.

IL FESTIVAL CITTÀ IMPRESA TORNA A BERGAMO DA VENERDÌ 12 A DOMENICA 14 NOVEMBRE

Tra gli ospiti della 5^ edizione Paolo Gentiloni, Carlo Bonomi, Francesco Giavazzi e Enrico Mentana. Interverranno inoltre Veronica De Romanis, Irene Tinagli, Lorenzo Bini Smaghi, Renato Mazzoncini, Pasquale Tridico, Gregorio De Felice, Katia Bassi, Federico Visentin, Alberto Bombassei, Giorgio Gori, Guido Guidesi, Marco Bentivogli e Antonio Calabrò

Bergamo Città Impresa tornerà dal venerdì 12 alla domenica 14 novembre con l’obiettivo di immaginare e costruire solide basi per una ripresa che, se da un lato è pienamente in atto, dall’altro è ancora gravata da incognite di non poco conto: dai nodi legati a materie prime e trasporti alla ripresa dell’inflazione, passando per il mismatch tra una forte domanda di lavoratori e una scarsità di personale che ormai non riguarda più solo le figure altamente specializzate. L’appuntamento verrà affidato alla direzione di Dario Di Vico, giornalista del Corriere della Sera.

Promosso da ItalyPost, L’Economia del Corriere della Sera, il Comune di Bergamo, la Camera di Commercio di Bergamo, Confindustria Bergamo, Confartigianato Bergamo e L’Eco di Bergamo, in collaborazione con la Commissione Europea e il Kilometro Rosso, sotto il patrocinio dell’Università degli Studi di Bergamo, con il supporto di Intesa Sanpaolo, Brembo e Lago in veste di main partner, e con la partnership di A2A, il Festival farà il punto sullo stato dell’economia dopo il difficile 2020 e sugli elementi chiave che spingono una crescita che sia forte e robusta nonostante le numerose incognite ancora presenti.

La tre giorni di Bergamo, città simbolo della ripartenza post-Covid, cercherà dunque di ragionare a tutto campo sulle trasformazioni in atto e di offrire ad un vasto pubblico spunti di riflessione per affrontare il futuro di un Paese che sta dando comunque – a tutti i livelli – importanti segnali di ripresa. Per dare strumenti utili ad affrontare le sfide del periodo e a cogliere gli scenari futuri, il Festival porterà in città, fra gli altri, leader del calibro di Paolo Gentiloni, commissario europeo all’economia, Carlo Bonomi, presidente nazionale di Confindustria, ma anche Francesco Giavazzi, professore emerito Università Bocconi e consigliere economico del Presidente del Consiglio, Enrico Mentana, direttore del TG La7, l’economista docente di European Economics alla Luiss e alla Stanford University Veronica De Romanis, Irene Tinagli, presidente della Commissione per i problemi economici del Parlamento Europeo, Lorenzo Bini Smaghi, presidente Societe Generale, già membro del comitato esecutivo BCE, Renato Mazzoncini, docente di Mobility Infrastructure and Service Politecnico di Milano, amministratore delegato e direttore generale A2A, Pasquale Tridico, presidente dell’Inps, Gregorio De Felice, chief economist Intesa Sanpaolo, Katia Bassi, managing director Silk Faw, Federico Visentin, presidente Mevis, presidente Federmeccanica e presidente CUOA Business School, Alberto Bombassei, presidente Brembo, Giorgio Gori, sindaco di Bergamo, Guido Guidesi, assessore allo Sviluppo economico Regione Lombardia, Marco Bentivogli, attuale coordinatore di Base Italia, già Segretario Generale della Federazione Italiana Metalmeccanici Cisl dal 2014 al 2020 e Antonio Calabrò, presidente di Museimpresa. A loro si aggiungeranno molti altri economisti, politici, imprenditori, opinion maker e professionisti dell’informazione per un totale di 80 relatori per circa 20 eventi.

 

Il programma del Festival

Venerdì l’apertura alla Camera di Commercio con Mazzoleni e De Felice

Il Festival si aprirà alla Camera di Commercio di Bergamo con una intensa mattinata suddivisa in due momenti di riflessione su due temi fondamentali. A seguito dell’apertura di Carlo Mazzoleni, presidente della Camera di Commercio che ospiterò l’incontro, Gregorio De Felice, il chief economist di Intesa Sanpaolo interverrà su “La spinta dell’economia reale e le scelte del Pnrr”. Seguirà un confronto sul tema “i lavoratori che non si trovano: la ripresa e il mismatch domanda-offerta” con Maurizio Del Conte, docente di Diritto del Lavoro Università Bocconi, Alessandro Genovesi, segretario generale Fillea-Cgil, Stefano Scaglia, presidente Confindustria Bergamo, Silvia Zanella, Culture and Experience Leader. A moderare l’incontro sarà Francesco Seghezzi, direttore Fondazione Adapt.

Il pomeriggio del venerdì vedrà invece avvicendarsi numerosi incontri, a partire da quello relativo alle relazioni economiche fra Lombardia e Germania, affrontate da Marco Bonometti, presidente OMR Group, Tito Nocentini, direttore regionale Lombardia Nord di Intesa Sanpaolo, Monica Poggio, presidente Camera di Commercio Italo-Germanica e amministratore delegato Bayer Italia, con la conduzione di Danilo Taino, inviato speciale Corriere della Sera.

Mantenendo coscienza della prospettiva politica, ma virando su un tema di rilevanza prettamente economica, si rifletterà sulla transizione ecologica e le sue ricadute per le pmi. A discuterne saranno Olivo Foglieni, presidente Gruppo Fecs e vicepresidente Confindustria Bergamo, Giacinto Giambellini, presidente Confartigianato Imprese Bergamo e dirigente CRS Impianti, Albachiara Boffelli, ricercatrice Università degli studi di Bergamo, esperta di sostenibilità e sistemi produttivi, componente tavolo tecnico PNRR del Ministero dell’Università e della Ricerca.

Non mancherà poi un’incursione nella politica, con particolare attenzione al triangolo Italia-Francia-Germania: interverranno Nando Pagnoncelli, presidente Ipsos, con Giorgio Gori, sindaco di Bergamo, Andrea Mandelli, vicepresidente Camera dei deputati, Irene Tinagli, presidente commissione per i problemi economici e monetari Parlamento europeo, sotto la coordinazione di Cesare Zapperi, giornalista Corriere della Sera.

A seguire l’incontro su “Le filiere e il protagonismo dei fornitori”, introdotto da Daniele Marini, docente di Sociologia dei processi economici Università di Padova, e sul quale discuteranno Giovanni Borgesi, titolare Meccanica Borgesi, Giovanni Fassi, amministratore Fassi Gru e consigliere Intellimech, Anna Roscio,  responsabile Direzione Sales & Marketing Imprese Intesa Sanpaolo e Emanuela Rondi, ricercatrice Università di Bergamo, esperta di family firms, reti di impresa e social networks.

A chiudere il pomeriggio sarà un incontro guidato dalla domanda “L’Italia è alla vigilia di un decennio d’oro?”. Proveranno a trovare una risposta Francesco Giavazzi, professore emerito Università Bocconi e consigliere economico del Presidente del Consiglio, con Marco Mazzucchelli, presidente Secofind Sim, sotto la coordinazione della giornalista La7 Alessandra Sardoni.

 

Sabato con Gentiloni, Bonomi e Mentana

Il programma del sabato, come da tradizione del Festival Città Impresa, sarà particolarmente ricco e articolato. Nel corso della mattinata si susseguiranno incontri e dibattiti i cui temi saranno: l’efficacia delle politiche di sostegno economico, la mutazione dell’industria nel post-pandemia, la globalizzazione, le diversità che caratterizzano le nuove imprese, con focus sui cambiamenti delle nuove modalità lavorative.

La giornata si aprirà con un confronto tra Veronica De Romanis, docente di European Economics Luiss Guido Carlo e Stanford University (Firenze) e Pasquale Tridico, presidente Inps. Il confronto, dal titolo “Reddito di cittadinanza, i pro e i contro” sarà moderato da Francesco Seghezzi, direttore Fondazione ADAPT.

A seguire, l’incontro a tema “I nuovi prodotti industriali del dopo pandemia”. Il tema sarà introdotto da Andrea Marinoni, partner Kearney, e vedrà poi conversare Danilo Mattellini, business developer AgmDesign, Daniele Regazzoni, docente di Progettazione industriale Università di Bergamo ed esperto di tecniche di progettazione e Monica Santini, amministratore delegato Santini e presidente Servizi Confindustria Bergamo. A moderare Filiberto Zovico, fondatore Italypost.

Continuando ad affrontare il tema dei cambiamenti accelerati dalla pandemia, durante la mattinata si svolgerà anche il dibattito “La globalizzazione si è rotta?”. Interverranno all’incontro, condotto da Nicola Saldutti, caporedattore Economia del Corriere della Sera, Lorenzo Bini Smaghi, presidente Societe Generale, già membro del comitato esecutivo BCE e Fedele De Novellis, partner Ref Ricerche.

Si proseguirà con la presentazione del libro vincitore del Premio Letteratura d’Impresa 2021 “La classe avversa” (Hacca Edizioni) di Alberto Albertini. Il libro è stato premiato in occasione dell’edizione vicentina del Festival Città Impresa, e dà ora lo spunto per riflettere sul “lato oscuro delle imprese familiari”. A introdurre l’incontro Antonio Calabrò, presidente Museimpresa. L’autore del libro converserà con Emanuela Colosio, amministratore delegato Colosio, Giorgio Ferraris, amministratore delegato Fine Foods & Pharmaceuticals NTM e Luca Vignaga, autore di “L’impresa è un romanzo” (Post Editori, 2021). A moderare l’incontro l’inviata speciale del Corriere della Sera Raffaella Polato.

Nel primo pomeriggio si parlerà del tanto discusso tema dello smart-working, grazie alla partecipazione di Michele Tiraboschi, docente di diritto del lavoro all’Università di Modena e Reggio Emilia, che introdurrà l’argomento, e di Marco Bentivogli, coordinatore di Base Italia, Davide Pelucchi, direttore relazioni industriali di Generali Italia. L’evento sarà moderato dalla giornalista del Corriere della Sera Rita Querzè.

Si proseguirà poi con un incontro dal titolo: “Generare valore per tutti: il ruolo del trasferimento tecnologico”. Interverranno Anna Amati, fondatrice e key-manager fondo Eureka!, Sergio Cavalieri, rettore eletto e docente di Impianti industriali meccanici Università di Bergamo, Salvatore Majorana, direttore Parco Scientifico Tecnologico Kilometro Rosso, Ferruccio Resta, rettore Politecnico di Milano. A coordinare l’incontro sarà Marcello Zacché, caporedattore economia Il Giornale.

Sarà poi il momento di allargare gli orizzonti all’Europa, con particolare attenzione al mondo dell’industria: l’incontro “Le scelte di Bruxelles e quelle dell’industria”, condotto da Dario Di Vico, giornalista del Corriere della Sera godrà della preziosa presenza di Paolo Gentiloni, commissario europeo per l’Economia e del presidente di Confindustria Carlo Bonomi.

Protagoniste del penultimo incontro saranno le città di Bergamo e Brescia. Gli interventi di Emilio Del Bono, sindaco di Brescia, e Giorgio Gori, sindaco di Bergamo, costituiranno il nucleo dell’incontro “Bergamo e Brescia, prove tecniche di alleanza”, introdotto da Aldo Cristadoro, amministratore delegato Intwig e Giuseppe De Luca, responsabile scientifico Fondazione Legler per la storia economica e sociale di Bergamo. Agli interventi seguirà l’intervista a Guido Guidesi, assessore allo Sviluppo economico Regione Lombardia. Modererà Dario Di Vico, giornalista del Corriere della Sera.

A concludere l’intensa giornata del sabato sarà il panel “L’informazione nella stagione della pandemia”: ospite d’eccezione è Enrico Mentana, direttore TG La7, che dialogherà con Andrea Valesini, caporedattore centrale L’Eco di Bergamo.

 

Domenica la chiusura sull’impegnativa scalata verso la transizione ecologica

La mattinata della domenica sarà caratterizzata da una coppia di appuntamenti a tema transizione ecologica. Il primo incontro, che discuterà dei nodi di questa rivoluzione ormai in atto, vedrà come protagonisti Elena Granata, docente di Urbanistica al Politecnico di Milano, Renato Mazzoncini, docente di Mobility Infrastructure and Service Politecnico di Milano, amministratore delegato e direttore generale A2A, e Chicco Testa, presidente FISE Assoambiente. La conduzione sarà affidata a Stefano Agnoli, caporedattore Corriere della Sera.

A concludere il Festival è un incontro dal titolo “Verso l’auto elettrica, la difficile traversata”. Ad aprire l’evento sarà un’intervista a Mauro Petriccione, direttore generale DG CLIMA Commissione UE curata dalla giornalista del Corriere della Sera Francesca Basso. Seguiranno gli interventi di Katia Bassi, managing director Silk Faw, Alberto Bombassei, presidente Brembo e Federico Visentin, presidente Mevis, presidente Federmeccanica e presidente CUOA Business School. La moderazione sarà di Raffaella Polato, inviata speciale del Corriere della Sera.

 

Le dichiarazioni di promotori e partner

Filiberto Zovico (fondatore ItalyPost): «Siamo felici ed entusiasti per essere riusciti anche quest’anno a dar vita ad una edizione in presenza del Festival Città Impresa. Di anno in anno il Festival ha assunto un profilo nazionale, testimoniato dalla massiccia presenza di imprenditori, manager, economisti e figure istituzionali di primissimo livello, ma ha saputo anche radicarsi sempre di più nel tessuto economico, sociale e culturale della città di Bergamo che è, per definizione, una delle più importanti città – impresa di questo Paese. In un momento di ripresa economica davvero significativa, dove gravano tuttavia alcune incognite, il Città Impresa assume così il ruolo di autorevole sede di dibattito e confronto nazionale sul futuro dell’economia e del tessuto manifatturiero italiano».

Giorgio Gori (sindaco di Bergamo): “Il Comune di Bergamo, non da solo, ma insieme a tante istituzioni del nostro territorio, ha fortemente voluto ospitare questo festival, che, grazie anche all’impegno di Dario di Vico, prevede quest’anno un programma a cui si sottende una doppia dimensione, quella globale e quella locale, ovvero un evento nazionale ed europeo con radici profonde sul territorio bergamasco. Bergamo è da sempre territorio di manifattura, ma dopo l’emergenza covid la nostra città vuol essere riconosciuta come simbolo della ripresa dalla pandemia. Lo deve ai suoi solidi fondamentali, ma anche grazie alla propria capacità di reazione, che ne fanno una delle province che stanno trainando la ripresa del Paese. Non siamo esenti dai problemi di questo periodo storico e di questi parleremo nei prossimi giorni, ma non solo: un’attenzione particolare è dedicata all’allenza che la nostra città sta stringendo con Brescia, soprattutto in vista del grande appuntamento del 2023, con le due città riconosciute insieme Capitale Italiana della Cultura.”

Carlo Mazzoleni (Presidente Camera di Commercio Bergamo): “Bergamo con il suo forte sistema produttivo è teatro ideale per dibattere il tema dello sviluppo sostenibile. La pandemia ci ha fatto bruciare molte tappe in pochi mesi e ora che si rendono disponibili le imponenti risorse del PNRR e si prospetta l’avvio delle riforme attese da anni, è il momento di pianificare gli assi di una transizione che sia reale evoluzione, cogliendo l’occasione dei profondi mutamenti di scenario che toccano comparti produttivi strategici, il mondo del lavoro e della pubblica amministrazione”.

Stefano Maroni (direttore Confartigianato Imprese Bergamo): “Come Confartigianato Imprese Bergamo siamo felici di partecipare a questa edizione di “Bergamo Città Impresa”, un’edizione particolare che arriva dopo un anno di dolore che ha toccato profondamente la nostra provincia.
Proprio come lo scorso anno gli artigiani sono stati protagonisti della rinascita della nostra città dalla pandemia attraverso la costruzione dell’ospedale in Fiera, avvenuta in soli 7 giorni, così oggi vogliamo essere protagonisti della ripresa e affrontare le tematiche che saranno di attualità per il nostro futuro, anche alla luce di alcune delle principali missioni del PNRR quali digitalizzazione, innovazione, competitività, rivoluzione verde e transizione ecologica.
Per questo alcuni imprenditori nostri associati, titolari di micro e piccole imprese artigiane, nel corso del Festival porteranno il proprio contributo e la propria testimonianza su tematiche quali le filiere viste come alleanze per competere, gli impatti della transizione ecologica sulle PMI e i nuovi prodotti industriali del dopo pandemia, per mostrare alle istituzioni e all’opinione pubblica che la piccola dimensione delle imprese italiane non è un limite, ma è anzi un vero vantaggio, perché consiste nella capacità di essere flessibili e produrre prodotti unici e su misura che tutto il mondo ci invidia e che rende il valore artigiano protagonista del domani”.

Intesa Sanpaolo: in qualità di main partner supporta l’edizione 2021 del Festival “Città Impresa” confermando il proprio ruolo di motore della crescita del Paese. Con l’obiettivo di contribuire alla costruzione di un modello di sviluppo sostenibile e inclusivo del sistema economico e produttivo italiano, il primo gruppo bancario italiano metterà a disposizione 120 miliardi per le PMI da qui al 2026 nell’ambito di un programma di erogazioni a medio lungo termine per oltre 410 miliardi di euro per incentivare gli investimenti attivati dal PNRR. In questo quadro di profonda trasformazione e per accelerare la ripresa economica in stretta correlazione con gli obiettivi approvati dalla Commissione Europea, Intesa Sanpaolo continuerà a sostenere le imprese con un approccio sistemico e soluzioni finanziarie innovative, volte a indirizzare le iniziative delle imprese verso le improcrastinabili transizioni ambientale e digitale.

Massimo Gaudina (capo della Rappresentanza a Milano della Commissione europea): “Agli occhi dell’Europa Bergamo è stata il simbolo della sofferenza ma vogliamo che diventi il simbolo della ripartenza : ecco perché anche quest’anno la Rappresentanza a Milano della Commissione europea è partner del Festival Città Impresa, anche con la presenza del Commissario Gentiloni. Grazie al piano straordinario di ripresa Next Generation EU, la Commissione europea ha dato una risposta concreta alle sfide di questo momento storico, fornendo strumenti nuovi per una crescita più verde e più digitale.”

Giovanna Ricuperati (vice-presidente Confindustria Bergamo): “E’ importante riflettere sulle trasformazioni in atto partendo dal nostro territorio, dove c’è stata una potente reazione delle imprese nella riconquista dei mercati internazionali, ma dove criticità crescenti, dalle tensioni sui prezzi di componenti e materie prime alla difficoltà di reperire competenze, sia specialistiche che non specialistiche, stanno penalizzando qualità e durata della ripresa e richiedono l’individuazione di un nuovo modello basato su continuità delle filiere, spinta all’innovazione-digitalizzazione, forte connessione fra imprese e sistema formativo”.

A2a, partner dell’evento: “La transizione ecologica è diventata una priorità per aziende e istituzioni e soprattutto una grande opportunità per i territori: il loro ruolo, infatti, sarà sempre più strategico. A2A ha promosso il percorso di dialogo i “Territori della sostenibilità”, che ha coinvolto anche Bergamo: un modello di ascolto che per il Gruppo rappresenta la via maestra per indirizzare l’implementazione delle azioni concrete attraverso le quali raggiungere gli obiettivi del nostro Piano Industriale. In questo contesto la partecipazione al Festival Bergamo Città Impresa è una preziosa sede di confronto con stakeholders di primo piano sullo sviluppo delle imprese e dei territori. La città di Bergamo rispecchia e rende tangibile ciò che A2A intende per ‘life company’: un’azienda che si prende cura delle persone e della qualità della loro vita, e che lo fa attraverso servizi innovativi, scelte ponderate e sostenibili, le tecnologie più avanzate”.

 

Città Impresa sulla rete

Punto di riferimento per aggiornamenti in progress sul Festival Città Impresa è il sito internet, www.festivalcittaimpresa.it, dove è possibile consultare il calendario degli eventi per data, luogo, relatore e sezione, registrarsi agli appuntamenti in programma e creare così il proprio calendario personalizzato.

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/festivalcittaimpresa

Pagina Instagram: https://www.instagram.com/festivalcittaimpresa/

Profilo Twitter @città_impresa: https://twitter.com/citta_impresa

Profilo Linkedin: https://it.linkedin.com/showcase/festival-citt%C3%A0-impresa

L’hashtag ufficiale per seguire la manifestazione è #cittaimpresa.

 

Come partecipare agli eventi

Tutti gli eventi sono a ingresso libero. I posti in sala sono limitati: per avere garanzia di accesso, è necessario registrarsi all’evento sul sito www.festivalcittaimpresa.it. Per procedere alla registrazione, scegliere l’appuntamento di proprio interesse all’interno della sezione “Programma” e seguire le indicazioni. In ogni caso, per i registrati online l’accesso in sala è garantito solo presentandosi almeno 10 minuti prima dell’inizio dell’evento; eventuali posti non utilizzati saranno messi a disposizione di chi effettua la registrazione in loco.

 

Credits

Festival Città Impresa è promosso da ItalyPost, L’Economia Corriere della Sera

Copromotori: Comune di Bergamo, Camera di Commercio Bergamo, Confindustria Bergamo, Confartigianato Imprese Bergamo, L’Eco di Bergamo

Con la collaborazione della Commissione Europea e del Kilometro Rosso

Con il patrocinio dell’Università degli Studi di Bergamo

Main partner: Intesa Sanpaolo, Brembo, Lago

Partner: A2A

Partner Premio Letteratura d’Impresa: Fine Foods

Content partner: Egea

Partner tecnico: ATB, Astoria, Lattebusche, Loison

 

PER INFORMAZIONI

Festival Città Impresa

Ufficio Stampa

press@italypost.it

Tel. 0498757589 | M. 3335891688

 

Messa: impresa e università, i programmi siano condivisi

18/09/2021

Corriere della Sera / Marco Sabella

«Dobbiamo lavorare sulle competenze, scardinando settori molto specifici che ci siamo dati negli anni per passare a più interdisciplinarietà, con una collaborazione più agile e snella tra Università e imprese e sulla programmazione. Credo che molti dei problemi del sistema pubblico in generale derivino dal fatto che per troppo tempo non si è programmato e non ci si è dati delle priorità». Così la ministra dell’Università e della ricerca Maria Cristina Messa intervenuta con il ceo di Leonardo Alessandro Profumo e il presidente di Federmeccanica Federico Visentin alla tavola rotonda «Imprese e capitale umano» che si è tenuta ieri alla 14esima edizione del Festival Città Impresa di Vicenza, promosso da ItalyPost, L’Economia del Corriere della Sera e il Comune di Vicenza, in collaborazione con il Gruppo editoriale Athesis.

«L’Università — ha sottolineato Messa — ha tra i suoi compiti anche quello di “insegnare ad imparare”, vale a dire preparare i giovani non soltanto sul piano tecnico ma dare loro gli strumenti di apprendimento necessari». Per parte sua l’ad di Leonardo Alessandro Profumo ha sottolineato l’importanza del “lifelong learning», la formazione continua, «che deve poter contare anche su corsi universitari brevi». Messa ha ricordato che il Pnrr prevede lo stanziamento di 31 miliardi in istruzione e ricerca.

«Confindustria, impennata d’iscrizioniVicenza riparta da giovani e università»

19/09/2021

Corriere del Veneto / Federico Nicoletti

Dalla Vecchia all’assemblea d’esordio: «Associazione riferimento nel Covid. Piano pluriennale per l’ateneo»

 

VICENZA «L’università è il primo polo d’attrazione di un territorio». È al Cuoa di Altavilla Vicentina, l’altro ieri, per il Festival Città Impresa, Laura Dalla Vecchia, la dinamica imprenditrice di Schio dal 12 maggio presidente di Confindustria Vicenza. Ma la prima donna alla guida degli Industriali berici ha già la testa sull’assemblea d’esordio, il 29 settembre, a Torri di Confine di Gambellara. In quell’area industriale, ora sede Margraf, sono passati alcuni punti di svolta: l’assemblea comune delle Confindustrie di Verona e Vicenza che 7 anni fa ospitò l’allora premier Matteo Renzi. E, due anni dopo, l’assemblea di trasformazione di Bpvi in spa, nel tentativo di salvarla. Ora un’altra svolta. Dalla Vecchia ci arriva dopo un flash sul tema caldo dei rincari energetici: si fermerà la ripresa? «No, non la vedo la fermata. Vedo una riduzione degli utili aziendali e rincari per le famiglie: questo è sicuro».

Facciamo il punto sui primi mesi: c’era molta attesa, alla sua elezione, per vedere quali novità avrebbe portato.

«All’avvio delle relazioni, anche con struttura e associati, ho affiancato il lavoro di riorganizzazione di alcuni cda delle partecipate. E ciascun vicepresidente sta preparando per settembre, con i funzionari, i progetti con cui concretizzare il programma presentato. E lavoro alacremente all’assemblea».

L’avete intitolata «Qui puoi». Per discutere di cosa?

«Parleremo di territorio e giovani. Di futuro».

Gli aspetti critici?

«Ci manca la manodopera specializzata, dagli operai agli ingegneri. Le aziende negli anni sono cresciute, già prima c’era carenza e con il boom degli ultimi mesi non si trova più nessuno. Senza contare reddito di cittadinanza e Naspi, che invogliano a rimanere a casa, e i tanti lavoratori stranieri dovuti andar via nel lockdown».

Soluzione?

«Io mi concentro (e col sindaco di Vicenza, Francesco Rucco, ci lavoriamo quotidianamente) su un territorio e su aziende che offrano quel che i giovani cercano. A Vicenza dobbiamo dar slancio a un’università che sta crescendo. Istituzioni, politica e parti datoriali devono sostenere con convinzione un piano pluriennale. Da lì arrivano i talenti, anche da fuori, che poi inserisci in azienda. Verona e Padova sono fortissime. Ma i professionisti – e il nodo non tocca solo le aziende – da lì faticano a raggiungere la provincia, con collegamenti che giungono solo nei grandi centri. Dobbiamo lavorare sulle infrastrutture. E raccontare meglio le nostre imprese, mostrando che val la pena venirci».

In assemblea c’è Renzo Rosso. Segnale nella direzione indicata all’elezione di recuperare le grandi aziende?

«Dai grandi s’impara. Ci dirà come lavora un’azienda che è cresciuta, in questo territorio».

Riuscirete a vederlo più presente in associazione?

«Il tempo lo trovi, se porti a casa valore da quel che fai. Un’associazione dev’essere attrattiva verso gli imprenditori migliori: averli attivi può farci crescere tanto. Devi rendere l’ambiente stimolante: è compito mio e della mia squadra».

Recuperare le grandi imprese: ci sta lavorando? La famiglia Amenduni, a cui subito si pensa, è andata a trovarla? A chi altri guardare?

«Ci sono tantissime aziende che erano piccole, sono cresciute negli ultimi 10 anni e magari non si sono iscritte a Confindustria. Come abbiamo fatto crescere le aziende, lo faremo con l’associazione. Allo stesso modo: essere innovativi e offrire qualcosa di valore. E comunque abbiamo un’impennata d’iscrizioni».

Davvero?

«Il primo dato positivo è che per la prima volta, dopo tantissimi anni, con la rata di settembre non abbiamo nemmeno un ritardo».

«Un effetto Dalla Vecchia?

«Non lo so, magari è anche un effetto di struttura. Però magari anche sì: secondo me è un segnale di fiducia nella squadra. Ma c’è anche altro».

E sarebbe?

«Nella fase più difficile del Covid Confindustria è stata fondamentale. Con la sua struttura ha risposto a chiunque, anche ai non associati; e si sono iscritti in tanti. Aziende da 30, 50, cento addetti. Non partiamo da zero: sorprendono tante adesioni. Vuol dire che si è trovato in Confindustria un riferimento».

Dal passato eredita la questione del rapporto con Assindustria Venetocentro.

«Il mio è sempre stato ottimo. Non vedo problemi, sinceramente. Con Leopoldo Destro ho un bel rapporto: ci conosciamo ancora poco, ma mi sembra ci sia stima reciproca».

È anche vostro associato.

«Non è solo quello. Un imprenditore costruisce la sua azienda nelle buone relazioni con clienti, fornitori e dipendenti. Lo stesso va fatto in Confindustria: buone relazioni e diplomazia, accettarsi e dialogare sempre con spirito costruttivo e mai di chiusura».

A volte si sente rimpianto per la scissione della società di formazione che ben aveva funzionato a tre tra Vicenza, Padova e Treviso.

«Anche a me spiace. In Niuko il nuovo cda, presieduto da Diego Carraro, s’è insediato la scorsa settimana. Gente con esperienza d’azienda e formazione, determinata e con idee. Anche l’amministratore delegato è carico. Con un po’ di pazienza rimettiamo a posto».

Infine una domanda che aleggia spesso: il direttore Valeri resterà?

«La struttura sta lavorando con me molto bene. Sono soddisfatta» .