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Festival Città Impresa 2016
Vicenza,  1-3 aprile

Il Festival Città Impresa 2016 si apre in una fase caratterizzata da grande incertezza. I tempi e la profondità della ripresa ci appaiono indefiniti, se non addirittura avvolti nella nebbia di un’informazione spesso confusionaria e di una reiterata produzione di statistiche raffazzonate. Ed è proprio questa situazione a fornire la prima motivazione forte al festival che ormai ha trovato casa stabile a Vicenza: tre giorni per realizzare un check-up utile innanzitutto alla comunità nordestina, ma non solo.

Un check-up al quale contribuiranno ministri, imprenditori ed economisti che si avvicenderanno sul palco discutendo di economia reale, di industria, lavoro, tecnologia e anche di “buona finanza”. Il bilancio che vogliamo contribuire a stendere non dovrà riguardare solo gli altri (in primis la politica o le grandi organizzazioni di interessi) ma anche e forse soprattutto noi stessi, ovvero tutti quelli che nell’impresa o nei suoi pressi operano ogni giorno.

Perché dopo la fase della resistenza, a tratti eroica, di fronte alla Grande Crisi non c’è stato poi il necessario e conseguente cambio di passo? È evidente che non siamo più davanti all’economia tradizionale in cui i cicli si alternavano tutto sommato con una loro regolarità e quindi sono venuti meno quegli automatismi di ripresa o
anche solo quei rimbalzi di cui ci siamo giovati tante volte. Ma questa constatazione non è sufficiente, non può fare da alibi e ci dobbiamo chiedere se il capitale umano, la grande risorsa dei territori, non stia per caso perdendo di valore.

Oltre alle variabili macro-economiche difficilmente governabili (il calo del prezzo del petrolio sembrava una manna e ora scopriamo che presenta anche svantaggi) e ai processi di centralizzazione delle decisioni a Francoforte e a Bruxelles siamo anche di fronte a un “calo di desiderio”, di motivazioni e di dinamismo? I numeri a questo proposito sono impietosi e ci segnalano come una delle cause del Pil troppo lento riguardi proprio la caduta degli investimenti. Eppure le tante discontinuità dell’economia post-crisi ci dicono che senza ri-scommettere sulla crescita, pur nella sua versione contemporanea, ci possiamo solo aspettare un ulteriore ridimensionamento con tutte le conseguenze sociali che possiamo intuire. E francamente, nel nostro piccolo, vorremmo contribuire a evitarlo.

Dario Di Vico
Giornalista Corriere della Sera
Direttore Festival Città Impresa

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